OLIVER GOLDSMITH.
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IL VICARIO DI WAKEFIELD.
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Traduzione di: Guido Mazzoni. 
1933. Arnoldo Mondadori Editore, MILANO.
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Presentazione.
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Questo romanzo  stato uno dei libri pi letti tra il diciottesimo e il diciannovesimo secolo.
Dopo uniniziale tiepida accoglienza da parte della critica e del pubblico, ottenne un posto speciale nella letteratura inglese, fino ad essere, in et vittoriana, tradotto in una dozzina di lingue ed i suoi personaggi entrarono a far parte del canone letterario non solo inglese, conquistandosi il favore di lettrici e lettori di ogni et e di ogni paese.
Nellopera si narrano le vicende, ora drammatiche ora felici, ma sempre intricatissime, di Charles Primrose, un buon pastore protestante di campagna del 18esimo secolo, e della sua numerosa famiglia. Nella descrizione della famiglia Primrose si possono ravvisare i tratti della famiglia dello scrittore a partire dal padre Charles Goldsmith, con la sua dotta semplicit, la sua ingenua saggezza, la sua amabile devozione e la totale ignoranza del mondo, come ha scritto W. Irving nella sua biografia di Goldsmith. Il dottor Primrose ha una consorte, Deborah Primrose, devota ma determinata ad ottenere per le figliuole matrimoni prestigiosi, e sei figli: George, il maggiore, sul quale la famiglia conta per avere aiuto; Olivia e Sophia, due graziose ragazze in et da marito; Moses, un ragazzo studioso e sicuro di s; Dick e Bill, i due cuccioli della famiglia. I Primrose divengono presto amici del misterioso sig. Burchell, figura fondamentale in tutta la storia. Tra una disavventura e laltra, rifulgono le virt del buon vicario, paziente, generoso, retto e giusto, ma anche umano, credulone ed ironico. Le avventure sono anche occasione per il dottor Primrose / Goldsmith di far conoscere le sue opinioni in campo letterario, politico, sullamministrazione della giustizia carceraria.
Il romanzo contiene anche varie ballate, che ebbero vita autonoma, come Leremita, che qualche critico suppose che ricordasse molto da vicino le strofe cantate da Ofelia nellAmleto. La sera in famiglia con qualche vicino, per fare allegria e passare il tempo, si usava prendere in mano una chitarra e accompagnare il canto di una ballata. A volte si trattava di testi allegri, altre volte tristi.
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L'AUTORE.
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Oliver Goldsmith (Elphin, 10 novembre 1730. Londra, 4 aprile 1774)  stato uno scrittore e drammaturgo irlandese.
Figlio di un pastore anglicano, studi prima al Trinity College e quindi medicina ad Edimburgo e a Leida.
Ebbe una giovinezza piuttosto burrascosa ed uno spirito ribelle, come evidenziarono le sue fughe dal Trinity College.
Nonostante queste vicende, ottenne nel 1749 il baccellierato e due anni dopo chiese, invano, l'ordinazione a sacerdote.
Dopo aver girovagato per l'Europa, si stabil a Londra dove si guadagn da vivere scrivendo articoli per riviste, come il settimanale The Bee, o biografie. Nel 1761 incontr Samuel Johnson, ne divenne amico ed entr a fare parte del "The Club'".
Goldsmith fu uno scrittore attivissimo e pubblic una grande quantit di scritti su varie tematiche, dalla storia antica alle scienze naturali, dalla filosofia a numerose traduzioni.
Mor a Londra nel 1774.
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NOTA. Del traduttore, curatore: Guido Mazzoni.
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OLIVIERO GOLDSMITH E IL "VICARIO DI WAKEFIELD".
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La vita di Oliviero Goldsmith, nato a Pallas, nella contea di Longford in Irlanda, il 29 novembre 1728, morto a Londra il 4 aprile 1774, di soli quarantasei anni, fu quella d'un onesto e ingegnoso avventuriero, come il Settecento soleva di rado produrne qualcuno fra i troppi disonesti e scaltri. Per ci quella vita  attraentissima di curiosit quando vi si penetri fino ai particolari, fino alle minuzie aneddotiche. Baster rammentare che egli, figlio e fratello d'un ecclesiastico e aiutato da un ecclesiastico che gli era diventato zio per parte di donna, studi in un collegio di Dublino, poi medicina a Edimburgo, e anche scienze fisiche e naturali a Leida, sino a conseguire un diploma (che gli fu confermato dall'universit di Oxford): si mise a viaggiare per l'Europa, quasi sempre a piedi, nelle Fiandre, in Francia, in Svizzera, in qualche parte della Germania, in Italia, ora procacciandosi il vitto e il ricovero dai contadini che divertiva col suo flauto, ora diventando ospite passeggiero in convento di frati dopo essersene fatto ammirare come dotto e sottile dialettico nelle pubbliche dispute teologiche ch'erano allora un esercizio gradito.
Onesto e di buon cuore, ma stravagante (e si pu prendere la parola nel senso originario o nel derivato), riusciva caro per la sua stessa singolarit. Delle distrazioni basta rammentarne una: capitato in una citt dove non era stato mai, si mise a girare, lasciando che un facchino gli portasse la valigia a un albergo; siccome non aveva pensato a informarsi del nome dell'albergo, n in che strada fosse, fu un miracolo, dovuto al facchino, che si mise in cerca di lui, se pot, a sera, ritrovare albergo e valigia.
Il racconto dei casi d'un giovane avventuriero introdotto da lui nel Vicario di Wakefield, non  da crederlo scrupolosamente autobiografico; ma si deve esser certi che contiene, oltre una materia affine nel complesso alla verit, molti ricordi del ramingare che aveva fatto l'autore. Del resto, tutto quanto il romanzetto  pieno, e direi animato di fatti e spiriti personali.
Nacque da reminiscenze domestiche, e da sensazioni ed affetti veraci. Ma altro accadde al Goldsmith che ci piacerebbe assai di sapere per filo e per segno: ad esempio, studi egli nell'universit padovana e ottenne l un qualche titolo accademico? del suo tanto lavorare in giornali e riviste qual parte v' riconoscibile in un modo sicuro? e le donne (perch anche alla donna conviene pur pensare a intendere davvero un uomo, e tanto pi un letterato) quanto e come entrarono nella vita di lui?
Mi fermo un istante su quest'ultimo punto, non per la pretesa di sposare lui che si attribuisce, come vedremo, a un'affittacamere, ma particolarmente per un viaggio ch'egli fece a Parigi, nel 1770, con una signorina, fosse pure accompagnata da sua madre, oppure con quella signora, fosse pure accompagnata da una figlia, la signora e la signorina Hornek, che si trovano prese di mira insieme con lui in uno scritto ingiurioso. A proposito del quale egli stesso, o il Johnson per lui, ebbe a fare nel 1773 una pubblica protesta!
Ben pi si sa (e, a dir vero, questo importa assai pi) delle sue relazioni con un circolo di letterati e artisti illustri, donde nacque un curioso poemetto col quale egli rimbecc motti altrui. Avrebbe voluto compilare d'accordo con loro un Dizionario universale delle Arti e delle Scienze, e contava nientemeno che sulla collaborazione del Johnson, del Burke, del Reynolds, del Gibbon, del Fox, di Adamo Smith e di Guglielmo Jones. L'impresa non pot proseguire. Della geniale leggerezza con cui il Goldsmith l'avrebbe condotta, per ci ch'era in lui, pu suscitare sospetto un aneddoto. Siccome egli, da dilettante di musica e orecchiante, si vantava d'esser esperto in quell'arte, e gli amici desideravano appurare la cosa, uno scultore gli fece sonare una delle sue ariette, come se a lui piacesse moltissimo, e finse di trascriverla subito, quasi a dettatura, su un foglio da musica, poi fece rivedere a lui medesimo la buffonesca notazione; ed egli, dopo averla ben considerata, la lod ammirando la maestria, rapida e precisa, dell'amico.
Da quelle domande e da tali aneddoti apparisce il tenore vario della sua vita, e come la sua cultura e la sua facilit sboccassero per necessit e convenienza nella letteratura. Gli procur questa amici e protettori, ai quali egli sembrava, finch conversavano con lui, un ragazzone ingenuo, imbarazzato, incapace di dare a ogni botta un'immediata risposta; ma ai quali, da' suoi scritti e anche da arguti e pungenti epigrammi che poi mandava a rimbeccare i motti loro, appariva, come era, un uomo geniale, espertissimo della vita, coltissimo di letture. Qualsiasi cosa gli editori pretendessero da lui, l'avevano presto, a buon mercato, fatta bene. Durarono fin quasi ai nostri tempi nell'uso delle scuole inglesi e altres in molte europee le sue storie del mondo antico e dell'Inghilterra, e un compendio di storia naturale. Commedie sue, L'Uomo di buona pasta (The Good natured man), del 1768, Verso la conquista (The stoops to conquer), del 1773, piacquero molto. Nella seconda di esse commedie, che, dopo incertezze, ebbe come sottotitolo Gli equivoci d'una notte (The mistakes of a night), parve che il Goldsmith si servisse d'una sua propria distrazione: credendo d'essere in un albergo, si ordin camera e pranzo, e cortesemente invit a questo il supposto oste, l'ostessa, l'ostessina; che erano invece i padroni di casa, i quali, divertendosi, accettarono l'invito. Se ne hanno componimenti in rima per occasioni solenni (una pesante Threnodia augustalis, in morte di una principessina reale, fu musicata, da un maestro italiano, il signor Vento); ed altre rime sparse, eleganti e gustose. Tra le quali merita qui menzione Il villaggio abbandonato (The deserted village), dedicato al Reynolds, il gran pittore. Ma quella fama che pi dura gli venne dal poemetto Il viaggiatore ossia una raffigurazione della societ (The traveller or a prospect of society) pubblicato nel 1765 con dedica al reverendo Enrico suo fratello; dove introdusse ritocchi, e qualche verso, quell'autorevole dottor Samuele Johnson, che, come ora vedremo, giov tanto di soccorsi morali e materiali al suo povero amico. E questi gli dedic la sua seconda commedia, esaltandone s l'ingegno s la bont. Anche alla prima, L'uomo di buona pasta, fece il Johnson un prologo, e per la tomba del Goldsmith nell'angolo de' Poeti dentro l'Abbazia di Westminster scrisse questa degna iscrizione latina (dove  da correggere la data della nascita): "Olivarii Goldsmith, poetae, physici, historici, qui nullum fere scribendi genus, non tetigit, nullum quod tetigit non ornavit, sive risus essent movendi, sive lacrymae, affectuum potens ac lenis dominator, ingenio sublimis, vividus, versatilis, oratione grandis, nitidus, venustus, hoc monumento memoriam coluit, sodalium amor, amicorum fides, lectorum veneratio. Natus in Hibernia, Forniae lonfordiensis, in loco cui nomen Pallas, nov. 29.1731, Erlanae literis institutus, obiit Londini, April. 4 1774. E su lui scrisse altres, in due distici greci, un altro epitaffio.
Fra le troppe pagine improvvisate, il Goldsmith aveva nel 1761 finito un racconto, The Vicar of Wakefield. Che lo volesse correggere ancora e polire si pu argomentare da ci che si sa dal Johnson, e dal tempo e dal modo con cui nel 1766 fu pubblicato quando gi l'autore cominciava ad essere noto. Ci spiega alcune incoerenze che bene lo Scott indic.
Ecco ora la testimonianza del Johnson: "Un giorno mi capit un biglietto del povero Goldsmith; che si trovava in estremo bisogno, e che, non potendo venire lui da me, mi pregava di recarmi io da lui, prima che potessi. Gli mandai una ghinea e l'assicurai che sarei accorso. E, vestito che mi fui, ci andai. Trovai che la padrona di casa l'aveva sequestrato perch non pagava la pigione; e ch'egli, fatta spicciolar la ghinea, se ne stava con una bottiglia di Madera e un bicchiere davanti. Rimisi il tappo alla bottiglia, esortai lui a calmarsi, e cominciai a discorrere con lui dei mezzi perch potesse essere liberato. Mi disse che aveva, in pronto per la stampa, un racconto; e me lo mostr. Vi detti un'occhiata, e m'accorsi ch'era una cosa bella. Parlai alla padrona subito ch'ella fu tornata a casa, e dal manoscritto, offerto da me a un editore, ricavai sei sterline. Portai al Goldsmith quel denaro; ed egli pag la pigione non senza rimbrottar la padrona che l'avesse trattato cos male". Si dice che la padrona era inviperita contro l'inquilino, perch si ostinava a non volerla sposare. L'editore Newberry non se la prese calda, forse perch quel semplice racconto del Goldsmith era diversissimo dal genere romanzesco allora in voga; e aspett a pubblicarlo, nel 1766, che la vendita gliene fosse assicurata dal favore di cui il Goldsmith cominciava ormai a godere.
Perfino il Goethe, dopo lo Scott (che del suo predecessore era un ammiratore fervido), sent l'efficacia del Vicario di Wakefield, come nelle sue memorie appare, per esempio, dall'episodio di Federica di Sesenheim; e perfino il Sainte Beuve, autore del romanzo Volupt, cos diverso dal Vicario! defin questo come un'opera di pia e immortale memoria. La macchina del libro non avrebbe potuto essere pi ingenuamente contraria alla verisimiglianza, n pi sovraccarica di casi, l'uno sull'altro, per mettere sempre meglio in evidenza la virt dell'uomo e dell'ecclesiastico. Perde questi tutto il suo;  costretto a passare da un luogo a un altro con la moglie e cinque figlioli, de' quali due piccini; gli parte il figlio maggiore in cerca di lavoro; gli fugge, con un signore, una figliola; gli vien rapita l'altra, bruciata la casa, ferito egli a un braccio; incarcerato e in procinto d'essere giustiziato il figlio ch' diventato ufficiale, e buttato in prigione egli stesso per un debito verso il malvagio signore che, dopo avergli presa e disonorata una figliola, voleva ora prendere e disonorare anche l'altra. Vien voglia d'esclamare: Ce n' pi? E ce n'. Infatti le sciagure del vicario, l'ottimo dottor Primrose, vengono rimediate a una a una da un baronetto onnipotente, che, travestito, si fa amico di lui e della famiglia sua, e s'innamora d'una delle ragazze; e nell'aiutare il baronetto a rimediare, vale la scaltrezza di un furfante matricolato, che gi aveva imbrogliato il dottore stesso e uno de' suoi figli: il qual furfante aveva poi, per darsi possibilit di venturi ricatti, imbrogliato il vil seduttore, col sostituire un ecclesiastico vero e un atto legale all'ecclesiastico falso e all'atto fittizio nelle nozze fallaci con le quali costui aveva vinta la virt della ragazza sedotta: per giunta l'ufficiale sposa una signorina ricca, e il vicario ricupera tutti i suoi beni. Non se ne potrebbe pi, dall'idillio del principio alla melodrammatica scena della "sbottonatura" in cui il signor Burchell si rivela quel baronetto Thornhill che egli , onnipotente, chiaroveggente, e zio del cavalier seduttore; non se ne potrebbe pi, se tutto ci fosse il libro, mentre non  che il romanzo.
Del quale l'autore sorrise alcun poco egli stesso. A un certo punto dove tutti i nodi dell'intricata matassa vengono al pettine per lasciarsi, non gi rompere, ma sciogliere l'un dopo l'altro pianamente, il romanziere si ferma, e, come tra parentesi, riflette sullo stupore che stan per averne i lettori; con questa bizzarra conclusione, che, se gli uomini di giorno in giorno possono vestirsi e nutrirsi, ci manifestamente avviene per una continua serie di casi diversi; ciascuno de' quali non  meno fortuito degl'inventati da lui! Fino a che segno il Goldsmith stimasse allora di ragionare sul serio e quanto invece indulgesse a un umoristico sorrisetto sopra le parole sue proprie,  impossibile saperlo; che il sorrisetto vi si avverta, credo che nessuno dei lettori negher dopo essere stato costretto a sorridere anche lui. 
Si sbaglierebbe, manco a dirlo, distinguendo l'un dall'altro recisamente il romanzo e il libro; peggio, contrapponendoli per attribuire ogni merito a quello, ogni demerito a questo. Pur nel romanzo, messo da parte il congegno che insieme  artifizioso e puerile, si posson lodare episodi felici, e, inoltre, la maniera per la quale, senza n descrizioni di luoghi n ritratti di persone, sorgono talvolta alla fantasia dei lettori scenette vere e vive. E a noi Italiani non deve sfuggire una certa azione benefica che il Goldsmith ebbe sul Manzoni; sia per invenzioncelle minori (ad esempio, il rapimento di Lucia, uscita dal convento), sia, che  molto pi, per l'acume delle apparentemente candide riflessioni dell'Anonimo inserite qua e l dentro il racconto dei fatti.
Nondimeno, se ci facciam lecito, nei termini convenienti, tal distinzione tra romanzo e libro, non duriamo fatica a ravvisare in questo una ricchezza di osservazioni psicologiche e anche di concetti religiosi, politici, civili, letterari, da riuscire talvolta sproporzionata al racconto in s. Ci soltanto in certi punti si avverte, per essere tutto il complesso la parziale autobiografia di un ecclesiastico, agricoltore, padre di famiglia: al qual proposito si vegga ci che l'autore medesimo premise all'operetta. Un capitolo  tutto sulle opinioni che allora si agitavano in Inghilterra per le pubbliche libert; un altro ha pagine sulla letteratura inglese contemporanea; qualcosa vi  altrove sul teatro; molto vi  sulla riforma da farsi nel sistema penale e carcerario; e da per tutto, pi o meno palese ma sempre in atto, il sentimento religioso cristiano. N cos fatta ricchezza varrebbe a un giusto elogio del Vicario di Wakefield, come opera d'arte, se, oltre il pregio che spesso ha nell'interpretare con ischiettezza e chiarezza i santi propositi e le dritte idee dell'autore, non fosse stato esposto da lui con piena coerenza all'indole, all'educazione, alla professione del protagonista autobiografo, e se non restasse quasi costantemente in un'accorta connessione con le avventure e sventure di lui medesimo.
Costui, il dottor Primrose, fa sorridere di s; talvolta sorride di s egli stesso. Ma anche commuove s, e commuove noi. Nella quale alternanza di affetti diversi e quella loro mistura nel cos detto umorismo che  tipica della letteratura inglese, e di cui il Goldsmith resta uno de' maestri pi popolari, sta l'anima di tutto il racconto. Quel profondo pessimismo manzoniano e quel candido ottimismo goldsmithiano si accordano, pi che a prima vista non paia, nel convincimento che, se le partite si pongono qui in terra, i conti si saldano altrove, su in cielo: e se l'inglese volle che anche in terra l'ecclesiastico saldasse a suo gran vantaggio qualsiasi partita, e se l'italiano volle che i due popolani non ottenessero in terra, dopo tanti travagli, se non press'a poco un ritorno ai conti tenuti da loro un tempo in pari quietamente ma non grassamente; quell'umorismo derivante dal realismo delle osservazioni mondane e dall'idealismo delle aspirazioni celesti  insomma arte seria cos nel gioiello un po' rustico ch' il Vicario come nel monumento grandioso che sono i Promessi sposi.
Arte seria, alla quale conferisce, pi dell'ostentata eloquenza (in buona fede va sempre sermoneggiando il vicario), la finezza del sorriso sopra tale eloquenza ecclesiastica, adoperata ad ogni occasione, e, se non mai a sproposito, ad ogni proposito; e alla quale conferisce la figura del narratore, che sempre pi vien fuori dal suo proprio racconto e che si eleva per ultimo sopra quello. La famigliola di lui, nel cerchio della moglie, delle due figlie, del giovane avventuriero che alla fine vi rientra, del bravo ragazzo operoso, de' due piccini; e la famiglia de' parrocchiani fattaglisi devota fino a voler ribellarsi per sottrarlo alle guardie; e la famiglia dei carcerati da lui convertita; gli fanno triplice corona e tutto uno sfondo dal principio al termine. Il truffatore del vicario e d'un suo figlio si commuove pur egli a tanta bont, e, destro partecipe della sua liberazione e delle ulteriori venture felici, riesce alla fine redento, assolto, premiato egli stesso: costui  un'altra figura bravamente schizzata nella sua bizzarra compagine di male e di bene, di sfrontatezza e di riflessione sopra di s, e, da ultimo, spiegata con un'analisi ben altro che superficiale, sebbene, l per l, possa sembrar tale.
Scenette graziose, tenere, oppure bizzarre, buffonesche, si succedono, si frammischiano, in una rappresentazione dell'ultimo feudalesimo inglese, visto nelle campagne e nei villaggi; rappresentazione che non difetta per noi di un valore storico mentre ha una sua propria evidenza da per tutto dove non sia guastata dall'intento morale che vi si manifesti soverchiamente. Allo stile, di cui critici competenti riconobbero l'eccellenza, aggiungono pregio, poi che l'autobiografo  un vecchio ecclesiastico, le stesse lentezze, e quasi direi untuosit, e le stesse incongruenze tra la semplicit paterna e le reminiscenze bibliche e classiche.
Guardate il ritratto che del Goldsmith fece Joshua Reynolds, cui gi accennammo, intimo suo e anche per ci capace di renderlo vivo nelle fattezze e nell'animo. Il ritratto di lui l'aveva fatto il Goldsmith nel poemetto Retaliation (la pena del taglione) cui accennai; e il Reynolds aveva fatto di lui anche la caricatura. La prima occhiata vi d l'impressione d'un contadino scabro, sospettoso, sensuale, sebbene fosse nel tempo stesso un po' asceta; la seconda, se si ferma sulla fronte ampia e sugli occhi scrutatori, vi mostra vigore e acume d'intelletto. L'esame del tutt'insieme, pi a fondo, di quel letterato, quale gi  indicato dal libro socchiuso, mentre egli ha smesso a un tratto di leggerlo (vi tiene ancora il segno con l'indice della destra) e aguzza davanti a s lo sguardo indagatore, verso un dubbio o verso un concetto nuovo,  in tal connessione col suo romanzo da potersi concludere che ne riassume le ragioni e l'intendimento.
Un libro  dunque Il Vicario di Wakefield che, dopo avere per quasi due secoli retto vittoriosamente alla prova, si pu affermare destinato a durare ancora, superstite a tanto cambiamento di costumanze, gusti, idee; interprete, come , dei pi nobili sentimenti su cui si fonda l'umanit.
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AVVERTENZA.
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La traduzione che del Vicario di Wakefield fece Giovanni Berchet, mentre  senza dubbio un lavoro onorevole a lui e che fu utile agl'Italiani,  scritta in un modo (che mi permetto dirlo, perch basta scorrerla a caso per accorgersene) da snaturare il testo. Vuole essere di buona lingua e di stile elegante, e non vi riesce quasi mai; dove a ci riesca, contradice alle intenzioni dell'autore, che fa parlare alla buona il suo protagonista, e, quando lo fa invece parlare ornatamente, gli attribuisce quelle eleganze della predicazione sacerdotale che hanno in se stesse una certa affettazione non punto attica.
Oltre di che, il vero senso del testo non vi  colto sempre, oppure talvolta  reso piuttosto per approssimazione che per aderenza. Le ragioni di tali mende non resteranno oscure a chi sappia che la prima edizione ne risale al 1809, cio a molti anni innanzi che il Manzoni pubblicasse il suo romanzo, e a moltissimi anni innanzi che lo sottoponesse tutto alla revisione linguistica; e sappia che il traduttore aveva appena venticinque anni.
Fin da quando mi accorsi della qualit di quel lavoro, pensai che si potesse e si dovesse fare, se non meglio, almeno diversamente. Ed ecco questa mia nuova traduzione. Sono stato in dubbio se riferire da quella del Berchet i versi; ma, da ultimo, vi ho rinunziato; e di contrapporre versi miei a' suoi non ho osato: per ci anche le poesie introdotte dal Goldsmith a variet e decoro del racconto, le ho rese fedelmente in prosa.
Si avverta che il testo del romanzo varia in qualche punto, sempre leggermente, tra una e un'altra edizione. Ho seguito quella di Londra, Warne e C. s. a.; ma mi son valso, per opportuni riscontri, anche di altre (Londra, Rouledge e figli, 1886; Lipsia, Tauchnitz; ecc.).
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GUIDO MAZZONI.
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IL VICARIO DI WAKEFIELD.
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PREFAZIONE.
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A centinaia vi son difetti in questa cosa mia, e a centinaia son le cose che potrebbero esser dette a dimostrarli, invece, bellezze: ma  inutile. Un libro pu riuscire divertente con molti errori, oppure pu riuscire uggioso senza che contenga una sola assurdit.
L'eroe di questo romanzo unisce in se stesso i tre caratteri che sono i massimi su la terra:  un sacerdote,  un agricoltore,  un padre di famiglia. Vien disegnato come un uomo disposto ad ammonire e disposto ad obbedire; come semplice nella fortuna buona, cos pieno di dignit nell'avversa. Nel secolo presente, opulento e raffinato, potr piacere un carattere tale? Quanti gustano il vivere signorile si volgeranno con disprezzo via dalla semplicit di questo focolare campagnolo; quanti scambiano la sguaiataggine con l'arguzia non troveranno spirito in questa innocente conversazione; e quanti son soliti a schernire la religione rideranno d'un uomo che trae le ragioni capitali del comportarsi dall'idea della vita immortale.
OLIVER GOLDSMITH.
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CAPITOLO 1.
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Descrizione della famiglia di Wakefield, in cui predomina una certa conformit fisica e mentale.
Sono sempre stato dell'opinione che l'uomo onesto, il quale si sia sposato, ed abbia tirato su una numerosa famiglia, abbia dato assai pi di uno che sia vissuto da scapolo, e si sia contentato soltanto di parlare del ripopolamento. Movendo da questa idea, non avevo preso gli ordini sacri che da un anno appena, quando cominciai a pensare seriamente al matrimonio e mi scelsi la moglie, come essa si scelse la veste nuziale, non per la bella apparenza ma per le qualit che assicuravano una felice riuscita. A renderle giustizia, era una donna non comune e d'indole buona; e quanto a educazione erano poche le signore, non cittadine, che ne potessero mostrare di pi. Poteva anche leggere qualsiasi libro inglese, abbastanza correntemente; ma nel far salse e conserve e nell'arte di cucinare, non la poteva superare nessuno. Si vantava anche di essere una economa eccellente, come massaia; per quanto io non abbia mai potuto accorgermi che con quelle sue economie noi si diventasse pi ricchi.
Ad ogni modo, noi due ci amavamo teneramente; e pi si diventava vecchi, pi il nostro affetto cresceva. Non c'era infatti niente che ci potesse farcela pigliare col mondo oppure l'uno con l'altro. Avevamo una casa elegante, in una bella campagna e con buoni vicini. Passavamo l'anno in svaghi morali e campestri, facendo visite ai nostri vicini ricchi e aiutando quelli poveri. Non avevamo da temere rivoluzioni o sopportare fatiche; tutti i nostri avvenimenti accadevano intorno al focolare; e i nostri sguardi e i nostri pensieri andavano dal cielo alla terra e dalla terra al cielo.
Dato che si viveva vicino la via maestra, ci capitava spesso la visita di qualche viaggiatore o di qualche straniero che veniva ad assaggiare il nostro vino d'uvaspina, per cui eravamo famosi; ed io affermo, con la veracit d'uno storico, non aver mai conosciuto uno fra loro che vi trovasse da ridire. Anche i nostri cugini, fino al quarantesimo grado, ricordavano d'esserci parenti, senza alcun bisogno che li aiutasse la Consulta araldica; e venivano molto spesso a trovarci. Alcuni di loro non ci facevano un grande onore, con tali rivendicazioni di parentado; poich avevamo fra tanti anche il cieco, lo storpio e lo zoppo. In ogni modo, mia moglie insisteva sempre che, essendo della stessa carne e dello stesso sangue, dovevano anche loro sedersi con noi alla stessa tavola. Cosicch, se non avevamo amici molto ricchi intorno a noi, li avevamo per generalmente felici; perch (e questa osservazione rimarr buona per tutta la vita) pi povero  l'ospite, pi  contento d'essere invitato; e come alcuni uomini guardano con ammirazione i colori di un tulipano o l'ala di una farfalla, cos io ero per natura un ammiratore delle facce umane beate. Ma quando alcuno dei nostri parenti si dimostrava di carattere molto cattivo, un ospite fastidioso, o uno di cui si desiderasse liberarci, mentre costui stava per lasciar la mia casa, io avevo sempre cura di prestargli il mio abito per andare a cavallo, o un paio di scarpe, o qualche volta un cavallo di poco valore; e ho avuta sempre la soddisfazione di vedere che non tornava mai a restituirmeli. La casa era cos ripulita da quelli che non ci piacevano; e invece non si sent mai dire che la famiglia di Wakefield mettesse alla porta un viaggiatore o un dipendente povero.
Cos passammo diversi anni in gran contentezza; non senza avere, qualche volta, di quelle piccole contrariet che la Provvidenza manda per far apprezzare maggiormente quanto valgano i suoi favori. L'orto m'era spesso saccheggiato dai ragazzi di scuola; e i dolci di mia moglie erano la preda di gatti e bambini. Qualche volta il nobile Signore del luogo si addormentava nei punti pi patetici del mio sermone, oppure la sua signora, in chiesa, rispondeva con fredda cortesia ai complimenti di mia moglie. Ma il malumore per quegli incidenti si diradava presto; e generalmente dopo tre o quattro giorni ci si meravigliava noi stessi di come avessero potuto inquietarci.
I miei bambini, figli di avi temperanti, educati com'erano senza mollezza, furon fin dalla nascita sani e ben formati: i maschi arditi e attivi, le femmine belle e fiorenti. Quando ero in mezzo al piccolo cerchio che prometteva d'essermi il sostegno dell'et cadente, non potevo fare a meno di ripetere il famoso aneddoto del conte Abensberg, che, durante il viaggio di Enrico II in Germania, quando gli altri cortigiani si presentarono coi loro tesori, condusse i suoi trentadue figli e li present al suo proprio sovrano come la pi ricca offerta che egli potesse offrirgli. In questo modo, sebbene io ne avessi soltanto sei, li consideravo come un regalo di gran valore da me fatto alla patria, che riguardavo quindi come mia debitrice. Il nostro figliolo maggiore si chiamava Giorgio, come suo zio, che ci aveva lasciate diecimila sterline. Quanto alla seconda, io intendevo di chiamare la bambina col nome della sua zia Griselda; ma mia moglie, che durante la gravidanza aveva letto molti romanzi, insist perch si chiamasse Olivia. Non era passato un anno, che avemmo un'altra figliola, e questa volta ero proprio risoluto a chiamarla Griselda; ma una ricca parente si mise in testa di farle da madrina, e la bimba, per desiderio di costei, fu chiamata Sofia: cosicch si ebbero in famiglia due nomi romanzeschi; ma io protesto solennemente di non averci avuto colpa. Dopo, ci nacque Mos; e dopo un intervallo di dodici anni, altri due figli.
Sarebbe inutile negare la mia esultanza quando mi vedevo intorno i miei piccini; ma l'alterezza e il compiacimento di mia moglie erano anche pi grandi. Quando le nostre visite dicevano:
In parola, signora Primrose, li avete voi i pi bei figlioli di tutto il paese!
S, vicino, rispondeva lei. Sono come li ha fatti il paradiso, abbastanza belli, se saranno abbastanza buoni, poich bello  chi fa il bene.
Quindi comandava alle figliole di tener su alta la testa; ch, per dir proprio tutto, erano certamente teste molto belle. La semplice apparenza fisica ha cos poco valore per me, che mi sarei appena ricordato di parlarne, se nel paese non fosse stato un tema generale di discorsi.
Olivia, ora sui diciott'anni, aveva quella bellezza lussureggiante con la quale i pittori generalmente dipingono Ebe: aperta, brillante e che imponeva. Le fattezze di Sofia non colpivano tanto, sulle prime, ma spesso colpivano pi profondamente; perch erano tenere, modeste e attraenti. L'una vinceva d'un colpo solo, l'altra a un po' per volta.
Il carattere d'una donna  formato di solito dal tipo delle sue fattezze; almeno cos  stato per le figliole mie. Olivia desiderava d'avere molti innamorati; Sofia se ne voleva assicurare uno. Olivia era di sovente mossa dal troppo desiderio di piacere; Sofia attenuava perfino le sue qualit per timore di dar fastidio. L'una m'intratteneva con la sua vivacit, quando ero allegro; l'altra col suo buon senso, quando ero serio. Ma queste qualit non furono mai spinte all'eccesso in nessuna delle due; e spesso le ho vedute cambiare carattere l'una con l'altra, durante la intera giornata. Un abito da lutto trasformava la mia civettina in una contegnosa; e de' bei nastri nuovi davano alla sorella minore una vivacit pi che naturale. Giorgio, il mio figlio maggiore,  stato educato a Oxford, perch intendevo si desse a una professione dotta. Il mio secondo ragazzo, Mos, che avevo indirizzato agli affari, ha avuto una specie d'istruzione su un po' di tutto, in casa. Ma  inutile cercar di descrivere in particolare i caratteri di giovani, che del mondo non ne avevan veduto se non pochissimo. Insomma prevaleva in tutti una cert'aria di famiglia; e, per dir le cose come stanno, non avevano che un carattere, quello di esser tutti ugualmente generosi, fiduciosi, semplici e inoffensivi.
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CAPITOLO 2.
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Sfortune familiari. La perdita della ricchezza non fa che accrescere l'alterigia di chi ha valore.
Gl'interessi materiali della nostra famiglia erano per la maggior parte affidati alla direzione di mia moglie; la vita spirituale, invece, si svolgeva interamente sotto la guida mia. Quanto guadagnavo con l'ufficio, che non ammontava pi che a trentacinque sterline all'anno, lo distribuivo fra gli orfani e le vedove degli ecclesiastici della nostra diocesi; perch avendo di mio un patrimonio sufficiente non mi curavo dei beni materiali, e provavo un segreto piacere a fare il mio dovere senza ricompensa. Presi anche la risoluzione di non tenere un curato, e di conoscere personalmente tutti quelli della parrocchia, esortando gli sposati alla temperanza, e gli scapoli al matrimonio; cos che in pochi anni fu voce comune che a Wakefield ci fossero tre strane mancanze: di un ministro che stesse sulle sue, di giovanotti in cerca di mogli, e di birrerie con clienti.
Il matrimonio era sempre uno dei miei temi favoriti, e scrissi diversi sermoni per dimostrarne la felicit; ma c'era una tesi speciale che m'incaponivo a sostenere, poich asserivo, con Whiston, essere illegale, per un pastore della chiesa d'Inghilterra, dopo la morte della prima moglie, prenderne un'altra; insomma, in una parola, mi vantavo di essere un rigido monogamista.
Fui presto iniziato a questa disputa importante, sulla quale sono stati scritti tanti laboriosi volumi. Io stesso pubblicai alcuni opuscoli sull'argomento; e poich non si sono venduti, ho la consolazione di pensare che son letti soltanto dai felici, e per da pochi! Alcuni miei amici dicevano che quello era il mio lato debole; ma, ahim, essi non ne avevan fatto come me, l'oggetto di una lunga meditazione. Pi ci riflettevo, pi la questione mi appariva importante. Andai perfino pi in l di Whiston nell'applicare i miei principii perch egli aveva scolpito sulla tomba di sua moglie che essa era l'unica moglie di Guglielmo Whiston; ed io scrissi un epitaffio simile, per la mia, sebbene fosse ancora in vita, nella quale esaltavo la sua prudenza, la sua economia e la sua obbedienza fino alla morte; ed avendolo fatto copiare per bene, fu posto, con una cornice elegante, sopra la cappa del caminetto, donde esso rispondeva a diversi utili propositi: ammoniva mia moglie sul suo dovere verso me, e sulla mia fedelt verso lei: e le ispirava l'amore della fama mentre le ricordava costantemente la fine.
Fu forse cos che, sentendo raccomandare tanto spesso il matrimonio, il mio figliolo maggiore, appena uscito dal collegio universitario, s'innamor della figliola di un vicino ecclesiastico, ch'era un dignitario della chiesa e in condizione da provvederla di una buona dote; ma la ricchezza era la pi piccola delle sue doti! La signorina Arabella Wilmot (lo riconoscevano tutti, fuorch le mie due figliole) era graziosissima. La sua giovinezza, la sua salute e la sua innocenza erano abbellite da una carnagione cos delicata e da uno sguardo tanto espressivo che neppure gli anziani potevano guardarla con indifferenza. Il signor Wilmot, siccome sapeva che potevo fare a mio figlio un assegno cospicuo, non si mostr contrario alle nozze; e cos le due famiglie vissero insieme in quella buona armonia che di solito precede lo stringersi di una parentela. Convinto, per esperienza, che i giorni del corteggiamento sono i pi felici della nostra vita, ero propenso a prolungare quel periodo; e i vari divertimenti che la giovane coppia di giorno in giorno si godeva, sembravano accrescere la loro passione. La mattina eravamo generalmente destati dalla musica, e nelle belle giornate si andava a caccia a cavallo. Le ore fra la colazione della mattina e il desinare le signore le davano ai vestiti e allo studio; di solito leggevano una pagina, e poi si mettevano a guardarsi allo specchio; e perfino i filosofi avrebbero potuto riconoscere che spesso lo specchio presentava una pagina di molto maggiore bellezza! A tavola presiedeva mia moglie, perch, insistendo sempre a far le parti lei, come aveva fatto sua madre, c'imbandiva ogni volta la storia delle varie pietanze. Quando avevamo desinato, per impedire che le signore ci lasciassero, ordinavo, generalmente, che la tavola fosse portata via; e qualche volta, con l'aiuto del maestro di musica le ragazze ci offrivano un concerto molto piacevole. Le passeggiate, i t, i balli campestri, i giuochi di societ abbreviavano il resto della giornata senza l'aiuto delle carte, poich odiavo ogni sorta di gioco d'azzardo, eccettuata la tavola reale, alla quale il mio vecchio amico ed io arrischiavamo pochi quattrinelli. E qui non posso passar sopra una circostanza di triste augurio, l'ultima volta che giocammo insieme. Non mi restava che da buttar gi un quattro, e invece, cinque volte di seguito, pescai e buttai gi un doppio asso!
Cos trascorsero alcuni mesi finch parve conveniente di fissare un giorno per le nozze della giovane coppia, che pareva desiderarlo vivamente.  inutile ch'io descriva le arie d'affaccendata che si dette mia moglie durante i preparativi per le nozze, o le occhiate furbesche delle mie figliole; la mia attenzione, infatti, era attirata da un altro oggetto, il compimento di una dissertazione che intendevo pubblicare tra breve in difesa della mia tesi favorita. Siccome la ritenevo un capolavoro, sia per lo svolgimento, sia per lo stile, non potei fare a meno, nel mio orgoglio, di mostrarla al mio vecchio amico, il signor Wilmot, non avendo alcun dubbio d'ottenerne l'approvazione; ma soltanto troppo tardi mi accorsi quanto egli fosse cocciuto nell'opinione contraria, e non senza una buona ragione: perch proprio in quel tempo stava corteggiando una, per farne la sua quarta moglie. Com'era da aspettarsi, ci dette luogo ad una discussione un po' acre, che minacciava di buttar all'aria la designata parentela; ma il giorno prima di quello fissato per la cerimonia, ci accordammo di discutere largamente e a fondo la cosa.
Ci fu fatto con ardore conveniente da ambo le parti. Egli asseriva che io ero eterodosso, ed io ritorsi l'accusa; egli rispose ed io replicai. Nel frattempo, mentre la discussione si accalorava, fui chiamato fuori da uno dei miei parenti che, turbato in viso, mi consigli di troncare la disputa e sospenderla almeno finch non fosse stato celebrato il matrimonio di mio figlio.
Come! esclamai io, abbandonare la causa della verit e ammettere che possa tornare a sposarsi, ora che l'ho trascinato addirittura sull'orlo dell'assurdit? Potreste egualmente consigliarmi di dare un calcio a quanto posseggo oltre che alla mia argomentazione!
I vostri beni, rispose il mio amico, son dispiacente ora di dovervi informare che son ridotti a quasi nulla. Il mercante della citt, nelle cui mani avete riposto il vostro danaro, ha preso il volo per evitar la dichiarazione di fallimento e si dice che non abbia lasciato neppure uno scellino per sterlina... Non avrei voluto con la notizia di ci dar questo colpo a voi e alla famiglia, fin dopo il matrimonio, ma ora pu servire a moderare il vostro calore nella discussione; poich suppongo che la vostra stessa prudenza vi mostrer il bisogno di dissimulare, almeno fino a che vostro figlio non si sia assicurata la dote della sposa!
Ebbene, risposi io, se ci che mi dite  vero, e se dovr andare ad accattare, ci non far mai di me un furfante, n m'indurr a smentire i miei principii. Andr subito a informare questi signori di ci che mi cpita; e quanto alla discussione ritiro perfino le concessioni gi fatte al vecchio gentiluomo, n gli permetter in alcun modo di tornare ad essere un marito, in qualsiasi senso della parola!
Sarebbe troppo lungo descrivere le diverse sensazioni delle due famiglie quando annunziai la notizia della nostra disgrazia, ma ci che provavano gli altri era cosa lieve, rispetto a ci che si vedeva che stavano sopportando i fidanzati. Il signor Wilmot, che gi mostrava di essere abbastanza propenso a rompere il fidanzamento, fu subito fatto decidere da questo colpo. Possedeva perfettamente una virt, la prudenza; troppo spesso l'unica che a settantadue anni ci resti.
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CAPITOLO 3.
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Un'emigrazione. Quasi sempre si finisce con l'accorgerci che le liete vicende della nostra vita ce le siamo procurate da noi stessi.
Oramai la sola speranza della nostra famiglia era che la notizia della disgrazia potesse essere una voce maligna o prematura; ma non tard una lettera del mio agente in citt con la conferma d'ogni particolare. La perdita del mio avere sarebbe stata, per me, cosa da poco; ci che mi turbava era puramente il pensiero della famiglia, poich i miei avrebbero dovuto adattarsi ad una vita molto pi modesta, senza essere stati educati a non sentirsi umiliati in una condizione inferiore.
Passarono quasi quindici giorni prima ch'io tentassi di porre un freno al loro dispiacere, perch un conforto prematuro non fa che ricordare il dolore. Durante l'intervallo non feci che pensare a come avrei potuto mantenere i miei per l'avvenire; e finalmente mi fu offerta una parrocchietta con quindici sterline all'anno, in un borgo lontano, dove avrei potuto seguitare a godermi le mie idee senza essere molestato. A quest'offerta assentii allegramente, avendo risoluto di accrescere il mio stipendio con l'amministrare una piccola fattoria.
Presa ch'ebbi questa risoluzione, il mio secondo pensiero fu quello di raccogliere i resti del naufragio della mia agiatezza: riuniti e pagati tutti i debiti, di quattordicimila sterline ce ne rimasero soltanto quattrocento. Quindi la principale attenzione fu da me posta nel proporzionare l'alterigia de' miei di famiglia alla loro nuova condizione; poich sapevo bene quale sventura vera sia la miseria che abbia delle aspirazioni.
Voi non potete ignorare, dissi, ragazzi miei, che nessuna nostra prudenza avrebbe potuto prevenire la nostra ultima sfortuna; ma la prudenza pu far molto per deluderne gli effetti. Noi, cari, ora siamo poveri, e la sapienza ci comanda di conformarci alla nostra umile condizione. Lasciateci dunque abbandonare senza rimpianti quel lusso col quale molti sono infelici, e cerchiamo, in pi umili circostanze, quella pace con la quale, invece, possono esser felici tutti. I poveri vivono godendosela senza il nostro aiuto; perch dunque non dovremmo noi imparare a vivere senza il loro? No, figlioli, abbandoniamo fin da questo momento ogni pretesa di essere signori: siamo saggi e tiriamo avanti; nonostante la mancanza della ricchezza, c' ancora rimasto abbastanza da stimarcene contenti!
Avendo il mio figliolo maggiore avuta un'educazione universitaria, mi risolvetti a mandarlo in citt, dove la sua valentia avrebbe potuto contribuire al nostro sostentamento e al suo proprio. La separazione dagli amici e la dispersione dei membri delle famiglie son forse le circostanze pi dolorose che tengon dietro all'improvvisa penuria. Arriv presto il giorno in cui ci dovevamo sparpagliare per la prima volta. Mio figlio, dopo aver salutato la madre e gli altri, che mescolavano le lacrime ai baci, venne a chiedermi la benedizione. Questa, che gli detti con tutto il cuore, e con l'aggiunta di cinque ghinee, fu tutto il patrimonio che gli potei dar per viatico.
Ragazzo mio, esclamai, tu stai per andartene a Londra, a piedi, proprio come Hooker, il tuo grande antenato, ci si rec prima di te. Abbiti da me quello stesso cavallo che fu dato a lui dal buon vescovo Ierwel; questo bastone; e prenditi anche questo libro che sar il tuo conforto lungo la via: ci sono due righe che valgono un milione: Sono stato giovane e ora son vecchio: pure non ho visto mai un uomo giusto abbandonato, o il suo seme mendicare il pane. Sia questa, nel viaggiare, la tua consolazione. Va', ragazzo mio; qualunque sia la tua sorte, fatti rivedere da me una volta all'anno: sii di buon animo, e a Dio!
Siccome egli possedeva integrit e onore, non avevo nessun timore nel gettarlo nudo nell'arena della vita: sapevo che avrebbe rappresentata bene la sua parte, sia vinto, sia vincitore.
La sua partenza non fece che preparare soltanto la via alla nostra, che avvenne pochi giorni dopo. Il lasciare un paese nel quale avevamo godute tante ore di tranquillit, non fu senza una lacrima che tutta la forza dell'animo pot appena far ringhiottire. Inoltre un viaggio di settanta miglia per una famigliola che non si era mai spinta fuori di casa pi di dieci miglia, c'impensieriva non poco; e i lamenti dei poveri, che c'eran venuti dietro per qualche miglio, contribuirono ad accrescere la nostra tristezza. Il primo giorno di viaggio ci condusse in sicuro, a circa trenta miglia dalla nostra futura residenza, e ci fermammo, per la notte, nell'oscura osteria di un villaggio lungo la strada. Quando fummo fatti passare in una stanza, domandai al padrone, secondo il mio solito, di tenerci compagnia; al che egli accondiscese perch ci che beveva lui avrebbe ingrossato il conto la mattina dopo. Conosceva egli tutto il paese dove mi recavo, e in particolare il signor Thornhill, che sarebbe stato il mio padrone, e che viveva a poche miglia da quel luogo. Descrisse questo signore come uno che del mondo desiderava conoscere poco pi che i suoi piaceri, e di cui la caratteristica pi spiccata era l'inclinazione al bel sesso. Osserv che nessuna virt di donna poteva resistere alle sue arti e alla sua assiduit, e che non c'era forse nemmeno una tra le figliole dei castaldi, dentro il giro di dieci miglia, che non l'avesse trovato vincitore e infedele. Sebbene questa notizia m'impensierisse un po', ebbe invece un effetto ben differente sulle mie figliole, i cui volti parvero illuminarsi nella prospettiva di un prossimo trionfo; n mia moglie si mostr meno contenta e fiduciosa nella loro attrattiva e nella loro virt. Mentre i nostri cervelli lavoravano cos, entr nella stanza l'ostessa per informare il marito che il bizzarro signore, da due giorni in quella locanda, era senza danaro e non poteva pagare il conto.
Non ha danaro? esclam l'oste,  impossibile! Se non pi tardi di ieri ha pagato tre ghinee al nostro sergente per risparmiare a un povero vecchio soldato d'essere frustato per la citt come ladro di cani!
Persistendo, ci nonostante, l'ostessa nella sua asserzione, egli stava per uscire bestemmiando che in un modo o nell'altro si sarebbe fatto pagare, quando lo pregai di presentarmi a uno straniero cos pieno di carit quale costui pareva dalle sue parole. A ci egli acconsent e introdusse un gentiluomo di circa trent'anni, vestito con abiti che una volta dovevano essere stati ornati di trine. Era ben formato, con la faccia fortemente pensosa. C'era qualcosa di sbrigativo e di rude nel suo modo di presentarsi, e pareva che non capisse le cerimonie, o che le disprezzasse. Subito che l'albergatore fu uscito dalla stanza, non potei fare a meno di esprimere il mio interesse allo straniero, vedendo un gentiluomo in tali circostanze, e gli offersi la mia borsa per aiutarlo in quella momentanea necessit.
La prendo con tutto il cuore, signore, mi rispose, e son contento d'essermi reso conto troppo tardi del denaro che mi restava addosso, se ci mi ha mostrato che ci sono ancora uomini come voi! Prima per, vi debbo pregare di dirmi il nome e la residenza del mio benefattore, per potergli restituire la somma il pi presto possibile.
In questo lo soddisfeci pienamente, non solo dicendogli il mio nome e narrandogli le mie ultime disgrazie, ma indicandogli anche dove andavo trasferirmi.
Questo, esclam lui,  ancor pi di quel ch'io sperassi, perch vado anch'io per la stessa strada, dopo essere stato trattenuto qui due giorni dalla piena: spero di trovare almeno un guado, domani.
L'assicurai del piacere che m'avrebbe dato la sua compagnia; ed egli, pregato anche da mia moglie e dalle mie figliuole, fu vinto dalle insistenze e fin col rimanere a cena con noi. La conversazione dello straniero, piacevole e istruttiva nel tempo stesso, mi avrebbe fatto desiderare che continuasse; ma era ormai tempo di ritirarsi a prendere un po' di riposo per prepararsi alle fatiche del giorno seguente.
La mattina dopo, ci avviammo tutti insieme; la mia famiglia a cavallo, mentre il signor Burchell, quel nostro nuovo compagno, camminava pel sentiero lungo la strada, osservando con un sorriso che, poich eravamo cos mal montati, non sarebbe stato generoso il cercare di lasciarci indietro. Non essendo ancora diminuita la piena, fummo obbligati a prendere una guida, che trottava innanzi, mentre il signor Burchell ed io facevamo da retroguardia. Alleggerivamo le fatiche della strada con discussioni filosofiche dove pareva ch'egli s'orientasse perfettamente. Ma ci che mi meravigli di pi, fu che, sebbene fosse mio debitore, sostenesse le sue opinioni con tanta ostinazione come se fosse stato un mio protettore. Di tanto in tanto m'informava, anche, a chi appartenevano le diverse ville che si potevano vedere lungo la strada.
Quella, esclam a un tratto, indicando una casa veramente magnifica, ad una certa distanza, appartiene al signor Thornhill, un giovane signore che si gode una grande ricchezza sebbene questa dipenda interamente da quanto ha stabilito nel testamento il suo zio, Sir Guglielmo Thornhill, un signore che, contento di poco per se stesso, permette al nipote di godersi il resto e risiede quasi sempre in citt.
Come! esclamai. Dunque il mio giovane Signore  il nipote di un uomo le cui virt e la generosit e la singolarit sono cos universalmente conosciute? Ho sentito parlare di Sir Guglielmo Thornhill come di uno fra i pi generosi, sebbene fra i pi bizzarri uomini del Regno; un uomo di squisita affabilit.
Forse un po' troppo, replic il signor Burchell: egli spinse la liberalit troppo oltre, quand'era giovane, poich allora le sue passioni erano forti; ed essendo tutte dal lato della virt, lo trascinarono ad eccessi romanzeschi. Cominci presto a desiderarsi le qualit del soldato e del letterato; si distinse nell'esercito; ed ebbe qualche fama fra i dotti. L'adulazione segue sempre gli ambiziosi; perch questi provano il maggior piacere nelle lusinghe. Fu, cos, circondato da una folla di persone che gli mostravano un lato solo del loro carattere, e cominci a trascurare i suoi interessi privati per cercare la simpatia universale. Amava tutto il genere umano; perch la ricchezza gl'impediva di sapere che ci sono dei furfanti. I medici ci parlano di uno stato anormale in cui tutta la persona  cos squisitamente sensibile che il tocco pi leggero le d dolore; e mentre alcuni soffron cos nel corpo, questo gentiluomo soffr nell'animo suo. La pi piccola angustia, reale o fittizia, lo commoveva profondamente, e l'anima gli si affannava, con una morbosa semplicit, per le miserie altrui. Essendo disposto ad aiutare gli altri, trov, come si pu facilmente immaginare, un'infinit di gente disposta a chiedere: le sue prodigalit cominciarono ad intaccargli il patrimonio, ma non la bont: questa, anzi, fu veduta aumentare quanto l'altro pareva diminuire; egli diventava tanto pi imprevidente quanto pi diventava povero, e sebbene parlasse come un uomo assennato, le sue azioni eran da pazzo. Ci non ostante, essendo circondato da importuni, e non potendo pi a lungo soddisfare ogni richiesta che gli venisse fatta, invece di danaro si di a distribuire promesse. Eran tutto ci che aveva da largire, e non aveva cuore di far dispiacere a nessuno con un rifiuto. In questo modo si tir intorno una folla di clienti che era sicuro di scontentare mentre desiderava aiutarli. Questi si appoggiarono a lui per un certo tempo, poi lo lasciarono con meritati rimproveri e con disprezzo; e quanto pi egli diventava spregevole agli altri, tanto pi appariva vile ai suoi occhi stessi. L'anima gli si era troppo appoggiata all'adulazione degli altri, e, tolto quel sostegno, egli non poteva trovare alcun piacere nel plauso del suo proprio cuore, che egli non aveva imparato a rispettare. Il mondo cominci allora ad apparirgli sotto un aspetto diverso, e le lusinghe dei suoi amici cominciarono a diminuire fino a diventare semplici approvazioni. L'approvazione prese presto la pi amichevole forma di consiglio, e il consiglio, se rifiutato, dava luogo a rimproveri. Trov quindi che gli amici raccoltigli intorno dai benefizi eran poco stimabili, e si accorse che il cuore di un uomo, per guadagnare quello d'un altro, deve essere sempre largito. Trovai allora che... ma mi son dimenticato di quel che volevo osservare; in breve, signore, egli risolse di rispettare se stesso, e si tracci un disegno per ricostituire la scemata ricchezza. Con questo proposito, seguendo la sua bizzarria, viaggi per l'Europa a piedi, ed ora, sebbene abbia appena raggiunta l'et dei trent'anni,  in condizioni finanziarie pi favorevoli che mai. Oggi le sue liberalit son pi ragionevoli e moderate di prima; ma egli conserva ancora il carattere di un umorista, e trova il pi gran piacere nelle virt eccentriche.
La mia attenzione era cos avvinta dal racconto del signor Burchell che guardavo appena dinanzi a me mentre si camminava, finch a un tratto fummo turbati dalle grida della mia famiglia; e, voltandomi, vidi la mia figliola pi giovane in mezzo alla corrente gettata gi dal cavallo: la vidi che lottava con le acque. Era andata sott'acqua gi due volte, n potevo fare a tempo per portarle aiuto. Le mie sensazioni eran fin troppo violente per concedermi di tentar di salvarla; ed essa sarebbe certamente perita, se il mio compagno, nel vederla cos in pericolo, non si fosse gettato nell'acqua a soccorrerla, e, con qualche difficolt, non l'avesse portata in salvo sulla riva opposta. Prendendo la corrente un po' pi su, il resto della nostra famiglia guad sicuramente di l; dove noi avemmo modo di unire i nostri ringraziamenti a quelli di lei. La sua gratitudine pu esser pi facilmente immaginata che descritta. Ringrazi il suo salvatore pi con sguardi che con parole, e seguit ad appoggiarglisi al braccio come se ancora desiderasse di essere sostenuta. Anche mia moglie diceva di sperare che un giorno potesse ella contraccambiargli tanta sua bont, nella sua propria casa. Quindi, dopo esserci rinfrescati nell'osteria pi vicina, e dopo aver pranzato insieme, il signor Burchell, che doveva andare da un'altra parte, si accomiat; e noi proseguimmo il nostro viaggio, mentre mia moglie osservava, strada facendo, che egli le piaceva estremamente, e protestava che, se fosse stato di nascita e di fortuna da essere in grado d'imparentarsi con una famiglia come la nostra, non conosceva altro uomo sul quale si sarebbe fermata prima che su lui.
Io non potevo che sorridere, a sentirla parlare con quelle arie; ma non mi dispiacquero mai le innocue illusioni che tendono a farci un po' felici.
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CAPITOLO 4.
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Una prova del come perfino la pi umile agiatezza possa concedere la felicit, la quale dipende, non dalle circostanze, ma dal carattere.
Il luogo del nostro ritiro era in un piccolo borgo di campagnoli che lavoravano terre di loro propriet, ed erano ugualmente distanti dall'opulenza e dalla povert. Avendo essi fra loro quasi tutte le comodit della vita, andavano raramente a cercarsi il superfluo nei paesi o nelle citt. Lontani dalla civilt, conservavano una primitiva semplicit di modi; e, frugali per abitudine, sapevano appena che la temperanza fosse una virt. Si affaticavano con allegrezza nei giorni di lavoro, ma osservavano le feste come intervalli di riposo e di piacere. Mantenevano l'uso di canti pel Natale; mandavano, la mattina di San Valentino, i "fiocchi di vero amore", mangiavano i dolci speciali pel Carnevale, facevan mostra del loro spirito il primo d'Aprile, e religiosamente schiacciavan le noci la sera della festa di San Michele. Avendo saputo che ci stavamo avvicinando, gli abitanti dell'intero paesetto vennero incontro al loro pastore, vestiti degli abiti pi belli, e preceduti da un tamburo e da una zampogna. Per riceverci fu preparata anche una festa alla quale prendemmo parte allegramente; e ci che alla conversazione mancava in spirito, fu compensato in risate.
La nostra piccola abitazione era posta ai piedi del declivio di una collina, riparata, dietro, da un bel bosco ceduo e, davanti, da un ruscello mormorante; da una parte un prato, dall'altra del verde. La mia fattoria consisteva in circa venti acri di terra eccellente, avendo io versate cento sterline per la buona uscita del mio predecessore. Niente poteva superare la pulizia delle mie stanzette; e gli olmi e le siepi apparivano di una bellezza inesprimibile. La mia casa era di un piano solo, ed era ricoperta di stoppia che le dava un'aria di grande comodit; i muri, nell'interno, erano intonacati a modo, e le mie figliole cominciarono ad adornarli di loro pitture. Sebbene la stessa stanza ci servisse da salotto e da cucina, ci non faceva che renderla pi calda. Cos, tenuta con la maggior pulizia, i vassoi, i piatti ed i rami ben lustrati e tutti ben disposti in file luccicanti sui palchetti, appagavano lo sguardo, e non si sentiva il bisogno di mobilia pi ricca. C'erano altre tre stanze, una per mia moglie e per me, un'altra per le mie due figliole, accanto alla nostra, e la terza, con due letti, pel resto dei bambini.
La piccola repubblica alla quale dettavo io legge, era regolata cos: al levar del sole ci riunivamo tutti nella stanza comune, dove gi la serva aveva acceso il fuoco. Dopo esserci salutati l'un l'altro convenevolmente, poich ho sempre pensato che fosse bene il mantenere certe forme, sia pur meccaniche, di buona educazione, senza la quale la libert distrugge sempre l'amicizia, noi tutti c'inchinavamo in atto di gratitudine a quell'Essere che ci dava un altro giorno. Compiuto questo dovere, mio figlio ed io si andava a continuare le nostre solite faccende fuori di casa, mentre mia moglie e le mie figliole si davan da fare, per preparare la colazione, che era sempre pronta ad un'ora fissa.
Concedevo mezz'ora per questo pasto, ed un'ora per il desinare, tempo che trascorreva in allegria innocente fra mia moglie e le mie figliole, e in discussioni filosofiche fra mio figlio e me.
Alzandoci col sole, non seguitavamo mai a lavorare dopo che fosse tramontato, ma ritornavamo a casa, alla famiglia che ci attendeva; e sguardi sorridenti, un focolare pulito e un fuoco piacevole eran pronti per accoglierci.
N mancavano gli ospiti: qualche volta il fattore Flamborough, il nostro vicino chiacchierone, e spesso lo zampognaro cieco, ci venivano a far visita e ad assaggiare il nostro vino d'uvaspina; per la cui fattura non avevamo perduta n la ricetta n la reputazione. Questa brava gente aveva diversi modi per tenerci buona compagnia; mentre uno sonava, l'altro cantava qualche gradevole ballata; l'ultima buona notte di Gianni Forte Braccio, o la Crudelt di Barbara Allen. La sera finiva come avevamo cominciato la mattina; e i miei ragazzi pi giovani dovevan far le loro lezioni quotidiane. Quello che leggeva pi forte, pi distinto, meglio, aveva in premio un soldo, la domenica, per metterlo nella cassetta per i poveri.
Quando arrivava la domenica, era davvero un giorno di eleganze che tutti i miei editti suntuarii non riuscivano a reprimere. Per quanto sperassi che le mie prediche contro la vanagloria avessero vinta la vanit delle mie figliole, pure le trovavo ancora segretamente attaccate a tutti i loro ornamenti di prima, seguitavano a farsi le trine, i fiocchi, le fibbie, le cordelline; e mia moglie stessa conservava una vera passione per la sua seta artificiale cremisi, perch in un tempo lontano m'era accaduto di dire che "le donava".
La prima domenica specialmente, la loro condotta mi mortific; avevo espresso il desiderio alle ragazze, la sera precedente, che si vestissero presto, la mattina dopo, perch mi  sempre piaciuto d'essere in chiesa parecchio prima del resto della congregazione. In questo esse mi obbedirono puntualmente; ma quando ci riunimmo, la mattina, per la colazione, mia moglie e le figliole vennero vestite con tutta la loro eleganza di prima: i capelli impiastricciati di pomata, i visi coi ni a capriccio, gli strascichi rinvoltolati in un fagotto, dietro, che sfrusciavano a ogni movimento. Non potei fare a meno di sorridere alla vista della loro vanit, particolarmente di quella di mia moglie, dalla quale, a dir vero, mi attendevo un po' pi di discrezione. In quella circostanza la mia sola risorsa fu di ordinare con aria d'importanza al nostro figliolo di "chiamar la carrozza"! Le ragazze furono strabiliate a quest'ordine; ma io lo ripetei con maggior solennit di prima.
Di sicuro, scherzi, caro! disse mia moglie; noi possiamo farla a piedi benissimo; ora non abbiam bisogno di carrozza che ci porti.
Vi sbagliate, figliola, risposi io: abbiamo bisogno di una carrozza, perch, se andiamo fino in chiesa, con questo abbigliamento, perfino i bambini della parrocchia ci schiamazzeranno dietro.
Davvero? avevo sempre pensato, ribatt mia moglie, che al mio Carlo piacesse vedersi i suoi figlioli intorno, puliti ed eleganti!
Potete esser puliti quanto vi piace, interruppi io, e perci vi vorr bene di pi; ma tutto questo non  pulizia,  ciarpame! Tanti strascichi, tante gale, e tante truccature, non faranno che farci odiare dalle mogli di tutti i nostri vicini. No, bambini miei, continuai pi gravemente: codesti abiti possono essere ridotti a qualcosa di taglio pi semplice; poich lo sfarzo non sta affatto bene a noi che abbiamo mezzi per una vita molto pi modesta. Non so se quelle guarnizioni stiano bene neppure ai ricchi, quando si consideri, con un calcolo moderato, che la nudit del mondo indigente potrebbe essere rivestita con gli ornamenti degli ambiziosi.
Queste rimostranze ebbero l'effetto voluto. Le donne andarono sull'istante, con gran compostezza, a cambiarsi i vestiti; e il giorno dopo ebbi la soddisfazione di trovar le mie figliole intente spontaneamente a tagliare i loro strascichi e farne delle sottovesti, per la domenica, a Dick e a Bill, i due piccini; e, ci che fu ancor pi soddisfacente, gli abiti parvero pi belli per questo raccorciamento.
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CAPITOLO 5.
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Si fa una nuova e grande conoscenza. Riesce generalmente pi nocivo ci in cui poniamo speranze maggiori.
A breve distanza dalla casa, il mio predecessore aveva posto un sedile ombreggiato da una siepe di biancospino e di caprifoglio. Qui, quando il tempo era bello e il nostro lavoro era finito presto, ci sedevamo abitualmente insieme, per goderci un largo panorama nella calma della sera. Qui, anche, si beveva il t, che era per noi diventato bevanda d'eccezione; e poich non lo avevamo che di rado, diffondeva una nuova gioia per esserne fatti i preparativi con non poco daffare e molte cerimonie. In queste occasioni i nostri due piccini ci facevan sempre la lettura, ed erano regolarmente serviti dopo di noi. Qualche volta, per dare un po' di variet ai nostri divertimenti, le ragazze cantavano, accompagnandosi con la chitarra; e mentre facevano cos un concertino, mia moglie ed io si passeggiava gi per la campagna in declivio, che era abbellita dai narcisi e dalla centaurea. Parlavamo, in estasi, dei nostri bambini, e ci godevamo la brezza che ci portava salute e armonia.
In tal modo cominciammo a trovare che ogni situazione nella vita pu portare certi suoi piaceri particolari: ogni mattina ci destava per la consueta fatica, ma ogni sera la ripagava con spensierata allegria.
Una volta, verso i primi dell'autunno, in un giorno di festa, ch'io riserbavo sempre come intervallo di svago dal lavoro, avevo condotta la mia famiglia al nostro solito posto di svago; e le nostre giovani musiciste avevan cominciato il solito concerto. Mentre eravamo cos occupati, vedemmo, a un tratto, un cervo saltare agilmente, a circa venti passi da dove eravamo seduti; e dal suo affanno appariva come fosse inseguito dai cacciatori. Non avemmo molto tempo da pensare alla pena del povero animale, ch'ecco si videro i cani e i cavalieri venir dietro correndo, non molto lontani, per lo stesso sentiero che il cervo aveva preso. Fui subito d'avviso di rientrare in casa con la famiglia; ma la sorpresa e la curiosit o qualche segreto motivo trattenne ferma mia moglie e le mie figliole al loro posto. Il cacciatore che cavalcava innanzi a tutti ci oltrepass di gran carriera, seguito da quattro o cinque altre persone che sembravano aver pari furia. Finalmente un giovane signore dall'apparenza pi elegante degli altri si fece avanti e, guardando per un po', invece di continuare la caccia si ferm, e, dato il cavallo ad un servo che lo seguiva, si avvicin a noi con aria di noncurante superiorit. Sembrava non avesse bisogno di presentazioni, mentre si dirigeva a salutare le mie figliole; ma esse sapevano bene rimettere a posto con uno sguardo l'arroganza. Cos egli fu costretto a lasciarci conoscere che il suo nome era Thornhill, e ch'egli era il proprietario dei beni che si estendevano parecchie miglia intorno a noi. Si avanz quindi novamente a salutare la parte femminile della famiglia, e tale fu il potere della ricchezza e de' begli abiti, che egli non trov una seconda ripulsa. Essendo il suo modo di rivolgersi, sebbene sicuro di s, affabile, divenimmo presto pi familiari; cos che, vedendo posati l vicino degli strumenti musicali, egli chiese il favore di poter ascoltare una canzone. Non approvavo di entrare in relazione con uno di condizione sproporzionata alla nostra, e ammiccai alle mie figliole per prevenire il loro consenso; ma il mio cenno fu annullato da uno della loro madre, cos che esse, con aria allegra, ci fecero sentire una delle pi popolari canzoni del Dryden.
Il signor Thornhill parve divertirsi molto per la scelta del pezzo e per l'esecuzione; e poi prese egli stesso la chitarra. Son come uno qualsiasi; pur tuttavia la mia figliola maggiore ripag l'applauso di lui con calore, e lo assicur che la sua voce era perfino pi forte di quella del maestro di lei. A questo complimento egli fece un inchino, ed essa rispose con una reverenza. Egli lod il suo gusto ed ella ammir la sua intelligenza. La cara madre, ugualmente felice, insisteva perch Sua Signoria passasse in casa ad assaggiare un bicchierino d'uvaspina. L'intera famiglia sembrava desiderare grandemente di fargli piacere; le mie ragazze cercavano d'intrattenerlo con gli argomenti che pensavano pi moderni, mentre Mos, invece, gli volse una o due domande sui classici, per le quali il mio Mos ebbe la soddisfazione d'esser canzonato. I miei piccini non eran meno affaccendati, e stavano affettuosamente attaccati al forestiero. Tutti i miei sforzi potevano a stento trattenere le dita sudice dal toccare e insudiciare la trina dei suoi vestiti, e alzare le risvolte delle tasche per guardare ci che ci fosse dentro. All'avvicinarsi della sera egli si accommiat; ma non prima d'aver chiesto il permesso di rinnovare la visita; al che, essendo egli il proprietario di quelle terre, noi molto prontamente acconsentimmo.
Appena se ne fu andato, mia moglie tenne consiglio sull'avvenimento della giornata. Il suo parere era che fosse stata un'occasione molto fortunata; poich aveva saputo di casi ancor pi strani che eran finiti molto bene. Essa sperava ancora di vedere quel giorno in cui noi avremmo potuto tener alta la testa nella miglior societ, e concluse protestando che non vedeva per qual ragione le due signorine Wrinklers dovessero far dei matrimoni tanto ricchi, e le sue figliole no. Quest'ultimo argomento essendo indirizzato a me, protestai che neppur io potevo vederci alcun perch, e nemmeno perch il signor Simpkins avesse vinto alla lotteria il premio di diecimila sterline, mentre noi eravamo rimasti con un foglio inutile.
Io protesto, Carlo! grid mia moglie; questo  il solito modo col quale scoraggi sempre le nostre figliole e me, appena siamo un po' rianimate. Dimmi, Sofia, cara, che cosa ne pensi della nostra nuova conoscenza? Non ti sembra di carattere simpatico?
Ma s, mamma; immensamente! rispose lei. Penso ch'egli ha molto da dire su tutto, e non si trova mai a corto: pi l'oggetto della conversazione  tenue, e pi egli ha da dire!
S, disse Olivia: come uomo, va abbastanza bene; ma, per parte mia, a me non piace molto, perch  estremamente impudente e tratta troppo familiarmente; con la chitarra, poi, d ai nervi.
Io, dentro di me, interpretai, que' due discorsi, in senso contrario all'apparenza. Mi ero subito accorto che Sofia internamente lo teneva a vile, quanto Olivia lo ammirava in segreto.
Qualunque sia la nostra opinione su lui, figli miei, dissi io, per dir tutta la verit, non mi ha prevenuto in suo favore. Le amicizie sproporzionate vanno sempre a finir male; ed ho pensato, nonostante tutta la sua disinvoltura, che egli sentiva perfettamente la distanza che c' fra noi. Rimaniamo nella compagnia del nostro ceto. Non v' carattere pi disprezzabile di un uomo che va a caccia di doti; e non vedo per qual ragione le donne che vanno a caccia di ricchezza non debbano esser disprezzabili anche loro. Cos, nel migliore dei casi, noi saremmo da biasimare se le sue intenzioni fossero oneste; ma se poi fossero altrimenti!... Mi vengono i brividi soltanto a pensarlo.  vero che non ho nessuna apprensione circa la condotta delle mie figliole; ma mi d pensiero, invece, il carattere di lui.
Avrei continuato, se non fossi stato interrotto dall'arrivo di un servo del Signore, che, coi suoi saluti, mandava una parte della caccia e la promessa di venire a desinare con noi, qualche giorno dopo.
Questo dono, giunto cos a proposito, parl in favor suo pi potentemente di qualunque cosa potessi io dire in contrario. Quindi me ne rimasi zitto; pago dell'aver mostrato il pericolo, e lasciando alla loro discrezione l'evitarlo. La virt che ha bisogno d'esser sempre custodita, non mette conto di vigilarla.
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CAPITOLO 6.
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La felicit di un focolare domestico in campagna.
Visto che la discussione si andava riscaldando un po' troppo, si convenne, per accomodare le cose, che una parte della caccia sarebbe stata cucinata per la cena; e le ragazze si dettero alacremente a prepararla.
Mi dispiace, esclamai, che non abbiamo qualche vicino o qualche ospite per prender parte a questo buon banchetto; festini di questo genere si gustano il doppio in buona compagnia.
Dio mio benedetto! grid mia moglie: ecco il nostro buon amico, il signor Burchell, quello che ha salvata la nostra Sofia, e che ha avuto il sopravvento nella discussione con te!
Confutare me in una controversia, figliola! ribattei io. Ti sbagli; credo che ce ne sian pochi che ce la possan con me! Io non metto in dubbio la tua bravura nel preparare un bel pasticcio d'oca; ma le discussioni ti prego di lasciarle a me! 
Mentre parlavo, il povero signor Burchell entr in casa e fu accolto festosamente dalla famiglia: gli strinsero la mano; e il piccolo Dick gli offerse cerimoniosamente una sedia. Mi faceva piacere l'amicizia del pover'uomo, sia perch sapevo ch'egli gradiva la mia, sia perch sapevo che ci era davvero amico, quanto poteva. Lo conoscevano nel nostro vicinato per un povero signore che, da giovane, non aveva saputo vivere come si conviene: eppure non aveva ora trent'anni! Di tratto in tratto parlava con gran buon senso; ma in generale preferiva la compagnia dei bambini ch'era solito chiamare omettini innocenti. Mi accorsi ch'era di prima forza nel cantar loro delle ballate e raccontare delle novelle: e usciva raramente di casa sua senza qualcosa per loro nelle tasche: un pezzetto di pan pepato o un fischio da un soldo. Veniva generalmente nel nostro borgo per pochi giorni, una volta l'anno, e viveva ospite dei vicini. Si sed a cena con noi, e mia moglie non si mostr avara del suo vino d'uvaspina. Venne la volta dei racconti; egli ci cant vecchie canzoni e raccont ai bambini la storia del daino di Beverland con la storia della paziente Grissel, le avventure di Pelle di gatto, e poi la Pergola della bella Rosamunda. Il cuc del nostro orologio, che sonava le ore, ci avvert, alle undici, ch'era tempo di andare a letto; ma un'imprevista difficolt si present sul come alloggiare l'ospite; tutti i nostri letti erano impegnati, ed era ormai troppo tardi per mandarlo alla locanda pi vicina. In questo frangente il piccolo Dick gli offr la sua parte di letto se il fratello Mos gli avesse permesso di sdraiarsi accanto a lui.
Ed io, esclam Bill, dar la mia parte al signor Burchell, se le mie sorelle mi prenderanno con loro!
Ben fatto, miei buoni bambini, esclamai; l'ospitalit  uno dei primi doveri cristiani. La bestia si ritira nel suo rifugio e l'uccello vola nel suo nido; ma l'uomo che ha bisogno pu trovare rifugio soltanto dal suo simile. Il pi grande pellegrino del mondo fu Colui che venne a salvarlo. Egli non ebbe mai una casa, come se volesse vedere quanta ospitalit fosse rimasta fra noi. Debora, mia cara, dissi a mia moglie, d a questi ragazzi un chicco di zucchero per ciascuno; e che quello di Dick sia il pi grosso, perch il primo a parlare  stato lui!
La mattina presto, chiamai fuori tutta la mia famiglia ad aiutarmi per ricoverare il fieno cresciuto in ritardo; ed avendo offerto il suo aiuto anche il nostro ospite, egli fu accettato nel numero. Le nostre fatiche andavano avanti allegramente; e rivoltavamo l'erba al vento. Io andavo innanzi e gli altri mi tenevano dietro: non potevo pertanto evitare d'osservare l'assiduit del signor Burchell nell'aiutare la mia figliola Sofia nel suo lavoro. Quando aveva finito il mucchio suo, si metteva a lavorare a quello di lei; e incominciavano tra loro una fitta conversazione; ma avevo un'opinione tanto buona dell'intelligenza di Sofia, ed ero tanto convinto della sua ambizione, da restarmene tranquillo, trattandosi d'un uomo privo di mezzi.
Quando, per quel giorno, si fu finito, il signor Burchell fu invitato come la sera prima; ma rifiut perch doveva dormire quella notte da un vicino al cui bambino voleva portare un fischietto. Andato che se ne fu, il discorso, a cena, volse su quel nostro ospite sfortunato.
Che grande esempio, dissi io,  quel pover'uomo, delle miserie che attendono un giovanetto leggiero e stravagante! Egli non manca, senza dubbio, di buon senso; cosa, del resto, che serve solamente a fargli sentire di pi la sua passata pazzia. Povera creatura abbandonata, dove sono ora le conoscenze festose e gli adulatori che una volta egli poteva ispirare e comandare? Forse sono a tener compagnia allo stupido manigoldo che  diventato ricco alle spalle di lui per colpa della prodigalit. Una volta essi lodavano lui, ora fan la corte al manigoldo; le loro ammirazioni per il suo spirito si son ora mutate in sarcasmi sulla sua pazzia; egli  povero, e forse si merita la povert, perch non ha n l'ambizione d'essere indipendente n la capacit di riuscire utile.
Questa osservazione io la feci, spinto forse da qualche segreta ragione, con troppa acrimonia; e la mia Sofia gentilmente mi biasim.
Qualunque sia stata la sua condotta passata, babbo, le sue condizioni presenti lo dovrebbero salvare dalle censure, ora. La sua indigenza presente  una punizione bastevole per la passata pazzia; e ho sentito anche il babbo mio dire che non si deve mai lanciare, senza necessit, un sasso, contro una vittima sulla quale la Provvidenza tien in sospeso il castigo del suo risentimento.
Hai ragione, Sofia, disse mio figlio Mos, ed uno dei classici rappresenta benissimo una condotta cos censurabile, pei tentativi di un villano per iscorticare Marsia, la cui pelle, cos ci dice la favola, era gi stata tirata via da un altro. E poi non so, oltre a tutto il resto, se la posizione di quel pover'uomo sia cos cattiva come il babbo ce la presenta. Non dobbiamo giudicare dei sentimenti altrui da ci che potremmo sentire se fossimo noi al posto degli altri. Per quanto buia sia ai nostri occhi l'abitazione della talpa, pure l'animale stesso trova il suo ricovero illuminato abbastanza; e, per dir la verit, la mente di questo uomo sembra adatta alla sua situazione; perch infatti non ho mai sentito uno pi spiritoso di lui, mentre oggi parlava con te.
Ci fu detto senza la minima insinuazione, ma, nonostante, fece arrossire lei; cosa ch'ella cerc di nascondere con un riso sforzato; assicurandolo che non aveva badato punto a quello ch'egli le diceva, ma che essa credeva ch'egli dovesse essere stato una volta un gran bel gentiluomo. La prontezza con la quale prese a difendere se stessa, e quel suo rossore, erano sintomi che io internamente non approvavo; ma repressi i sospetti.
Poich il giorno dopo aspettavamo il nostro padrone, mia moglie and a preparare il pasticcio di caccia, e Mos si mise a leggere, mentre io facevo lezione ai piccini; le mie figliole parevano ugualmente affaccendate come gli altri; ed io stetti per un bel po' a osservarle mentre cuocevano qualche cosa al fornello. Da principio supposi che stessero aiutando la mamma, ma il piccolo Dick mi inform, con un bisbiglio, che stavan preparandosi una lozione per la faccia. Io detestavo ogni genere di lozioni perch sapevo che, invece di migliorare la carnagione, la sciupano. Quindi avvicinai a un po' per volta la mia sedia al focolare, con furberia; e, prendendo il ferro per attizzare il fuoco, come se ce ne fosse stato bisogno, quasi per disgrazia rovesciai sulla brace tutto l'intruglio; ed era ormai troppo tardi per cominciare a prepararne un altro.
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CAPITOLO 7.
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Un bello spirito cittadino. I pi ottusi possono imparare a esser comici per una notte o due.
Quando venne la mattina nella quale dovevamo ricevere il nostro padrone, vi potete immaginare facilmente a quante provviste si dette fondo per far buona figura! e vi lascio anche pensare se mia moglie e le mie figliole non sfoggiarono in quella occasione quanto avevano di pi sgargiante. Il signor Thornhill venne con una coppia di amici, il suo cappellano e un parassita. Gentilmente ordin ai servi, ch'eran numerosi, di andare alla vicina osteria; ma mia moglie, che aveva il cuore gonfio di gioia, insist per trattenerli tutti, cosa per la quale, tra l'altro, la nostra famiglia pat una certa penuria per tre settimane. Avendoci il signor Burchell accennato, il giorno prima, che il nostro padrone aveva fatto delle proposte di matrimonio alla signorina Wilmot, l'ex fidanzata di mio figlio Giorgio, la cordialit della nostra accoglienza fu, da principio, un po' sforzata; ma il nostro imbarazzo, per questo, svan quando, avendo per caso uno della compagnia fatto il nome di lei, il signor Thornhill osserv, con una bestemmia, che niente gli pareva pi assurdo che chiamare bellezza un tale orrore.
Perch, ch'io diventi brutto, continu, se non trovassi altrettanto piacere nello scegliermi la fidanzata alla luce d'una lampada sotto l'orologio di San Dunstano! Dicendo ci, si mise a ridere, e cos facemmo anche noi: gli scherzi dei ricchi han sempre successo. Anche Olivia non pot trattenersi dal bisbigliare, abbastanza forte da esser sentita, ch'egli aveva una riserva inesauribile di lepidezze.
Dopo desinare, cominciai il mio solito brindisi inneggiando alla Chiesa. Ne fui ringraziato dal cappellano, che asser esser la Chiesa la sola signora de' suoi affetti.
Senti, dicci francamente, Franco, disse il cavaliere con la sua solita giocondit; supponiamo che tu abbia da una parte la Chiesa, signora dei tuoi pensieri, vestita con maniche di tela d'Olanda, e dall'altra la signorina Sofia, senza nessuna tela d'intorno: quale sceglieresti?
Tutte due di sicuro! esclam il cappellano.
Bene, Franco! ribatt il cavaliere, perch, possa andarmi a traverso questo bicchiere se una bella ragazza non vale tutta la razza degli ecclesiastici nel creato! Poich le decime e gli altri imbrogli che altro sono mai se non una imposizione, una maledetta impostura, come io son pronto a provarlo?
Desidererei che lo faceste! esclam mio figlio Mos; e credo, continu, che sarei capace di rispondervi.
Molto bene, signore, rispose il cavaliere che immediatamente fiut uno spasso; e, ammiccando al resto della compagnia perch ci si preparasse al gioco: Se voi desiderate una tranquilla discussione su questo soggetto, io son pronto ad accettare la sfida. E, prima di tutto, volete discutere per analogia o per dialogica?
Io son per discutere razionalmente, ribatt Mos, tutto felice di aver l'occasione di una disputa.
Benissimo! rispose il cavaliere; e per cominciare, non mi negherete che ci che , . Se non mi concedete questo, non posso proseguire.
Ebbene, disse Mos, credo di potervelo concedere e di trarne, anzi, vantaggio.
E spero anche, rispose l'altro, che mi concederete che una parte  meno dell'intero.
Concesso anche questo! disse Mos; non  che giusto e ragionevole.
Spero, disse il cavaliere, che non mi negherete che la somma dei tre angoli di un triangolo  uguale a due angoli retti.
Niente di pi chiaro, rispose l'altro; e guard in giro con la sua solita aria d'importanza.
Benissimo! disse il cavaliere, parlando molto presto: poste cos le premesse, proseguo ad osservare che la concatenazione della propria esistenza procedendo in una reciproca duplice ratio, naturalmente produce un problematico dialogismo che in qualche misura prova che l'essenza della spiritualit pu riferirsi al secondo predicabile.
Ferma, ferma! esclam l'altro. Io lo nego. Credete che mi possa assoggettare cos docilmente a dottrine tanto eterodosse?
Come! ribatt il cavaliere, mostrandosi infuriato: non sottomettervi? Rispondetemi a una semplice domanda: credete che abbia ragione Aristotele quando dice che il relativo implica il concetto di relazione?
Indubbiamente, rispose l'altro.
Se  cos allora, grid il cavaliere, rispondetemi subito a questo dilemma: giudicate l'investigazione analitica della prima parte del mio entimema deficiente secundum quoad, oppure quoad minus? e datemi le vostre ragioni; datemi le vostre ragioni, dico, subito!
Protesto! grid Mos. Non comprendo bene la forza del vostro ragionamento; ma se  ridotto ad una semplice proposizione, mi immagino che allora possa avere una risposta.
Oh, signore! esclam il cavaliere, io sono il vostro umilissimo servitore; m'accorgo che volete che vi fornisca io d'argomenti e anche d'intelletto. No, signore; qui protesto che voi esigente troppo da me! Ci, difatti, fece ridere alle spalle del povero Mos che sedeva, unico viso triste, in un gruppo di facce ridenti; n egli pronunci una sola sillaba di pi, durante l'intera serata.
Ma sebbene tutto questo non mi desse nessun piacere, ci ebbe invece un effetto ben differente su Olivia, che credette spirito ci che non era altro che memoria. Essa pens, quindi, ch'egli fosse un gentiluomo perfetto; e quelli che considerino quali potenti coefficienti per la stima di un carattere sieno un buon aspetto, degli abiti belli e la ricchezza, perdoneranno facilmente a lei. Il signor Thornhill, nonostante la sua vera ignoranza, parlava con facilit; e poteva dilungarsi su comuni soggetti di conversazione con eloquenza. Non  da sorprendere, per ci, che tali qualit vincessero gli affetti di una ragazza la quale per educazione aveva imparato a dar valore alla apparenza personale di s, e per conseguenza ad attribuirle pregio in un'altra persona.
Dopo la sua partenza, si accese da capo una discussione sui meriti del nostro giovane signore. E poich egli dirigeva i suoi sguardi e la sua conversazione ad Olivia, non si dubit pi a lungo ch'ella fosse l'oggetto che lo induceva a venirci a far visita. N lei parve molto dispiacente delle innocenti canzonature del fratello e della sorella in questa occasione. Perfino Debora sembrava partecipare alla gloria della giornata, esultando della vittoria della sua figliola come di una vittoria sua propria.
Ed ora, caro, mi disse, permettimi di affermare, per giustizia, che sono stata io ad istruire le ragazze perch incoraggiassero le attenzioni del nostro padrone. Confesso di aver sempre avuta qualche ambizione; ed ora vedi che avevo ragione io: perch chi sa come andr a finire?
Eh! chi lo sa davvero! risposi io con un gemito. Per parte mia, non son contento; e sarei stato molto pi contento di uno che fosse povero e onesto, che di questo elegantone con tutta la sua ricchezza e tutte le sue intemperanze eterodosse; perch t'assicuro, che se  come lo sospetto, nessun libero pensatore avr mai uno dei miei figlioli.
Certamente, babbo, esclam Mos, siete troppo severo in questo; perch il Cielo non lo giudicher per ci che pensa, ma per ci che fa. Ciascun uomo ha migliaia di pensieri bassi, che gli vengono senza ch'egli possa sopprimerli. Il pensare liberamente della religione pu essere cosa non volontaria, in questo signore; cos, concedendo che le sue credenze sieno erronee, tuttavia, visto che egli  soltanto passivo nel suo assenso, non  da biasimare per i suoi errori pi di quello che sia il governatore di una citt senza mura, costretto ad accogliervi un nemico invasore.
Verissimo, figliolo! diss'io, ma se il governatore  lui che invita il nemico, vien giustamente ritenuto colpevole. E questo  sempre il caso di chi abbraccia l'errore. Il peccato non sta nell'assentire alle prove ch'essi vedono; ma nell'essere ciechi di fronte alle molte prove che si offrono. Cos che, sebbene le nostre opinioni errate siano involontarie quando si formano, pure, essendo noi stati volontariamente corrotti, o troppo negligenti nel formarcele, ci meritiamo la punizione per il nostro peccato, o il disprezzo per la nostra pazzia.
A questo punto mia moglie volle sostenere la conversazione cambiando argomento. Osserv che diversi uomini molto serii, di nostra conoscenza, eran liberi pensatori ed eran riusciti eccellenti mariti; e conosceva inoltre delle ragazze di giudizio che erano state tanto abili da riuscire a convertire i loro sposi.
E chi sa, caro, continu, quel che Olivia  capace di fare? La nostra ragazza ha la lingua sciolta, di qualunque cosa si parli; e, a quanto ne so, ha molta abilit nel discutere.
Ma, cara, che discussioni religiose ha mai letto lei? esclamai. Non mi ricordo di averle mai messo libri tali fra le mani; e in questo, abbi pazienza, esageri i suoi meriti!
No, babbo, non esagera, replic Olivia. Ho lette, invece, molte controversie. E ho lette tutte le dispute tra Thwackum e Square; la discussione fra Robinson Crusoe e il selvaggio Venerd; e ora sto leggendo la controversia nella Corte religiosa.
Benissimo! esclamai, sei proprio una brava ragazza; e mi sembra ormai che tu sia perfettamente indicata per convertire; cos va' ora, e aiuta la mamma a fare il pasticcio d'uvaspina.
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CAPITOLO 8.
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Un amore che promette poco buona fortuna, ma che anche pu produrre assai di bene.
La mattina dopo, avemmo un'altra visita del signor Burchell, sebbene io cominciassi, per parecchie ragioni, a essere un po' seccato di quella assiduit; ma non gli potevo negare la mia compagnia e il mio focolare.  vero che col suo lavoro ripagava ad usura il trattamento, perch lavorava con noi vigorosamente, e, sia nel prato che nel fienile, era sempre avanti a tutti. E poi aveva, ogni volta, qualche cosa di divertente da dire che ci alleggeriva la fatica; e, nel tempo stesso, prendeva cos poco posto, pur essendo cos pieno di buon senso, che, in fondo, io mi ci ero affezionato, ridevo con lui e lo compiangevo. La mia sola contrariet nasceva dall'inclinazione che mostrava verso la mia figliola. Come per scherzo, la chiamava la sua piccola Signora, e quando comperava alle ragazze dei nastri, quelli destinati a lei eran sempre i pi belli. Non so come, sembrava che ogni giorno diventasse pi amabile, che lo spirito gli andasse crescendo e la semplicit assumesse in lui l'aria superiore della saggezza.
La nostra famiglia mangiava sul campo, e noi sedevamo, o piuttosto ci si adagiava intorno a un pasto modesto, con la tovaglia stesa sul fieno, mentre il signor Burchell infondeva allegria nella festa. Ad accrescere la nostra soddisfazione, due merli si rispondevano l'un l'altro da due siepi opposte, il pettirosso addomesticato veniva a beccar le briciole nelle nostre mani, e ogni suono non sembrava altro che l'eco della tranquillit.
Quando mi trovo in questi momenti, disse a un tratto Sofia, mi vien sempre fatto di pensare ai due innamorati descritti cos dolcemente dal signor Gay, che furon colpiti dalla morte mentre stavano abbracciati. C' qualcosa di cos patetico in quella descrizione che l'ho letta un centinaio di volte sempre con una commozione nuova.
A parer mio, disse mio figlio, i pi bei punti di codesta descrizione sono molto inferiori a quelli dell'Aci e Galatea d'Ovidio. Il poeta romano comprende meglio l'uso del "contrasto", e in quella figura, delineata con arte, consiste tutta la forza del patetico.
 notevole, esclam il signor Burchell, che tutt'e due i poeti che avete nominati hanno ugualmente contribuito a introdurre un gusto falso, nelle loro rispettive nazioni, facendo troppo abuso di epiteti nei versi loro. Uomini di poco ingegno riuscirono ad imitarli molto facilmente nei loro difetti; e la poesia inglese, come quella del tardo Impero di Roma, non  oggi altro che una combinazione di immagini lussureggianti, senza intreccio o nesso; una sfilata di aggettivi che armonizzano il suono senza chiarire il senso. Ma forse, Signora, mentre io riprendo gli altri cos, voi troverete giusto ch'io dia loro l'opportunit di rendere la pariglia; e invero ho fatto questa osservazione, soltanto per aver l'opportunit di far sentire alla compagnia una ballata che, quali si siano i suoi altri difetti,  almeno, credo, libera da quelli che ho rammentati.
BALLATA
Vltati, o gentile eremita della valle,
e guida la mia via solitaria
Verso l dove luce rallegra la vallata
con raggio ospitale.
Poich qui desolato e perduto io cammino,
con passi deboli e lenti,
dove solitudini smisurate
sembrano accrescere via via che m'inoltro.
Gurdati, figliuol mio, grida l'eremita,
dal tentare la pericolosa oscurit,
poich l vola l'infedele fantasma
per allettarti verso il tuo fatale destino.
Qui al figlio del bisogno, senza tetto,
la mia porta  ancora dischiusa;
e sebbene la mia porzione sia scarsa,
io la do di buona voglia.
Quindi soffrmati per questa notte e liberamente partecipa
a tutto ci che offre la mia cella:
il mio giaciglio di paglia e la mia tavola frugale,
la mia benedizione e il mio riposo.
Nessun gregge che erri libero per la valle
io condanno alla strage:
ammaestrato da quel Potere che ha piet di me,
imparo ad avere piet di loro.
Ma dal fianco erboso della montagna
traggo un innocente banchetto:
un sacchetto fornito d'erbe e di frutta,
ed acqua di sorgente.
Quindi, o pellegrino, vltati, abbandona le cure tue;
tutte le cure nate dalla terra han torto;
l'uomo non ha bisogno che di poco, quaggi,
n quel poco gli  necessario a lungo.
Soffici, qual discende la rugiada dal cielo,
caddero questi accenti gentili;
il modesto straniero s'inchina profondamente
e lui segue nella cella.
Lontano, in un deserto oscuro,
giaceva la casa solitaria,
rifugio ai poveri vicini
e ai pellegrini sperduti.
Nessuna provvista sotto l'umile tetto di paglia
richiedeva le cure del padrone;
il cancelletto che si apriva con saliscendi
ricev la coppia innocente.
Ed ora, mentre turbe affaccendate si ritiravano
per prendersi il riposo serale,
l'eremita attizz il suo focherello
e rallegr l'ospite pensoso;
e mise in mostra le sue provviste di verdi cibi
e allegramente offriva e sorrideva;
e, maestro nell'arte delle leggendarie canzoni popolari,
inganna le ore lente.
Intorno, partecipe della gioia,
il gattino si prova a' suoi giuochi;
il grillo trilla nel focolare
e le faville volano scoppiettando.
Ma niente poteva riuscire ad incanto
che addolcisse la pena dell'ospite;
poich il dolore gli pesava sul cuore;
e le lacrime cominciarono a scorrere.
L'eremita spiava quel crescente affanno,
sentendosi fraternamente oppresso da pari pena;
finch: Donde mai, giovane infelice, egli disse
provengono i dolori che hai in petto?
Errasti forse, a malincuore,
cacciato via da una sede migliore,
o per dolore di una non ricambiata amicizia,
o per un amore disdegnato?
Ahim, le gioie che porta la fortuna
sono vane e finiscono;
e coloro che apprezzan le cose meschine
sono ancor pi meschini di quelle.
E ch' mai l'amicizia se non un nome,
un incanto che culla per addormentare,
un'ombra che segue la ricchezza e la fama
ma lascia il misero a piangere?
E amore  un suono ancor pi vuoto,
lo scherzo della bellezza che passa,
che in terra non s' visto mai,
o, tutt'al pi,  stato trovato soltanto nel nido della tortora.
Vergogna! giovane innamorato, calma il tuo dolore,
e sprezza il sesso debole! egli disse;
ma, mentre parlava cos, un rossore crescente
tradiva che il suo ospite era stato derelitto in amore.
Sorpreso egli scorge in lui una bellezza nuova,
che presto va crescendo alla vista
come i colori nei cieli mattutini,
tanto vividi quanto fugaci.
Lo sguardo timido e il petto ansante
destano alterni sospetti;
e il bellissimo straniero apparisce alla fine
una fanciulla in tutta la sua bellezza.
Ed, Oh, perdonate uno scortese straniero,
un misero abbandonato! essa esclama
i cui piedi profani si sono cos introdotti
dove siete soltanto voi e il Paradiso.
Ma lasciate che della vostra piet si giovi una fanciulla
cui l'amore ha insegnato a smarrirsi,
che cerca riposo, ma trova disperazione
come compagna della via.
Mio padre viveva presso il Tyne,
ed era un ricco Lord;
tutta la sua ricchezza era ritenuta mia,
poich egli non aveva che me.
Per istrapparmi dalle sue tenere braccia
vennero innumerevoli corteggiatori
che mi vantavano come una bellezza famosa
e n'erano, o fingevan d'essere, innamorati.
Ognora una folla avida di denaro
arrivava con le pi ricche profferte;
e fra gli altri s'inchin il giovane Edvino,
sebbene non parlasse mai d'amore.
Vestito umilmente col pi semplice vestito
ei non aveva ricchezze n potere;
saggezza e valore era tutto ci ch'egli avea,
ma ci era tutto per me.
E quando accanto a me, nella valle
ei cantava canzoni d'amore,
i suoi accenti aggiungevan fragranza alla brezza
e suoni armoniosi al boschetto.
Il fiore che s'apre, la mattina,
le pure rugiade del cielo,
gareggiar non potevano con la purezza sua
cercando d'emularne l'anima.
La rugiada, il fiore sull'albero,
splendono di luce incostante;
il loro splendore era in lui, ma, ohim infelice,
la loro incostanza era in me!
Perch tentai volubile ogni arte
importuna e vana,
e mentre la sua passione mi toccava il cuore,
trionfavo per la pena sua.
Finch del tutto scoraggiato dal mio scherno,
egli mi lasci col mio orgoglio
e cerc in segreto un luogo abbandonato e solitario
dove mor.
Ma mio il dolore, mia la colpa,
e ben la mia vita pagher il fio:
io cercher il deserto ch'egli trov
e mi stender l dov'egli giace.
E l nascosta, sola e disperata,
mi distender a morirvi;
cos per me fece Edvino,
cos far io per lui.
O Cielo, impediscilo! grid l'eremita,
e se la strinse al petto;
la bella si volse stupita, con vivo cruccio;
era Edvino stesso quell'eremita!
Vltati, o mia Angelina sempre cara,
sogno mio, vltati e guarda
il tuo Edvino, il tuo Edvino, s a lungo perduto,
reso all'amore e a te!
Lascia ch'io ti tenga sul cuore
e dimentichi ogni affanno;
e non ci dovremo mai pi, mai pi separare;
non  vero, vita mia, mio tutto?
No, non ci lasceremo mai pi! Da quest'ora
vivremo amandoci di vero amore;
il sospiro che spezzer il tuo cuore fedele
spezzer ancor quello del tuo Edvino.
Mentre si stava leggendo questa ballata, Sofia sembrava approvare con un'aria di tenerezza profonda. Ma la nostra tranquillit fu tosto disturbata da un colpo di fucile sparato vicinissimo a noi; e subito dopo, si vide un uomo irrompere fuor dalla siepe per raccogliere la selvaggina uccisa. Questo cacciatore era il cappellano del signorotto; ed aveva colpito uno dei merli che ci avevano cos piacevolmente divertiti col loro canto. Un colpo forte e vicino a quel modo aveva fatto sussultare le mie figliole; ed io m'accorsi che Sofia, in quell'attimo di spavento, s'era gettata, come per esser protetta, tra le braccia del signor Burchell. Il cappellano si accost, e ci chiese scusa dell'averci disturbati, affermando ch'egli ignorava che fossimo tanto vicini. Poi si sed accanto alla mia figliola minore e, da vero cacciatore, le offerse ci che aveva ucciso quella mattina. Stava ella per rifiutare, ma un'occhiata furtiva di sua madre l'indusse a correggersi subito del suo sbaglio, e ad accettare il dono, sebbene a malincuore. Mia moglie, al solito, mostr il suo orgoglio, osservando, con un bisbiglio, che Sofia aveva fatta la conquista del cappellano, come sua sorella aveva fatta quella del cavaliere. Io, meglio, sospettai, nondimeno, che gli affetti di lei fossero posti su un altro. L'ambasciata del cappellano era che il signor Thornhill aveva preparato musica e rinfreschi, e intendeva offrire quella sera alle signorine un ballo al lume di luna, sul prato dinanzi alla porta nostra. Non posso negare, continu egli, che ho un certo interesse ad essere il primo a portar quest'ambasciata, poich m'aspetto, in ricompensa, di aver l'onore d'essere accettato come cavaliere dalla signorina Sofia.
La mia figliola rispose che non ci avrebbe avuto difficolt, se avesse potuto:
Ma qui, continu guardando verso il signor Burchell, c' un signore che  stato il mio compagno nei lavori della giornata, ed  giusto ch'egli debba partecipare ai divertimenti.
Il signor Burchell la ringrazi di tale profferta; per altro, rifiut in favore del cappellano, perch quella sera aveva da andare cinque miglia lontano, essendo stato invitato ad una cena per festeggiare il raccolto. Il suo rifiuto mi parve un po' strano. N potevo comprendere come una ragazza giudiziosa, quale era la mia minore, potesse preferire, cos, un uomo spiantato ad uno il cui avvenire prometteva molto di pi. Del resto,  vero che, mentre gli uomini sono pi pronti nel distinguere i meriti delle donne, le signore si formano spesso su noi dei giudizi pi giusti. Sembra che i due sessi si stiano a spiare scambievolmente, e siano forniti di abilit differenti per la mutua investigazione.
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CAPITOLO 9.
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Vengono introdotte due dame molto distinte. L'eleganza raffinata sembra che conferisca un'educazione raffinata.
Il signor Burchell si era appena accommiatato, e Sofia aveva acconsentito a ballare col cappellano, quando ecco di corsa i miei piccini ad avvertirci che era arrivato il cavaliere con una numerosa comitiva. Tornati verso casa, trovammo il nostro signorotto con due gentiluomini di minor conto, e due giovani signore riccamente vestite, ch'egli present come signore di gran distinzione, alla moda, che venivano dalla citt. Ci capit di non aver seggiole bastanti per tutta la comitiva; ma il signor Thornhill propose subito che ciascun cavaliere si sedesse sulle ginocchia della sua dama. A questo m'opposi io risolutamente, nonostante un'occhiata di mia moglie che mi disapprovava. Si mand quindi Mos a chiedere due seggiole in prestito; e poich mancavan dame da formar coppie per la contraddanza, i due signori andaron con lui in cerca di una coppia di ballerine. Seggiole e ballerine furon presto trovate; e quei signori tornarono con le rosee figlie del nostro vicino Flamborough, tutte orgogliose per i gran fiocchi grossi che avevano in testa. Ma non si era riflettuto a una circostanza sfortunata; sebbene le signorine Flamborough fossero stimate le pi brave ballerine della parrocchia e conoscessero perfettamente la giga e il trescone, ignoravano la contraddanza. Questo c'imbarazz da principio; un po' spinte e un po' trascinate, alla fine se la cavarono allegramente. La nostra orchestra era composta di due violini, una zampogna e un cembalo. La luna splendeva; il signor Thornhill e la mia figliola maggiore dirigevano il ballo con gran diletto degli spettatori; perch i vicini, avendo sentito parlare di questa festicciola improvvisata, eran accorsi a frotte per vedere. Mia figlia si moveva con tanta grazia e vivacit, che mia moglie non pot trattenersi dal manifestare l'orgoglio del cuor suo, assicurandomi che, sebbene la bambina danzasse con tanta bravura, tutti i passi erano stati rubati a lei stessa. Le signore venute di citt si sforzaron molto per mostrarsi non meno agili, ma senza successo. Parevan che notassero per l'aria, si agitavano, languivano, salterellavano; ma tutto era inutile. Certo gli spettatori si divertivano a quella vista; ma il vicino Flamborough osserv che i piedini della signorina Olivietta seguivan la musica come un'eco. Dopo un'ora o due di ballo, le due signore, temendo di raffreddarsi, si mossero per interrompere la danza. E mi parve che una di loro si esprimesse, a quel proposito, in modo assai rozzo, osservando che, con un ballo cos mosso, putiva dal gran sudare che aveva fatto. Tornati a casa, trovammo una cena fredda preparata molto bene: l'aveva fatta portare il signor Thornhill. Qui la conversazione proced pi riservata di poco prima. Le due signore trascurarono le mie figliole, lasciandole da parte; e non vollero discorrere d'altro che della vita dell'alta societ e di persone dell'aristocrazia; con altre sciocchezze di moda, come pitture, buon gusto, Shakespeare e cassette armoniche.  vero che, una volta o due, ci fecero rimanete parecchio male, lasciandosi sfuggire delle bestemmie; ma ci mi parve il segno pi sicuro della loro distinzione (sebbene abbia poi saputo che il bestemmiare  invece proprio fuori di moda). La loro eleganza, comunque sia, gettava un velo sopra ogni rozzezza del loro conversare. Le mie figliole pareva che guardassero con invidia la superiorit delle loro maniere; e i difetti furono attribuiti a un'educazione d'alto stile. La facilit di modi che avevano quelle signore, era poi anche superiore alle loro altre belle qualit. Una di loro osserv che, se la signorina Olivia avesse veduto un po' pi di mondo, ci avrebbe guadagnato moltissimo; ed a ci l'altra aggiunse che un inverno solo in citt avrebbe fatto della sua piccola Sofia tutta un'altra cosa. Mia moglie conveniva calorosamente con entrambe, soggiungendo che non c'era cosa che essa desiderasse pi ardentemente che dare alle sue figliole la rifinitura, fosse pure di un inverno solo. Allora non potei trattenermi dall'osservare che la loro educazione era gi superiore ai loro mezzi; e che una raffinatezza maggiore avrebbe servito soltanto a renderne ridicola la povert, e a far venir loro il desiderio di piaceri che non avevano alcun diritto di soddisfare.
E quali piaceri, esclam il signor Thornhill, non si meritano esse, che ne han tanti da concedere? Per parte mia, continu, la mia ricchezza  abbastanza grande; le mie massime sono: amore, libert e piacere; ma, ch'io sia maledetto, se la met del mio patrimonio potesse dar gioia alla mia amabile Olivia, sarebbe sua! e l'unico favore, che chiederei in cambio, sarebbe di poter aggiungere al dono anche me stesso.
Non ero cos estraneo al mondo da ignorare che questo era un modo ipocrita di parlare per mascherare l'insolenza della pi vile proposta; ma feci forza a me stesso e dominai il risentimento.
Signore, dissi, la famiglia che accondiscendete ad onorare della vostra compagnia  stata educata ad un alto senso dell'onore, come voi. Qualsiasi tentativo di ferirlo potrebbe andare incontro a conseguenze pericolose. L'onore, cavaliere,  ormai il nostro unico bene, e di questo tesoro che ci resta dobbiamo avere una gran cura.
Mi rammaricai, quasi, del calore col quale avevo pronunciate queste parole; perch il giovane signore, afferratami la mano, giur che apprezzava l'animo mio, sebbene respingesse i miei sospetti.
Protesto, continu, che niente m'era pi lontano dal cuore di un pensiero simile. No, per tutte le tentazioni di questo mondo, la virt che richiede un assedio in piena regola non  mai stata di mio gusto; infatti tutti i miei amori si sono svolti in un coup de main.
Le due signore, che fingevano d'ignorare il resto, parvero molto seccate da quest'ultima libert di linguaggio, e cominciarono un dialogo molto serio e discreto sulla virt: e vi prendemmo subito parte mia moglie, il cappellano ed io; e il signorotto stesso fu alla fine ridotto a confessare un senso di rincrescimento per i suoi eccessi passati. Parlammo dei piaceri della temperanza, e della luce ch' nell'anima non offuscata dal peccato. Fui cos contento, che i miei piccini furono mandati a letto un po' pi tardi del solito, perch cos venissero edificati da una conversazione buona. Il signor Thornhill super perfino me, domandandomi se avrei avuto niente in contrario a che dicessimo delle preghiere. Accettai con gioia la proposta; e cos tutta la serata pass nel modo migliore, sin che alla fine la compagnia cominci a pensare di tornarsene alle proprie case. Le signore parvero molto dispiacenti di separarsi dalle mie figliole, per le quali mostravano ora una simpatia speciale; ed entrambe mi chiesero il favore che le lasciassi andare a trovarle alle case loro. Il cavaliere insist che ci fosse concesso; mia moglie aggiunse le sue proprie insistenze; e le ragazze mi esprimevano anch'esse con gli occhi un vivo desiderio di accettare. Imbarazzato, cercai da principio due o tre scuse, che le ragazze prontamente rimossero; cos che, alla fine, fui costretto ad un rifiuto aperto; pel quale, il giorno dopo, ebbi occhiate imbronciate e risposte un po' secche.
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CAPITOLO 10.
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La famiglia cerca di gareggiare con chi  da pi. Le miserie dei poveri si palesano quando essi vogliono apparire da pi di quel che sono.
Cominciai allora ad accorgermi che tutte le mie lunghe e faticose prediche sulla temperanza, sulla semplicit e sulla rassegnazione, eran state fiato sprecato. Le cortesie usateci in quei giorni da chi era da pi di noi avevan destato quell'orgoglio che mi era riuscito, s, di sopire, ma di spegnerlo no. Cominciarono a riapparire le lozioni per il collo e per la faccia. Fuori si temeva il sole come un nemico della pelle, e in casa il fuoco come la rovina della bella carnagione. Mia moglie osserv che l'alzarsi troppo presto sciupava gli occhi delle figliole, che il lavorare dopo mangiato faceva loro diventare rosso il naso, e mi convinse che le mani non eran mai bianche come quando non avevan fatto nulla. Quindi, invece di finir le camicie di Giorgio, si vedevano ora tutte affaccendate a rimettere a nuovo i vecchi vestiti di velo, e a ricamare. Le povere signorine Flamborough, le loro allegre compagne di prima, furono abbandonate, come conoscenze troppo meschine; e la conversazione si aggirava sempre su l'aristocrazia e la compagnia dei gran signori, nonch su quadri, sul buon gusto, sul Shakespeare, sulle cassette armoniche.
Ma si sarebbe ancora potuto sopportare tutto ci, se una zingara, di quelle che predicono l'avvenire, non fosse venuta ad innalzarci pi su del settimo cielo. La bruna Sibilla era appena comparsa, che subito le mie figliole corsero a chiedermi ciascuna uno scellino, per farle una croce sulla mano con quella moneta. A dir la verit, ero stanco d'essere un uomo sempre troppo saggio, e non potei fare a meno di acconsentire alla loro richiesta, perch era per me una gran gioia il vederle felici. Detti a ciascuna di loro uno scellino, sebbene, per l'onore della famiglia, debba dire che esse non andavan mai fuori senza denaro, poich mia moglie aveva dato loro generosamente una ghinea per una, con la severa ingiunzione, per, di non spicciolarla mai. Dopo essere state rinchiuse con l'astrologa per un bel po' di tempo, capii dalle loro facce non appena vennero fuori, che era stato predetto loro qualcosa di grande.
Ebbene, figliole mie, come  andata? Di' un po', Olivietta, la zingara t'ha dato almeno pel valore di un soldo?
Protesto, babbo! dice la ragazza, deve essere davvero in relazione con Qualcuno che non pensa che al male (il Diavolo), perch mi ha dichiarato in modo sicuro che sposer un cavaliere, fra meno di un anno!
Bene! e a te, Sofia, bambina mia, che genere di marito capiter?
Babbo mio, rispose, dovr sposare nientemeno che un Lord, poco dopo il matrimonio di mia sorella col suo cavaliere.
Come! esclamai,  tutto qui quel che avete potuto ottenere coi vostri due scellini? Soltanto un Lord e un Cavaliere, per due scellini! Belle matte! Io avrei potuto promettervi un principe e un nababbo per la met di quel danaro!
Purtroppo questa loro curiosit ebbe conseguenze molto gravi; cominciammo a crederci destinati dalle stelle a qualcosa di superiore, e gi si facevan disegni sulla nostra grandezza futura.
Migliaia di volte  stato osservato, ed io debbo notarlo una volta di pi, che le ore trascorse in sogni su l'avvenire sono pi felici di quelle nelle quali si gode la fortuna raggiunta. Nel primo caso cuciniamo il piatto, come vogliono il nostro gusto e il nostro appetito; nel secondo,  la natura che lo cucina per noi. Impossibile riferire quella serie di sogni dilettevoli che evocavamo a deliziarci: ci si sentiva tornati alla buona fortuna, e, da che tutta la parrocchia asseriva che il cavaliere era innamorato della mia figliola, anch'essa era ormai innamorata di lui; perch tutti la persuadevano a quell'amore. In questo piacevole intervallo, mia moglie fece i sogni pi beati e si prese la cura di raccontarceli ogni mattina, con gran solennit e per filo e per segno. Una notte sogn una bara con ossa da morto incrociate, prognostico di prossimo matrimonio; un'altra volta sogn che le tasche della sua figliola eran piene di soldi, prognostico certo che sarebbero presto zeppe d'oro. Anche le ragazze avevano i loro prognostici. Si sentivano dare strani baci sulle labbra, vedevano anelli nella candela; le fiamme del fuoco si arrotondavano in forma di borse, e bei "nodi d'amore" si celavano nel fondo a ogni tazza di t.
Verso la fine della settimana ricevemmo un biglietto da quelle signore cittadine, in cui, mandandoci tanti saluti, dicevano che speravano vedere l'intiera famiglia in chiesa, domenica prossima. Tutta la mattina del sabato potei vedere, perci, mia moglie e le figliole in stretto colloquio fra loro, mentre di tanto in tanto lanciavan verso me occhiate che tradivano qualche segreta congiura. Per esser sincero, avevo un gran sospetto che stessero preparando chi sa che assurdit per apparire il giorno dopo in pompa magna. La sera cominciarono regolarmente le operazioni d'assedio, e moglie s'incaric di dirigerle. Dopo il t, quando parevo di buon umore, cominci:
Carlo, amor mio, mi figuro che domani avremo in chiesa una buona compagnia.
Pu darsi, cara, le risposi, ma non ve ne dovete dar pensiero; avrete il vostro sermone tanto se ci sar la buona compagnia, come se non ci sar.
Lo credo anch'io!seguit lei, ma penso, caro, che dovremmo andarci col maggior decoro possibile, perch chi lo sa che cosa pu avvenire?
Le vostre precauzioni son molto lodevoli. Un portamento e un abito decente in chiesa  proprio quel che piace a me. L si dovrebbe essere devoti ed umili, allegri e sereni.
S, disse lei, questo lo so; ma voglio dire che ci dovremmo andar meglio che sia possibile; non proprio come gli straccioni intorno a noi!
Hai proprio ragione, cara, le risposi, e stavo proprio per fare io la stessa proposta. Il modo veramente conveniente di andare in chiesa  di andarci il pi presto possibile, per aver tempo di meditare prima che comincino le funzioni.
Auff, Carlo! m'interruppe lei, tutto questo  verissimo, ma non  quello che volevo dire io. Voglio dire che si dovrebbe andarci con un po' pi d'eleganza. Sai benissimo che la chiesa  distante due miglia; e dico francamente che non mi piace di veder le mie figliole arrivare tutte affannate al banco in chiesa, rosse per la lunga strada, come due vincitrici d'un palio. Ora, mio caro, ecco quel che propongo io. Ci sono i nostri due cavalli di fatica: il cavallino che abbiamo da nove anni, e il suo compagno, il Moro, che in questo mese non ha fatto proprio nulla. Son diventati tutt'e due grassi e pigri. Perch non dovrebbero far qualche cosa anche loro, come noi? E, quando Mos li abbia un po' raggiustati, credi a me, faranno una discreta figura.
A questa proposta obiettai che andare a piedi sarebbe stato molto pi decoroso che andarci con dei cavalli cos meschini, perch il Moro era mezzo cieco e il cavallino senza coda, e non erano mai stati abituati alle redini, e di vizii, ne avevano almeno un centinaio; e inoltre non avevamo in tutta la casa che una sella da uomo e una da donna. Tutte queste osservazioni furon per vittoriosamente confutate, e dovetti finire con l'acconsentire. La mattina dopo, le vidi non poco affaccendate a mettere insieme tutto il materiale che poteva esser necessario alla spedizione; ma, riflettendo che ci sarebbe voluto parecchio tempo, mi avviai prima a piedi, da me solo, verso la chiesa; e le donne mi promisero che mi avrebbero tenuto dietro presto. Quasi per un'ora aspettai al leggo che arrivassero; poi vedendo che non arrivavano quando m'ero immaginato io, fui costretto a cominciare e a terminare l'uffizio divino, non senza provare una certa ansiet per quel ritardo. L'ansiet mi and aumentando quando tutto fu finito senza che la famiglia si fosse vista ancora. Quindi tornai verso casa per la via maestra, che era lunga cinque miglia mentre la scorciatoia era di due miglia sole; e quando fui quasi a mezza strada da casa, finalmente vidi venire, come una processione, pian piano verso la chiesa, mio figlio, mia moglie, e i due piccini su un cavallo, e le mie due figliole sull'altro. Chiesi subito il perch del ritardo, ma non tardai a leggere nei loro sguardi, che avevano avuto, strada facendo, un migliaio di disgrazie. Prima, i cavalli s'eran rifiutati di muoversi, finch il signor Burchell non era stato tanto gentile da picchiarli col suo bastone in modo da farli andare avanti per circa duecento metri. Poi, le cinghie della sella di mia moglie si erano rotte, ed essi avevan dovuto fermarsi a raccomodarle, per poter proseguire. Poi, uno dei cavalli s'era ficcato in testa di star fermo, e n incitamenti n botte eran valsi a farlo andar avanti. Erano appena usciti da quella triste situazione, quando li avevo trovati io; ma vedendoli sani e salvi, debbo riconoscere che la loro umiliazione non mi dispiacque troppo, perch ci mi avrebbe dato molte occasioni a futuri trionfi, e avrebbe insegnato alle mie figliole un po' pi di umilt.
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CAPITOLO 11.
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La famiglia delibera di tenere ancora alta la testa.
Il giorno dopo, ch'era San Michele, fummo invitati ad abbrustolire le nocciole e a divertirci giocando e scherzando, dal nostro vicino Flamborough. Le nostre recenti umiliazioni ci avevano un po' mortificati; altrimenti, con ogni probabilit avremmo rifiutato un po' altezzosamente un simile invito; a ogni modo, accettammo di passare in allegria la serata. L'oca e i budini del nostro buon vicino eran magnifici, e anche il sidro fu trovato eccellente da mia moglie, che se ne intendeva.  vero che la maniera con cui il vicino raccontava non era delle migliori, e che le sue storie andavan troppo per le lunghe ed eran noiose, e in tutte non faceva che parlare di se stesso, e ci avevamo gi riso almeno dieci volte; ma fummo tanto gentili da riderci sopra anche quella volta.
Al signor Burchell, ch'era fra gli invitati, piaceva sempre l'assistere a divertimenti cos innocenti, e far giocare i ragazzi e le ragazze a mosca cieca. Anche mia moglie si lasci persuadere a prender parte nel gioco, e a me non dispiacque il pensare che dunque non era ancora troppo vecchia. Intanto io e il mio vicino si stava a vedere, e si rideva a ogni scherzo, esaltando la nostra agilit di quando s'era giovani. Si gioc poi alla chiocciola calda; poi a domande e risposte; e alla fine si misero tutti a sedere per la caccia alla pianella. Poich non tutti sono obbligati a conoscere quel gioco ch' primitivo, sar bene spiegare che i giocatori si mettono in circolo seduti per terra, tutti, meno uno che sta in piedi l in mezzo, e questi deve acchiappare la scarpa che gli altri gettan di qua e di l, sotto le gambe, dall'uno all'altro, quasi come va la spola del tessitore. Essendo impossibile in questo caso, per la signora ch' in piedi, di tener fronte a tutta la compagnia nel tempo stesso, la gran bellezza del gioco sta nel darle un colpo col tacco della scarpa su quella parte ch' meno atta a difendersi. Cos and che la mia figliola maggiore fu circondata e battuta di qua e di l; e tutta rossa e animata gridava che facessero il gioco correttamente, con una voce che avrebbe assordito un cantastorie, quando, oh confusione! chi mai entr nella stanza se non le nostre due grandi conoscenze cittadine, Lady Blarney e Miss Carolina Wilhelmina Amelia Skeggs! La descrizione sarebbe insufficiente, e per rinunzio a descrivere questa nuova umiliazione. Per la Morte! Esser trovati in atteggiamenti cos volgari da signore tanto distinte! Gi, niente di meglio poteva uscir fuori da un gioco cos triviale come era quello proposto dal signor Flamborough. Per un momento ci parve d'esser appiccicati al suolo come se davvero si fosse rimasti di sasso per lo stupore. Le due signore eran state a casa nostra, e trovando ch'eravamo usciti ci avevan raggiunti l, perch erano ansiose di sapere quale incidente avesse impedito alla mia famiglia di andare in chiesa il giorno prima. Olivia pens lei a dar la spiegazione sommariamente, limitandosi a dire:
Siamo state gettate gi dai nostri cavalli.
Alla qual notizia le signore si mostraron molto dispiacenti; ma quando fu detto che nessuno della famiglia s'era fatto male, si mostraron proprio contente; informate poi che lo spavento era stato grande, si mostraron da capo addoloratissime; sentendo per che avevamo passata benissimo la notte, si mostraron novamente contentissime. Niente poteva superare la loro cortesia verso le mie figliole; e se le loro dimostrazioni di simpatia, alla fine della prima serata che s'eran conosciute, erano state calde, ora erano poi addirittura ardenti. Dichiararono che avevano il desiderio di stringersi con noi in amicizia durevole; Lady Blarney era particolarmente attaccata ad Olivia; Miss Carolina Guglielmina Amelia Skeggs (mi piace darne il nome intero) fu presa da una simpatia maggiore per la sua sorella. Sostennero fra di loro la conversazione, mentre le mie figliole sedevano in silenzio ad ammirare quella educazione perfetta. Ma poich ogni lettore, per misero che sia, si diverte ad ascoltare i dialoghi dell'alta societ con aneddoti di Lords, di Ladies e di Cavalieri della Giarrettiera, debbo chiedervi il permesso di fargli sentir la fine di quella conversazione.
Tutto ci che so di quest'affare, disse Miss Skeggs,  che pu esser vero come pu non esser vero; ma posso assicurare a Vossignoria che tutti, l sul posto, ne rimasero stupiti; Sua Signoria divent di tutti i colori; Mylady cadde in deliquio; ma Sir Tomkyn, sguainata la spada, giur di esser suo fino all'ultima goccia di sangue.
Bene! rispose la nostra Nobildonna, questo posso dir io: che la Duchessa non m'ha fatto mai parola di tutto ci: eppure credo che Sua Grazia non abbia con me segreti. Quello di cui potete esser sicura, come di fatto veramente accaduto,  che, la mattina dopo, il duca grid forte, tre volte, al suo cameriere: "Jernigan, Jernigan, Jernigan, portatemi le mie giarrettiere!"
Ma prima avrei dovuto accennare allo scortesissimo contegno del signor Burchell, che, durante questo discorso, rimase seduto con la faccia verso il fuoco, e che alla fine di ogni racconto esclamava forte: "Frottole!", espressione che faceva dispiacere a tutti noi, e che, in un certo qual modo, depresse il crescente spirito della conversazione.
Inoltre, mia cara Skeggs, continu la nostra Nobildonna, non c' niente di tutto ci nei versi che il dottor Burdock ha fatto in quest'occasione.
Frottole!
Me ne meraviglio, disse Miss Skeggs, perch difficilmente si dimentica di qualche cosa, visto che scrive soltanto per suo piacere. Ma Vossignoria pu favorirmeli, permettendomi di darvi un'occhiata?
Frottole!
Cara creatura, rispose la nostra Nobildonna, credete che mi porti dietro certe cose? Sebbene quei versi siano bellissimi, di sicuro, ed io me ne ritengo buon giudice; almeno, so ci che mi piace. Veramente sono sempre stata un'ammiratrice dei componimenti del dottor Burdock; infatti, se si eccettua ci che fanno lui e la nostra cara Contessa di Hannover Square, non esce pi niente, se non intorno a ci che di pi basso ha la natura; non esce il minimo lavoro sulla vita signorile.
Frottole!
Vossignoria vorr fare eccezione, dice l'altra, per ci che compare, di voi stessa, nella Rivista delle dame. Spero che almeno l non troverete niente di vita volgare, non  vero? Ma ho paura che forse non avremo pi niente da quella parte.
Frottole!
Ma, mia cara, risponde la Lady, sapete bene che la mia lettrice e dama di compagnia mi ha lasciata per isposare il capitano Roach, e, visto che i miei poveri occhi non mi permettono di scrivere da me, ho cercato per qualche tempo di trovarne un'altra. Una persona adatta non  facile trovarla, e trenta sterline all'anno sono uno stipendio certamente un po' piccolo per una ragazza bene allevata, di buon carattere, che sappia leggere, scrivere, e come comportarsi in societ. Perch le ragazzucce di citt non si pu proprio vedersele intorno.
Frottole!
Lo so per esperienza, disse Miss Skeggs, perch delle tre dame di compagnia che ho avute in questi ultimi sei mesi, una rifiut di far lavori d'ago un'ora al giorno, un'altra pensava che venticinque ghinee all'anno fossero un salario troppo basso, e la terza sono stata obbligata io a licenziarla perch sospettavo un intrigo fra lei e il cappellano. La virt, cara Lady Blarney, la virt non  mai stimata abbastanza; ma dove si pu trovarla, la virt?
Frottole!
Mia moglie ch'era stata tutt'orecchi a sentir questo dialogo, fu colpita specialmente dall'ultima parte. Trenta sterline e venticinque ghinee all'anno faceva cinquantasei sterline e cinque scellini in buona moneta inglese; una bella offerta, che facilmente si poteva assicurare alla famiglia. Mi studi dunque per un momento la faccia, cercandovi una tacita approvazione; e, a dire il vero, ero anch'io dell'idea che due posti simili sarebbero andati benissimo per le nostre due figliole. Se poi il cavaliere avesse avuto veramente un affetto sincero per la mia figliola maggiore, quello era il modo di farle avere un'educazione di societ da renderla in tutto e per tutto degna della sua fortuna. Mia moglie, figuriamoci se non si risolse l per l di non lasciarsi scappare per timidezza la bella occasione: e parl subito a nome di tutta la famiglia.
Spero, esclam, che le lor Signorie vorran perdonarmi la presunzione.  vero che non abbiamo nessun diritto di pretendere certi favori, ma  naturale, d'altronde, ch'io desideri far strada nel mondo a' miei figlioli. E ho, lo ripeto, la presunzione di poter affermare che le mie figliole hanno avuta un'educazione abbastanza buona, e che son capaci, o almeno qui in paese non ce ne sono delle meglio! Sanno leggere, scrivere e far di conto; sanno far lavori con l'ago; ricamano a punto lanciato, a punto in croce, e fanno ogni genere di quei lavori; sanno tagliare, imbastire, far guarnizioni di merletti; e conoscono anche un po' la musica; san far da s dei vestiti semplici, e sanno lavorare sul canovaccio; e la mia maggiore  brava anche a fare tanti bei lavorini di carta, e la minore sa predire in bella maniera l'avvenire con le carte.
Frottole!
Quand'essa ebbe finito un s bello squarcio di eloquenza, le due signore stettero a guardarsi per un po' in silenzio, con un'aria di dubbio e d'importanza. Finalmente miss Carolina Guglielmina Amelia Skeggs condiscese ad osservare che le signorine, per l'opinione che se n'era potuta fare lei con una conoscenza cos breve, sembravano, infatti, molto adatte a quella specie d'impieghi.
Ma una cosa di questo genere, signora, disse rivolta a mia moglie, richiede un serio esame dei caratteri e una pi compiuta conoscenza reciproca. Non che io sospetti menomamente la virt delle signorine e la loro prudenza e la loro discrezione; ma c' una formalit in queste cose, signora; c' una formalit.
Mia moglie approv molto questi scrupoli, osservando ch'era tanto scrupolosa anche lei; e soggiunse che per le informazioni si rivolgesse pure a tutti i nostri vicini. Ci la Nobildonna rifiut, dicendo ch'era inutile, e affermando che una raccomandazione di suo cugino Thornhill sarebbe stata pi che sufficiente; e su quella raccomandazione si fond il nostro desiderio.
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CAPITOLO 12.
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Sembra che la Fortuna si ostini a voler umiliare la famiglia di Wakefield. Le mortificazioni sono spesso pi dolorose delle sciagure vere.
Tornati a casa, si pass la notte a fantasticare sopra le nostre sorti future. Debora mostr una gran sagacia cercando d'indovinare quale delle due ragazze si sarebbe presa con maggior probabilit il posto migliore, ed avrebbe cos potuto pi facilmente entrare nell'alta societ. L'unico mezzo per esser preferiti era d'ottenere la raccomandazione del cavaliere; ma egli ci aveva gi dimostrato troppe volte la sua amicizia per poterne ora dubitare. Perfino a letto mia moglie continuava sul tema solito:
In fede mia, Carlo mio caro, a dirla fra noi, mi pare che oggi sia stata per noi un'eccellente giornata!
Non c' male! risposi, non sapendo che dire.
Come? soltanto non c' male? ribatt lei; a me pare che vada molto bene! Pensa se le ragazze facessero qualche conoscenza di quelle fini, in citt! Di questo ne son sicura, che Londra  il solo posto per trovarvi ogni genere di mariti. Per di pi, caro, succedono ogni giorno le cose pi impensate; e se delle signore distinte son cos innamorate delle mie figliole, come non se n'innamoreranno gli uomini d'alta condizione? Entre nous, mi piace immensamente Lady Blarney:  cos gentile! Ma anche Miss Carolina Guglielmina Amelia Skeggs m'ha preso il cuore. A ogni modo; quando han cominciato a parlare dei posti in citt, hai tu visto come ho saputo coglier la palla al balzo? Non ti pare, caro, che ho fatto cos del mio meglio per le figliole?
S, risposi, non sapendo per ancora bene che cosa pensare dell'accaduto. Che il Cielo ci conceda davvero che tutt'e due stian meglio, fra tre mesi!
Questa era una di quelle osservazioni che io facevo generalmente per impressionare mia moglie, dandole una certa idea della mia saggezza; perch, se le ragazze riuscivano, era allora un pio desiderio soddisfatto; ma, se qualcosa andava male, allora si sarebbe potuta prenderla come una mia profezia. Tutta questa conversazione era per soltanto preparatoria per un altro disegno che temevo di sentire espresso. Si sarebbe trattato, poich ora si voleva tener la testa un po' pi alta, di trovar giusto che si vendesse il cavallino, diventato vecchio, a una fiera vicina, e comprare un cavallo da sella che portasse una o due persone, al bisogno, e si potesse cos fare una discreta figura andando alla chiesa o a qualche visita. Da principio mi opposi a quell'idea con tutte le forze; ma con altrettanta forza fu difesa. Finch, appena cominciai a cedere un po', la mia antagonista raddoppi gli assalti; e finalmente fu risoluto di separarcene.
La fiera era il giorno dopo, e intendevo di andarci io stesso; ma mia moglie riusc a persuadermi ch'ero infreddato, e niente pot convincerla a lasciarmi uscire di casa.
No, caro, disse, il nostro Mos  un figliolo avveduto e pu ormai comprare e vendere vantaggiosamente; tutte le nostre compre recenti le ha fatte lui. Non molla, lui; la tira in lungo, stanca chi contratta con lui, finch non riesce a ottenere un prezzo buono!
Siccome stimavo davvero che il mio figliolo fosse serio e che se la cavasse discretamente, finii con l'affidare a lui l'incarico; e avevo abbastanza fiducia. La mattina dopo, scorsi le sue sorelle tutte affaccendate ad aiutarlo nei preparativi per andare alla fiera; lo pettinavano, gli lustravano le fibbie e gli appuntavano il cappello con gli spilli per rialzarne la tesa da una parte. Terminata la pulizia e gli abbellimenti, si ebbe la soddisfazione di vederlo montato sul cavallino, con una scatola di latta dinanzi a s per metterci dentro certe droghe che doveva portare a casa. Aveva addosso un vestito di quella stoffa chiamata "tono e lampo", che, sebbene fosse diventato un po' troppo corto per lui, era ancor troppo buono per buttarlo via. La sottoveste era verde pavone; le sorelle gli avevan legato i capelli con un bel nastro nero. Lo seguimmo tutti per qualche passo fuor della porta; gridandogli dietro: "Buona fortuna!" finch ci scomparve dagli occhi.
Era appena partito il figliolo, che venne il maggiordomo del signor Thornhill a congratularsi con noi per la nostra buona fortuna, dicendoci che aveva sentito il suo giovane signore nominarci con molta considerazione.
Una buona fortuna sembra che non voglia mai venir sola. Eccoti un altro servitore della stessa famiglia, con un biglietto per le mie due figliole, nel quale si diceva che le due dame avevano avute notizie cos soddisfacenti su tutti noi, dal signor Thornhill, che, con un supplementino d'inchiesta, speravano d'essere perfettamente soddisfatte.
S, disse mia moglie, m'accorgo che non  facile entrar nelle case dei grandi; ma quando uno c'entra, come dice Mos, ci si pu dormire tra due guanciali.
A quest'uscita, ch'essa riteneva spiritosa, le mie figliole dettero la loro approvazione con una bella risata. In poche parole la sua soddisfazione per quel biglietto fu tale che mise la mano in tasca e dette settantacinque centesimi come mancia al servitore che l'aveva portato.
Quello doveva essere un giorno di visite, perch, poco dopo, giunse il signor Burchell, ch'era stato alla fiera. Port ai miei piccini due soldi di pan pepato per ciascuno; e mia moglie se lo prese in serbo, per darlo a loro a pezzetti, un po' per volta. Port anche un paio di scatole alle mie figliole, da metterci dolci, tabacco, ni, o denaro quando ne avessero. Mia moglie desiderava molto una borsa di pelle di dnnola, perch sapeva ch' quella che porta pi fortuna; ma questo col tempo. Avevamo ancora una certa deferenza pel signor Burchell, sebbene la sua condotta rude, da ultimo, ci fosse un po' dispiaciuta: e non potemmo fare a meno, ora, di partecipargli la nostra felicit e chiedergli anche consiglio; sebbene raramente seguissimo poi quel consiglio ch'eravamo pronti a chiedere. Quando ebbe letto il biglietto mandato dalle due signore, il signor Burchell scosse la testa, e osserv che un affare di quel genere richiedeva la massima circospezione. Quest'aria di diffidenza dispiacque profondamente a mia moglie.
Non ho mai pensato, signore, esclam, che Lei sarebbe stato cos pronto a contrariare me e le mie figliole. Voi avete davvero pi circospezione di quel che sia il caso. A ogni modo, quando si chiede un consiglio ci si dovrebbe rivolgere a quelli che abbiano dimostrato, almeno, di averne usufruito per se stessi.
Qualunque sia stata la mia passata condotta, signora, ribatt lui, non di questo si tratta ora; e sebbene io stesso non abbia fatto buon uso dei buoni consigli, pure i consigli io li devo dare in piena coscienza, a quelli che li chiedono a me!
Temendo che questa risposta potesse tirarsi dietro una replica che supplisse con insolenze alla mancanza d'acume, cambiai subito discorso: finsi d'essere un po' inquieto pel ritardo del mio figliolo, e mi chiesi che cosa potesse averlo trattenuto alla fiera, stando ormai per calare la notte.
Non metterti in pensiero pel nostro figliolo, disse mia moglie; sta' sicuro che lui sa quel che fa; e posso garantire che non lo vedremo vendere la gallina in un giorno di pioggia. L'ho visto concludere contratti da meravigliare. State a sentire, a questo proposito, un bell'aneddoto che fa crepar dal ridere... Ma, ecco Mos, senza cavallo e con la cassetta sulle spalle.
Mentre lei parlava, Mos veniva avanti a piedi, tutto sudato sotto la cassetta per le spese, che si era legata dietro le spalle, come un merciaio ambulante.
Ben tornato, ben tornato, Mos! Bene, che ci hai portato dalla fiera, figliolo mio?
Vi ho portato me stesso, disse Mos con un'occhiata furba, posando la scatola sulla tavola di cucina.
S, Mos, rispose mia moglie, lo vediamo; ma dov' il cavallo?
L'ho venduto, disse Mos, per tre sterline, cinque scellini e quattro soldi.
Benissimo, mio bravo figliolo, disse lei; lo sapevo che avresti fatto un buon affare! Sia detto tra noi, tre sterline, cinque scellini e quattro soldi non sono una cattiva giornata di guadagno. Dcceli, via!
Ma non li ho mica riportati in contanti! disse Mos: li ho impiegati in un buon affare; ecco qui, soggiunse tirando fuori un pacchetto; eccoli qui, una serie di occhiali verdi, montati in argento, con astucci di zigrino.
Una serie di occhiali verdi! ripet mia moglie con voce quasi soffocata. Ed hai buttato via il nostro cavallino, e non ci hai portato indietro altro che una serie di miseri occhiali verdi!
Cara mamma, rispose il ragazzo, perch non volete ascoltare la ragione? Li ho avuti come un buon affare, altrimenti non li avrei comprati. La sola montatura in argento si vender il doppio!
Non darei un fico per la montatura d'argento! grid mia moglie tutt'arrabbiata. Posso giurare che non si potran vendere nemmeno per la met come rottami d'argento, a cinque scellini l'oncia.
Non ti dar pensiero per la vendita della montatura, dissi io; perch non valgon neppure sessanta centesimi; si vede che son di rame argentato.
Come! grid mia moglie: non son d'argento?
No, le risposi; non pi della tua pentola.
E cos, esclam lei, ci siam privati del cavallino e abbiamo avuto in cambio una serie di occhiali montati in rame, con astucci di zigrino! Accidenti alla roba falsa! Questo zuccone s' lasciato imbrogliare; avrebbe dovuto saper meglio con chi trattava!
In questo hai torto tu, mia cara, dissi io; lui, anzi, non avrebbe dovuto conoscerli affatto.
Che l'impicchino quell'idiota! riprese lei; portarmi di questa roba! Li butterei nel fuoco!
E anche in questo, hai torto, cara, risposi; perch, sebbene siano di rame, li terremo come occhiali di rame. Sar sempre meglio che nulla.
Intanto lo sfortunato Mos s'era disingannato. Capiva che era stato davvero messo nel sacco da un volpone di truffatore che, appena l'aveva visto, lo aveva subito conosciuto per una preda facile. Gli chiesi quindi i particolari della truffa. Sembra che avesse venduto il cavallo, e girasse per la fiera in cerca d'un altro: un uomo dall'aria rispettabile l'aveva condotto a una tenda, assicurando d'averne uno da vendere.
Qui, continu Mos, incontrammo un altro uomo, vestito molto bene, che desiderava un imprestito di venti sterline sopra questi occhiali, dicendo che, avendo urgente bisogno di danaro, li avrebbe ceduti a un terzo del loro valore. Il primo signore, che fingeva molta simpatia per me, mi bisbigli nell'orecchio di comprarli subito, e non lasciarmi sfuggire un'occasione cos buona. Vedendo allora il signor Flamborough, lo chiamai; e loro imbrogliarono ben bene anche lui, come avevan fatto con me; cos che alla fine ci persuasero a comprar le due serie occhiali, una per ciascuno.
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CAPITOLO 13.
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Si scopre che il signor Burchell ci  ostile, perch ha il coraggio di darci un consiglio sgradito.
Ormai la nostra famiglia aveva fatto varii tentativi per diventare elegante; ma qualche disastro imprevisto ce li aveva tutti mandati a vuoto, subito dopo disegnati. Cercavo di trar profitto da ogni disinganno per accrescere il buon senso, via via che veniva castigata l'ambizione.
Vedete, figlioli miei, dicevo, quanto poco si ottiene col cercare d'imporci alla societ e col metterci noi stessi alla pari di chi  da pi di noi. I poveri che vogliono stare soltanto coi ricchi sono odiati da quelli che essi trascurano, e disprezzati da quelli ai quali corrono dietro. Le unioni sproporzionate sono sempre svantaggiose per il pi debole: il ricco ha il piacere e il povero tutti gli inconvenienti che ne risultano. Ma vieni qua, Dick, piccino mio; ripeti, per il bene di tutti, quella favola che avete letta oggi.
C'era una volta, cominci il ragazzo, un Gigante e un Nano, che erano amici e vivevano insieme. Fecero il patto di non abbandonarsi mai e di andare insieme in cerca d'avventure. La prima lotta che ebbero a sostenere fu contro due saraceni; e il Nano, che era molto coraggioso, dette a uno degli avversari un fiero colpo. Ma pur fece poco male al saraceno, che, alzando la spada, tagli di netto il braccio del povero Nano. Ora egli si trovava in una condizione dolorosa; ma il gigante, accorso in suo aiuto, non dur fatica a lasciare i due saraceni morti e distesi sul terreno; e il Nano, per isfogo di vendetta, tagli la testa al suo feritore. Proseguirono in cerca di un'altra avventura. Eccoti tre Satiri sanguinarii che stavano per trascinar via una fanciulla disperata. Il Nano, questa volta, non fu tanto audace, ma, ci nonostante, tir lui il primo colpo, che fu restituito da un altro che gli cav un occhio; e il Gigante s'intromise subito; e se quelli non fossero scappati, li avrebbe certo ammazzati tutti. Eran contenti e felici per questa vittoria, e la donzella salvata s'innamor del Gigante, e lo spos. Ora viaggiarono a lungo e andarono pi lontani ch'io non vi so dire, finch s'imbatterono in una compagnia di ladri. Questa volta si fece avanti per primo il Gigante; bens il Nano non era molto discosto. La battaglia fu aspra e dur a lungo. Dovunque arrivava il Gigante, cascavan tutti dinanzi a lui; il Nano fu invece sul punto d'essere ucciso pi d'una volta. Finalmente la vittoria tocc a' due avventurieri; oh, il Nano aveva perduto una gamba! cos ormai non aveva pi un braccio, una gamba e un occhio, mentre il Gigante non aveva neppure una ferita. Di modo che grid al suo piccolo compagno: "Mio piccolo eroe, questo s ch' stato un glorioso divertimento! Prendiamoci ancora una vittoria e ne avremo gloria per sempre!"
""No" disse il Nano, che nel frattempo era diventato pi savio; "no, io mi dichiaro sciolto da' nostri patti. Non combatter pi io: perch in ogni battaglia tutti i premii e tutti gli onori sono per voi, e tutti i colpi cascano addosso a me.""
Stavo per trarre la morale da questa favola, quando la nostra attenzione fu distratta da una disputa accanita tra mia moglie e il signor Burchell, riguardo all'andata in citt delle nostre figliole. Mia moglie insisteva con forza sui vantaggi che ne avremmo ricavati. Il signor Burchell, al contrario, la dissuadeva con un grande ardore; io mi tenni neutrale. Tutti i suoi tentativi per isconsigliarla mi apparvero il sguito di quelli ch'erano stati ricevuti con tanta malagrazia nella mattinata. La discussione si accalor mentre la povera Debora, invece di ragionare con argomenti pi forti, alzava la voce e finalmente fu costretta a strillare, per coprir con le grida la propria sconfitta. La conclusione del suo discorso fu per molto spiacevole per tutti noi. Sapeva, cos disse lei, che c'era qualcuno che dava consigli interessati per certe sue ragioni segrete, ma, essa, dalla parte sua, desiderava che quel tale si tenesse da allora in poi lontano dalla sua casa!
Signora, esclam Burchell con gran compostezza, e questa fece infiammare peggio che mai mia moglie, quanto alle ragioni segrete, Voi avete ragione. Ho, infatti, delle ragioni segrete che mi fo forza per non rivelare, poich Voi non potete rispondere a quelle delle quali io non faccio un segreto; ma trovo che le mie visite, qui, son diventate importune. E per ci prendo commiato, e torner forse ancora una volta soltanto, per un ultimo saluto, quando lascer questo paese.
Cos dicendo, prese il cappello; n tutti i tentativi di Sofia, che con lo sguardo pareva rimproverarlo della sua fretta che precipitava le cose, valsero a trattenerlo.
Quando se ne fu andato, ci guardammo per un momento tutti confusi. Mia moglie, che sentiva d'esser stata lei la causa di un fatto cos spiacevole, faceva di tutto per nascondere il suo turbamento, con un sorriso sforzato e un'aria da persona sicura di s, che io mi sentivo la voglia di biasimarla.
Ma come, moglie mia, le gridai, si trattano cos gli ospiti? Cos si contraccambia la loro cortesia? Sta' pur sicura, mia cara, che queste sono state le parole pi dure, e per me le pi spiacevoli, che siano mai uscite dalle tue labbra!
E perch, allora, mi ha provocata? replic lei; ma so benissimo io la ragione del suo consiglio. Voleva impedire alle mie ragazze di andare in citt, per aver lui il piacere della compagnia della mia figliola minore, qui a casa. Ma, qualunque cosa succeda, essa si sceglier un compagno migliore di quel villano maleducato.
Villano lo chiami, cara? esclamai.  possibilissimo che ci siamo sbagliati sul conto di quest'uomo; perch, in certe occasioni, si dimostra il pi compito gentiluomo che io abbia mai conosciuto. Sofia, figliola mia, dimmi: ti ha egli mai date segrete prove del suo affetto?
La sua conversazione con me, signore, rispose mia figlia,  stata sempre giudiziosa, modesta e piacevole. Quanto al resto, no; mai. Una volta,  vero, mi ricordo di avergli sentito dire che non aveva mai conosciuta una donna che potesse trovare del merito in un uomo che sembrasse povero.
Questa, cara, diss'io,  la solita storia di tutti gli sfortunati e di tutti gli oziosi. Ma spero che avrai imparato a saper giudicare giustamente questi uomini, e che sarebbe una pazzia aspettarsi la felicit da uno ch' stato cos cattivo amministratore dei propri beni. Tua madre ed io abbiamo adesso in vista qualche cosa di meglio per voi. Il prossimo inverno, che probabilmente passerete in citt, vi dar modo di fare una scelta pi prudente.
Non posso pretendere di stabilire quali fossero, in quest'occasione, le riflessioni di Sofia; ma non fui, in fondo, dispiacente che ci si fosse liberati da un ospite dal quale avevamo molto a temere. Della nostra mancanza di ospitalit mi rimordeva un po' la coscienza; ma la quietai presto, con due o tre ragioni plausibili che servirono a soddisfarmi e mi riconciliarono con me stesso. La pena che la propria coscienza infligge all'uomo che ha gi fatto del male,  presto vinta. La coscienza  vile, e raramente ha la giustizia di accusar quelle colpe che non ha avuto abbastanza forza da impedire.
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CAPITOLO 14.
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Nuove mortificazioni; o dimostrazione che ci che sembra una calamit pu anche essere una vera benedizione.
Il viaggio delle mie figliole in citt era ormai risoluto, perch gentilmente il signor Thornhill aveva promesso di vigilare egli medesimo sulla loro condotta e d'informarci per lettera di come si comportassero. Ma si trov indispensabile e necessario che la loro presenza fosse pari alla grandezza della aspettativa; cosa che non poteva esser fatta senza spesa. Si discusse quindi, in consiglio plenario, quali sarebbero le vie pi spicce di far denaro; o, per per dir meglio, che cosa si potesse vendere pi convenientemente. La deliberazione fu subito presa. Si trov che il cavallo che ci restava era ormai inutile per l'aratro, senza il suo compagno, ed ugualmente inadatto per la via, perch gli mancava un occhio; fu quindi, per tutte queste ragioni, risoluto di disfarsene alla fiera vicina; e, per impedire inganni, ce l'avrei condotto io stesso. Sebbene questo fosse uno dei primi affari commerciali della mia vita, pure non avevo nessun dubbio che me la sarei cavata bene. L'opinione che un uomo si fa della sua propria prudenza si misura da quella di coloro che gli stanno vicini; e poi che la mia sagacia era da' miei cari ritenuta grande, io m'ero fatto un'idea tutt'altro che sfavorevole della mia conoscenza del mondo. Mia moglie, per altro, la mattina dopo, nel momento della partenza, quando m'ero gi allontanato di qualche passo da casa, mi richiam indietro per avvertirmi, in un orecchio, che tenessi gli occhi aperti bene.
Arrivato alla fiera, come si fa sempre, feci camminar su e gi il mio cavallo; ma per qualche tempo non venne nessuna richiesta. Finalmente si avvicin un mercante, il quale, dopo aver esaminato a lungo il cavallo, trovatolo cieco da un occhio, non ne volle sapere. Ne venne poi un altro; ma, osservato che aveva un movimento sregolato dei piedi, dichiar che non lo avrebbe preso neppure per la spesa di tornarsene a casa. Un terzo si accorse che aveva un tumore, e non ne avrebbe dato un soldo; un quarto cap, dall'occhio che gli era rimasto, che doveva avere i vermi intestinali; un quinto si chiese che cosa facessi alla fiera con un cavallo cieco, con un difetto ai piedi, con un tumore, e buono soltanto a esser fatto a pezzi e buttato in pasto ai cani. Cos dovei cominciare anch'io a provare un cordiale disgusto per il pover'animale; e all'avvicinarsi di ogni possibile compratore quasi mi vergognavo; perch, sebbene non credessi tutto ci ch'essi mi avevan detto, tuttavia riflettevo che il numero dei testimoni era una forte probabilit che avessero ragione loro; e San Gregorio, trattando delle opere buone, si dichiara dell'opinione medesima.
Mi trovavo in questa umiliante situazione quando un sacerdote mio confratello, un mio vecchio conoscente che aveva anche lui certi affari alla fiera, venne verso di me, e, stringendomi calorosamente la mano, propose d'andare all'osteria, per bere insieme un bicchiere d'una bevanda qualsiasi che l si potesse trovare.
Accettai subito l'offerta ed entrammo in una taverna dove fummo fatti passare dentro uno stanzino di retrobottega; e l c'era soltanto un vecchio venerando, il quale, seduto a una tavola, stava curvo, tutto intento, su un gran librone che si leggeva. Mai non avevo veduto in vita mia una figura che mi cattivasse di pi. Capelli ondulati, d'un grigio argento, gli ombreggiavano le tempie, e la sua vegeta vecchiaia sembrava resultare dalla salute e dalla bont. A ogni modo, la sua presenza non interruppe la nostra conversazione; e il mio amico ed io discorremmo sulle varie vicende nelle quali ci eravamo trovati, sulla controversia whistoniana, il mio ultimo opuscolo, la risposta dell'arcidiacono, e il duro colpo che mi era stato dato. Ma la nostra attenzione fu in breve distratta dalla presenza di un giovane che, entrato nella stanza, disse, piano, qualche cosa rispettosamente, al vecchio.
Non stare a scusarti, ragazzo, disse il vecchio; far del bene  un dovere che abbiamo verso tutto il nostro prossimo. Prendi: desidererei che fossero di pi, ma cinque sterline solleveranno almeno un po' la tua miseria; e che tu sia il benvenuto!
Il giovane, modestamente vestito, vers lacrime di gratitudine; eppure la sua riconoscenza poteva appena uguagliare la mia. Avrei voluto tenermi stretto fra le braccia il buon vecchio, tanto mi commoveva la sua bont. Egli continu a leggere, e noi riprendemmo la nostra conversazione, finch il compagno, dopo qualche tempo, ricordandosi che aveva da trattar degli affari alla fiera, promise di tornar presto, soggiungendo che desiderava sempre di poter godersi il pi a lungo possibile la compagnia del Dottor Primrose. Il vecchio signore, a sentire quel nome, parve guardarmi attentamente per qualche istante; poi, quando il mio amico se ne fu andato, mi domand molto rispettosamente, se fossi in qualche modo imparentato col gran Primrose, quel coraggioso sostenitore della monogamia, che era stato il baluardo della Chiesa. In cuore io non mi sentii mai un pi sincero rapimento, come quel punto.
Signore, esclamai, la lode di un uomo buono, come son sicuro che siete voi, mi fa crescere nel petto la felicit che gi la vostra bont vi aveva fatta nascere. Voi avete dinanzi a voi, signore, proprio quel dottor Primrose, il monogamo, che vi siete compiaciuto di chiamare grande. Vedete in me lo sfortunato teologo che ha cos a lungo, e mal mi converrebbe dire con successo, combattuto contro l'usanza del secondo matrimonio nei tempi nostri.
Signore, esclam lo straniero, colpito da gran reverenza, temo d'essere stato troppo familiare; ma voi perdonerete la mia curiosit, signore: ve ne chiedo scusa.
Signore, ribattei, afferrandogli la mano, siete cos lontano dal dispiacermi con la vostra familiarit, che vi debbo io pregare di accettar la mia amicizia, come avete gi tutta la mia stima.
Allora accetto l'offerta con gratitudine! esclam lui, stringendomi la mano, o gloriosa colonna di costante ortodossia! ed ho dinanzi a me... qui interruppi ci ch'egli stava per dire; perch, sebbene, come autore, potessi digerire una dose non piccola di adulazione, ora la mia modestia non me ne permetteva di pi. Ci non ostante, nessun innamorato di romanzo strinse amicizia in un attimo come facemmo noi due. Si parl su diverse cose; e fin da principio ebbi a pensare che egli fosse pi pio che colto, e cominciai a ritenere che egli disprezzasse ogni dottrina umana come cosa vile.
Tuttavia ci non diminu in me la stima per lui; ch io stesso avevo, da qualche tempo, cominciato a rimuginare dentro di me consimili idee. Colsi quindi l'occasione per osservare che il mondo in generale cominciava ad essere biasimevolmente indifferente riguardo alle diverse dottrine, e seguiva troppo le speculazioni umane.
S, signore, egli rispose, come se avesse riservata tutta la sua sapienza per quel momento; s, signore; il mondo  rimbecillito; pure la cosmogonia o creazione del mondo ha imbarazzato i filosofi in ogni et. Che miscuglio di opinioni hanno essi divulgato sulla creazione del mondo! Sanconiatone, Manetone, Beroso e Ocello Lucano, tutti han tentato vanamente questo tema. L'ultimo ha queste parole: "Anarchon ara kai atelutaion to pan", ci che vuol dire che tutte le cose non hanno n principio n fine. Manetone, anche lui, che visse all'incirca ai tempi di Nebuchadon Asser (Nabuccodonosor), Asser  una parola siriaca che si d di solito come soprannome ai re di quel paese, come Teglat Phael Asser, Nabon Asser, egli, vi dico, formul un'ipotesi ugualmente assurda perch (come noi usualmente diciamo) "ek to biblion kubernetes"; e in ci  implicito, i libri non poter insegnare mai che cosa sia il mondo; e perci egli cerc di investigare. Ma, signore, vi chiedo scusa, sto divagando troppo dalla questione!
E davvero divagava, n io riuscivo a vedere, in fede mia, che relazione vi fosse tra la creazione del mondo e il tema su cui si stava parlando; ma fu sufficiente per mostrarmi che era un uomo di lettere; ed ora avevo per lui una reverenza maggiore. Ero quindi risoluto a provare la profondit dei suoi studi, per mezzo di discussioni; ma egli era troppo umile e troppo gentile per disputare con me col fine di vincermi. Ogni qualvolta facevo un'osservazione che avesse l'apparenza di un invito a discutere, egli sorrideva, scoteva la testa, e non diceva nulla; dal che compresi che avrebbe potuto dir molto, se lo avesse stimato conveniente. Il soggetto del discorso quindi cambi; e dall'antichit pass alla ragione per la quale ci eravamo recati alla fiera; gli dissi che la ragione mia era quella di vendere il cavallo; e la sua result, fortunatamente, quella di comperarne uno, per uno dei suoi fittavoli. Mostrai subito il mio cavallo, e con molta facilit fu concluso il contratto. Non rimaneva che pagarmi, ed egli trasse fuori per ci un foglio da trenta sterline, chiedendomi di cambiarlo. Non potendolo io accontentare, ordin che si chiamasse il suo servitore, che si present in elegante livrea.
Ecco, Abramo, disse egli, va' a cambiar in oro questo biglietto; puoi andar dal vicino Jackson, o da qualsiasi altro.
Quando quell'uomo se ne fu andato, egli mi intrattenne, nell'attesa, con una patetica arringa sulla grande scarsit dell'argento, che io cercai d'avvalorare col deplorare anche la grande scarsit dell'oro; cos che, quando Abramo torn, eravamo d'accordo che il denaro non era mai stato cos difficile ad averlo come allora. Abramo torn ad informare che era andato in giro per tutta la fiera senza aver potuto cambiare, non ostante avesse perfino offerto, in ricompensa, una mezza corona. Questa fu una gran seccatura per tutti e due; ma il vecchio signore, dopo una breve pausa, mi chiese se conoscessi un certo Salomone Flamborough, che doveva stare dalle nostre parti. Rispostigli che era un vicino, anzi stava proprio accanto a noi, Se  cos allora, disse egli, credo che sar facile risolver la cosa. Voi avrete un assegno su lui, pagabile a vista, e credetemi pure che  il pi gran galantuomo che ci sia per cinque miglia intorno. Quel brav'uomo di Salomone ed io siamo stati conoscenti per molti anni. Mi ricordo che l'ho sempre vinto al gioco dei tre salti; ma lui poteva saltare sur una gamba sola pi lontano di me.
Un assegno a vista, pagabile dal mio vicino, era per me denaro contante; perch ero sicurissimo della sua solvibilit.
Il mandato di pagamento fu firmato e mi fu consegnato; e il signor Jenkinson (il vecchio gentiluomo), il suo servo Abramo e il mio cavallo, il nostro vecchio Moro, trottaron via, molto contenti l'uno dell'altro.
Dopo un po' di tempo, rimasto libero di riflettere, cominciai a capire che avevo fatto male ad accettare un mandato da uno sconosciuto, e cos risolsi prudentemente di correr dietro al compratore per farmi rendere il cavallo.
Ma dovetti accorgermi che era ormai troppo tardi per poterlo fare, e quindi mi volsi immediatamente verso casa, risolvendo di riscuotere al pi presto il mandato dall'amico. Trovai il mio onesto vicino che stava fumando la pipa sull'uscio di casa sua; ed avvertitolo che avevo una piccola tratta su di lui, egli la lesse e la rilesse due volte.
Potete ben leggere il nome, suppongo! esclamai, Ephraim Jenkinson.
S, rispose lui, il nome  scritto abbastanza chiaramente, e io quel signore lo conosco infatti:  il pi gran briccone che ci sia sotto la cappa del cielo! Questa  proprio la canaglia che ci ha venduto gli occhiali! Non era forse un uomo dall'aspetto venerando, coi capelli grigi, e con le tasche senza risvolte? E non ha recitata una lunga filastrocca erudita, di greco e di cosmogonia e del mondo? Io risposi con un gemito.
S, continu il vicino. Non ha che quel pezzetto di dottrina al mondo e lo sfoggia sempre ogni qualvolta s'incontra con qualche studioso; ma la conosco io quella canaglia, e spero ancora d'acciuffarla!
Sebbene fossi gi sufficientemente mortificato, il momento pi brutto doveva ancora venire, pensando io all'incontro con mia moglie e con le figliole. Nessuno sbarazzino teme pi di tornare a scuola, dopo aver fatto forca, all'idea della faccia del maestro, che io non temessi di tornare a casa. Ero risoluto, a ogni buon conto, di prevenire la furia con l'infuriarmi, prima di loro, io.
Ma, ohim! nell'entrare trovai la famiglia tutt'altro che in stato d'animo battagliero. Mia moglie e le mie figliole eran tutte in lacrime, essendo stato da loro, quel giorno, il signor Thornhill per informarle che il loro viaggio in citt era sfumato. Le due signore, essendo giunti ai loro orecchi alcuni pettegolezzi su di noi, fatti da qualche persona maligna dei dintorni, erano partite per Londra quel giorno stesso. Egli non aveva potuto scoprire n il tenore n l'autore di quelle chiacchiere; ma qualunque esse potessero essere, o chiunque le avesse fatte, egli ci teneva a dichiarare che avrebbe sempre conservato alla nostra famiglia la sua amicizia e la sua protezione. Perci l'inganno del quale ero stato vittima io, fu sopportato con grande rassegnazione, perch era niente in confronto ai crucci loro. Ma ci che ci rendeva perplessi era il pensare chi potesse essere tanto vile da spargere calunnie su una famiglia cos innocente come la nostra; troppo umile per suscitare invidie e troppo inoffensiva per crearsi antipatie.
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CAPITOLO 15.
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Tutta l'odiosit del signor Burchell viene scoperta. La pazzia d'esser troppo saggi.
Tutta quella sera, nonch parte del giorno dopo, furon passati in vani tentativi per scoprire i nostri nemici; non ci fu famiglia del vicinato che non incorresse nei nostri sospetti, e ciascuno di noi aveva i suoi motivi particolari per sostenere la propria opinione. Mentre eravamo in queste incertezze, uno dei nostri bambini, che era stato fuori a giocare, venne con un portafogli che aveva trovato sul prato. Lo riconoscemmo subito per quello del signor Burchell al quale l'avevamo veduto, ed esaminandolo si riscontr che conteneva degli appunti su vari argomenti; ma ci che attir in modo speciale la nostra attenzione fu una lettera chiusa, con la soprascritta: "Copia di una lettera da esser mandata alle due signore, al Castello di Thornhill". Si pens subito che fosse lui il vile calunniatore, e si stette un po' in forse se aprire o no il biglietto. Veramente, io, ero contrario a farlo; ma Sofia sostenne che lei era sicura che di tutti gli uomini egli era l'ultimo che avesse potuto compiere quella vilt, e insist perch fosse letto. In questo fu secondata dal resto della famiglia, tanto che alla fine, vivamente sollecitato, io lessi ci che segue:
"Signore,
"Il latore della presente vi potr sufficientemente informare riguardo alla persona dalla quale vi giunge questo biglietto; perch ci sia almeno un amico dell'innocenza, pronto ad impedire che essa venga sedotta. Sono informato, come di cosa certa, che avete qualche intenzione di condurre con voi in citt due giovinette che conosco, col pretesto di farne due dame di compagnia. Poich non tollero che sia tradita l'ingenuit n contaminata la virt, vi debbo far nota la mia opinione, che un tal passo, cos subdolo, sar seguito da conseguenze pericolose. Non  stata mai abitudine mia di trattare infami o dissoluti con severit; e non avrei neppure questa volta fatto conoscere il mio pensiero per riprovare questa pazzia, se essa non mirasse addirittura ad un delitto. Accogliete dunque l'ammonimento di un amico, e riflettete seriamente sulle conseguenze nell'introdurre il vizio o l'infamia nei cantucci riposti, dove finora hanno albergato l'innocenza e la pace".
I nostri dubbi erano ormai dissipati. In questa lettera c'era qualcosa d'applicabile ad ambedue le parti, e le censure se ne potevano riferire tanto a noi quanto a coloro alle quali era stata scritta; ma il recondito significato maligno era abbastanza ovvio, e noi non andammo pi in l.
Mia moglie si contenne a stento fino alla fine, ma proruppe poi contro l'autore della lettera con uno sdegno che non cerc di frenare. Anche Olivia fu ugualmente severa, e Sofia sembrava istupidita dinanzi ad un fatto che le sembrava una prova evidente di bassezza. Per parte mia, mi sembr uno dei casi pi vili d'ingratitudine, tanto pi ingiusta quanto men provocata, nel quale io mi fossi mai imbattuto. N potevo spiegarmela in un altro modo se non attribuendola al suo desiderio di trattenere in campagna la mia figliola minore, per avere pi frequenti occasioni di vederla. Si stava cos tutti ruminando qualche disegno di vendetta, quando venne di corsa l'altro nostro figliolino ad avvertirci che il signor Burchell si stava avvicinando dall'altra parte del prato.  pi facile immaginarsi che descrivere le complicate sensazioni che si provano quando allo sdegno e al dolore per un'offesa recente si frammischia il piacere che si pu pregustare vedendosi la vendetta a portata di mano. Sebbene la nostra intenzione fosse soltanto di rinfacciargli la sua ingratitudine, pure fu stabilito di farlo in guisa mordente. Con questo proposito fu convenuto d'accoglierlo coi nostri soliti sorrisi; di chiacchierare da principio con una cortesia maggiore del solito e perfino divertirlo un poco; e poi, a mezzo di quella calma lusinghiera, andargli incontro come un terremoto, e schiacciarlo sotto il peso della sua bassezza.
Messici d'accordo a fare cos, mia moglie cominci per la prima a svolgere questo disegno, poich  vero ch'essa riusciva perfettamente in tal genere di cose. Lo vedemmo avvicinarsi; entr e, presa senza complimenti una sedia, si pose a sedere.
Bella giornata, signor Burchell!
Proprio una bella giornata, dottore; quantunque io creda che avremo presto della pioggia, per le trafitte dei miei calli.
Le trafitte delle vostre corna! usc a dire mia moglie, con un sghignazzamento, e poi chiese scusa, spiegando che aveva voluto scherzare.
Cara signora, rispose Burchell, vi perdono con tutto il cuore, tanto pi che non lo avrei creduto uno scherzo, se non me l'aveste detto voi.
Forse no, signore! esclam mia moglie strizzando l'occhio verso di noi. Ci non ostante voi potreste dirci quanti scherzi ci vogliono per farne un'oncia.
M'immagino, signora, rispose Burchell, che stamattina abbiate letto un libro di burle; perch un'oncia di scherzi  una bella pensata; eppure, signora, mi farebbe pi piacere di vedere mezz'oncia di comprendonio.
Credo che lo potreste fare, esclam mia moglie sempre sorridendo verso di noi, sebbene la risata fosse, questa volta, contro di lei; eppure ho visto degli uomini pretendere d'avere intelligenza quando ne avevano assai poca.
E senza dubbio, rispose il suo antagonista, avrete anche conosciuto delle signore che pretendevano d'avere dello spirito, mentre non ne avevano punto.
Cominciai presto ad accorgermi che mia moglie aveva poche probabilit di guadagnar qualcosa a quel gioco; e risolsi, perci, di entrarci io, in stile pi severo.
Tanto lo spirito che l'intelligenza, esclamai, sono sciocchezze se manca l'integrit, che  quella che d valore ad ogni carattere. Il contadino ignorante, senza colpe,  pi grande del filosofo che ne abbia molte; perch l'ingegno o il coraggio che mai sono se non c' la coscienza? Un uomo onesto  l'opera pi nobile di Dio!
Ho sempre ritenuta codesta massima, che voi avete a prestito dal Pope, ribatt il signor Burchell, come veramente indegna di un uomo di genio e una vile diserzione dalla propria superiorit. Come il valore dei buoni libri deriva non dalla mancanza dei difetti ma dalla grandezza delle loro bellezze, cos gli uomini dovrebbero esser giudicati non dall'esser privi di colpe ma dalle virt che posseggono. Lo studioso pu mancare di prudenza, l'uomo di Stato pu aver dell'orgoglio, il guerriero troppa ferocia; ma che forse dovremmo preferir loro il basso operaio curvo sul suo lavoro, tutta la vita, senza biasimo e senza lode? Tanto sarebbe preferire le pitture timide e corrette della scuola Fiamminga alle creazioni scorrette, ma sublimi, della scuola romana!
Signore, risposi io, questa vostra osservazione  giusta, quando vi siano brillanti virt e minuti difetti, ma quando si vede che grandi difetti sono opposti, nella stessa persona, ad altrettante, sieno pur straordinarie, virt, un tale essere merita disprezzo.
Forse, esclam lui, pu essere che ci siano dei mostri quali li descrivete, e anche grandi vizi uniti a grandi virt; ma in vita mia non ne ho mai trovato un esempio solo in carne ed ossa; ho sempre visto, al contrario, che, dove c'era una mente vasta, i sentimenti eran sempre buoni. E la Provvidenza ci si dimostra davvero cortesemente amica in questo caso, diminuendo l'intelligenza dove il cuore  corrotto, e diminuendo il potere dove la volont  di far del male. Sembra che questa regola si stenda perfino agli altri animali. La piccola razza dei vermi  sempre traditrice, crudele e vile; mentre quelli dotati di forza e potenza sono generosi, coraggiosi e nobili.
Queste osservazioni suonan bene, risposi io, ma pur sarebbe facile, in questo momento, mostrare un uomo, e gli piantai gli occhi bene in faccia, la cui testa forma un ripugnante contrasto col cuore. Sissignore! continuai alzando la voce, e son contento di poterlo scoprire mentre egli s'immagina al sicuro. Riconoscete voi questo portafogli, signore?
S, signore, rispose lui con faccia impenetrabilmente sicura; quel portafogli  proprio mio, e son contento che me l'abbiate ritrovato.
E riconoscete questa lettera allora? esclamai. No; non esitate, brav'uomo, ma guardatemi bene in faccia; vi ripeto: conoscete questa lettera?
Questa lettera? rispose. S, son io che ho scritta questa lettera.
E come avete potuto, replicai, come avete potuto arrogarvi di scrivere con tanta vilt e con tanta ingratitudine questa lettera?
E come avete potuto, ribatt con aria d'impareggiabile sfrontatezza, arrogarvi cos vilmente il diritto d'aprire questa lettera chiusa? Non sapete che vi potrei far tutti impiccare per questo? Tutto ci che avrei da fare sarebbe di giurare al giudice pi vicino che siete colpevoli d'avere sforzata la serratura del mio portafogli, e vi vedrei tutti impiccati a quella porta!
A questa inattesa insolenza, mi sentii inferocito a un grado tale che a mala pena riuscivo a frenare la mia furia:
Ingrato furfante! Vattene! e non macchiar pi la mia casa con la tua abbiezione; vattene, e ch'io non ti veda mai pi! Vattene dalla mia porta: e l'unica punizione che ti auguro  una coscienza inquieta che ti sia di sufficiente tormento!
Cos dicendo, gli gettai il suo portafogli, che egli raccolse con un sorriso, e, chiudendone la serratura senza punto scomporsi, ci lasci, facendoci rimanere strabiliati per la serenit della fiducia che mostrava in se stesso. Mia moglie era la pi arrabbiata di tutti, perch niente era riuscito a farlo inquietare oppure a farlo svergognare della sua malvagit.
Mia cara, diss'io, desiderando di calmare la furia cui ci eravamo abbandonati troppo; non dobbiamo sorprenderci se gli uomini cattivi non son capaci di vergognarsi; costoro arrossiscono soltanto se sono scoperti a far del bene; ma si gloriano dei loro vizii. La Colpa e la Vergogna, dice l'allegoria, furon dapprima compagne, e all'inizio del loro viaggio stavano inseparabilmente unite. Ma s'accorsero presto che la loro unione era spiacevole e scomoda per tutte e due; la Colpa dava spesso delle inquietudini alla Vergogna, e la Vergogna tradiva spesso le segrete insidie della Colpa. Dopo lunghi contrasti, convennero finalmente di separarsi per sempre. La Colpa se ne and innanzi, baldanzosamente sola, per raggiungere il Destino che la precedeva, sotto le spoglie di un carnefice; ma la Vergogna, timida per natura, torn indietro per starsene vicina alla Virt, che sul principio del viaggio esse si avevan lasciata dietro. Cos, figlioli miei, dopo che gli uomini hanno viaggiato per un poco sulla via del Vizio, la Vergogna li abbandona e torna indietro, a far la guardia alle poche Virt che ancora rimangono loro. 
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CAPITOLO 16.
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La famiglia usa un artifizio, al quale si contrappone un artifizio maggiore.
Quali che si fossero i sentimenti di Sofia, il resto della famiglia fu facilmente consolata della perdita del signor Burchell, dalla maggior compagnia del nostro signore, le cui visite cominciarono a diventar pi frequenti e pi lunghe. Sebbene non fosse riuscito a procurare alle mie figliole i divertimenti della citt come aveva pensato, egli colse ogni opportunit per offrir loro tutte le piccole ricreazioni ch'eran possibili nel nostro ritiro. Generalmente veniva la mattina, e, mentre io e il mio figliolo eravamo fuori, al nostro lavoro, egli se ne stava in casa con gli altri della famiglia, e li divertiva, descrivendo loro la citt, ch'egli conosceva nei pi minuti particolari. Sapeva esporre piacevolmente tutte le osservazioni che si posson fare nell'ambiente teatrale, e conosceva, per averli uditi lui stesso, tutti gli scherzi migliori molto prima che si facessero strada sui libri e nelle raccolte [di] motti di spiritosi. Gl'intervalli nella conversazione erano impiegati nell'insegnare alle mie figlie il gioco a carte chiamato picchetto, e qualche volta nel dar lezione di pugilato ai nostri due piccoli, per sveltirli, come diceva lui: ma la speranza di averlo come genero ci rendeva quasi ciechi su tutti i suoi difetti. Bisogna riconoscere, d'altronde, che mia moglie gli tendeva mille trappole per acchiapparlo; o, per dirla in termini pi blandi, usava ogni arte nel magnificare il merito della sua figliola. Se i dolci per il t riuscivan croccanti e lievitati bene, tutto il merito n'era di Olivia; se il vino d'uvaspina veniva bello chiaro, l'uvaspina era stata raccolta da lei; eran le mani di lei che davano ai sott'aceto quel color verde speciale; e nel far il pudding si erano mescolati gl'ingredienti secondo le dosi giudicate opportune da lei. Inoltre la povera donna si lasciava scappar detto al cavaliere, che ella pensava che lui ed Olivia fossero proprio dell'altezza giusta; e li faceva stare in piedi, l'uno accanto all'altra per veder chi era pi alto, dicendo che formavano una bella coppia. Queste prove di furberia, ch'essa riteneva impenetrabili, mentre eran cos chiare a tutti, riuscivan gradite al nostro benefattore, che ogni giorno dava altre prove della sua passione. Non ostante che non arrivasse fino al punto di chiedere la mano della mia figliola, pure pensavamo d'esserne poco lontani, e qualche volta si attribuiva il ritardo a timidezza, e qualche altra al timore di irritare lo zio. A ogni modo, un caso, che successe poco dopo, tolse ogni dubbio ch'egli avesse in animo di diventare uno della nostra famiglia: e mia moglie lo ritenne perfino come un'esplicita promessa.
Mia moglie e le figliole, andando a restituire una visita al vicino Flamborough, trovaron che quella famiglia si era fatta fare i ritratti a olio da un pittore che girava per quelle parti, e che faceva i ritratti per quindici scellini a testa. Siccome le nostre due famiglie avevan da tempo una specie di rivalit riguardo al buon gusto, il nostro orgoglio si mise in guardia per questo scalino salito furtivamente da loro, pi su di noi; e non ostante tutto ci che potei dire io, e dissi molto, fu risoluto che anche noi ci si sarebbe fatti fare tutti il ritratto. Avendo quindi chiamato il pittore (e come riuscire ad oppormi?), la nostra seconda risoluzione fu di mostrare quanto eravamo superiori in buon gusto, con la scelta della posa. La famiglia del nostro vicino, composta di sette persone, si era fatta il ritratto, ciascuno con un'arancia in mano; c'erano, quindi, sette arance, cosa tutt'altro che di buon gusto: nessuna variet di mosse o di composizione. Noi desiderammo qualche cosa che fosse in uno stile pi brillante; e dopo grandi discussioni, giungemmo finalmente alla risoluzione unanime di farci dipingere in un gran quadro storico tutti insieme. Questo sarebbe costato meno, perch bastava una cornice sola per tutti, e sarebbe stato molto pi elegante; perch tutte le famiglie di una certa condizione si facevan ritrarre allora in tal modo. Non trovando l per l un soggetto storico che potesse comprendere tutti noi, ci contentammo d'esser dipinti ciascuno come un personaggio storico a sua scelta. Mia moglie desider d'essere rappresentata come Venere, e chiese al pittore di non esser troppo parco di diamanti sul petto e tra i capelli. I suoi due piccini dovevano raffigurare due Cupidi accanto a lei, mentre io, con la mia veste lunga e la cintura, dovevo presentarle i miei libri sulla controversia Whistoniana. Olivia sarebbe stata dipinta come una amazzone, seduta sur una panchina in mezzo ai fiori, con un costume da cavalcare color verde, riccamente guarnito di ricami d'oro, e con un frustino in mano. Sofia doveva essere una pastorella con quante pecore il pittore avesse voluto metterci a suo talento, senza farci spendere di pi; e Mos doveva esser vestito con grande eleganza e avere una bella penna bianca sul cappello. Il nostro gusto piacque tanto al cavaliere che insist per esser messo anche lui nel quadro, come uno della famiglia, dipinto in figura d'Alessandro Magno, ai piedi di Olivia. Questo fu ritenuto da tutti noi come un indizio certo del suo desiderio d'esser ammesso nella nostra famiglia; e perci non potemmo negarglielo. Cos il pittore si mise all'opera, e poich lavorava presto e con assiduit in men di quattro giorni l'ebbe finita. Il quadro era grande; e bisogna anche riconoscere che l'artista non aveva risparmiato i colori; della qual cosa mia moglie lo lod molto. Eravamo tutti perfettamente soddisfatti dell'opera sua, finch il quadro non fu terminato; quando ci balen in mente, soltanto allora, una sfortunata circostanza, che ci mise in agitazione. Era cos grande il quadro che non avevamo nessun posto in casa dove poterlo attaccare! Non si capisce proprio come si fosse potuto non pensare ad una cosa cos ovvia; ma  certo che avevamo proceduto tutti da scervellati. Cos, invece di soddisfare la nostra vanit come avevamo sperato, il quadro fu dovuto appoggiare, nel modo pi umiliante, a una parete della cucina, dove la tela era stata stesa e dipinta; perch era troppo grande per passare attraverso qualsiasi porta ed era diventata perci una fonte di scherzi per i nostri buoni vicini. Uno lo paragonava alla lunga barca di Robinson Crusoe, troppo grande per poter essere smossa: un altro pensava piuttosto ad un aspo cacciato dentro una bottiglia; alcuni cercavan di trovare come si sarebbe potuto ritirarlo fuori, ed ancor pi si meravigliavano come avesse potuto entrar dentro.
Ma avesse soltanto eccitato le risate di alcuni! Peggio ancora, dette luogo alle maligne insinuazioni di molti. Trovandoci insieme coi nostri il ritratto del cavaliere, questo onore fu troppo grande per isfuggire all'invidia. Cominciarono a circolare, a nostre spese, mormorii scandalosi, e la nostra tranquillit fu turbata continuamente dalle persone che, in veste di amici, venivano a raccontarci ci che dicevan di noi i nostri nemici. S'intende che noi respingevamo queste chiacchiere con tutte le forze; ma il guaio  che uno scandalo tanto pi cresce quanto pi si tenta soffocarlo. Si fu costretti a riunirci ancora una volta a consiglio per cercar di sventare le malignit della gente; e finalmente ne venimmo ad una risoluzione che aveva troppa furberia per lasciarmi interamente soddisfatto. E fu questa: visto che il nostro scopo principale era di conoscere l'onoratezza delle intenzioni del signor Thornhill, mia moglie pens di metterlo alla prova fingendo di chiedere il suo consiglio intorno alla scelta di un marito per la figliola maggiore: se questo non fosse bastato per indurlo a una dichiarazione, si risolse di farlo ingelosire con un finto rivale. A quest'ultimo passo, io, per, non volli in alcun modo dare il mio consenso, finch Olivia non mi ebbe fatte le pi solenni assicurazioni che avrebbe sposata la persona che avessimo scelta come rivale al cavaliere, se questi non lo avesse impedito con lo sposarla egli stesso. Tale era il disegno, che, sebbene io non mi ci opponessi risolutamente, pure non mi lasciai sedurre ad approvarlo senz'altro.
La prima volta che il signor Thornhill ci venne a trovare, le mie ragazze ebbero cura di andarsene a un certo punto, per dar modo alla mamma di mettere in esecuzione la cosa; ma si ritiraron soltanto nella stanza accanto, donde potevano sentire tutta la conversazione. Mia moglie la principi con arte, osservando che una delle ragazze Flamborough avrebbe fatto molto probabilmente un buon matrimonio con il signor Spanker. Avendo il cavaliere assentito che la cosa sarebbe accaduta con ogni probabilit, essa prosegu notando che chi aveva una discreta dote era sempre sicura di trovarsi un buon marito.
Ma il Cielo aiuti le ragazze senza dote! continu lei. Che vuol dire la bellezza, signor Thornhill? E che valgono tutte le virt e tutte le belle qualit di questo mondo in un secolo nel quale non si bada che al proprio interesse? Ormai, quando si tratta di una futura sposa, non si tratta pi di chiedere: "come , moralmente e fisicamente?" ma: "quanto ha?"
Signora, rispose il cavaliere, approvo altamente tanto la giustezza quanto la novit delle vostre osservazioni; e se fossi re io, le cose andrebbero ben diversamente. Sarebbe allora una bella epoca per le ragazze senza dote; le nostre due signorine sarebbero le prime alle quali vorrei provvedere.
Ah, signore! rispose mia moglie, a voi piace scherzare; ma vorrei esser regina io, e saprei allora dove cercare un marito alla mia figliola maggiore. Ma ora, parlando sul serio, giacch mi ci fate pensare, non mi potreste consigliare nella scelta di un buon marito per lei? Ha ormai diciannove anni;  bene allevata ed educata; e, secondo il mio umile giudizio, di doti non ne manca davvero!
Signora, egli rispose, se dovessi scegliere io, le troverei una persona che avesse ogni qualit per far felice un angelo. Uno che avesse prudenza, ricchezza, buon gusto, e sincerit; questo, signora, sarebbe, secondo me, il marito adatto per lei.
Perfettamente! rispose lei, ma conoscete qualche persona di questo stampo?
Oh, no, signora! esclam il cavaliere,  impossibile conoscer qualcuno che meriti d'essere suo marito!  un tesoro troppo grande perch lo possegga un uomo:  una dea. Per l'anima mia, lasciatemi dir quel che penso,  un angelo!
Ah, signor Thornhill, voi non fate che adulare la mia povera ragazza, ma noi abbiamo pensato di maritarla a uno dei vostri fittavoli, che ha perso di recente la madre e che ha bisogno di una buona massaia. Sapete di chi voglio parlare, del fattore Williams: un uomo attivo, signor Thornhill, capace di darle del pane buono e che l'ha chiesta diverse volte (questo era vero). Ma, signore, concluse, avrei piacere di aver la vostra approvazione alla scelta.
Come, signora, replic il cavaliere, la mia approvazione? La mia approvazione a una scelta simile? Mai! ma come! sacrificare tanta bellezza e tanto buon senso e tanta bont a una creatura incapace di apprezzare una tale benedizione? Scusatemi, ma non posso approvarla una simile ingiustizia. E ho le mie ragioni!
Certo, signore, esclam Debora, se avete le vostre ragioni  un altro paio di maniche, ma avrei piacere di conoscerle codeste ragioni.
Scusatemi, signora, egli rispose, ma esse giaccion troppo in fondo per essere svelate, aggiunse ponendosi una mano sul petto, e rimangono sepolte qui.
Quando se ne fu andato, e ci consultammo tutti insieme, non si seppe che cosa dedurre da questi bei sentimenti. Olivia li consider come una prova della pi gran passione; ma io non n'ero altrettanto persuaso. Mi pareva molto chiaro che quelle frasi parlassero molto pi d'amore che di matrimonio: pure, a qualunque cosa conducessero, fu concordato di seguitare a insistere su quel tasto del fattore Williams, il quale, fin dall'arrivo della mia figliola in paese, aveva dimostrato d'esserle devoto.
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CAPITOLO 17.
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Non v'ha quasi virt la quale alla forza di una lunga e piacevole tentazione possa resistere.
Io che non pensavo che alla vera felicit della mia bambina ero contento dell'assiduit del signor Williams, perch era benestante, prudente e sincero. Non bisogn molto incoraggiamento a ravvivare la sua antica fiamma, cos che, dopo una o due sere, lui ed il signor Thornhill s'incontrarono in casa nostra e si sbirciarono l'un l'altro per qualche istante con sguardi rabbiosi: ma Williams non doveva alcun fitto al proprietario, e si cur poco o punto dell'antipatia. Olivia, dal canto suo, recit la parte di civetta alla perfezione, se pure si pu dire che recitasse, mentre mostrava liberamente il proprio carattere quale era, facendo le finte di riservar tutta la sua tenerezza al nuovo innamorato. Il signor Thornhill parve abbattuto da quella preferenza, e si accommiat con aria pensosa, sebbene riconosco che mi meravigliava vederlo cos afflitto come pareva che fosse, quando era in suo potete di rimuovere tanto facilmente la causa della pena, dichiarando onestamente la sua passione. Ma, qualunque sembrasse la sua inquietudine, era facile accorgersi che l'angoscia di Olivia era anche pi grande. Dopo ognuno di questi incontri fra i suoi due innamorati (e ce ne furono parecchi), lei si ritirava di solito, per esser sola e sfogare, senza esser vista, il suo dolore. Cos la sorpresi una sera, dopo che aveva finta piuttosto a lungo una grande allegria.
Tu vedi, figliola mia, le dissi, come la tua fiducia nell'amore del signor Thornhill non sia stata che un sogno: egli sopporta la rivalit di un altro che gli , in tutto e per tutto, tanto inferiore, sebbene sappia che pu averti per s, con una semplice dichiarazione.
S, babbo, rispose lei, ma egli ha le sue ragioni per indugiare. Io lo so bene. La sincerit de' suoi sguardi e delle sue parole sono per me la prova della sua vera stima. Spero che tra poco potrete avere la dimostrazione della generosit dei suoi sentimenti, e avrete da convincervi che la mia opinione su lui  pi giusta della vostra.
Olivia, piccina mia cara, risposi io, ogni tentativo fatto fino ad ora per spingerlo a dichiararsi,  stato proposto e disegnato da te stessa; n tu puoi menomamente dire che ti ci abbia costretta io. Ma tu non devi credere, cara, che io sia per acconsentire a che quell'onesto rivale resti a lungo vittima della tua infelice passione. Ti sar concesso tutto il tempo che vorrai per indurre ad una spiegazione il tuo preteso ammiratore; ma, passato quel tempo, se egli non si sar ancora deciso, io esiger assolutamente che l'onesto signor Williams venga premiato della sua fedelt. Lo vuole da me la dignit che fin ad ora ho sempre mantenuta; e la mia tenerezza di padre non potr mai scemare la mia integrit di uomo. Fissa dunque il giorno: e sia pure lontano, quanto a te paia bene; e intanto abbi cura di far sapere al signor Thornhill il termine in cui intendo di darti ad un altro. Se egli t'ama davvero, il suo buon senso gli suggerir, subito, che vi  un mezzo solo per impedirgli di perderti per sempre.
Questa proposta, che ella non pot far a meno di riconoscere giustissima, fu subito accolta. Lei rinnov la formale promessa di sposare il signor Williams, nel caso che l'altro si rimanesse zitto; e appena se ne present l'opportunit, in presenza del signor Thornhill venne stabilito che, un mese da quel giorno, si sarebbero fatte le nozze col suo rivale.
Il nostro atto energico sembr raddoppiare la ansiet del signor Thornhill; ma le vere pene di Olivia facevano stare in pena anche me. In quel contrasto fra la saggezza e l'amore ella perse tutta la vivacit e non faceva altro che cercare il modo d'essere sola per poter piangere. Pass una settimana, e il signor Thornhill non fece niente per impedire le nozze. La settimana dopo, egli era ancora assiduo ma non si aperse affatto. La terza, cess le visite; e mia figlia, invece di mostrarsi impazientita come m'aspettavo, si mostr invece tranquillamente pensosa; ed io presi questo suo contegno per rassegnazione. Da parte mia, ero sicuramente contento oramai di pensare che la mia bambina si sarebbe assicurati pace e benessere; e spesso lodavo la sua risoluzione di preferire la semplicit al fasto. Mancavano circa quattro giorni alle nozze; e la mia famigliola, una sera, era raccolta intorno a un bel fuoco raccontando storie del passato e chiacchierando sull'avvenire, e tutti erano occupati a far mille disegni e ridere delle pazzie che ne venivano fuori.
Ebbene, Mos, dissi io, tra poco, ragazzo mio, avremo un matrimonio in famiglia; che ne pensi tu di queste cose in generale?
La mia opinione, babbo,  che le cose vanno avanti benissimo: stavo pensando proprio ora che, quando la sorella Olivia sar sposata al fattore Williams, egli allora ci prester gratis il torchio per il sidro e i tini per far la birra.
Di certo, Mos! risposi io, e poi ci canter, per giunta, La Morte e la Signora, cos da rallegrarci un poco.
L'ha gi insegnata quella canzone al nostro Dick! esclam Mos; e mi pare che lui la sappia benino.
Davvero? chiesi io, e allora sentiamola, dov' il piccolo Dick? Che ce la canti senza paura!
Il mio fratello Dick, disse Bill, il pi piccolo dei miei figlioli,  uscito or ora con Olivia, ma il signor Williams ha insegnato a me due canzoni, ed io le canter a te, babbo. Quale canzone scegli: Il Cigno morente o l'Elegia per la morte di un cane arrabbiato?
L'elegia, senza dubbio, bambino! dissi io. Non l'ho ancora sentita mai; e tu, Debora, vita mia, sai bene che il dolore  secco: dacci dunque una bottiglia del miglior vino d'uvaspina per tenerci sollevato lo spirito. M' toccato ultimamente di piangere tanto per ogni sorta di Elegie, che, senza un bicchiere che mi rianimi, temo d'essere, da questa, abbattuto troppo. E tu, Sofia, amore, prendi la chitarra e suona un po' per accompagnare il bambino.
ELEGIA PER LA MORTE DI UN CANE ARRABBIATO
O buona gente tutta, d'ogni condizione,
date ascolto alla canzone mia;
e se la troverete troppo breve,
vorr dire che non vi avr trattenuti a lungo!
C'era ad Islington un uomo
di cui il mondo poteva dire
ch'era molto devoto
ogni volta che egli diceva le sue devozioni.
Aveva un cuore tenero e gentile
per confortare amici e nemici;
ogni giorno rivestiva gli ignudi
quando s'indossava il vestito.
Ed in quella citt fu trovato un cane,
come tanti altri cani che ci sono,
bastardo, cucciolo, mezzo lupetto e can da caccia,
non cane di razza ma di bassa estrazione.
Quest'uomo e questo cane furon dapprima amici;
ma quando cominci fra loro la discordia,
il cane per certi suoi fini segreti
s'infuri e morse l'uomo.
Da tutte le vie d'intorno,
accorsero i vicini stupiti,
e giurarono che il cane doveva aver perso il giudizio
se aveva morso un uomo cos buono!
La ferita apparve profonda e dolorosa,
ad ogni occhio cristiano che la vide;
e affermarono che il cane era arrabbiato,
affermarono anche che l'uomo sarebbe morto.
Ma presto avvenne un miracolo
che mostr a quelle canaglie come mentivano:
l'uomo guar del morso,
e fu il cane che mor.
Che bravo ragazzo, Bill, sei tu! e questa  un'elegia che pu davvero dirsi tragica. Venite qua, bimbi miei, e beviamo alla salute di Bill, augurandogli di diventar vescovo un giorno!
Con tutto il cuore! disse mia moglie; e se egli predicher come canta, non ho nessun dubbio che vi riesca.
Quasi tutti i suoi parenti dal lato materno sapevan cantare una buona canzone: era voce generale nel paese che la famiglia dei Blenkinsops non poteva mai guardar diritto dinanzi a s, n i Hugginsons sapevano spegnere una candela; e che non c'era nessuno fra i Grograms che non sapesse cantare una canzone, n fra i Maryorams chi non potesse raccontare una storia.
Comunque sia, dissi io, la pi volgare ballata di tutta quella gente mi d pi piacere che non me ne diano le belle odi moderne, e quelle cose che ci pietrificano con una strofa sola; produzioni che noi detestiamo insieme e lodiamo. D il bicchiere a tuo fratello, Mos. Il gran torto di questi scrittori di elegie  che si disperano per dolori tali da non fare un gran dispiacere alla gente di giudizio. Una signora perde il manicotto, il ventaglio, il cagnolino, ed ecco quello sciocco del poeta correre a casa per mettere in versi il disastro.
Codesta pu essere la moda, disse Mos, per le composizioni di pi alto stile; ma le canzoni di Ranelagh, che si producono fra noi, sono proprio popolari, e tutte modellate sullo stesso stampo: Colin incontra Dolly e si mettono a chiacchierare insieme; egli regala a lei qualcosa, comprata alla fiera, per mettersela fra i capelli, ed ella dona a lui un mazzolino di fiori; quindi se ne vanno in chiesa insieme, e l porgono buoni consigli alle giovani ninfe e ai pastorelli perch si sposino quanto pi presto possibile.
Ed  un ottimo consiglio anche questo! dissi io, e mi si dice che non vi sia al mondo un posto pi adatto di quello l per dar con tanta convenienza un consiglio tale, perch, mentre ci persuade al matrimonio, ci fornisce anche di una moglie; e certamente deve essere un mercato eccellente, figlio mio, quello dove ci vien detto che cosa  di cui noi manchiamo e ci si d ci di cui abbiamo bisogno.
 vero, signore, mi rispose Mos, ed io conosco in Europa due di questi mercati per scegliersi la moglie, Ranelagh in Inghilterra e Fontarabia in Spagna. Il mercato spagnolo s'apre una volta all'anno; ma le nostre mogli inglesi sono in vendita ogni sera.
Hai ragione, ragazzo mio, disse sua madre. La vecchia Inghilterra  il vero e unico posto nel mondo per gli uomini che voglian prender moglie.
E per le mogli che voglion spadroneggiare sui mariti! interruppi io. C' un proverbio, all'estero, che dice che, se si costruisse un ponte attraverso il mare, tutte le signore del continente verrebbero qua ad imitare le nostre, perch in Europa non ci sono mogli che valgano le inglesi. Ma dacci un'altra bottiglia, Debora, vita mia, e tu, Mos, cantaci una bella canzone. Come dobbiamo ringraziare il Cielo che ci concede tanta tranquillit, salute e benessere! Io, ora, mi sento pi felice del pi gran monarca sulla terra! Costui non si gode questo focolare circondato da volti cos piacenti. S, stiamo diventando vecchi, Debora, ma il crepuscolo della vita ci si promette felice. Noi discendiamo da antenati senza macchia, e lasceremo dietro di noi una schiatta di figli buoni e virtuosi. Finch saremo vivi, saranno essi il nostro sostegno e il nostro piacere; e quando morremo, trasmetteranno essi ai posteri il nostro onore incontaminato. Via, figlio mio, si aspetta la tua canzone; facciamo un coro. Ma la mia cara Olivia dov'? la sua voce di cherubino  sempre la pi dolce nel concerto.
Proprio mentre stavo parlando, Dick venne dentro di corsa:
Oh, babbo, babbo,  andata via, la mia sorella Olivia! Se ne  andata via per sempre, lontano da noi!
Andata via, bimbo?
S;  partita con due signori in una carrozza di posta ed uno di quei signori l'ha baciata e le ha detto che sarebbe pronto a morire per lei ed essa piangeva tanto e voleva tornare indietro; ma egli ha seguitato a persuaderla e lei  salita nella vettura dicendo:
"Oh, che far il mio povero babbo quando sapr ch'io son rovinata?"
Andatevene ora, figli miei, tristi e infelici per il mondo, ormai non godremo pi un'ora di bene. Piombi l'ira del Cielo su lui e su tutti i suoi! rubarmi cos la mia bambina! Certo il Cielo lo punir dell'avermi rapita la mia dolce innocente che io guidavo per la via del Paradiso. La mia bimba cos pura! Tutta la nostra felicit terrena  finita! andate, figli miei, e siate infelici e coperti di disonore: sento che il cuore mi si spezza!
Padre! disse mio figlio,  questo il tuo coraggio?
Il mio coraggio, figliolo! s, lo vedr lui se ho coraggio! Portatemi le pistole. Inseguir il traditore, finch sar sulla terra lo inseguir. Vecchio come sono, sentir che ho ancora la forza d'ucciderlo. Che canaglia! perfida canaglia!
Nel frattempo avevo tratte fuori le pistole, quando la mia povera moglie, le cui passioni non erano cos impetuose come le mie, mi tenne stretto fra le braccia.
Mio caro marito, mio caro, esclam ella, la Bibbia  l'unica arma che stia bene ora nelle tue vecchie mani. Aprila, amor mio, leggi finch la nostra angoscia si calmi, poi che lei ci ha cos vilmente ingannati.
 vero, signore, soggiunse mio figlio, dopo un po' di silenzio, la vostra collera  troppo violenta, e non si addice a voi. Dovreste essere voi il conforto di mia madre; ed invece le crescete il dolore. Non si conviene a voi, n alla vostra qualit di reverendo, il maledire cos il vostro peggior nemico; per briccone ch'egli sia!
Io non l'ho maledetto, figlio! l'ho forse fatto?
S, signore, l'avete fatto; l'avete maledetto due volte.
Possa allora il Cielo perdonare me e lui, se l'ho fatto. Ed ora, figlio mio, m'accorgo che fu qualcosa pi alto della benevolenza umana ci che prima c'insegn a benedire i nostri nemici. Sia benedetto il Suo santo nome per tutto il bene che Egli ci ha dato, per tutto il bene che Egli ci ha tolto. Ma non , no, non  un dolore piccolo quello che pu far venire le lacrime agli occhi miei che non hanno pianto da tanti anni. Bambina mia! Rovinare la mia piccina cara! Possa morire di mala morte... Cielo, perdonami ci che stavo per dire! Ti ricordi, amor mio, come era buona e bella? fino a questo orrendo momento tutte le sue cure eran rivolte a far felici noi. Fosse piuttosto morta! Ma  fuggita; l'onore della nostra famiglia  macchiato; ed io debbo cercare la felicit in un altro mondo e non pi in questo. Ma tu, bambino mio, li hai veduti tu partire; l'ha egli forse trascinata via? Se egli l'ha presa con la forza, pu essere ancora innocente!
Ah, signor mio, disse il bambino, l'ha soltanto baciata e chiamata il suo angelo; ed ella piangeva molto, e gli si appoggiava sul braccio; e la carrozza se li port via di carriera.
 un'ingrata creatura, disse mia moglie che poteva appena parlare, da tanto piangeva, a trattarci cos! Nessuna opposizione  stata mai fatta a' suoi affetti! Oh l'abbietta, oh la malvagia donna, che ha vilmente abbandonati i genitori, senza nessuna provocazione, per mandar nella tomba i tuoi capelli grigi; ed io dovr presto seguirti!
Cos passammo quella notte, che fu la prima delle nostre vere disgrazie, tra lamenti amari e vani tentativi di riaverci. Io mi proposi pertanto di ritrovare il traditore dovunque si fosse, per rimproverargli la sua vile condotta. La mattina dopo, a colazione, sentimmo di pi la mancanza della nostra disgraziata bambina, perch era lei che soleva dare a tutti noi vita e allegria. Mia moglie, come prima, tent di alleviarsi il cuore con rimproveri:
Mai, diss'ella, quella vile macchia della nostra famiglia non torner ad oscurare questa soglia innocente. Non la chiamer pi figlia. No, lasciate che quella svergognata viva col suo vile seduttore; potr gettar la vergogna su di noi, ma non ci potr ingannare mai pi!
Moglie, dissi io, non parlare cos duramente; il mio orrore per la sua colpa  grande come il tuo; ma questa casa e questo cuore saran sempre aperti per la povera peccatrice, caso mai tornasse pentita. E, prima torner ravveduta, e pi sar da me accolta bene. Anche i migliori possono errare, una volta; le lusinghe posson sedurre, e la novit allettare. Il primo fallo  figlio dell'inesperienza; ogni altro, invece, generato dalla colpa. S, la povera infelice sar accolta bene, da questo cuore e da questa casa, fosse anche macchiata da diecimila vizii. Oh; io udr ancora la musica della sua voce; e mi stringer lei ancora al petto, solo che io la ritrovi pentita. Portami, figlio mio, la Bibbia e il bastone; io la inseguir dovunque sia; e se anche non la possa salvare dalla vergogna, potr per impedire che ella continui a vivere nell'infamia. 
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CAPITOLO 18.
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Le ricerche di un padre per ricondurre la figlia smarrita sulla via della virt.
Sebbene il bambino non sapesse descrivere l'aspetto del signore che aveva porto la mano alla sorella per aiutarla a salire sulla carrozza di posta, pure tutti i miei sospetti cadevano sul nostro giovane proprietario, che era anche troppo ben conosciuto per un uomo avvezzo a tali intrighi. Per ci m'incamminai verso il Castello di Thornhill, risoluto ad affrontarlo e a rimproverarlo, e, se fosse possibile, ricondurmi a casa la figlia; ma prima d'essere giunto alla sua dimora, incontrai uno dei miei parrocchiani che disse d'aver veduta una signorina, la quale somigliava la mia figliola, in carrozza con un signore che, dalla descrizione, sembrava dovesse essere il signor Burchell; e che andavano a gran velocit. Questa informazione, per, non mi soddisfece punto. Andai dal giovane cavaliere, e, nonostante che fosse ancora presto, insistei per vederlo immediatamente: comparve poco dopo con l'aria pi naturale e cordiale, e parve molto meravigliato della fuga della mia figliola, protestando, sull'onor suo, di non entrarci per nulla.
Rinnegai allora que' miei primi sospetti, e potei solo riversarli sul signor Burchell, il quale negli ultimi giorni, mi rammentai, aveva avuto con lei colloqui a quattr'occhi.
Ma l'arrivo di un altro testimone non mi lasci dubbi sulla colpa di lui, precisando ch'egli e la mia figliola erano effettivamente andati verso Wells, luogo, a circa trenta miglia di distanza, molto popoloso.
Ridotto ormai in quello stato mentale in cui siamo pi pronti ad agire con precipitazione che a ragionare direttamente, io non mi chiesi se queste informazioni potessero mai essermi fornite da persone messe apposta sul mio cammino per isviarmi, ma mi proposi d'inseguire fin l la mia figliola e il suo preteso seduttore. Proseguii dunque, avanti avanti, pertinacemente; e strada facendo interrogai diverse persone; ma non ne ricavai alcun indizio finch, entrando in citt, incontrai una persona a cavallo, che mi ricordai di aver veduta in casa del cavaliere; e questa mi assicur che, se io li avessi seguiti al campo delle corse che era distante soltanto trenta miglia, li avrei raggiunti di sicuro; perch l egli li aveva veduti, la notte prima, che ballavano; e tutti sembravano incantati a vedere come ballava la mia figliola. Il giorno dopo, mi incamminai di buona ora al campo delle corse; e verso le quattro del pomeriggio, vi arrivai. La gente l riunita aveva un'apparenza gioiosa; tutti erano premurosamente occupati a procacciarsi una cosa sola, il piacere; che differenza collo scopo mio, di ricondurre alla virt una figliola smarrita! Mi parve di vedere il signor Burchell poco lontano; ma, come se egli temesse un colloquio con me, quando vide che m'avvicinavo, si cacci tra la folla e non lo scorsi pi.
Riflettei allora, come il continuare l'inseguimento fosse inutile, e risolsi di tornarmene a casa dalla mia famiglia innocente, che aveva bisogno del mio appoggio: ma l'agitazione d'animo in cui mi trovavo e le fatiche che avevo sofferte, mi misero addosso una febbre che mi ero sentita crescere prima di venir via dal campo delle corse. Questo era un altro colpo inatteso, perch ero distante da casa pi di settanta miglia: ad ogni modo, mi ricoverai in una osteriuccia sulla strada maestra, e l, ch'era abituale ricovero dell'indigenza e della parsimonia, mi misi a letto per attendere pazientemente la fine della malattia. Languii l per quasi tre settimane: alla fine la mia costituzione vinse la malattia sebbene fossi sprovvisto di denaro per pagare le spese del mantenimento. Forse la sola ansiet di quest'ultima circostanza sarebbe bastata a farmi capitar una ricaduta se io non fossi stato soccorso da un viaggiatore che s'era fermato a prendere in fretta di che rinfrescarsi. Costui non era altri che il filantropico libraio del Chiostro di S. Paolo, quello che ha scritto tanti librettini per bambini e si vantava d'essere il loro amico; ma era l'amico di tutto il genere umano. Appena sceso gi aveva fretta di ripartirsene, perch aveva sempre da sbrigar affari di grande importanza e allora stava raccogliendo il materiale per la storia di un certo Tommaso Trip. Ravvisai subito la faccia rossa bitorzoluta di quel bonaccione, perch mi aveva pubblicato alcuni lavori contro gli odierni Deuterogami, ossia i fautori di un secondo matrimonio dei vedovi; e da lui mi feci prestare un po' di denaro che gli avrei restituito al mio ritorno. Lasciando l'albergo ero ancora molto debole, e risolvetti di ritornare a casa con brevi tappe di dieci miglia al giorno. La salute e la tranquillit usuali mi eran quasi tornate; ed ora disapprovavo quell'orgoglio che mi aveva fatto ribelle al castigo della Provvidenza Divina. L'uomo non sa, prima di provarli, quali siano i dolori che potr con pazienza sopportare: come, salendo alle pi alte cime dell'ambizione, le altezze che sembravano splendide, vedute dal basso, ci svelano ad ogni gradino insospettate ed aspre difficolt, cos, nel discendere dalla vetta dei piaceri gi verso la valle della miseria, che ci appare dapprima cupa e triste, l'animo vigile, sempre attento a ci che pu sollevarlo, trova nella discesa qualcosa che lo consola e gli d piacere. Via via che ci avviciniamo, gli oggetti pi oscuri sembrano illuminarsi, e l'occhio dell'anima nostra sia adatta alla sua tetra situazione.
Adesso io procedevo innanzi ed avevo camminato per due ore quando mi parve di vedere in distanza qualcosa come un carro, che mi prefissi di raggiungere; ma quando l'ebbi raggiunto, m'accorsi ch'era il carro di una compagnia ambulante la quale stava portando le sue scene e tutti gli altri arredi teatrali al villaggio vicino dove aveva da recitare.
Il carro era custodito soltanto dalla persona che lo guidava e da uno della compagnia, mentre gli altri attori dovevano seguire il giorno dopo.
Una buona compagnia per la strada, dice il proverbio,  la scorciatoia pi corta: ed io cominciai a discorrere con quel povero attore; una volta avevo avuto anch'io qualche disposizione pel teatro, e perci mi misi a discutere su questo tema con la mia solita libert; ma perch ero piuttosto all'oscuro sulle condizioni presenti del teatro, chiesi chi fossero adesso gli scrittori teatrali in voga, chi i Dryden e gli Otway del giorno.
Signore, io credo, disse l'attore, che ben pochi dei nostri autori drammatici moderni si sentirebbero molto onorati dell'essere paragonati con gli scrittori che avete nominato. La maniera del Dryden e del Rowe, signore, non  pi affatto di moda; il nostro gusto  tornato indietro di un secolo intero; ora come ora, il Fletcher, Ben Jonson e tutti i lavori dello Shakespeare, sono i soli che vanno.
Come! dissi io,  mai possibile che il secolo presente gusti quella lingua antiquata, quei vecchi scherzi, quei caratteri caricati, che abbondano nei lavori rammentati da voi?
Signore, rispose il mio compagno, il pubblico non si occupa della lingua, degli scherzi n dei caratteri, perch questo non  affar suo; vogliono esser divertiti e son tutti contenti quando si posson godere una pantomima garantita dal nome del Jonson o dello Shakespeare.
Cos suppongo, dissi io, che i nostri scrittori drammatici moderni saranno piuttosto imitatori dello Shakespeare che della natura.
Per dir la verit, rispose il mio compagno, io non so che imitino niente di niente; n il pubblico lo richiede; non  il dramma che strappa gli applausi ma il numero dei colpi di scena e delle situazioni che vi si possono far figurare. Ho veduto un dramma, che non aveva neppure un motto spiritoso, diventare popolarissimo, ed un altro esser salvato soltanto perch il poeta vi aveva messo una colica! No, signore, i lavori del Congreve e del Farquhar han troppo spirito pel gusto odierno; la nostra maniera moderna  assai pi naturale.
Intanto i bagagli della compagnia ambulante erano giunti al villaggio, che, a quanto pare, era stato avvisato del nostro arrivo, onde eran tutti venuti fuori a guardarci; perch, come osserv il mio compagno, i commedianti han sempre pi spettatori fuori che dentro il teatro.
Io non avevo posto mente alla sconvenienza di trovarmi in una compagnia tale, finch non mi accorsi della folla che s'era raccolta intorno a me. Mi ricoverai quindi, pi presto che potei, nella osteria pi vicina; dove, essendo fatto passare nella stanza comune, fui avvicinato da un signore molto ben vestito che mi chiese se ero davvero il cappellano della compagnia oppure se dovevo soltanto sostenere quella parte nelle rappresentazioni. Informatolo della verit, e spiegatogli come io non appartenessi in nessun modo alla compagnia, fu cos gentile da desiderare che io e l'attore si bevesse un bicchiere di punch, sul quale poi egli discusse di politica moderna con gran seriet ed interesse. Dentro di me giudicai che dovesse esser n pi n meno che un membro del Parlamento; e queste mie congetture furon quasi confermate quando, avendo io chiesto che cosa nell'osteria ci fosse da poter aver per cena, egli invit insistentemente l'attore e me a cenare con lui in casa sua: dopo esserci fatti un po' pregare, fummo costretti ad accettare l'invito.
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CAPITOLO 19.
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Descrizione di una persona scontenta del governo presente, e che teme la rovina delle nostre libert.
La casa dove eravamo stati invitati si trovava poco distante dal villaggio; e il nostro ospite ci avvert che, dato che la carrozza non era pronta, ci avrebbe fatto andare a piedi; infatti arrivammo presto ad una delle pi belle dimore che avessi vedute da quelle parti. L'appartamento in cui fummo introdotti era elegantissimo e moderno; e costui and in persona a dar gli ordini per la cena, mentre il commediante osservava, ammiccando, che eravamo proprio fortunati. Il nostro ospite torn dopo poco; fu servita una cena elegante, ci furon presentate due o tre signore vestite di comode vestaglie, e si inizi una conversazione vivace. L'argomento sul quale il nostro ospite spaziava di pi, era la politica; ed egli asseriva che la libert era al tempo stesso il suo vanto e il suo terrore. Levata che fu la tovaglia mi chiese se avessi veduto l'ultimo Monitore; ed avendogli io risposto di no: Come? nemmeno l'Auditore, suppongo? chiese egli.
Neppure, signore! risposi.
 strano, molto strano! seguit l'ospite, io leggo tutti i giornali politici che escono: Il Giornaliero, Il Pubblico, La Cronica, La Sera di Londra, La Sera di Whitehall, i diciassette Magazzini e le due Riviste; e sebbene si detestino fra loro, io li amo tutti. La libert, signore, la libert  il vanto dei Britanni, e, per tutte le mie miniere di carbone in Cornovaglia, io ne riverisco i custodi.
Ed allora si spera, dissi io, che voi riveriate il Re.
S! ribatt il mio ospite, quando egli fa ci che vogliamo noi! ma se sguita a fare come ha fatto ultimamente, io non mi curer pi degli affari suoi. Non dico nulla io. Penso soltanto. Parecchie cose, le avrei potute dirigere meglio io. Credo che non ci sia stato un numero sufficiente di consiglieri; Egli si dovrebbe consigliare con chiunque fosse pronto a porgergli un consiglio; e allora le cose andrebbero in ben altro modo. 
Io vorrei, esclamai, che tutti quei consiglieri inframettenti fossero messi alla berlina. Dovrebbero, gli uomini onesti, sentir il dover di aiutare la parte pi debole della nostra Costituzione, quel sacro potere che da qualche anno declina ogni giorno di pi e vien perdendo la parte dovutagli nel governo dello Stato. Ma questi ignoranti seguitano a lanciare il solito grido di libert e se hanno qualche peso lo gettano vilmente dalla parte dove pende la bilancia.
Ma come? esclam una delle signore; ho dunque campato fin ora per vedere un uomo cos vile, cos sordido da esser nemico della libert e difensore dei tiranni? della libert, sacro dono del Cielo, glorioso privilegio dei Britanni!
Ma  possibile, seguit il nostro ospite, che si trovi ancora chi si fa patrocinatore della schiavit? uno che possa meschinamente sacrificare i privilegi dei Britanni? C' nessuno che possa esser cos abbietto, signore?
No, signore! risposi, io son per la libert, per quel dono di Dio! gloriosa libert!  il tema della declamazione moderna. Io vorrei che tutti gli uomini fossero re. Vorrei esser re io stesso. Noi abbiamo tutti naturalmente uno stesso diritto al trono; siamo, originariamente, tutti quanti uguali. Cos la penso io; e questa, un tempo, fu l'opinione di un partito d'uomini onesti che erano chiamati i Livellatori. Costoro cercarono di costituirsi in una comunit dove tutti fossero egualmente liberi. Ma, ahim! non ci riuscirono mai perch fra loro c'erano alcuni pi forti, e altri pi furbi degli altri, e questi divennero i padroni: infatti, come il vostro servitore cavalca i cavalli vostri perch  un animale pi destro di loro, cos certamente l'animale che sar pi furbo o pi forte di lui gli seder a sua volta sulle spalle. C' questa regola: l'umanit si sottomette; ed alcuni son nati per comandare, altri per ubbidire; e la questione si riduce, poich i tiranni ci debbono essere, a decidere se  meglio averli nella nostra stessa casa o nello stesso villaggio, o pi lontano ancora, nella metropoli. Ora, signore, per parte mia, siccome naturalmente io odio la faccia di un tiranno, pi questo sar allontanato da me, e pi sar contento io. L'umanit, in genere, la pensa come me, ed ha creato un re la cui elevazione diminuisce nel tempo stesso il numero dei tiranni, e pone la tirannia lontano lontano dal maggior numero delle persone. Ora i grandi, che erano essi stessi tiranni prima dell'elezione di un tiranno solo, si mantengono, come  naturale, contrarii ad un potere inalzato sopra loro, la cui autorit deve esser sempre maggiore di quella dei subordinati.  nell'interesse dei grandi, quindi, diminuire il potere regale, quanto pi possibile; poich ci che tolgono a quello viene restituito a loro stessi; e tutto quello che han da fare nello Stato,  di scalzare solo il tiranno, e con questo essi riacquistano la loro autorit di una volta. Ora, lo Stato pu trovarsi in condizioni tali, o le sue leggi possono esser ordinate in modo tale, o i suoi uomini pi ricchi possono esser dell'idea di cospirare tutti insieme con lo scopo di scalzare la Monarchia. Poich, in primo luogo, se le condizioni del nostro Stato sono tali da favorire l'accumularsi della ricchezza e fare i ricchi ancora pi opulenti, ci aumenter la loro ambizione.
"L'aumento della ricchezza, inoltre, deve necessariamente succedere, quando, come presentemente avviene, maggiori ricchezze ci vengono dal commercio estero che dalla industria interna, perch il commercio con l'estero non pu esser fatto con guadagno se non dai ricchi, ed essi hanno anche, al tempo stesso, tutti i proventi che vengono dalla industria interna; cos che i ricchi, insieme con noi, hanno due fonti di ricchezza, mentre i poveri ne hanno una sola. Per questa ragione, in tutti gli Stati ove si commercia, la ricchezza aumenta, e tutti questi sono, col tempo, divenuti stati aristocratici.
"Inoltre le stesse leggi di questo paese possono contribuire all'aumento della ricchezza; come quando per loro mezzo vengon rotti i legami naturali che stringono insieme i ricchi e i poveri, e vien ordinato che i ricchi debbono sposarsi solo con ricchi; o quando i dotti sono ritenuti disadatti a servire il loro paese come consiglieri, soltanto perch mancano di ricchezza, e cos la ricchezza diventa l'oggetto dell'ambizione d'ogni uomo savio; in questo modo, dico, e con tali mezzi, le ricchezze si accumuleranno. Ora il possessore di una grande ricchezza, fornito del necessario e degli agi della vita, non ha altro modo per impiegare ci che gli avanza delle sue entrate, se non comprando il potere: cio, in altri termini, nel farsi dipendenti, col comprare la libert di coloro che son nel bisogno, o dei venali, di uomini che son disposti a sopportare la mortificazione della vicinanza di quella tirannia pur d'avere il pane. Cos ogni uomo molto ricco, generalmente, raduna intorno a s un cerchio di gente poverissima; e quel governo civile che abbonda di ricchezza accumulata, pu esser paragonato al sistema Cartesiano, ad ogni orbita un suo proprio vortice. Quelli pertanto che son disposti a muoversi nel vortice di un grand'uomo non possono essere che schiavi, la plebe dell'umanit; le cui anime e la cui educazione si adattano alla servit, e che della libert conoscono il nome soltanto.
"Ma vi deve essere ancora un gran numero di persone, fuori dalla sfera d'influenza dell'uomo ricco: quelle persone che stanno fra i molto ricchi e i molto poveri; gente troppo ricca per sottomettersi al vicino potente, ma troppo povera per mettere se stessa al potere. In questa classe media dell'umanit, si trovano di solito tutte le arti, la scienza, e la virt della societ. Questa classe sola  quella che preserva veramente la libert, e pu chiamarsi "il popolo". Ora, pu accadere che questa classe media dell'umanit perda la sua influenza sopra uno Stato, e la sua voce pu esser sommersa da quella della plebe; poich, se il denaro sufficiente a far s che oggi una persona abbia voce negli affari dello Stato diventa dieci volte minore a quel che fu stimato sufficiente nel momento della formazione della Costituzione,  evidente che una gran parte della plebe sar introdotta nel sistema politico; ed essi, seguitando a muoversi nel vortice del potente, andranno dove la potenza li spinger. In uno Stato simile, conseguentemente, tutto quello che alla classe media rimane da fare,  di preservare le prerogative ed i privilegi di un solo reggitore principale, con la pi sacra circospezione. Perch egli divide il potere del ricco, ed impedisce che i grandi opprimano, con un peso dieci volte maggiore, la classe media posta sotto di loro. La classe media pu esser paragonata ad una citt assediata dai ricchi, ed alla quale il reggitore, dal di fuori, si affretta a portar soccorso. Mentre gli assalitori temono l'arrivo di un nemico,  naturale che offrano ai cittadini i patti migliori; li lusinghino con promesse, li allettino con privilegi; ma se riescono a sconfiggere il reggitore preso alle spalle, le mura della citt saranno ben piccola difesa per i suoi abitanti. Ci che essi possono aspettarsi si pu scorgere volgendo gli sguardi all'Olanda, a Genova o a Venezia, dove le leggi governano i poveri, ed i ricchi governano le leggi. Quindi io morrei per la monarchia; poich se c' qualcosa di sacro fra gli uomini, deve essere un sovrano consacrato dal suo popolo; ed ogni diminuzione del potere di lui in guerra o in pace  una infrazione alla vera libert de' suoi sudditi. Le discussioni sulla libert, il patriottismo, ed i Britanni, han gi fatto molto male;  da augurarsi che i veri figli della libert impediscano che se ne faccia dell'altro. Al tempo mio, ho conosciuto molti di questi pretesi campioni della libert, ma non ne ricordo neppure uno che non fosse un tiranno in cuor suo e dentro la sua famiglia.
M'accorsi che il calore con cui parlavo m'aveva fatto allungare l'arringa oltre le regole della buona educazione; ma l'impazienza del mio ospite, che spesso aveva tentato d'interrompermi, non pot pi a lungo frenarsi.
Come? grid egli, ho dunque trattenuto per tutto questo tempo un gesuita vestito da pastore?; ma, per tutte le miniere di carbone della Cornovaglia, egli se ne andr via subito, quanto  vero che mi chiamo Wilkinson!
Mi accorsi allora d'essermi lasciato andar troppo lontano, e chiesi scusa per il calore col quale avevo parlato.
Perdono! mi rispose egli tutto infuriato, io credo che certi principii richiedano diecimila scuse. Come? sacrificare la libert, gli averi e, come dice il gazzettiere, piegarsi gi per farsi mettere il basto! Signore, io insisto che voi usciate fuori immediatamente da questa casa, per impedire conseguenze peggiori. Signore, insisto su ci!
Stavo per ripetere le scuse; ma proprio in quel momento sentimmo battere alla porta da un servitore e le due signore gridarono:
 certo come la morte, che stan per tornare a casa il padrone e la padrona!
Sembra che il mio ospite fosse stato fin ora semplicemente il maggiordomo, che, nell'assenza del padrone, desiderava far bella figura e atteggiarsi per un po' egli stesso a gentiluomo; e, per dir la verit, parlava di politica non meno bene della maggior parte de' gentiluomini di campagna. Ma tutto confuso fui io, a veder entrare il gentiluomo e la sua signora: n la loro sorpresa, nel trovar tanta gente ed allegria, fu minore della nostra.
Signori, disse il vero padrone di casa a me e al mio compagno, mia moglie ed io siamo i vostri umilissimi servitori; ma dichiaro che questo  un favore cos inatteso che quasi siamo confusi dalla riconoscenza.
Per quanto potesse essere inattesa per loro la nostra compagnia, la loro per noi era tale, ne son sicuro, assai pi; e io restavo ammutolito per la mia assurda posizione, quando chi vidi entrare? La mia cara Miss Arabella Wilmot, quella che avrebbe dovuto sposarsi col mio figliolo Giorgio, e il fidanzamento n'era stato rotto come gi vi ho raccontato. Appena mi ebbe veduto, mi vol tra le braccia con una gioia da non potersi dire.
Mio caro signore, disse ella, a qual fortunato incidente dobbiamo una visita cos inattesa? Sono sicura che mio zio e mia zia saranno molto contenti quando sapranno che hanno come ospite il buon dottore Primrose!
A sentire il mio nome, quel vecchio signore e la signora molto gentilmente si avvicinarono, e mi dettero il benvenuto con la pi cordiale ospitalit. N poterono essi far a meno di sorridere quando furono informati di come era avvenuta la mia visita; ma lo sfortunato maggiordomo, che da principio pareva che fossero sul punto di licenziare, fu perdonato, per mia intercessione.
Il signor Arnold e la sua signora, proprietari della casa, insistevano ora per aver il piacere della mia permanenza l da loro per qualche giorno; e poi che la loro nipote, la mia incantevole scolara la cui mente si era, almeno dentro certi limiti, formata sotto la guida mia, si un a loro nel pregarmi, accettai.
Quella notte fui fatto riposare in una magnifica camera, e la mattina dopo per tempo, la signorina Wilmot desider fare una passeggiata insieme con me nel giardino, che era disposto alla maniera moderna. Dopo aver passato qualche tempo a mostrarmi le bellezze del luogo, mi chiese, con falsa indifferenza, quando avessi ricevute le ultime notizie da mio figlio Giorgio.
Ahim, signorina, dissi, sono ora quasi tre anni che egli  assente, e non ha mai scritto n ai suoi amici n a me! Io non so dove sia; forse non lo rivedr mai pi; n lui n la felicit. No, mia cara signorina, noi non passeremo pi le ore piacevoli che eravamo soliti passare intorno al nostro focolare, l a Wakefield. Adesso la mia famigliola si va sperdendo rapidamente, e la povert ha recato a noi non soltanto il bisogno ma anche il disonore.
La buona fanciulla a questo racconto lasci scorrere una lacrima; ma allorch mi accorsi della sua troppa sensibilit, mi trattenni da una pi particolareggiata descrizione delle nostre disgrazie. Fu per me un po' di consolazione vedere che il tempo non aveva mutato in niente i suoi sentimenti, e sapere come lei avesse respinte diverse offerte che le erano state fatte dopo la nostra partenza dal paese.
Mi fece girare perch vedessi tutte le bellezze di quel luogo, mostrandomi i viali e i pergolati e al tempo stesso cogliendo il pretesto da ogni occasione per farmi qualche nuova domanda intorno al mio figliolo. Cos passammo la mattinata, finch la campana ci chiam a pranzo; dove trovammo il direttore della compagnia ambulante di cui ho parlato prima, che era venuto ad offrire dei biglietti per la rappresentazione, La bella penitente, che doveva essere data quella sera; e la parte di Orazio vi sarebbe stata fatta da un giovane signore, che non era mai montato sul palcoscenico. Egli parve molto disposto a lodare caldamente il nuovo attore, e confessava di non aver mai veduto nessuno che tanto promettesse di s.
L'arte del recitare, osserv, non s'impara in un giorno, ma questo giovane signore par nato apposta per il palcoscenico. Voce, figura, gesti, tutto  in lui da ammirare. L'abbiamo incontrato per caso, lungo la via, nel nostro viaggio.
Questo racconto eccit in un certo modo la nostra curiosit; ed io, pregato dalle signore, fui costretto ad accompagnarle al teatro, che non era poi altro che un granaio. Poich la compagnia con cui mi trovavo era certo la pi ragguardevole del luogo, fummo ricevuti col pi gran rispetto e posti nelle sedie di prima fila; e l sedemmo per qualche tempo, non senza grande impazienza di vedere apparire Orazio. Il nuovo attore fece finalmente la sua entrata; e se lo immagini chi  padre quali fossero i miei sentimenti, pensando quali sarebbero stati i suoi, quando vidi che egli era il mio sfortunato figliolo! Stava per cominciare, ed ecco, nel girare gli occhi sugli ascoltatori, egli vede la signorina Wilmot e me; e l per l rimane muto e immobile.
Gli attori, da dietro le quinte, attribuendo questa pausa alla naturale timidezza, cercavano di incoraggiarlo; ma lui, invece di andar avanti, scoppi in un pianto dirotto e si ritir dal palcoscenico. Non so quali fossero in quell'occasione i miei sentimenti, perch si seguirono con tanta rapidit da non potermene rendere io conto; ma fui subito destato da quell'incubo perch la signorina Wilmot, pallida, con voce tremante, mi preg di ricondurla dallo zio.
Quando si fu a casa, il signor Arnold, che ancora non sapeva nulla di ci che tanto ci turbava, non appena fu informato che il nuovo attore era mio figlio, gli mand la carrozza e lo invit: e perch egli seguitava a rifiutarsi di comparire daccapo sul palcoscenico, i commedianti misero un altro al suo posto e cos lo avemmo presto tra noi.
Il signor Arnold gli fece la pi cortese accoglienza ed io lo ricevei con la mia solita effusione d'affetto, perch io non so mostrare un risentimento che non provo. L'accoglienza della signorina Wilmot era colorita di una falsa noncuranza; ma pure m'accorsi ch'essa recitava una parte studiata. Il turbamento dell'anima sua non sembrava ancora calmato; disse venti cose come le venivano, che parevano di gioia, e poi rise forte sua mancanza di criterio. Ogni tanto gettava un'occhiata birichina allo specchio, come se fosse felice della consapevolezza d'una bellezza irresistibile; e spesso faceva delle domande, senza dar poi retta alle risposte.
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CAPITOLO 20.
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Storia di un girovago filosofeggiante che, andando dietro alla novit, perde la contentezza sua propria.
Dopo pranzato, la signora Arnold offr gentilmente di mandare due servitori a prendere i bauli di mio figlio; cosa che da principio egli cerc di rifiutare, ma per l'insistenza di lei fu costretto a confessare che il bastone e una valigetta eran tutti i beni mobili di cui potesse vantarsi sulla terra.
Ah, figlio mio! esclamai, tu mi hai lasciato povero, e povero vedo che mi ritorni; eppure son sicuro che tu hai veduto molto mondo.
S, signore, rispose mio figlio; ma il viaggiare in cerca di fortuna non  il modo migliore per assicurarsela; e infatti, da ultimo, ho smesso di rincorrerla.
Mi immagino, signore, disse la signora Arnold, che il racconto delle vostre avventure debba essere interessante; ne ho spesso udito raccontare la prima parte da mia nipote; ma se noi riuscissimo ad avere da voi il resto, ve ne saremmo anche pi riconoscenti.
Signora, rispose mio figlio, vi assicuro che il piacere che avrete nell'ascoltare non sar cos grande come la mia vanit nel raccontare; ci non ostante non vi posso promettere una sola avventura in tutto il mio racconto, poich sar la narrazione piuttosto di ci che ho veduto che di quello che ho fatto io.
"La prima sventura della mia vita, come voi tutti sapete, fu grande; ma sebbene mi addolorasse, non mi abbatt. Nessuno pi di me fu colmo di speranza: pi io mi trovavo in odio alla Fortuna, e ogni volta speravo di pi che mi sarebbe stata propizia la prossima volta; ed essendo ormai sotto alla sua ruota, ogni nuovo avvenimento mi poteva rialzare, ma non deprimermi peggio. Mi avviai quindi verso Londra, una bella mattina, per nulla preoccupato del giorno dopo; ma allegro come gli uccellini che cantano lungo la via: e mi confortavo, riflettendo che Londra era come una fiera dove le abilit di ogni genere eran sicure d'esser distinte ed aver premio.
"Arrivato in citt, signore, il mio primo pensiero fu di portare la vostra lettera di raccomandazione al nostro cugino, che si trovava anche lui in condizioni poco migliori delle mie. Avevo pensato da principio, come voi sapete, o signore, di diventare professore assistente in un collegio; ed io chiesi a lui consiglio intorno a ci. Il nostro cugino ascolt la proposta con un ghigno veramente sardonico.
""S," egli disse, " davvero una bella carriera questa che ti hanno indicata! Sono stato anch'io assistente in una scuola; e possa io morire di mala morte, se non preferirei essere viceguardiano nelle carceri di Newgate! In piedi troppo presto e troppo tardi! Ero guardato con cipiglio dal maestro; ero odiato per la mia brutta faccia dalla moglie sua; tormentato dai ragazzi chiusi l dentro; e non m'era mai permesso di uscire a cercar fuori di l un po' di urbanit. Ma sei sicuro, tu, d'esser fatto per la scuola? Ti far un po' di esame. Hai tu fatto un po' di tirocinio in questo mestiere?"
""No."
""Allora, non fai per la scuola. Sai pettinare i ragazzi?"
""No."
""Non sei buono per una scuola, allora."
""Hai avuto il vaiolo?"
""No."
""E allora non fai per la scuola. Puoi dormire con altri due in un letto solo?"
""No."
""E allora non sarai mai fatto per la scuola. Lo stomaco l'hai buono?"
""S."
""E allora non sei proprio adatto per la scuola. No, caro il mio signore, se tu desideri una professione buona e facile, lgati per sette anni come apprendista a girar la ruota di un arrotino ma evita in qualsiasi modo una scuola. Eppure, vediamo, egli continu: m'accorgo che sei un ragazzo di spirito e di una certa cultura; che cosa ne penseresti di cominciare ad essere un autore come me? Avrai certamente letto, nei libri, di uomini d'ingegno che crepano dalla fame con quel mestiere. E ora ti mostrer io, girando per la citt, quaranta cretini che con quel mestiere se la passano da ricchi; tutti onesti bighelloni che vanno innanzi tranquillamente e stupidamente, scrivendo di storia e di politica, e si fan lodare; uomini, che, se fossero stati tirati su per calzolai, avrebbero tutta la vita raccomodate scarpe vecchie senza farne mai delle nuove."
"Vedendo che non c'era una gran nobilt nella dignit di assistente mi risolvetti ad accettare la sua proposta; e avendo il pi alto rispetto per la letteratura, salutai con reverenza l'antiqua Mater di Grub Street, e stimai che fosse glorioso per me il seguire le orme che il Dryden e l'Otway avevan gi calpestate prima di me.
"Considerai la divinit di questa regione come la madre dell'eccellenza; e per quanto l'aver contatto col mondo ci possa dare il buon senso, supposi che la povert cui essa condannava fosse la vera nutrice del genio. Pieno di queste riflessioni, mi misi al lavoro; e trovando che rimanevano ancora a dire le cose migliori, dal lato contrario, risolvetti di scrivere un libro nuovo di pianta. Misi in piedi cos, con qualche ingenuit, tre paradossi. A dirla schietta, erano falsi; ma erano nuovi. I gioielli della verit sono stati tante volte mostrati dagli altri, che a me non rimaneva da notare se non splendide cose le quali, viste a distanza, sembravano altrettanto belle.
"O potenze divine, testimoniate voi quale fantastica importanza stesse inalberata sulla mia persona mentre io scriveva! L'intero mondo dei dotti io non dubitavo che si sarebbe mosso per combattere le mie teorie, ma ero pronto a far fronte a tutto il mondo dei dotti. Come un porcospino, sedevo tutto raggomitolato con una penna puntata contro qualsiasi avversario."
Ben detto, ragazzo mio! dissi io; e quale  il tema che trattasti? Io spero che tu non abbia ommessa l'importanza della monogamia. Ma io ti sto interrompendo, va' pure avanti; tu pubblicasti i tuoi paradossi; ebbene, che cosa de' tuoi paradossi disse il mondo dei dotti?
Signore, rispose mio figlio, il mondo dei dotti non disse niente su' miei paradossi; proprio niente, signore. Ognuno di loro era occupato a lodare se stesso e i suoi amici, o a condannare i nemici, e sfortunatamente, poi che io non avevo n degli uni n degli altri, soffersi la pi crudele mortificazione: passai inosservato.
"Un giorno, mentre stavo meditando, in un piccolo caff, sulla sorte dei miei paradossi, un uomo di bassa statura entr nella sala e si pose l al tavolino in faccia a me; e, dopo alcune frasi preliminari, accortosi che ero uno che aveva studiato, tir fuori un mucchio di prospetti pregandomi di sottoscrivere ad una nuova edizione con note che egli stava per donare al mondo; un Properzio. A questa domanda fui costretto a rispondere che non avevo danaro, e la risposta indusse lui a chiedermi quali fossero i miei disegni per l'avvenire. Accortosi che i miei disegni erano grandi quanto la mia borsa, egli disse: "Vedo che voi la citt non la conoscete: ve ne insegner io qualcosa. Date un'occhiata a questi prospetti; proprio su questi stessi fogli io sono campato agiatamente per dodici anni. Appena so di un gentiluomo che torna da' suoi viaggi, di un creolo che arriva dalla Giamaica, o di una ricca vedova che capita dalla sua villa, tento il colpo di averne una sottoscrizione. Per prima cosa pongo l'assedio al loro cuore, adulandoli, poi lascio penetrare nella breccia i miei prospetti. Se essi sottoscrivono subito la prima volta, rinnovo la richiesta per ottenere che mi paghino un tanto per dedicar loro il volume. Se mi concedono questo, tento un altro colpo, con la promessa d'incidere sul frontespizio del volume lo stemma loro. Cos, continu, io vivo sulla vanit altrui, e me ne rido. Ma (resti tra noi) io, ora, mi trovo ad essere conosciuto un p troppo, qui sulla piazza; mi farebbe piacere di prendere in prestito, per qualche tempo, la faccia vostra;  tornato di fresco dall'Italia un egregio gentiluomo; la faccia mia  ben conosciuta dal suo cocchiere; dunque se portate voi questo esemplare dei versi, ci scommetto la testa che voi riuscirete, e divideremo tra noi due il ricavato."
Che Iddio ci benedica, Giorgio! esclamai,  questo ora il mestiere dei poeti? uomini che sono pel loro ingegno acclamati si abbassano dunque ad elemosinare? Possono essi gettare tanta vergogna sulla loro vocazione, da fare un s vile commercio di lodi per guadagnarsi il pane?
Oh, no, signore! egli rispose, il vero poeta non si abbasser mai cos, perch, dove c' genio, c' orgoglio. Quelli che io ora descrivo non sono che mendicanti in rima. Il vero poeta che affronta qualsiasi travaglio per la fama, si mostra codardo ad affrontare il disprezzo; e soltanto coloro che sono indegni di protezioni, si umiliano a sollecitarle.
"Con un animo troppo orgoglioso per abbassarmi a tali indegnit, eppure essendo troppo povero per poter arrischiare un secondo tentativo verso la gloria, fui obbligato a prender la via di mezzo, e a scrivere per il pane. Ma io non ero adatto a una professione dove soltanto chi sa industriarsi pu assicurarsi il successo. Non potevo soffocare la mia celata aspirazione all'applauso, e generalmente consumavo in sforzi, per raggiungere la superiorit che prende poco posto, quel tempo che avrei potuto impiegare, con maggior vantaggio, nello scrivere pubblicazioni diffuse di una fruttuosa mediocrit. Il mio breve scritto veniva quindi fuori in mezzo a periodiche pubblicazioni, senza essere n notato n conosciuto. Il pubblico era intento a ben altre cose che ad osservare la facile semplicit del mio stile o l'armonia dei miei periodi. Pagina su pagina, le mie caddero nel dimenticatoio. I miei saggi furono sepolti con gli altri sulla libert, le novelle orientali, e le cure contro il morso di un cane arrabbiato, mentre Philautos, Philaletes, Philaleutheros e Philanthropos, tutti scrivevano meglio, perch scrivevano pi rapidamente di me.
"Allora, naturalmente cominciai a stare in compagnia di autori come me, gente delusa che si lodava, si compiangeva e si odiava l'uno con l'altro. La soddisfazione che si aveva dalle opere degli scrittori pi famosi era in proporzione inversa al merito loro. Mi avvidi che nessun genio altrui poteva piacere a me. Gli sfortunati paradossi mi avevano prosciugato interamente quella sorgente di piacere. Io non potevo n leggere n scrivere con soddisfazione: perch aborrivo la perfezione negli altri e lo scrivere non era per me che un mestiere.
"Mentre ero in queste riflessioni tristi, un giorno che stavo seduto in una panchina nel Parco di San Giacomo, mi si avvicin un giovane gentiluomo, molto distinto, che era stato un mio intimo conoscente nell'universit. Ci salutammo l'un l'altro con qualche incertezza; egli quasi vergognoso d'avere come conoscente uno d'apparenza cos meschina, ed io per timore d'esserne respinto. Ma i miei sospetti svanirono presto; perch Ned Thornhill era, in fondo, un gran bravo e buon giovane."
Che cosa hai detto, Giorgio? l'interruppi io. Non era Thornhill di cognome? certo, non pu esser altri che il nostro proprietario!
Benedetta me! disse la signora Arnold,  il signor Thornhill, che sta tanto vicino a voi?  amico della nostra famiglia ormai da molti anni, ed aspettiamo fra poco una visita sua.
Prima cura del mio amico, continu mio figlio, fu di farmi parere un altro, vestendomi con uno de' suoi begli abiti; poi fui ammesso alla sua tavola, un po' come amico, e un po' come sottoposto. Il mio uffizio era d'aiutarlo nelle aste pubbliche, di rallegrarlo mentre era in posa per farsi fare il ritratto, di sedermi alla sua sinistra in carrozza, quando quel posto non era occupato da altri; e di assisterlo in ogni sorta di pazzie che gli frullasse per il capo di fare. Oltre a questo, avevo altri venti serviziucci in famiglia. Dovevo fare tante coselline senza esserne richiesto, porgere il cavaturaccioli, far da padrino a tutti i neonati de' suoi servitori, cantare quando me lo chiedessero, non dovevo esser mai di cattivo umore; dovevo esser sempre umile; e, se potevo, beato e contento.
"In quell'onorevole posto, poi, non mi mancava un rivale. Un capitano di marina, che da madre natura era stato fatto apposta per quell'impiego, rivaleggiava con me nell'affetto del mio padrone. Sua madre era stata lavandaia di un uomo di alto lignaggio, e cos aveva presto acquistato il gusto per la cortigianeria e la genealogia. L'unico studio di questo signore era, nella pratica, far conoscenza coi Lords; e sebbene molti se lo levassero di torno per la sua stupidit, ce n'erano per molti altri, che, stupidi come lui, permettevano le sue assiduit. L'adulazione era il suo mestiere ed egli sapeva servirsene con molta abilit, mentre, da parte mia, veniva adoperata goffamente e con rigidezza: e perch il desiderio d'esser adulato cresceva ogni giorno nel mio padrone, mentre io ne scoprivo sempre pi i difetti, divenivo sempre meno propenso ad adularlo, cos mi trovai di nuovo a dover cedere il campo al capitano, quando l'amico mio si trov ad aver bisogno che l'aiutassi. Dovevo, n pi n meno, battermi in duello per lui con un gentiluomo di cui si pretendeva che egli avesse offesa la sorella. Acconsentii subito alla sua domanda; e sebbene veda che voi siete scontento della mia condotta, pure per debito d'amicizia non mi potevo rifiutare. Lo feci: disarmai il mio avversario, e, poco dopo, ebbi il piacere di sapere che la signora non era che una borghese, e lui un suo bravaccio e uno scroccone. Questo servizio mi fu ripagato con le pi calde dimostrazioni di gratitudine; ma perch l'amico mio doveva andarsene dalla citt pochi giorni dopo, non trov miglior modo per aiutarmi che quello di raccomandarmi a suo zio Sir Guglielmo Thornhill e a un altro gentiluomo di gran distinzione che godeva di una carica governativa. Appena egli se ne fu andato, il mio primo pensiero fu di portare la lettera di raccomandazione al suo zio, un uomo che aveva tutte quante le virt ma era giusto.
"Fui ricevuto coi pi ospitali sorrisi da' suoi servi; perch dai volti dei famigliari traspare sempre la benevolenza del padrone. Introdotto in un grandioso appartamento dove non tard a comparire Sir Guglielmo, gli feci la mia ambasciata e porsi la lettera che egli lesse; e, dopo aver atteso qualche minuto:
""Vi prego, signore," disse, "informatemi di ci che avete fatto a questo mio parente per meritarvi una cos calda raccomandazione. Ma credo, signore, d'indovinare i vostri meriti, vi siete battuto per lui; e cos ora vi aspettate da me una ricompensa, per essere voi stato l'istrumento dei suoi vizi. Desidero, sinceramente lo desidero, che il presente rifiuto possa riuscire un castigo per la vostra colpa, ma, anche pi, che possa indurvi al pentimento."
"La severit di un tale rimprovero me la sopportai con pazienza perch sentii che era giusta. Tutte le mie speranze erano ora poste nella lettera al grande uomo. Non mi riusc facile ottenere d'esserne ricevuto in udienza perch le porte dei nobili sono quasi sempre assediate da postulanti pronti a lanciare qualche supplica astuta. Tuttavia, dopo aver dato come mancia ai servitori quasi la met della mia ricchezza, fui finalmente introdotto in uno spazioso appartamento, dopo che la mia lettera era stata prima mandata su perch fosse letta da Sua Eccellenza. Durante questo intervallo, cos pieno d'ansia per me, ebbi quanto tempo volli per guardarmi intorno. Ogni cosa era grandiosa e accozzata felicemente: le pitture, la mobilia, le dorature mi facevano restare a bocca aperta per ammirazione, e inalzavano sempre di pi l'idea che m'ero fatta del proprietario.
""Ah! pensai fra me, come deve esser grande il possessore di tutte queste cose, il quale ha nella testa gli affari dello Stato, e nel cui palazzo si sfoggia la met della ricchezza di un regno! Non v'ha dubbio, dev'essere un genio illimitato!"
"Durante queste tremende riflessioni sentii un passo che si avvicinava pesantemente. Ah, questo  il grand'uomo in persona! No, era soltanto una cameriera. Un altro passo si ud poco dopo. Questo dev'esser lui! No, era soltanto il cameriere del grand'uomo. Finalmente comparve Sua Eccellenza.
""Siete voi" mi disse "che avete portata questa lettera?"
"Risposi con un inchino.
""So da questa" continu "come..." Ma proprio in quel momento un servitore gli consegn un biglietto; e, senza occuparsi pi di me, egli usc dalla stanza lasciandomi a digerire con tutto il comodo la mia contentezza. N lo rividi pi, finch non mi venne detto da un servo che Sua Eccellenza stava per montar in carrozza alla porta. Lo seguii subito gi, ed unii la mia voce a quella degli altri tre o quattro, che volevano, come me, chiedergli qualche favore. Sua Eccellenza, per, andava troppo presto per noi, e raggiungeva a gran passi la carrozza, cosicch fui costretto ad alzare la voce per sapere se avrei ottenuta una risposta.
"Egli intanto s'era cacciato l dentro, e mormor una risposta della quale riuscii a sentire solo una met; l'altra met si perse tra il rumore delle ruote della carrozza. Rimasi per un poco col collo storto in fuori, nella posizione di chi ascolta, per afferrare i gloriosi suoni della sua voce, finch, guardatomi intorno, mi trovai solo solo davanti al cancello di Sua Eccellenza.
"La mia pazienza, continu mio figlio, era ormai proprio al termine; trafitto da tutte le infamie in cui m'ero imbattuto, non desideravo che di sopprimermi e non cercavo che un precipizio per gettarmi gi. Mi ritenevo come una di quelle cose vili che la natura ha condannate ad esser buttate fra gli arnesi inutili, e a morire l nell'oscuro. Avevo per ancora una mezza ghinea, e di quella pensavo che la Fortuna stessa non mi avrebbe privato; ma, per esser sicuro di questo risolsi di non tardare a spenderla, finch l'avevo, e d'affidarmi poi alla sorte. Mentre camminavo, dopo aver presa questa risoluzione, avvenne che l'uffizio del signor Crispe mi apparve aperto con aria allettatrice, per farmi una buona accoglienza. In questo uffizio il signor Crispe offre gentilmente a tutti i sudditi di Sua Maest una generosa promessa di trenta sterline l'anno; per la qual promessa tutto ci che essi debbono dare in cambio  la loro libert finch abbian vita, ed il permesso di trasportarli come schiavi in America. Fui felice di trovare un luogo dove potevo abbandonare le mie paure cambiandole in disperazione ed entrai nella sua cella, perch tale sembrava, con la devozione di un monaco. L trovai un certo numero di povere creature, tutte nelle mie stesse condizioni, che, attendendo l'arrivo del signor Crispe, mostravano un vero compendio della impazienza inglese. Ciascuno di quegli esseri ostinati, colpiti dalla cattiva fortuna, inveiva contro se stesso per le ferite inflittegli: ma finalmente venne gi il signor Crispe e tutti i nostri mormorii furon fatti tacere. Egli si degn di guardarmi con un'aria di speciale approvazione, e davvero era il primo uomo che da un mese a quella parte mi parlasse sorridendo. Dopo poche domande, trov che io ero adatto per qualsiasi cosa al mondo. Attese un poco, riflettendo su quali fossero i mezzi migliori per provvedere a me; e poi, dandosi un colpo con la mano sulla fronte, come se avesse trovato, mi assicur che c'era in quel momento un'ambasceria di cui si parlava, mandata dal Sinodo di Pensilvania agli indiani Chickasaw e che egli avrebbe fatto quanto era in lui per farmene nominare segretario. Sentivo in cuor mio che quell'uomo mentiva; ma, ci non ostante, la sua promessa mi fece piacere; era qualcosa di magnifico ad ascoltarla! Divisi quindi la mia mezza ghinea onestamente, e una met n'and ad aggiungersi alle sue trentamila sterline; con l'altra met risolvetti d'andare alla taverna vicina per esser l pi felice di lui.
"Mentre uscivo con questa risoluzione, ecco sull'uscio il capitano di una nave, che avevo gi un po' conosciuto, e costui accett di tenermi compagnia bevendo un punch.
"Siccome avevo l'abitudine di nascondere le mie condizioni, egli mi assicur che io ero proprio sull'orlo della rovina se avessi ascoltato le promesse del direttore di quell'uffizio; perch costui non faceva conto che di vendermi per le piantagioni.
""Ma" seguit "io penso che tu potresti molto facilmente, con un viaggio assai pi breve, esser messo in condizione di guadagnarti il pane molto meglio. D retta a me. La mia nave fa vela domani per Amsterdam: che ne penseresti di partire come passeggero? Quando sarai arrivato a terra, tutto quello che dovrai fare sar d'insegnare l'inglese agli olandesi, e scommetto che avrai abbastanza scolari e farai parecchio danaro. Credo che ormai tu lo sappia l'inglese... se il diavolo non ci mette la coda!"
"Lo assicurai che lo sapevo, pieno di fiducia in me stesso; ma espressi il dubbio che gli Olandesi volessero imparare l'inglese. Egli afferm, con una bestemmia, che ne andavano matti; e su questa sua affermazione, accettai la proposta, e m'imbarcai, il giorno dopo, per andar in Olanda a insegnare l'inglese agli Olandesi. Il vento era favorevole, il viaggio fu breve; e, dopo aver pagato il passaggio con la met dei miei beni mobili, mi trovai quasi caduto dal cielo, uno straniero, su una delle principali vie di Amsterdam. In tale situazione non volevo lasciar passare il tempo senza occuparmi nell'insegnare.
"Mi rivolsi quindi a due o tre che incontrai e che all'aspetto mi parvero promettere bene, ma era impossibile capirci scambievolmente.
"Proprio fino a quel momento non avevo riflettuto, che, per insegnare l'inglese agli Olandesi, era necessario che prima insegnassero loro l'olandese a me.
" inconcepibile, per me, come mi fossi lasciato sfuggire una cos semplice considerazione; ma  certo che me l'ero lasciata sfuggire.
"Fallitomi questo disegno, stavo pensando a rimbarcarmi per tornarmene in Inghilterra; ma, accompagnatomi con uno studente irlandese il quale tornava da Lovanio, ed essendo la nostra conversazione caduta su argomenti letterati (perch, fra parentesi,  da osservare che io dimenticavo sempre le mie misere condizioni, non appena potessi conversare su tali argomenti), seppi da lui che non c'erano due uomini soli, in tutta la sua universit, che capissero il greco. Ci mi fece meraviglia. Risolvetti subito di viaggiare fino a Lovanio e vivere l insegnando il greco; e a questa risoluzione fui incoraggiato dallo studente che mi era compagno, il quale mi fece anche balenare la speranza che questo potesse perfino farmi arricchire.
"La mattina dopo, mi misi coraggiosamente in viaggio. Ogni giorno il peso de' miei beni mobili scemava, come ad Esopo il suo cesto di pane; perch con quelli pagavo gli Olandesi per l'alloggio, strada facendo. Quando arrivai a Lovanio non volli andar servilmente ad inchinarmi ai professori di minor grado; ma pensai d'offrire apertamente la mia scienza al rettore in persona. Andai, ne fui ricevuto, e gli offersi i miei servizi come professore di lingua greca, poich m'era stato detto che l'insegnamento ne mancava in quella universit.
"Il rettore parve che da principio dubitasse della mia dottrina; senonch gli offersi di convincerlo traducendo in latino qualsiasi brano di qualsiasi autore greco ch'egli scegliesse. Trovando che le mie proposte eran fatte proprio sul serio, mi disse cos: "Guardate me, giovanotto; io non ho mai studiato il greco, e non rammento d'averne sentito mai la mancanza. Sono stato laureato con berretto e toga, senza greco; senza greco, ho diecimila fiorini l'anno; mangio di buon appetito, senza greco; ed, in breve" continu "da che non so il greco io, non credo che ci sia nessuna utilit a saperlo".
"Mi trovavo troppo lontano da casa per pensare al ritorno; cos risolsi d'andare avanti. Conoscevo un po' la musica, ed avevo una voce passabile; e ci che prima facevo per mio proprio piacere, lo feci ora per avere di che sostentarmi. Passai tra buoni contadini delle Fiandre, e fra quelli francesi che erano cos poveri da poter essere molto allegri; perch ho riscontrato, sempre, che erano allegri in proporzione ai loro bisogni. Ogni volta che, sull'imbrunire, mi avvicinavo ad una casa di contadini, sonavo una delle mie canzonette pi allegre, e ci mi procurava non solo l'alloggio ma anche di che sostentarmi il giorno dopo. Una volta o due, tentai di sonare per gente pi elevata; ma costoro trovarono cattive le mie esecuzioni, e non mi ricompensarono neppure con uno spicciolo. E questo era cosa tanto pi per me straordinaria, in quanto, ai nostri tempi belli, quando io solevo sonare in societ soltanto per mio piacere, la mia musica faceva ogni volta andare in visibilio, in special modo, le signore. Ma perch ora la musica era l'unico mezzo mio per campare la vita, veniva ascoltata con disprezzo; prova, questa, di quanto sia pronto il mondo a svalutare i talenti coi quali un uomo si deve sostentare.
"A questo modo io proseguii verso Parigi con nessun altro desiderio se non di guardarmi intorno e andare pi avanti. La gente di Parigi  molto pi amica agli stranieri che hanno denaro, che a quelli che hanno ingegno. Ed io, che non avevo da vantarmi n dell'una cosa n dell'altra, non vi trovai davvero un grande favore.
"Dopo aver girato per la citt quattro o cinque giorni, e aver veduto dal di fuori i pi bei palazzi, mi stavo preparando ad andarmene da quell'asilo di mercenaria ospitalit, allorch, nel passare per una delle vie principali, m'imbattei proprio nel nostro cugino, al quale voi mi avevate, prima, raccomandato. Quest'incontro mi fu molto gradito, e credo che non dispiacesse neppure a lui. Mi chiese la ragione del mio viaggio a Parigi, e m'inform degli affari che l aveva lui, i quali consistevano nel raccogliere quadri, medaglie, incisioni ed antichit di tutti i generi, per un gentiluomo di Londra che aveva, nel tempo stesso, acquistato il buon gusto e una grande ricchezza. Fui ancor pi sorpreso nel vedere scelto per questo ufficio il nostro cugino, che da se stesso m'aveva parecchie volte assicurato non intendersi affatto di s fatte cose. E richiestolo su come avesse potuto fare cos presto a diventare un "conoscitore", mi assicur che non v'era niente di pi facile. Tutto il segreto stava nell'attenersi scrupolosamente a due regole: una, osservare sempre che il quadro poteva esser migliore, se il pittore se ne fosse curato di pi; e l'altra, lodare i lavori di Pietro Perugino. "Ma" disse lui "io t'ho insegnato un giorno, a Londra, come si diventa autore, e ora t'insegner io l'arte di comprar quadri a Parigi".
"Mi attaccai subito a questa proposta, perch significava campare; e in quel momento non avevo altra ambizione che di campare. Andai dunque in casa sua; migliorai, col suo aiuto, il mio vestire; e, dopo pochi giorni, lo accompagnai a qualche asta di quadri, dove si supponeva che alcuni gentiluomini inglesi dovessero venire per le compere. Mi meravigliai non poco a veder la sua intimit con gente della migliore societ, che si rimetteva al suo giudizio per ogni quadro o medaglia, come al pi infallibile conoscitore di cose belle. Sapeva far buon uso del mio aiuto in queste occasioni; perch, quando gli veniva richiesto il suo parere, mi tirava gravemente in un canto per chiedere il mio, scoteva le spalle, si dava l'apparenza di uomo saputo, ritornava indietro, ed assicurava quelle persone che egli non poteva dar alcun giudizio sopra una cosa di tanta importanza. Qualche volta gli si porgeva il destro per una pi grave affermazione. Mi ricordo di averlo veduto prendere con gran franchezza un pennello con vernice marrone, che si trovava incidentalmente l vicino, e passarlo sul quadro con gran seriet, davanti a tutti, dopo aver detto che, a suo giudizio, il colore della pittura non era abbastanza pastoso; e chiedere poi, se non avesse migliorato le tinte.
"Quando ebbe finita la commissione a Parigi, mi lasci dopo avermi fortemente raccomandato a diverse persone distinte, come se fossi molto adatto a far da precettore nei viaggi; e dopo alcun tempo, fui impiegato in tal qualit da un gentiuomo che aveva portato a Parigi il suo pupillo per avviarlo a un giro attraverso l'Europa. Dovevo fare io da guida a quel giovane gentiluomo, ma col patto che egli si sarebbe guidato da s. Il mio scolaro, infatti, conosceva meglio di me l'arte di amministrare il proprio denaro. Era l'erede di un patrimonio di circa duecentomila sterline lasciategli da uno zio nell'India Occidentale; ed i suoi tutori, per metterlo in grado di amministrarlo, lo avevano impiegato come apprendista da un avvocato. Cos l'avarizia era in lui la passione predominante; tutte le sue domande lungo il viaggio si riferivano a come si potesse risparmiar denaro; quale fosse la via meno dispendiosa per cui viaggiare; se ci fosse cosa da comprare per poter rivenderla profittevolmente a Londra. Era pronto a guardare quelle curiosit, lungo la via, che si potevano vedere per niente; ma, se per guardarle si doveva pagare, generalmente asseriva che gli era stato detto che non metteva il conto di fermarsi a vederle. Non pagava mai un conto senza osservare che il viaggiare costa enormemente; e tutto ci, nonostante che egli non avesse ancora ventun anno. Quando arrivammo a Livorno, mentre si faceva una passeggiata per vedere il porto e le navi, chiese quanto costasse il passaggio per mare fino in Inghilterra. Visto che la spesa non era che una sciocchezza, rispetto a quella che sarebbe stata tornando per la via di terra, non fu capace di resistere alla tentazione; e pagatomi quel po' di salario che m'era dovuto, si accommiat per imbarcarsi verso Londra con un servo solo.
"Cos mi trovai, da capo, sperduto pel mondo; ma ormai ci ero avvezzo. La mia cognizione della musica non mi poteva esser d'aiuto in un paese dove ogni contadino era un musicista migliore di me; ma, nel frattempo, avevo acquistata un'altra abilit, che rispondeva parimenti a' miei bisogni; l'arte delle controversie. In tutte le universit straniere e nei conventi, a certi dati giorni, si discutono tesi filosofiche con qualsiasi avversario che capiti l; e per questo, se il campione controbatte con qualche abilit, pu chiedere una ricompensa in denaro, un pranzo, ed un letto per la notte. A questo modo mi guadagnai il ritorno verso l'Inghilterra; camminando da una citt all'altra esaminavo anche pi da vicino il genere umano, e, se posso dir cos, vedevo l'una e l'altra faccia del quadro. Ad ogni modo, le mie osservazioni non sono che poche. Trovai che la monarchia  la miglior forma di governo per i poveri, e la repubblica per i ricchi. Trovai che, generalmente, le ricchezze in ogni paese volevan dire libert; e che nessun uomo  tanto innamorato della libert per se stesso da non desiderare d'assoggettare la volont degli altri alla propria.
"Al mio arrivo in Inghilterra ero risoluto di venir prima a salutare voi, e poi d'arrolarmi come volontario per la prima spedizione che partisse; ma, durante il viaggio, le mie risoluzioni si eran cambiate per l'incontro che feci con un vecchio conoscente da me trovato in una compagnia di commedianti i quali andavan facendo un giro estivo per le campagne. La compagnia pareva ben disposta ad accettarmi come attore.
"Tutti loro per mi avvertirono della gravit del compito cui aspiravo: il pubblico era un mostro con tante teste, e soltanto chi era molto intelligente riusciva a contentarlo; l'arte dell'attore non s'impara da un giorno all'altro; e, senza certe smorfie tradizionali, praticate sul palcoscenico da cento anni, e soltanto poi sul palcoscenico praticate, io non avrei potuto mai pretendere di gradire al pubblico. L'altra difficolt stava nel trovare delle parti per me, perch quasi tutti i caratteri erano stati assegnati. Per qualche tempo fui sballottato da uno a un altro personaggio, finch non mi assegnarono definitivamente la parte di Orazio che la presenza vostra e di questi signori mi ha impedito fortunatamente di recitare.
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CAPITOLO 21.
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L'amicizia fra i viziosi dura poco; dura soltanto finch vi sia reciproca soddisfazione.
Il racconto di mio figlio era cos lungo da non potere essere fatto tutto in una volta. Avendone narrata la prima parte, quella sera, egli si proponeva continuarlo il giorno seguente, dopo pranzo, quando l'arrivo delle carrozze del signor Thornhill sembr interrompere il divertimento generale. Il maggiordomo, ch'era diventato ora l'amico mio in quella famiglia, m'inform, sussurrandomelo all'orecchio, che il cavaliere aveva gi fatto delle proposte alla signorina Wilmot, e sembrava che lo zio e la zia di lei fossero molto contenti di quel matrimonio. Il signor Thornhill, entrato nella sala, appena vide me e mio figlio, parve volesse dare indietro; ma io l per l attribuii quel movimento alla sorpresa, e non a poco piacere ch'egli n'avesse. Ci non ostante quando ci facemmo avanti per salutarlo, rispose al nostro saluto, in apparenza col massimo candore; e, dopo un poco, la sua presenza non fece che aumentare il buon umore generale.
Dopo il t, mi chiam in disparte per chiedermi di mia figlia; e quando l'ebbi informato che le mie ricerche erano riuscite vane, parve molto sorpreso; aggiunse che, da allora, egli era stato spesso a casa mia per confortare il resto della famiglia, e che l'aveva lasciata in perfetta salute. Mi chiese poi se avessi comunicata la disgrazia di mia figlia alla signorina Wilmot ed a mio figlio; e quando gli ebbi risposto che ancora non ne avevo parlato, approv molto la mia prudenza e precauzione, mostrandomi il desiderio che tenessi il segreto pi che potessi.
Perch nella migliore ipotesi, egli disse, ci non sarebbe che un divulgare la propria vergogna; e forse la signorina Olivietta pu non essere cos colpevole come tutti c'immaginiamo.
A questo punto fummo interrotti da un servitore che venne a chiamare il cavaliere perch partecipasse alla contraddanza; e cos egli mi lasci proprio contento di vedergli prendere tanto interesse a quanto mi concerneva. Le sue premure verso la signorina Wilmot erano troppo palesi per potersi ingannare sul loro significato; ella per non sembrava d'esserne perfettamente contenta, ma pareva le sopportasse, pi per compiacenza alla volont della zia che per una vera inclinazione. Mi compiacqui anche di vederle lanciare qualche tenera occhiata al mio infelice figliolo, mentre l'altro, invece, non ne poteva ottenere n con la sua ricchezza n con la sua assiduit. L'apparente tranquillit del signor Thornhill mi sorprendeva, per altro, non poco. Noi eravamo l da una settimana per le insistenti preghiere del signor Arnold; ma quanto, ogni giorno pi, la signorina Wilmot mostrava affetto verso il mio figliolo, tanto l'amicizia del signor Thornhill per lui sembrava egualmente crescere sempre pi.
Ci aveva fatto nel tempo passato le pi cortesi assicurazioni che si sarebbe adoperato quanto pi avesse potuto per giovare alla famiglia: ora la sua generosit non si limitava soltanto a promesse. La mattina che io avevo fissato per la partenza, il signor Thornhill capit da me con una faccia tutta contenta a comunicarmi il buon servizio che aveva reso al suo amico Giorgio. Si trattava, niente di meno, che d'avergli procurato il grado di alfiere in uno dei reggimenti che andavano nell'India Occidentale; egli aveva perci promesso cento sterline, da che le pratiche da lui fatte erano riuscite a fargli condonare le altre duecento.
Per questo tenue servizio, continu il giovane gentiluomo, non desidero altra ricompensa che il piacere d'aver aiutato l'amico mio; e per le cento sterline che debbono essere pagate, se non le avete voi, ve le offrir io, e me le restituirete a vostro comodo.
Non trovavamo parole per ringraziarlo d'un favore cos grande; e per gli rilasciai subito una cambiale, e gli dimostrai gratitudine come se avessi l'intenzione di non pagare mai il debito.
Giorgio doveva partire per la citt il giorno dopo, ad assicurarsi la carica, come gl'indicava il generoso protettore, che giudicava utilissimo non perder tempo, per timore che intanto non si facesse avanti qualche altro con offerte pi vantaggiose. Quindi, la mattina dopo, il nostro giovane soldato fu pronto di buon'ora per la partenza, e pareva l'unico che non ne avesse rincrescimento. N le fatiche n i pericoli cui andava incontro, n gli amici e neppure l'amor suo (poich la signorina Wilmot oramai l'amava) l'amor suo ch'egli lasciava, diminuivano quel suo entusiasmo. Dopo che si fu accomiatato da tutti gli altri, io gli detti tutto ci che potevo: la mia benedizione.
Ed ora, ragazzo mio, gli dissi, tu vai a combattere per la patria; ricrdati come il tuo bravo nonno combatt per il suo legittimo re, quando fra i Britanni la lealt era una virt. Va', ragazzo mio, ed imitalo in tutto, salvo che nelle sfortune, se pur fu una sfortuna morire con lord Falkland. Va', ragazzo mio, e, se cadi, sia pure lontano, abbandonato, e non pianto da quelli che t'amano, pensa che le lacrime pi preziose son quelle che cadon dal cielo come rugiada sopra la testa insepolta di un soldato.
La mattina dopo, mi accommiatai da quella buona famiglia che mi era stata tanto cortese da ospitarmi cos a lungo; n trascurai d'esprimere pi volte al signor Thornhill la mia vera gratitudine per tanta sua nuova generosit. Li lasciai a godersi tutta quella felicit che procurano l'agiatezza e la buona educazione, e tornai verso casa, disperando di ritrovare mai pi la mia figliola, ma innalzando al cielo il voto ch'ella fosse risparmiata e perdonata. Ero arrivato ormai a circa venti miglia da casa, perch avevo preso a nolo un cavallo che mi portasse, sentendomi ancora debole, e mi confortavo con la speranza di rivedere presto tutto ci che mi era pi caro sulla terra. Ma, sopraggiunta la notte, mi fermai ad una osteriuccia lungo la strada, e pregai che l'oste mi tenesse compagnia nel bere un litro di vino. Ci mettemmo a sedere in cucina vicino al fuoco, perch quella era la stanza migliore di tutta la casa, e si chiacchierava di politica e delle novit che correvano. Ci accadde, fra l'altro, di parlare del giovane cavaliere Thornhill che (cos l'oste m'assicur) era tanto odiato quanto era amato suo zio, Sir Guglielmo, che qualche volta veniva gi al paese.
Prosegu con l'osservare che costui poneva ogni suo studio nell'ingannare le figliole di coloro che se lo ricevevano in casa, e, dopo essersele tenute due o tre settimane, le cacciava via senza nessun compenso, abbandonandole sole pel mondo.
Mentre si continuava il nostro discorso a questo modo, torn sua moglie, ch'era stata fuori a scambiar del denaro, e vedendo il marito goder d'un piacere non partecipato da lei, gli chiese in tono stizzoso che cosa stesse l a fare; a ci rispose egli bevendo ironicamente alla sua salute.
Signor Symonds, disse lei, voi mi trattate molto male, ed io non lo sopporter pi a lungo. Qui debbo sbrigare io i tre quarti delle faccende, e il quarto resta da farlo. Mentre voi badate a inzupparvi di vino bevendo con i clienti la giornata intera, a me, se pur ne bastasse un cucchiaio solo per liberarmi dalla febbre, non ne toccherebbe una gocciola.
Capii a che ella mirava, e le mescei subito un bicchiere, che essa accett con un inchino, e bevve alla mia salute.
Signore, seguit, non pel vino io sono arrabbiata, ma come non arrabbiarsi quando si vede buttar via la casa fuor di finestra? Se c' da farsi pagare da un avventore o da un forestiero, tutto il peso ricade sulle spalle mie: egli preferirebbe inghiottirsi quel bicchiere di vetro piuttosto che muoversi contro costoro. C' ora su in casa una giovane che ha preso alloggio qui; ed io credo, a giudicare dalla sua molta cortesia, che non abbia un soldo. Sono sicura che sar molto lenta a pagare, e vorrei che le venisse ricordato.
Che cosa importa ricordarglielo? disse l'oste. Se anche tarda a pagare,  sicura.
Questo non lo so! ribatt la moglie, ma son sicura che costei  qui gi da quindici giorni, e del suo denaro non abbiamo ancor visto un soldo.
Suppongo, mia cara, disse lui, che lo avremo tutto insieme.
Tutt'insieme? rispose l'altra. Spero che l'avremo in un modo o nell'altro, e voglio che sia questa sera stessa, o altrimenti lei se n'andr fuori, in armi e bagaglio!
Considera, mia cara, disse il marito, che  una signora, e merita pi rispetto.
Ah, quanto a codesto, rispose l'ostessa, signora o popolana, se n'andr via col suo fagotto. La nobilt pu essere una cosa buona al suo posto; ma, per conto mio, non ne ho mai veduto venir fuori niente di buono, qui all'insegna dell'Erpice.
Cos dicendo, sal di corsa una stretta rampa di scalini che andavano dalla cucina a una stanza di sopra, e capii subito dal suo parlare a voce alta e da' suoi amari rimbrotti, che non riusciva a farsi pagare il conto dalla pensionante. Potevo udire distintamente le sue rimostranze:
Fuori, ti dico! fa' il tuo fagotto in quattro e quattr'otto; e vattene via, infame sgualdrina, o ti far io un segno che ti rester per tre mesi! Come? imbrogliona, sei venuta in una casa onesta senza un soldo in tasca da godertelo? Vieni fuori, ti dico!
Oh, cara signora, supplic la straniera, abbiate piet di me, piet di una povera creatura abbandonata, per un'altra notte sola, e la morte far il resto!
Riconobbi subito la voce della mia povera Olivia, la mia bambina rovinata: volai in suo aiuto, mentre la donna la trascinava fuori dalla stanza pe' capelli, e mi presi tra le braccia la povera cara derelitta:
Oh, vieni, che tu sia la benvenuta! Vieni qui sul petto del tuo vecchio padre, mia cara che avevo perduta, tesoro mio! Sebbene i corrotti ti abbandonino, c' ancora al mondo uno che non ti lascer mai! anche se tu dovessi rispondere di diecimila peccati, li dimenticherebbe tutti, lui!
Oh, babbo mio! per qualche minuto ella non pot dir altro, caro, caro, buon babbo mio! Potrebbero gli angeli esser pi buoni? Come faccio a meritarmi tanto? Quel vile! Io odio me stessa e lui, che mi fa sentire rimorso dinanzi a tanta bont. Voi non mi potete perdonare. Lo so, che non potete.
S, bambina mia, con tutto il cuore, io ti perdono! Soltanto, ti devi pentire; e saremo ancora felici tutt'e due. Vedremo ancora molti giorni lieti, Olivia mia!
Ah, non pi mai, signore, mai! Il resto della mia misera vita dovr passare nell'onta, fuori, e, nella vergogna, in casa. Ma ahim! babbo, tu sei molto pi pallido del solito.  mai possibile che sia stata io a darti tanta inquietudine? Tu, certo, sei tanto savio da non prendere su di te gli affanni della colpa mia!
La nostra saggezza, donnetta mia... risposi io.
Ah perch mi chiami con un nome cos freddo, babbo? chiese lei. Questa  la prima volta che tu mi chiami con un nome cos freddo.
Ti chiedo perdono, mia piccola cara, risposi, ma volevo osservare che la saggezza  una troppo debole difesa contro il dolore, sebbene alla fine sia una difesa sicura.
Intanto era tornata la padrona per sapere se si desiderasse una stanza migliore; ed avendo noi consentito, ci fecero entrare in una stanza dove potevamo parlare con maggior libert. Dopo che, parlando, si fu riacquistato un po' di tranquillit, non potei far a meno di desiderare il racconto di come fosse arrivata alla misera condizione in cui si trovava.
Signore, quel furfante, disse lei, dal primo giorno che ci siamo incontrati mi ha sempre fatto proposte onorevoli, sebbene sempre in segreto.
Furfante davvero! dissi io, per quanto mi meravigli non poco che una persona di buon senso ed apparentemente onorevole come il signor Burchell possa esser colpevole di una tale bassezza premeditata, e si sia insinuato cos in una famiglia col proposito di rovinarla.
Caro babbo, rispose mia figlia, voi fate uno strano sbaglio! Il signor Burchell non ha mai tentato d'ingannarmi; anzi ha colto ogni opportunit per ammonirmi a quattr'occhi, contro gli artifizi del signor Thornhill; ed ora ho visto che questi  anche peggio di quanto me lo mostrasse lui!
Il signor Thornhill! interruppi, pu esser vero?
S, signore, ella rispose, fu il signor Thornhill che mi sedusse; che impieg, per allettarci ad andare a Londra, quelle due signore, come egli le chiamava, ma che veramente erano donnacce della citt, senza educazione e senza piet. I loro artifizi, come vi ricorderete, sarebbero di certo riusciti, se non fosse stato per la lettera del signor Burchell: erano indirizzati a loro quei rimproveri che prendemmo per noi! Come potesse aver tanta autorit da mandare a vuoto le loro intenzioni,  per me ancora un mistero, ma sono convinta che egli era il pi affezionato e il pi sincero amico nostro.
Tu mi fai meravigliare, cara! dissi io, e mi accorgo ora quanto fossero ben fondati i miei sospetti sulla bassezza del signor Thornhill; ma egli pu trionfare sicuro, perch  ricco e noi siamo poveri! Ma dimmi, figlia mia, non fu certo una piccola tentazione che pot annullare la forza della tua educazione e della tua indole virtuosa, vero?
Certo , signore, ella rispose, ch'egli deve tutto il suo trionfo al desiderio che io avevo di far felice lui e non me stessa. Sapevo che la cerimonia del nostro matrimonio, fatta segretamente da un prete cattolico, non lo legava in nessun modo, e che io non potevo confidare in altro che nel suo onore.
Come! interruppi io, siete stati davvero sposati da un prete che aveva gli ordini?
S, davvero, siamo stati sposati, rispose, sebbene abbiamo giurato tutt'e due di non rivelarne il nome.
Oh, allora, bimba mia, torna ancora fa le mie braccia, ed ora tu sei le mille volte pi benvenuta di prima, perch sei moglie sua d'intenzione e di fatto; n possono le leggi umane, sian pure scritte su tavole di diamante, diminuire la forza della unione sacra.
Ahim, babbo! rispose lei, tu conosci ben poco le sue infamie; egli  stato gi sposato dallo stesso prete ad altre sette od otto mogli che, come me, egli ha ingannate e abbandonate.
Davvero l'ha fatto? dissi io. Allora dobbiamo impiccare il prete, e tu domani lo denunzierai!
Ma, signore, ella rispose, dopo aver giurato il segreto, sar giusto il farlo?
Mia cara, risposi, se tu hai data codesta promessa, non posso n voglio tentarti a romperla. Nonostante che ci potesse essere un bene per il pubblico, tu non devi denunziarlo. In tutte le istituzioni umane  permesso un male piccolo per procurare un bene maggiore; come, in politica, si pu rinunziare ad una provincia per conservare un regno; in medicina, si pu tagliare un arto per salvare la persona. Ma in religione la legge  scritta ed inflessibile: il male non farlo mai! E questa legge  giusta, bambina mia; perch, altrimenti, se noi commettessimo un piccolo male per procurare un bene maggiore, s'incorrerebbe in una colpa certa, per un vantaggio ipotetico. E anche se il vantaggio segua sicuramente, pure il tempo che passa tra la colpa e il vantaggio, tempo dichiarato colpevole, pu esser quello in cui si sia chiamati a rispondere delle cose che abbiamo fatte e si chiuda per sempre il volume dove sono scritte le azioni umane. Ma io ti interrompo, cara; va' avanti.
La mattina dopo, continu ella, vidi quanta poca fiducia potessi avere nella sua sincerit. Proprio quella mattina mi present a due altre donne infelici, che, come me, egli aveva ingannate, ma che vivevano contente nella prostituzione. Io l'amavo troppo teneramente per sopportare simili rivali al suo affetto, e cercai dimenticare la mia infamia in un tumulto di piaceri. A questo scopo ballai, mi vestii elegantemente, fui brillante; ma ero sempre infelice. I gentiluomini che venivano in visita non facevano che parlarmi della potenza del mio fascino, e questo conferiva soltanto ad accrescermi melanconia; perch io aveva gettato via per sempre tutta quella potenza. Cos di giorno in giorno diventai pi pensierosa, e lui pi insolente; finch il mostro ebbe la sfacciataggine d'offrirmi ad un giovane barone di sua conoscenza. C' forse bisogno che io descriva, signore, come mi fer la sua ingratitudine? La risposta che diedi alla proposta fu quasi da pazza. Volli partire. Mentre stavo per andarmene egli mi offr una borsa; ma io gliela gettai a' piedi indignata; e fuggii da lui in uno stato d'animo tale che, per qualche tempo, rimasi insensibile perfino alle miserie della mia situazione. Ma mi guardai presto attorno, e riconobbi in me un povero essere, vile, abbietto, colpevole, senza un amico al mondo cui chiedere aiuto.
"Proprio in quel momento pass una diligenza e presi un posto; non avevo altro in mente che allontanarmi da un miserabile che disprezzavo e detestavo. Smontai qui, dove non ho avuto per compagni che la mia ansiet e la sgarbatezza di questa donna. Le ore belle, che un tempo passai con mia madre e con mia sorella, mi son divenute angosciose. Le loro pene saran molte; ma le mie sono pi grandi; perch alle mie sono unite colpa e vergogna."
Abbi pazienza, bambina mia, dissi io; e spero che le cose miglioreranno. Ripsati questa notte, e domani ti porter a casa, dalla mamma e dagli altri della famiglia, e n'avrai un'accoglienza affettuosa. Povera donna! questo dolore le ha ferito il cuore, ma ti ama ancora, Olivia, e dimenticher! 
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CAPITOLO 22.
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Quando in fondo c' amore, si perdonano facilmente le offese.
La mattina dopo, conducendo con me la figliola, m'incamminai per tornarmene a casa. Lungo la strada cercavo persuaderla a calmare i dolori e le paure, e darle coraggio per presentarsi a sua madre che ella aveva offesa. Presi ogni occasione, dall'aspetto della bella campagna attraverso la quale si passava, per osservare quanto il Cielo era pi generoso verso noi di quello che noi fossimo l'uno verso l'altro, e quanto poche fossero le disgrazie che provengono dalla natura.
La assicurai che non avrebbe visto mai nessun mutamento nel mio affetto, e che, durante la mia vita, che poteva ancora esser lunga, lei poteva esser sicura d'avere in me un consigliere e una guida.
L'armai contro le censure del mondo; le mostrai che i libri eran dolci compagni de' miseri; i libri, donde non c'era a temere d'aver rimproveri mai, e che, se pure non potevano procurarci le gioie della vita, c'insegnavano almeno a sopportarla.
Il cavallo a nolo che cavalcavamo si doveva lasciarlo quella sera in un'osteria sulla strada, a circa cinque miglia da casa mia: e perch desideravo preparar la famiglia a ricevere la figliola, pensai di lasciarla quella notte l nell'osteria, e di tornare a prenderla, accompagnato da mia figlia Sofia, la mattina dopo per tempo. Era gi notte, prima che si raggiungesse la posta prefissa; ma, nonostante ci, io, dopo averle fatto dare una camera decente, ed avere ordinato all'ostessa di prepararle qualcosa di adatto a ristorare, la baciai e proseguii avanti, verso casa. Ora il mio cuore era preso da nuove gradevoli sensazioni, via via che m'avvicinavo a quella pacifica dimora. Come un uccellino che spaventato fosse fuggito fuor del nido, gli affetti andavan pi presto delle gambe, e gi si aggiravano al focolare con tutto il calore dell'aspettazione. Riandavo col pensiero a una a una le cose affettuose che avevo da dire, pregustavo l'accoglienza che avrei ricevuta. Sentivo gi il tenero abbraccio di mia moglie, e sorridevo alla gioia de' miei piccini. Ma non potevo procedere che lentamente, e la notte invece sopraggiungeva rapida. I lavoratori della giornata erano tutti rientrati a riposare; in ogni casa i lumi erano spenti; non si sentiva altro suono che il canto del gallo, e, lontano lontano, il sordo latrato del cane da guardia. Mi avvicinavo all'amata casetta, e, prima che vi fossi, a cento metri, il nostro bravo mastino venne di corsa a farmi le feste.
Era ormai vicina la mezzanotte quando bussai alla porta; tutto era in calma e silenzio; il cuore mi s'apriva a una felicit indicibile; ed ecco ad un tratto, con mia gran meraviglia, vidi tutta la casa invasa dalle fiamme ed ogni apertura rossa di fuoco! Lanciai un grido acuto e convulso, e caddi a terra svenuto. Per fortuna, il grido spavent mio figlio, che fin allora aveva dormito; e, vedute le fiamme, svegli mia moglie e mia figlia; s che, correndo tutti fuori, nudi e sgomenti per lo spavento, mi richiamarono essi alla vita con la loro angoscia. Ma fu solo perch scorgessi altre scene di terrore; le fiamme avevano ormai invaso il tetto della nostra casa, che seguitava a cadere, un pezzo dopo l'altro, mentre la famiglia stava l a guardare in un silenzio angoscioso, quasi che si godesse lo spettacolo dell'incendio. Io guardavo alternativamente loro e il fuoco; poi mi guardai dintorno in cerca dei miei piccini; ma non li vidi. Oh spavento!
Dove, gridai, dove sono i miei bambini?
Son morti bruciati tra le fiamme, disse mia moglie, quasi impietrita, ed io morir con loro!
In quel momento sentii, l dentro, le strida dei piccini che s'eran destati pel fuoco, e niente avrebbe potuto trattenermi.
Dove, dove sono i miei bambini? gridai lanciandomi tra le fiamme e spalancando la porta della camera in cui erano chiusi.
Qui, babbo caro, siam qui! gridarono insieme, mentre le fiamme gi cominciavano a lambire il letto dove giacevano. Li presi entrambi fra le braccia e li trassi fuori dal fuoco con l'impeto che potei; appena uscito, precipit il tetto.
Ora, esclamai, tenendo alti i miei piccini, ora lasciate pure che le fiamme seguitino ad ardere, e perisca pure tutto ci che mi appartiene! Son qui, questi due; e il mio tesoro l'ho in salvo! Qui, cara, eccole qui le nostre gioie, e potremo ancora essere felici.
Baciammo i piccini, cos cari, le tante e tante volte; e loro ci buttarono le braccia attorno al collo, e parvero partecipare alla nostra commozione, mentre la madre rideva e piangeva nel tempo medesimo.
Ora io guardavo le fiamme, come uno spettatore, con piena calma; e solo dopo qualche tempo cominciai ad accorgermi che avevo il braccio e la spalla tremendamente bruciati. Era quindi impossibile per me aiutare in qualche modo il figliolo, sia per cercar di salvare le nostre robe, sia per impedire che le fiamme giungessero al granaio. Intanto i vicini che erano stati destati dalle grida "soccorso!" eran venuti ad aiutarci, ma non potevano far altro che assistere come noi, da spettatori, a quella rovina. Tutti i miei beni, fra cui erano anche i titoli che avevo messo da parte come dote per le figliole, se n'andarono in fumo, meno che una scatola con alcune carte che si trovavano in cucina, e due o tre cose di poca importanza che mio figlio era riuscito a portar via subito.
I vicini cercarono, per altro, di alleviarci, quanto potevano, la disgrazia. Ci portarono dei vestiti, e fornirono di utensili da cucina una delle nostre rimesse, cos che all'alba avevamo gi un'altra abitazione, fosse pur misera, dove ricoverarci. Il buon vicino e i suoi figlioli non furono i meno zelanti nel provvederci di tutto il necessario e nell'offrirci tutte le consolazioni che poteva suggerire loro l'ingenua generosit.
Quando i timori della famiglia si furon calmati, cominciarono ad esser curiosi di sapere perch fossi rimasto assente tanto a lungo: dopo aver loro raccontato ogni particolare, incominciai a prepararli ad accogliere la nostra figliola smarrita. Sebbene non si avesse ormai altro che miseria da spartire, desideravo che le fosse fatta festa relativamente a quanto avevamo. Questo uffizio sarebbe stato ben pi difficile se non fosse stata cos recente la calamit che aveva umiliato l'orgoglio di mia moglie e lo aveva colpito di pi acerbe ferite. Non potendo andare io stesso a prendere la mia povera figliola, perch sentivo al braccio un gran dolore, mandai il figliolo e la figliola, che tornarono presto, sostenendo la misera colpevole. Non aveva neppure il coraggio di guardare in faccia sua madre; e questa non vi fu parola mia che riuscisse a farle concedere un perdono immediato e affettuoso, perch le donne hanno pi sensibilit degli uomini contro i falli femminili.
Ah, signora, le disse la madre, questo  per voi un luogo troppo meschino dopo tanto lusso! Mia figlia Sofia ed io possiamo offrire ben poco svago a persone che han frequentato soltanto persone dell'alta societ. S, signorina Olivia, il vostro povero padre ed io abbiamo sofferto molto in questi ultimi tempi; ma spero che il Cielo vi perdoner.
Durante una tale accoglienza, l'infelice vittima se ne stava in piedi, pallida e tremante, incapace di piangere o di rispondere; ma io non potevo pi rimanere in silenzio a guardarne l'affanno: e perci, assumendo voce e modi severi, che non mancavano mai d'ottenere un'immediata sottomissione:
Vi prego, moglie, dissi, di ricordare una volta per sempre le mie parole: vi ho riportata qui una povera raminga delusa: il suo ritorno sulla retta via richiede tutta la nostra tenerezza. Le vere miserie della dura vita ci piombano addosso l'una dopo l'altra: non van quindi inasprite col disaccordo fra noi! Se viviamo in buona armonia tutti insieme, potremo ancora essere contenti, perch siamo abbastanza forti da scacciar fuori il mondo che ci biasima e difenderci l'un l'altro. La bont del Cielo  promessa al penitente; e noi ne seguiremo l'esempio. Il Cielo, lo sappiamo,  molto pi contento di vedere un colpevole pentito, che novantanove persone le quali abbiano camminato sempre sul sentiero diritto. E questo  giusto; perch il solo sforzo col quale ci fermiamo nella discesa verso la perdizione,  per se stesso un atto di virt, assai maggiore che cento atti di giustizia. 
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CAPITOLO 23.
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Nessuno fuori del colpevole pu essere a lungo e interamente infelice.
Ci volle ora non poco di lavoro e lena per ridurre pi comoda che fosse possibile la nostra nuova dimora; e presto ritornammo in condizione da gustare la nostra serenit di prima. Reso inabile ad aiutare mio figlio nelle solite occupazioni, leggevo alla famiglia quei pochi libri che s'eran salvati, e specialmente quelli che, ricreando l'immaginazione, contribuissero a sollevare il cuore. I nostri buoni vicini, da parte loro, venivano ogni giorno a portarci la pi affettuosa consolazione; e fissarono un giorno in cui tutti ci avrebbero aiutati a riparare la casa. Quel bravo uomo del fittavolo Williams non rimaneva indietro; ma ci offr con tutto il cuore la sua amicizia. Si sarebbe persino rimesso intorno a mia figlia; ma questa rifiut in modo tale da impedire per l'avvenire altri passi in proposito. Il dolore di lei pareva dovesse durare eterno; e lei fu l'unica nella nostra famigliola che, dopo una settimana, non tornasse a sorridere. Aveva perduta quella franca innocenza che le insegnava a rispettare se stessa e cercar diletto nel piacere agli altri. L'animo le era invaso dall'inquietudine; la bellezza e insieme la salute cominciavano a guastarsi; e a ci ancor pi conferiva la trascuranza. Ogni tenero nomignolo rivolto alla sorella era per lei un colpo al cuore, e le faceva venire le lacrime agli occhi: e siccome un vizio, per estirpato che sia, ne lascia sempre altri dietro a s, la colpa passata, fosse pure cancellata, lasciava dietro a s gelosia e invidia. Tentai mille modi d'alleviarne le pene, e perfino dimenticai gli affanni miei pe' suoi; e prendevo nelle storie tutti quei casi che fossero divertenti, aiutato da una forte memoria e da qualche buona lettura.
La nostra felicit, mia cara, le dicevo,  tra le mani di chi ce la pu dare in mille modi imprevisti, che noi non ci possiamo neppure immaginare. Se vuoi un esempio che lo provi, racconter una storia registrata da uno storico grave, eppure qualche volta un po' romanzesco.
"Matilde fu sposata ad un giovanissimo napoletano di alto lignaggio, e si ritrov vedova e madre, che aveva soltanto quindici anni. Un giorno, stava accarezzando il suo figliolino, un maschietto, davanti alla finestra aperta d'una stanza che dava sul Volturno; quando il bimbo, con un moto improvviso, le sfugg dalle braccia, cadde nelle acque l sotto, e in un momento scomparve. La madre, atterrita, cerc di salvarlo e si gett nell'acqua dietro lui, ma non fu capace d'aiutare il piccino, anzi solo a stento riusc a salvare se stessa sulla riva opposta; proprio mentre de' soldati francesi stavano facendo bottino per quei luoghi; cos che fu catturata subito da loro.
"Poich la guerra fra gl'Italiani ed i Francesi era allora condotta con grande barbarie, stavano per commettere gli atti estremi suggeriti dalla lussuria e dalla crudelt. Ma questa vile intenzione fu mandata a vuoto da un giovane ufficiale; che, per quanto la loro ritirata dovesse esser rapidissima, pose lei dietro a s sul cavallo, e la port al sicuro nella citt natale di lui. Da principio fu la bellezza che colp i suoi sguardi; poi i meriti gli colpirono il cuore. Si sposarono; egli sal ai pi alti gradi; vissero a lungo insieme e furon felici. Ma la fortuna d'un soldato non pu dirsi stabile; dopo parecchi anni, per essere state vinte le milizie comandate da lui, egli fu obbligato a rifugiarsi nella citt dove aveva vissuto con sua moglie. Qui furono assediati, e finalmente la citt fu espugnata. Poche storie possono fornire esempi di crudelt peggiori di quella d'allora tra Francesi e Italiani, scambievolmente. In quella occasione i vincitori deliberarono di uccidere tutti i prigionieri francesi e in particolare il marito della sfortunata Matilde, perch era quegli che aveva contribuito maggiormente a tirare in lungo l'assedio. Quanto deliberavano eran soliti metterlo in atto quasi subito dopo averlo deliberato. L'ufficiale prigioniero fu fatto avanzare, e chi lo doveva uccidere stava gi pronto con la spada, mentre gli spettatori attendevano in un cupo silenzio il colpo fatale, di cui il generale, che aveva presieduto come giudice, doveva dare il segno. In questo intervallo angoscioso di attesa, Matilde venne a dar l'ultimo addio al suo marito e salvatore, lamentandosi per la sua misera sorte e contro la crudelt del destino, che l'aveva salvata dalla morte prematura nel Volturno soltanto per riservarla a disgrazie peggiori. Il generale, che era un uomo giovane, fu sorpreso dalla sua bellezza, ed ebbe piet del suo dolore; ma da maggior commozione fu preso quando la sent parlare del pericolo da lei corso. Era il suo figliolo, era il piccino per cui ella aveva corso tanto pericolo! La riconobbe subito per madre sua, e le cadde ai piedi. Il resto si pu facilmente immaginarlo: il prigioniero fu liberato, e tutta la felicit che possono dare sulla terra l'amore, l'amicizia e il dovere insieme, fu loro.
In questo modo cercavo di svagare la mia figliola; ma lei mi ascoltava distrattamente, perch le sue proprie sventure si prendevan per s tutta la piet che una volta ella aveva per quelle degli altri; e niente valeva a sollevarla. Se era con altri, temeva d'esserne giudicata male; se si trovava sola, era tutta presa dall'inquietudine. Tale era il suo stato pietoso, quando fummo informati che il signor Thornhill stava per isposare la signorina Wilmot, per la quale avevo sempre sospettato che avesse una vera passione, nonostante ch'egli, dinanzi a me, avesse colta ogni occasione per mostrare di non curarsi della persona e della ricchezza di lei.
Queste notizie non fecero che aumentare l'afflizione della povera Olivia; una tale mancanza di fedelt era pi di quello ch'ella potesse sopportare. Io ero risoluto in ogni modo ad assumere informazioni pi sicure, e sventare, se fosse possibile, il compimento de' suoi disegni, mandando mio figlio dal vecchio signor Wilmot ad informarsi della verit delle notizie che ci eran giunte, e a consegnare alla signorina Wilmot una lettera in cui le svelavo la condotta del signor Thornhill verso la mia famiglia. Il figliolo and ad eseguire ci ch'io gli avevo commesso; e tre giorni dopo torn, e ci assicur della verit della notizia; ma non gli era stato possibile consegnare personalmente la lettera, ed era stato invece obbligato a lasciarla, perch il signor Thornhill e la signorina Wilmot erano in visita nei dintorni. Si dovevano sposare, egli disse, fra pochi giorni, perch, la domenica prima che egli arrivasse l, eran gi andati in chiesa, con gran pompa, la sposa accompagnata da sei damigelle d'onore, e lo sposo seguito da altrettanti gentiluomini. Le prossime nozze riempivano di gioia tutto il paese; ed essi uscivano di solito in carrozza insieme, col pi bell'equipaggio che per quelle parti fosse mai stato veduto da molti anni. Tutti gli amici di entrambe le famiglie, egli disse, eran l e specialmente lo zio del cavaliere, Sir Guglielmo Thornhill, che era tanto buono. Soggiunse che l non c'era che festa e allegria; tutto il paese ammirava la bellezza della sposa e la figura dello sposo; erano innamoratissimi l'uno dell'altro; e concludeva che egli non poteva a meno di considerare il signor Thornhill uno degli uomini pi felici al mondo.
Ebbene, lascia che egli sia felice, se gli riesce! risposi io, ma, figlio mio, guarda questo letto di paglia, questo tetto diroccato, quelle mura che stan per cadere, quel pavimento umido, la mia persona guasta dal fuoco, e i miei bambini qui accanto che piangono per aver pane. Tu sei tornato a casa, figliolo mio, per veder tutto questo; pure qui, perfino qui, trovi un uomo che non farebbe il cambio col signor Thornhill neppure per mille mondi. Oh, figli miei, basterebbe che poteste imparare a comunicare coi vostri proprii cuori, e che sapeste quali nobili compagni possono esservi i vostri cuori, e vi curereste ben poco dell'eleganza e dello splendore degl'indegni. Quasi tutti gli uomini hanno imparato a chiamare la vita un pellegrinaggio, e se stessi i pellegrini. La similitudine pu essere perfezionata, osservando che i buoni sono allegri e sereni, come pellegrini che vanno verso casa; i cattivi son felici soltanto ad intervalli, come pellegrini che si avviano all'esilio.
La mia compassione per la mia povera figliola, accasciata da questa nuova disgrazia, interruppe ci che io stavo ancora per osservare. Ordinai alla madre di sorreggerla, e non tard a riaversi. Da quel giorno, apparve pi calma; ed io pensai che avesse acquistato un po' pi di coraggio; ma le apparenze m'ingannavano; perch la tranquillit era il languore prodotto dall'abbattimento.
Una certa quantit di provviste, inviateci caritatevolmente da' miei buoni parrocchiani, parve diffondere nuova allegria al resto della famiglia; n mi dispiacque di vederli ancora una volta lieti e tranquilli. Sarebbe stato ingiusto l'offuscare il loro buonumore, solamente per far partecipi anche loro di un dolore cos vivo, e far pesare anche su loro una tristezza che non sentivano. Cos si ricominci a raccontare le storielle, a cantar le canzoni; e l'allegria torn a far capolino in casa nostra.
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CAPITOLO 24.
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Nuove sciagure.
Il sole, la mattina dopo, si alz spandendo pi calore di quel che fosse solito in quella stagione; cos che ci accordammo a far colazione tutti insieme sotto il caprifoglio; e l, mentre eravamo seduti, la mia figliola pi giovane, pregata da me, un la sua voce al concerto ch'era sugli alberi a noi d'intorno. Era questo il luogo dove la mia povera Olivia aveva incontrato per la prima volta il seduttore, ed ogni cosa le ricordava il dolore suo proprio. Ma quella tristezza che vien rievocata dalla vista di cose piacevoli, o ch' ispirata da suoni armoniosi, solleva e calma il cuore, invece di logorarlo. Anche sua madre, in quella occasione, prov un dolore dolce; e pianse, e torn ad amare la figliola come una volta.
Mia graziosa Olivia, disse, facci sentire la canzoncina melanconica che piaceva tanto al babbo! Tua sorella Sofia ci ha gi contentati: canta, figliola; il tuo canto far un gran piacere tuo vecchio padre.
Acconsent, e cant in un modo cos squisitamente sentimentale che mi commosse.
Quando la bella donna commette una follia
e trova troppo tardi che gli uomini son traditori,
quale incanto pu raddolcirne la tristezza?
quale arte pu cancellarne la colpa?
L'unico modo di coprire la sua colpa,
di nascondere ad ogni occhio la sua vergogna,
di far pentire il suo amante
e lacerargli il cuore,  morire!
Durava tuttavia l'eco dell'ultimo verso, cui un sospiro sfuggito al dolore aveva dato una speciale soavit, quando fummo messi sossopra dal vedere, in distanza, venir verso noi la carrozza del signor Thornhill; ma pi fu presa da inquietudine la mia figliola maggiore, che, per isfuggire colui che l'aveva tradita, si affrett a tornare in casa con la sorella. Pochi istanti dopo, egli scendeva di carrozza, e, venendo verso la panchina dove ero seduto io, mi chiese, con la solita cordialit, come stessi.
Signore, risposi io, la vostra sfacciataggine serve soltanto ad aggravare la vostra vilt; e ci fu un tempo in cui avrei punita la vostra insolenza d'avere il coraggio di comparirmi davanti! Ma ora siete al sicuro; perch la vecchiaia mi ha calmate le ire; e il mio uffizio, di ministro di Dio, mi raffrena.
Vi giuro, mio caro signore, egli rispose, che rimango attonito a tutto questo; n posso capire che cosa significhi. Spero non crediate che nel viaggetto fatto con me ultimamente dalla vostra figliola ci sia stato niente di colpevole!
Vattene, gridai, sei un disgraziato, un povero disgraziato, degno di piet, ed un bugiardo in tutto! Ma la tua stessa bassezza ti mette al sicuro dalla mia collera. Eppure, signore, io discendo da una famiglia che mai non avrebbe sopportato una cosa simile! Cos, tu, vile, per soddisfare al capriccio di un momento, hai resa disgraziata per tutta la vita una povera creatura, e hai macchiata una famiglia che non aveva altri beni che il suo onore.
Se lei o voi, egli rispose, siete risoluti ad essere infelici, non so che farci io. Ma voi potreste ancora essere felici; e qualunque sia l'opinione che vi siete fatti di me, mi troverete sempre pronti ad aiutarvi in ci. La potremmo, tra poco, maritare ad un altro; e, ci che  pi, pu anche seguitare ad avere il suo amante; perch vi assicuro che avr sempre per lei una sincera stima. 
A questa nuova proposta, cos vergognosa, mi si risvegli tutta la collera; perch, sebbene l'animo possa spesso rimaner calmo sotto gravi ingiurie, un insulto piccolo pu sempre penetrar gi nell'anima e farla infuriare.
Fuggi dalla mia vista, rettile! gridai, e non continuare a insultarmi con la tua presenza! Se il mio coraggioso figliolo fosse a casa, non lo sopporterebbe; ma io son vecchio, impotente, sfinito.
Mi accorgo, diss'egli, che mi volete costringere a parlare in un modo pi aspro di quello che avrei voluto. Ma come vi ho mostrato tutto ci che potete sperare dalla mia amicizia, cos forse  bene che vi faccia vedere quali possono essere le conseguenze del mio risentimento. L'avvocato, al quale ho girata la vostra ultima cambiale, imperversa, ed io non posso impedire che la giustizia segua il suo corso, se non pagando io stesso quella somma; e ci, per le spese che ho avute ultimamente, in vista del mio matrimonio, non mi  ora facile. Ed il mio maestro di casa parla di riscuotere l'affitto; lui conosce benissimo il suo dovere, perch io non mi prendo briga mai di queste faccende. Pur tuttavia potrei desiderare d'esservi utile, e perfino di aver voi e vostra figlia presenti al mio matrimonio con la signorina Wilmot, che sar celebrato tra breve; come desidera anche la mia vezzosa Arabella; ed io confido che non rifiuterete.
Signor Thornhill, risposi, statemi a sentire una volta per tutte; io non acconsentir mai ad un vostro matrimonio con nessun'altra che la mia figliola; e se anche la vostra amicizia potesse inalzarmi al trono, oppure la vostra inimicizia profondarmi nella tomba, sprezzerei ugualmente l'una cosa o l'altra. Tu mi hai una volta, dolorosamente, irreparabilmente, ingannato. Riposavo il cuore sull'onor tuo, e ne ho scoperto l'indegnit. Non t'aspettare mai pi amicizia da me. Vattene, e goditi ci che la fortuna t'ha dato: bellezza, ricchezza, salute e piaceri! Vattene! e lasciami nell'indigenza, nella vergogna, nella malattia, nel dolore. Pure, umiliato come sono, ho un cuore che rivendica la sua dignit; e sebbene tu abbia il mio perdono, avrai sempre anche il mio disprezzo.
Se  cos, rispose, state sicuro che sentirete gli effetti di questa insolenza, e si vedr tra poco quale di noi due sia pi passibile di scorno! E con queste parole, se n'and bruscamente.
Mia moglie e mio figlio, ch'eran presenti a questo colloquio, sembravano atterriti dallo sgomento. Anche le mie figliole, vedendo che egli se n'era andato, vennero fuori per sapere il risultato del colloquio; e appena lo seppero, si sgomentarono anch'esse non meno degli altri. Ma, quanto a me, non mi curavo di ci che la sua malvagit mi potesse procacciare di peggio: da costui ero gi stato colpito, ed ormai stavo pronto a respingere ogni suo nuovo assalto; come uno di quegli strumenti, adoperati in guerra, che, comunque si lancino, presentan sempre una punta contro il nemico.
Ben presto ci accorgemmo che le minacce non eran vane; perch, proprio la mattina dopo, il suo maestro di casa venne a chiedere la pigione annuale; ed io, per tutti gli accidenti gi narrati, non potevo pagarla.
In conseguenza di questa mia impossibilit, mi sequestr il bestiame, la sera stessa; e fu stimato e venduto il giorno dopo per men della met di quanto valeva. Allora mia moglie ed miei bambini mi scongiurarono di accondiscendere a qualsiasi patto, piuttosto che andare incontro a una rovina sicura. Mi pregarono perfino d'accettarne novamente le visite, e adoperarono tutta la poca eloquenza che avevano, per dipingermi le tante calamit cui andavo incontro: i terrori della prigione in una stagione cos rigida quale era quella, col pericolo che mi minacciava la salute dopo l'ultimo accidente occorsomi nell'incendio. Ma io rimasi inflessibile.
Tesori miei, dissi, perch volete persuadermi ad una cosa ingiusta? Il mio dovere mi ha insegnato a perdonargli; ma la coscienza non mi permette di approvarlo. Volete che approvi dinanzi al mondo ci che il mio cuore deve, dentro di s, condannare? Volete che mi ponga mansuetamente ad adulare il nostro infame traditore, e, per sfuggire alla prigione, soffra continuamente il pi odioso legame della costrizione mentale? No; mai! Se dovremo esser trascinati via da questa dimora, almeno resteremo sulla strada diritta; e dovunque sarem gettati, ci potremo sempre ritirare in un gradevole rifugio, finch potremo guardare nei nostri cuori senza timore, anzi con soddisfazione!
Cos passammo quella serata. La mattina dopo, prestissimo, mio figlio si mise a spazzare la neve, che era caduta in grande abbondanza durante la notte, e ad aprire un passaggio davanti alla porta: non era occupato da molto tempo in quel lavoro, quando, tutto pallido in viso, accorse a dire come due stranieri, che aveva riconosciuti per ufficiali della giustizia, venivano verso casa.
Mentre egli parlava, costoro entrarono, ed avvicinandosi al letto dove io giacevo, dopo avermi prima informato di quale era il loro dovere, mi arrestarono comandandomi di prepararmi a seguirli nella prigione della contea, a undici miglia di distanza.
Amici miei, diss'io,  un tempo molto rigido, questo, per condurmi in prigione! E il peggio  che, poco tempo fa, ho avuto l'uno de' bracci terribilmente ustionato, il che mi d un po' di febbre; e non ho vesti da coprirmi; ed ormai son troppo vecchio e debole per camminare a lungo nella neve cos alta... ma se ci deve essere...
Mi voltai allora verso mia moglie e i bambini, incitandoli a raccogliere le poche cose che ci restavano e a prepararsi a una partenza immediata. Li pregai di far presto; e dissi a mio figlio d'assistere la sorella maggiore, la quale, consapevole d'essere lei la causa di tutte le nostre sventure, era caduta a terra, liberata dal dolore perch divenuta insensibile. Incoraggiai mia moglie, che, pallida e tremante, stringeva fra le braccia i nostri piccini spaventati, e aggrappati in silenzio al collo di lei, perch avevan paura di voltar gli occhi dalla parte di quegli estranei. Intanto la mia figliola minore preparava tutto per la nostra partenza; e fattale io stesso premura che si sbrigasse, dopo un'ora, o poco pi, eravamo pronti a partire.
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CAPITOLO 25.
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Nessuna condizione, per misera che sia,  priva di un qualche conforto.
Ci allontanammo da quel tranquillo asilo camminando lentamente. Uno degli ufficiali, che aveva un cavallo, prese gentilmente dietro a s la mia figliola maggiore, indebolita da una febbriciattola che da qualche giorno le stava minando la salute; perch neppure quegli uomini possono spogliarsi interamente da ogni senso d'umanit. Mio figlio teneva per la mano uno dei piccini, e mia moglie teneva l'altro, mentre io mi appoggiavo alla figlia minore, le cui lacrime cadevano, non pe' suoi, ma pe' miei affanni.
Eravamo ormai a due miglia dalla nostra cara dimora, quando vedemmo una folla venir correndo e gridando dietro a noi, formata da circa cinquanta de' miei parrocchiani pi poveri. Questi, con tremende imprecazioni, si gettarono sopra i due ufficiali di giustizia, giurando che non avrebbero mai lasciato portare in galera il loro Pastore, finch avessero una goccia di sangue da versare per difenderlo; e stavano per maltrattarli davvero. Le conseguenze avrebbero potuto essere fatali, se non mi fossi messo io in mezzo risolutamente, e non avessi, sebbene non senza difficolt, liberati gli ufficiali dalle mani della moltitudine infuriata. I miei figlioli, che credevano ormai certa la mia liberazione, parevan pazzi dalla gioia, incapaci a frenarla. Ma dovettero presto ricredersi, sentendomi parlare alla povera gente ch'era accorsa con la buona intenzione di rendermi un servigio.
Come, amici miei! dissi io, cos mi amate? cos obbedite alle istruzioni che vi ho date io dal pulpito! Rivoltarvi cos alla giustizia, e far la rovina di voi stessi e di me? Chi  che vi ha guidati? Mostratemi l'uomo che vi ha eccitati cos. Chiunque sia, si accorger del mio risentimento! Ahim! mio caro gregge illuso, ritorna al tuo dovere verso Dio, verso la patria, verso me. Forse io vi rivedr in uno stato migliore, un giorno, proprio qui, e contribuir a rendervi pi felice la vita. Ma lasciatemi almeno la consolazione che, quando richiamer il mio gregge per l'immortalit, non mancher neppure uno di tutti voi che siete qui.
Sembravano ora pentiti; e, con le lacrime agli occhi, vennero tutti, uno dopo l'altro, a dirmi addio. Strinsi a ciascuno la mano, affettuostamente, e lasciando loro la mia benedizione, proseguii avanti, senza altri incidenti. Arrivammo alla citt, o piuttosto al villaggio, poche ore prima di notte. Consisteva in poche case meschine che avevano perduto tutta la primitiva ricchezza, e non mantenevano altro segno dell'antica importanza se non la prigione.
Entrati nel paese, ci fermammo all'osteria, dove si prese ci che v'era di pronto; ed io pranzai con la mia famiglia, nella solita serenit. Dopo aver provveduto a che tutti fossero ben alloggiati per quella notte, seguii gli ufficiali dello sceriffo alla prigione, che era stata prima costruita per necessit di guerra, e che consisteva in un grande stanzone chiuso da grosse inferriate, con un pavimento di pietra; comune a tutti, malfattori e debitori, per qualche ora ogni giorno.
Oltre a questo stanzone, ogni prigioniero aveva una cella separata, dove veniva rinchiuso a chiave la notte.
Nell'entrare m'aspettavo di non trovarvi altro che lamenti e diversi aspetti di miseria; ma ci che mi si present fu assai diverso. I prigionieri sembravano tutti intenti a uno scopo solo: dimenticare qualsiasi preoccupazione, in allegria e schiamazzi. Fui messo al corrente del tributo che si usava pagare in queste occasioni, dai nuovi venuti; e acconsentii subito alla richiesta, nonostante che il poco denaro che m'era rimasto fosse quasi finito. Si affrettarono a spenderlo in liquori, e tutta la prigione fu presto piena di baccano e risate di profana allegria.
Come? dissi io, fra me, uomini cos cattivi dovranno essere cos allegri, ed io cos triste! Non ho che la prigionia sola in comune con loro e ho molta pi ragione, io, di sentirmi felice!
Con queste riflessioni mi sforzai d'essere allegro; ma l'allegria non si ottiene con uno sforzo che di per se stesso  penoso.
Mentre stavo seduto in un canto della prigione, come chi pensa a' suoi casi, uno de' miei compagni di prigionia venne verso di me, e, sedutomisi accanto, entr in conversazione. Suole essermi regola di vita non sfuggire la conversazione con chiunque la desideri; perch se costui  buono, posso trar profitto da' suoi ammaestramenti; se  cattivo, pu lui essere sollevato da' miei. M'accorsi che costui era un uomo intelligente, di molto buon senso, non acquistato sui libri, e con una gran conoscenza del cos detto mondo, o, per meglio dire, della natura umana vista dalla parte pi brutta. Mi chiese se avessi avuto cura di provvedermi d'un letto; cosa alla quale io non ci avevo pensato affatto.
Male! disse lui, perch qui non potrete avere che paglia, e la vostra cella  molto grande e fredda. A ogni modo, perch si vede che c' del gentiluomo in voi, ed anche io ero tale a' miei tempi, una parte delle mie coperte sono, con tutto il cuore, a vostra disposizione.
Lo ringraziai, mostrandogli la mia sorpresa nel trovar tanta bont verso la miseria, dentro una prigione; e soggiunsi, per fargli vedere che ero uomo colto:
L'antico sapiente pare che comprendesse il valore d'un compagno nella miseria quando disse "ton ksmon aire, ei dos ton etairon", ed infatti, continuai, il mondo ch' mai se non ci d che la solitudine?
Voi parlate del mondo, signore, rispose il mio compagno di prigione. Il mondo  vecchio; e pure la cosmogonia o la creazione del mondo ha dato da pensare ai filosofi di tutti i secoli. Che caos di opinioni hanno essi divulgato sulla creazione del mondo! Sanconiatone, Manetone, Beroso e Ocello Lucano, han tutti tentato vanamente questo tema. Quest'ultimo dice: "Anarchon ara kai ateleutaion to pan", che vuol dire...
Vi chiedo scusa, signore, dissi iose interrompo tanta dottrina; ma credo d'aver gi sentito tutto questo un'altra volta. Non ho forse avuto il piacere di vedervi alla fiera di Welbridge, e non vi chiamate Ephraim Jenkinson?
A questa domanda colui sospir.
Suppongo che dobbiate ricordarvi, ripresi, un certo dottor Primrose da cui compraste un cavallo!
Allora egli mi riconobbe subito; l'oscurit del luogo e la notte che stava calando gli avevano impedito di distinguere prima le mie fattezze.
S, signore, rispose il signor Jenkinson, mi ricordo benissimo di voi; vi comprai un cavallo, ma mi dimenticai di pagarvelo. Il vostro vicino Flamborough  l'unico accusatore che io tema nelle prossime sedute del tribunale; perch egli intende assolutamente di far giuramento contro di me, denunziato come falsario di monete. Sono dispiacentissimo, signore, d'avere ingannato voi, e, davvero, qualsiasi altra persona; perch, vedete, continu mostrandomi le sue manette, a che cosa mi han condotto le mie truffe!
Bene, signore, io risposi, la vostra cortesia nell'offrirmi aiuto, mentre non vi potevate aspettare nessuna ricompensa, sar ricompensata, perch far di tutto per attenuare o togliere addirittura di mezzo la deposizione del signor Flamborough, al quale mander mio figlio, subito che potr, a tale scopo; n dubito menomamente che egli non sia per acconsentire alla mia domanda; e, quanto alla mia propria deposizione, voi non avete nulla da temere.
Bene, signore! diss'egli, tutto ci che potr fare io in ricambio, lo far. Voi avrete stasera pi della met delle mie coperte, ed avr cura di essere vostro amico qui nella prigione, dove ho una certa autorit.
Lo ringraziai, e non potei fare a meno d'essere sorpreso a vederlo cos ringiovanito; perch, quando lo avevo veduto la prima volta, pareva di almeno sessant'anni.
Signore, mi rispose, il mondo voi lo conoscete poco: quella volta avevo i capelli finti: conosco l'arte di truccarmi secondo ogni et, dai diciassette anni ai settanta. Ah, signore! se met delle fatiche che ho speso per imparare ad essere un briccone, l'avessi spesa nell'imparare invece un mestiere, potrei oggi esser ricco! Ma, canaglia come sono, potr, comunque, farvi del bene, e forse quando meno ve lo aspetterete.
Qui fummo impediti di continuare pi a lungo la conversazione, dall'arrivo dei guardiani che venivano a far la chiama de' prigionieri e a serrarli sotto chiave per la notte. Venne anche uno con un fascio di paglia per farmi il letto; e mi guid, attraverso un andito buio e stretto, sino ad una stanza col pavimento come lo stanzone comune; e l in un cantuccio mi distesi il letto e le coperte datemi dal compagno di prigionia: ci fatto, il guardiano, ch'era abbastanza educato, mi diede la buona notte. Dopo le mie meditazioni consuete, e dopo aver lodato il mio Divino Reggitore, mi sdraiai gi, e dormii con la pi gran tranquillit sino al mattino.
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CAPITOLO 26.
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Una riforma nelle prigioni. A complemento delle leggi si dovrebbe, oltre che punire, premiare.
La mattina dopo, di buon'ora, fui destato dalla mia famiglia che vidi tutta in lacrime attorno il mio giaciglio. La tristezza di tutto quello che vedevano intorno li aveva sgomentati. Li rimproverai dolcemente perch si affliggevano cos, e li assicurai che non avevo mai dormito pi tranquillamente; quindi chiesi notizie della mia figliola maggiore, che non era con loro. Mi dissero che le commozioni e le fatiche del giorno prima le avevano aumentato la febbre: per ci avevan creduto di doverla lasciare a casa. Il mio secondo pensiero fu di mandare mio figlio a trovare una o due stanze, dove allogare la mia famiglia, pi vicino che fosse possibile alla prigione. Obbed, ma pot trovare una stanza sola che fu presa in affitto con poca spesa per sua madre e le sorelle; ed il carceriere ebbe la bont di acconsentire che lui ed i suoi fratellini giacessero con me in prigione. Fu quindi preparato un letto per loro in quel cantuccio della stanza che mi parve pi adatto. Desideravo per di sapere, prima, se i miei bambini fossero contenti di dormire in un luogo che, ogni volta che vi entravano, li spaventava tanto.
Ebbene, miei buoni ragazzi, dissi loro, vi garba il vostro letto? Spero che non abbiate paura di dormire in questa stanza, per quanto sia tetra!
No, babbo! disse Dick, io non ho paura di dormire in nessun posto dove ci sei tu.
Ed io, disse Bill, che non aveva ancora quattro anni, io preferisco tutti i posti dove c' il babbo mio caro!
Dopo ci assegnai a ciascuno della mia famiglia la sua incombenza. Mia figlia doveva assistere la sorella di cui la salute andava male; mia moglie doveva occuparsi di me; i ragazzi mi dovevano far la lettura.
E tu, figlio, continuai, pensa che dal lavoro delle tue braccia attendiamo noi il sostentamento. Il tuo salario come operaio a giornata sar sufficiente, con la debita economia, a mantenerci tutti, anche discretamente. Tu hai ora sedici anni, e la forza non ti manca: la forza ti  stata data, figlio mio, perch tu la possa adoperare per fini molto utili; devi infatti salvare dalla fame i tuoi genitori e la famiglia. Cerca dunque stasera di trovar lavoro per domani; e porta a casa, di sera in sera, il denaro che avrai guadagnato pel nostro sostentamento.
Istruito cos lui, e regolato il resto, mi recai nello stanzone comune dove avrei potuto godere pi aria e pi spazio. Ma non a starvi molto, perch le bestemmie, le oscenit e le brutalit mi assalirono da ogni parte, e mi costrinsero a tornarmene in camera mia. Qui stetti seduto per qualche tempo, a meditare sull'invasamento di quei disgraziati, i quali, avendo tutto il genere umano in guerra contro loro, si stavano preparando un altro futuro e tremendo nemico.
La loro insensibilit eccitava in me la massima compassione, scancellandomi dalla mente i miei propri affanni. Mi pareva perfino un dovere che incombesse su di me il tentare di correggerli. Risolsi, dunque, di ritornare l, e, nonostante i loro scherni, di dar loro i miei consigli, e vincerli con la perseveranza. Cos, tornato nuovamente tra loro, partecipai il mio proposito al signor Jenkinson, che ne rise di cuore, ma lo comunic a tutti gli altri. La proposta fu accolta con un buonumore da non potersi descrivere, perch prometteva una nuova fonte di divertimento a chi non aveva pi nessuna risorsa d'allegria altro che quella che derivasse dal ridicolo o dalla dissolutezza.
Lessi loro, a voce alta e naturale, una parte del Servizio divino; e i miei ascoltatori la presero in ridere. Osceni mormorii, burleschi sospiri di contrizione, strizzatine d'occhio, assalti di tosse, s'alternavano eccitando risate. Ci nonostante, continuai a leggere con la mia naturale solennit, sentendo che ci che facevo poteva emendare qualcuno, mentre da nessuno poteva essere contaminato.
Dopo aver letto, cominciai il mio sermone, col quale cercai, da principio, piuttosto divertirti che rimproverarli. Per prima cosa feci loro notare che non avevo nessun altro motivo se non il bene loro: ero il loro compagno di prigione, e le prediche non mi venivan retribuite. Avevo dolore, dissi, di sentirli cos profani, poich ad essere tali non ci guadagnavano nulla, anzi ci avevano molto da perdere:
Perch, siatene sicuri, amici miei, soggiunsi, e infatti voi siete amici miei, per quanto il mondo rifiuti la vostra amicizia, se voi bestemmiaste anche dodicimila volte al giorno, ci non vi farebbe piovere neppure un soldo in tasca. E allora a che pro invocare ogni momento il diavolo, e cercar l'amicizia di lui quando lo vedete voi in che modo vi tratta! Lo vedete ch'egli non vi ha dato niente in questo mondo, se non una bocca piena di bestemmie e un ventre vuoto; e, per quel che ne so io, non vi dar niente di buono neppure poi! Se siamo trattati male nelle nostre relazioni con un uomo, noi naturalmente ci volgiamo altrove. Non metterebbe dunque il conto di provare come vi trovereste con un altro Signore, che almeno vi invita, con promesse di bene, a volgervi a Lui? Certo, amici miei, non pu darsi al mondo uno stupido pi grande di quello che, dopo aver saccheggiato una casa, corresse a chieder protezione alle guardie. Eppure credete voi d'essere pi savii? Voi tutti cercate conforto da chi vi ha gi tradito, rivolgendovi a un essere pi maligno di qualsiasi guardia fra tutte le guardie; infatti quelle vi acchiappano e poi vi impiccano; ma lui vi prende ed impicca, e, ci che  peggio, non vi lascer neppure dopo che il boia abbia finito!
Quando ebbi terminato, ricevei le congratulazioni de' miei uditori, alcuni dei quali vennero a stringermi la mano giurando che io ero un gran galantuomo, e che desideravano di stringere con me un'amicizia maggiore. Promisi di tenere un sermone anche il giorno dopo, e cominciai ad avere qualche speranza di far una riforma l dentro; perch era sempre stata la mia idea che per nessuno fosse passata l'ora del potersi emendare; ogni cuore  aperto, infatti, alle frecce del rimprovero, solo che l'arciere sappia coglier nel segno. Soddisfattomi cos l'animo, tornai nella mia stanza, dove mia moglie prepar un pasto frugale; ed il signor Jenkinson ci preg di unire il suo desinare al nostro, e concedergli cos, come egli molto gentilmente si espresse, il piacere della mia conversazione. Non aveva ancora veduta la mia famiglia; perch i miei, quando venivano in camera mia, passavano da una porta che era in quello stretto corridoio che ho gi descritto, ed evitavano in tal modo di passare per la prigione comune. Cos Jenkinson fu subito colpito dalla bellezza della mia figliola minore, che l'aria pensosa rendeva anche pi bella; ed ammir altres i miei piccini.
Ahim! dottore, egli disse, son bambini troppo belli e troppo buoni per un posto come questo!
Grazie al Cielo, signor Jenkinson, risposi, i miei bambini son bene educati, e, purch siano buoni, il resto importa poco.
M'immagino che debba essere per voi un gran conforto, disse il mio compagno di prigione, l'avere attorno a voi la famigliola.
 un conforto, signor Jenkinson, risposi, s,  davvero un conforto, ed io non vorrei esserne privo per tutte le ricchezze della terra; perch le persone care posson far s che la pi nera prigione sembri un palazzo. C' un solo modo di ferirmi in questa vita, ed  facendo del male a loro.
Allora temo, signore, egli disse, d'esser colpevole in un certo modo anch'io; perch mi par di vedere, aggiunse guardando mio figlio Mos, uno che ho ingannato io, e dal quale desidero d'essere perdonato.
Mio figlio riconobbe subito quella voce e quella faccia, sebbene lo avesse veduto quando era travestito, e, presagli la mano, gli perdon con un sorriso.
Per, dissenon so far a meno di chiedermi che cosa mi scorgeste sul viso per giudicarmi cos facile a cadere in trappola!
Non fu la vostra faccia, caro signore, rispose l'altro, che mi attir, furono quelle vostre calze bianche e quel nastro nero ai capelli. Ma non dovete sentirvi umiliato per questo: ho ingannato, a' miei tempi, uomini assai pi scaltri di voi; eppure, con tutte le mie risorse, non ho saputo fare in modo che quegli sciocchi non avessero il sopravvento su me.
Penso che il racconto di una vita come la vostra, disse mio figlio, debba esser molto istruttivo e divertente.
N troppo istruttivo n troppo divertente, rispose il signor Jenkinson. Tutti i racconti che descrivono soltanto gl'imbrogli e i vizi dell'umanit, col renderci pi sospettosi nella vita, ritardano il nostro successo. Il viaggiatore che non ha fiducia in nessuna delle persone che incontra e torna indietro subito che vede apparire chi gli sembri un ladro,  raro che arrivi in tempo al termine del viaggio.
"Credo davvero, per mia propria esperienza, che gli uomini pi saputi siano i pi sciocchi sotto il sole. Ero tenuto per un furbo gi fin dall'infanzia; quando non avevo che sette anni, le signore dicevano gi ch'io ero un omettino maturo; a quattordici conoscevo bene il mondo, e facevo il galletto con le donne; a venti, sebbene fossi veramente onesto, tutti mi ritenevano per tanto furbo che nessuno si fidava di me. Cos fui finalmente costretto a diventar cavaliere d'industria per mia propria difesa, ed ho sempre vissuto da allora, con la testa piena di disegni per ingannare e il cuore in tumulto dalla paura di venire scoperto. Ridevo spesso del vostro onesto e semplice vicino Flamborough; ed in un modo o nell'altro mi riusciva d'imbrogliarlo, almeno una volta l'anno: e, nondimeno, quel galantuomo  andato avanti senza paura, ed  diventato ricco, mentre io seguitavo ad essere un furbo matricolato, ed ero povero in canna, senza neppure la consolazione d'esser onesto.
"A ogni modo, fatemi sapere quale  il caso vostro, e che cosa vi ha condotto qui; pu essere che, per quanto io non sia cos bravo da sfuggire io stesso alla prigione, possa trarne fuori gli amici miei.
Per appagare la sua curiosit, gli esposi tutta la serie degli accidenti e delle strane avventure che mi avevano gettato nei travagli presenti e la mia assoluta impossibilit di liberarmene.
Ascoltata che ebbe la storia, rimase qualche minuto sopra pensiero; poi si di forte sulla fronte, come se fosse stata di legno; e si accommiat dicendo che voleva cercare che cosa potesse farsi.
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CAPITOLO 27.
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Continua lo stesso argomento.
La mattina dopo, comunicai a mia moglie ed a' miei figlioli l'idea che m'era venuta di convertire i prigionieri: la disapprovarono tutti, dichiarandola impossibile e disdicevole: e aggiunsero che i miei sforzi non avrebbero contribuito alla conversione di nessuno, mentre avrebbero potuto disonorare il mio uffizio.
Scusatemi, risposi io: questi poveretti, sebbene caduti, sono pur sempre uomini; e questo  un bel titolo al mio affetto. Un buon consiglio respinto torna ad arricchire il cuore di chi l'ha dato; e sia pure che i miei insegnamenti non valgano a convertirli, faranno sicuramente del bene a me. Figli miei, se questi poveri disgraziati fossero principi, ci sarebbero migliaia di persone pronte ad offrirsi per aiutarli; ma, a parer mio, il cuore che  sepolto in una prigione  prezioso non meno di quello posto sopra un trono. S, tesori miei, se potr, li convertir. Forse non mi disprezzeranno tutti. Forse riuscir a tirarne su dall'abisso almeno uno; e quella sarebbe una bella vittoria: perch c' forse al mondo una gemma pi preziosa di un'anima umana?
Cos dicendo, li lasciai e scesi nella prigione comune, dove i prigionieri mi attendevano con grande allegria; ed ognuno di essi aveva in pronto qualche scherzo da galera per burlare il dottore.
Infatti, quando stavo per cominciare, uno mi tolse la parrucca, e poi me ne chiese scusa come se l'avesse fatto a caso. Un altro sapeva sputare tra i denti in modo da far cadere una pioggia sul libro che stavo leggendo. Un terzo disse "amen!" in modo tale da far crepare dalle risa tutti gli altri. Un quarto mi aveva destramente rubati di tasca gli occhiali. Ma ce ne fu uno il cui tiro suscit anche pi allegria: osservato il modo in cui avevo disposto i miei libri sulla tavola dinanzi a me, me ne sottrasse uno con grande abilit, e nel luogo di quello ne mise un altro, pieno di scherzi osceni, che apparteneva a lui. Per non mi curai di quanto poteva fare un gruppettino di bricconi, e tirai innanzi, convinto che ci che v'era di ridicolo in quel mio tentativo avrebbe eccitato le risate, la prima e la seconda volta soltanto; mentre ci che v'era di serio, sarebbe durato per sempre. Il mio disegno riusc; ed in meno di sei giorni, alcuni eran gi dalla mia, e tutti stavano attenti.
Mi compiacqui allora con me stesso della perseveranza e accortezza con cui avevo restituita la sensibilit a disgraziati privi d'ogni sentimento morale; e cominciai a pensare anche sul modo d'aiutarli materialmente, cercando di rendere un po' migliore la loro condizione. Finora il tempo era passato per loro tra la fame e l'intemperanza, tra tumultuose gozzoviglie ed acerbi rimpianti. La loro unica occupazione era altercare tra loro, giocare a carte, e tagliarsi cannucce per la pipa. Da quest'ultimo modo d'oziosa industria mi venne l'idea di mettere a lavorare quelli che vi acconsentissero, tagliando pezzettini di legno per tabaccai e calzolai, col legno acquistato a spese comuni: appena eseguiti, pensavo io alla vendita; e cos ogni giorno guadagnavano tutti qualcosina; una sciocchezza, s, ma sufficiente per mantenersi. E non mi fermai qui; ma istituii multe come punizione per l'immoralit, e premii per qualsiasi bravura particolare.
Cos, in meno di quindici giorni, li avevo plasmati a una forma sociale e umana; ed ebbi il piacere di considerarmi come un legislatore che avesse sollevato gli uomini dalla nativa ferocia all'amicizia e all'obbedienza.
Sarebbe molto desiderabile che il potere legislativo desse alla legge una tale idea direttiva, piuttosto di riforma che di severit; e si mostrasse convinto che il miglior mezzo di sradicare i delitti non sta nel rendere abituale la punizione, bens di farne avere orrore. Allora, invece delle nostre presenti prigioni, che son piene di uomini colpevoli o che li fanno diventar tali, che rinchiudono disgraziati rei d'un delitto solo, e che li lasciano uscire, se rimangono vivi, pronti a commetterne migliaia; si dovrebbero avere, come in altre parti d'Europa, i luoghi di penitenza e reclusione, dove gli accusati potessero esser guidati da persone tali da farli pentire, se colpevoli, o infonder loro un maggior desiderio della virt, se innocenti. E questi, e non punizioni sempre maggiori, sono i mezzi di migliorare uno Stato: n posso far a meno di chiedere qual sia la validit del diritto che la societ si arroga di punire con la pena capitale colpe di non grave natura. In caso d'omicidio, il diritto della societ  giusto, perch abbiamo tutti quanti il dovere, per legge di difesa personale, di toglier di mezzo l'uomo che non ha rispettata la vita altrui. Contro costoro la Natura  tutta pronta alle armi; ma non cos contro chi ruba ci che non appartiene a lui.
La legge di natura non mi d nessun diritto di togliergli la vita, poich, per natura, il cavallo rubato da lui non  propriet mia pi che sua. Se dunque ho qualche diritto, questo deve venirmi da un patto stretto fra me e lui, che colui che ruba all'altro il cavallo dovr morire. Ma questo patto  falso, perch nessun uomo ha il diritto di disporre della sua vita n di togliersela, perch questa non appartiene a lui. E inoltre il patto  sproporzionato, e sarebbe respinto perfino in una corte di giustizia moderna, perch assegna una pena grave a una colpa leggera:  infatti molto meglio che due uomini vivano, piuttosto che un uomo vada a cavallo. Un patto, falso fra due uomini,  egualmente falso fra cento o centomila; perch, come dieci milioni di circoli non potran fare mai un quadrato, cos milioni di voci unite insieme non posson mai dare il pi piccolo fondamento a una cosa falsa.
La ragione parla cos, e dice lo stesso la semplice Natura. I selvaggi, che son retti soltanto dalle leggi della Natura, sono molto pi rispettosi della vita l'uno dell'altro; e versano il sangue molto raramente, soltanto per vendicare un altro sangue versato.
I Sassoni, nostri antenati, feroci quali erano in guerra, in pace facevano pochissime esecuzioni capitali; e in tutti i governi giovani, che hanno ancora viva l'impronta della Natura, quasi nessun delitto  ritenuto capitale.
Fra i cittadini di una societ pi raffinata, le leggi penali, che sono nelle mani dei ricchi, pesano invece sui poveri. Il Governo pi invecchia e pi sembra che acquisti il cattivo umore della vecchiaia; e come se la nostra propriet ci fosse divenuta pi cara via via che cresceva, e come se pi grande fosse la nostra ricchezza e maggiori divenissero le nostre paure, ogni giorno i nostri possessi sono custoditi da editti nuovi, e han per cinta una serie di forche da spaventare qualsiasi invasore.
Io non so se dipenda dal numero delle nostre leggi penali, o dalla corruzione del nostro popolo, ma la nostra nazione  quella che in un anno ha pi condannati che non abbia la met degli Stati d'Europa, uniti insieme. Forse dipende da tutt'e due le cause, perch l'una deriva dall'altra. Quando una nazione con leggi penali mal particolareggiate assegna la stessa pena a colpe di diversa gravit, il popolo, che non vede nessuna distinzione nei castighi, viene indotto a perdere ogni senso di distinzione nel delitto, mentre sta in s fatta distinzione il baluardo della moralit: cos il gran numero delle leggi produce vizii nuovi e i nuovi vizii richiedono repressioni nuove.
 quindi da desiderare che il potere, invece d'inventare nuove leggi per punire il vizio, invece di tener cos tese le relazioni della societ fino a produrre una convulsione che le spezzi, invece d'eliminare come inutili i miserabili prima di avere sperimentata la loro utilit, invece di cambiare la punizione in vendetta;  da desiderare che il potere tenti provvedimenti per iscemare i delitti; e che la legge sia la protettrice, non la tiranna, del popolo. Si riscontrerebbe, allora, che le creature, le cui anime si ritengono adesso quasi rifiuti, non avevan bisogno se non dell'aiuto d'un educatore; si riscontrerebbe che creature, ora condannate a lunghe torture per impedire che i ricchi abbiano un solo istante d'ansiet, potrebbero, una volta che fossero trattati convenientemente, servire a difendere lo Stato nei momenti del pericolo; che, come loro visi sono uguali ai nostri, lo stesso  de' loro cuori; che pochi animi sono cos abbietti da non poterli correggere con la perseveranza; che un uomo pu vedere il suo ultimo delitto senza morire per esso, e che pochissimo sangue basterebbe ad assicurarci la sicurezza.
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CAPITOLO 28.
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La Felicit e il Dolore, in questa vita, son piuttosto frutto della Saggezza che della Virt; perch le gioie oppure le sventure temporali sono dal Cielo ritenute in se stesse cose di poco valore, le quali non mette il conto che siano distribuite da lui.
Erano oramai pi di quindici giorni che rimanevo rinchiuso, e, dal mio arrivo, non avevo ricevuta neppure una visita della mia cara Olivia; e desideravo molto di vederla. Espressi a mia moglie questo desiderio; e, la mattina dopo, la povera fanciulla mi venne nella stanza appoggiandosi al braccio della sorella. Il suo cambiamento mi colp. Le tante grazie che aveva una volta sul volto erano scomparse; e pareva che la mano della Morte le avesse lasciato l'impronta su ogni lineamento, per atterrirmi. Aveva le tempie infossate, la fronte contratta; e le stava sulle guance un pallore mortale.
Sono contento di vederti, cara, dissi, ma perch sei cos abbattuta, Olivietta? Spero, amor mio, che tu mi voglia tanto bene da non lasciare che il dolore distrugga una vita che m' cara come la mia propria. Sii serena, bambina; e forse torneremo a veder giorni pi felici.
Voi siete sempre stato buono con me, signore, rispose lei, e il sentire che non potr partecipare mai con voi alla felicit che promettete, mi accresce la pena. Temo che la felicit non sia pi riserbata a me quaggi, e mi struggo dal desiderio d'abbandonare questo mondo dove non ho trovato che dolore. Desidero davvero, signore, che voi facciate le vostre scuse sottomettendovi al signor Thornhill: ci forse potrebbe indurlo ad aver piet di voi, e ci mi solleverebbe mentre sto morendo.
No, mai, figlia mia! risposi, non mi lascer mai indurre a riconoscere in una figlia mia una prostituta; perch, per quanto il mondo possa guardar con disprezzo la tua onta, lascia che io la riguardi come un effetto della soverchia credulit, non della colpa.
"Cara, io non son affatto infelice qui, per quanto il luogo possa sembrare triste; e sta' sicura che, finch tu mi darai la benedizione di vederti vivere, costui non avr mai il mio consenso per poterti rendere pi infelice con lo sposarsi a un'altra.
Dopo che mia figlia se ne fu andata, il mio compagno di prigione, che, durante il nostro colloquio era stato l accanto, discusse con me assai ingegnosamente sulla mia ostinazione nel rifiutare un atto di sottomissione che poteva ridarmi la libert. Osserv che il resto della famiglia non doveva essere sacrificato per la pace di una figliola sola, tanto pi che era proprio lei quella che mi aveva offeso. Inoltre, soggiunse, non so se sia giusto d'ostacolare l'unione di un uomo e di una donna, come voi state facendo, col rifiutare il vostro consenso ad un matrimonio che non potete impedire ma che potete rendere infelice.
Signore, risposi, voi non conoscete l'uomo che ci opprime. Son sicuro che nessuna sottomissione che io possa fare mi procurerebbe la libert neppure per un'ora. Mi hanno raccontato che in questa stessa stanza, non  che un anno, lasci morire di fame un suo debitore. Ma se anche la sottomissione e il consenso mi potessero trasferire da qui al pi bell'appartamento che egli possieda, io non darei nessuno de' due; perch una voce, dentro di me, mi dice che sarebbe un sancire l'adulterio. Finch sia viva la mia figliola, nessun altro matrimonio di lui sar legale a' miei occhi.
"Quando essa non fosse pi, allora, s, sarei il pi vile degli uomini se, per un mio rancore, tentassi di tener divisi due che volessero unirsi. No, per quanto egli sia un malvagio, io anzi allora desidererei che egli fosse sposato per impedire le conseguenze di futuri stravizi. Ma non sarei io ora il pi crudele dei padri, se, soltanto per sottrarre me alla prigione, firmassi un compromesso che manderebbe la mia creatura alla tomba? e se, per isfuggire a una ferita, trafiggersi di mille ferite il cuore della mia creatura?
Mi dette ragione, riconoscendo giusta questa mia risposta; ma non pot far a meno di osservare che egli temeva che la salute della mia figliola fosse gi troppo scossa per tenermi ancora prigioniero a lungo.
In ogni modo, egli continu, sebbene voi rifiutiate di far atto di sottomissione verso il nipote, spero che non avrete obiezioni per esporre il vostro caso allo zio, che  conosciuto in tutto il regno come il pi buono e il pi giusto degli uomini.
"Vi consiglierei di mandargli per posta una lettera, e denunziargli tutti i maltrattamenti del nipote; e scommetto che fra tre giorni n'avrete risposta!
Lo ringraziai del suo consiglio, che mi accinsi subito a seguire; ma mi mancava la carta, e sfortunatamente tutti i nostri soldi eran stati spesi, la mattina, per le provviste: fu lui stesso che me la forn.
Nei tre giorni seguenti, ero ansioso di sapere quale accoglienza avesse ricevuta la mia lettera; e mia moglie mi faceva intanto continue insistenze perch mi sottomettessi a qualsiasi condizione, piuttosto che rimanere l. Ogni volta, purtroppo, avevo notizie sempre peggiori sulla salute della mia figliola! Arrivarono il terzo e il quarto giorno, senza che ricevessi risposta alla mia lettera; non era probabile che i lamenti d'un sconosciuto contro un nipote prediletto fossero ascoltati; e cos anche questa speranza, come tutte le altre mie, svan. L'animo per resisteva, sebbene la prigionia e l'aria chiusa cominciassero ad alterarmi visibilmente la salute; e il braccio, che mi ero bruciato durante l'incendio, peggior. I miei bambini mi sedevano accanto, e mentre ero sdraiato sulla paglia mi leggevano, or l'uno or l'altro; oppure ascoltavano, commovendosi, i miei consigli.
Ma la salute di mia figlia peggiorava assai pi in fretta della mia. Ogni notizia su lei contribuiva ad accrescermi i timori e la pena. La quinta mattina da che avevo scritta la lettera ch'era stata mandata a sir Guglielmo Thornhill, mi giunse la tremenda notizia che lei non parlava pi. Allora s la prigionia mi fu veramente dolorosa! L'anima si slanciava fuor dalla prigione nel desiderio struggente che avevo d'esser l al capezzale della mia creatura, per confortarla, rincorarla, sapere i suoi ultimi desiderii, e guidarle il cuore sulla via del Cielo! Ed ecco un'altra notizia: stava spirando, ed a me era negato quel piccolo conforto di piangere accanto a lei! Il mio compagno di prigione venne, poco dopo, con l'ultima notizia. Egli mi disse di rassegnarmi. Era morta. La mattina dopo, torn e mi trov co' miei due piccini, ch'erano ora i miei soli compagni, i quali facevano tutti loro ingenui sforzi per consolarmi. Mi pregarono di lasciarli fare la lettura solita, e si raccomandavano che non piangessi, perch ero troppo vecchio ormai per piangere.
E la mia sorella, babbo, non  forse un angelo? disse il maggiore, e allora perch ti rincresce? Io desidererei d'essere un angelo, lontano da questo luogo spaventoso, se il babbo mio fosse con me!
S, aggiunse il mio caro pi piccino, il paradiso, dove  la mia sorella,  un luogo pi bello di questo, e l non ci sono che le persone buone, mentre le persone che sono qui sono tanto cattive!
Il signor Jenkinson interruppe le loro ingenue chiacchiere, con l'osservare che, ora che mia figlia non era pi, avrei dovuto pensare sul serio al resto della famiglia, e cercar di salvare la mia propria vita perch deperivo di giorno in giorno per la mancanza del necessario e dell'aria pura.
Aggiunse che dovevo sacrificare orgoglio e risentimento al benessere di coloro che dipendevano da me, e dei quali ero il sostegno; e che, ora, sia dalla ragione, sia dalla giustizia, ero obbligato a tentare di riconciliarmi col proprietario.
Sia lodato il Cielo, risposi, non mi rimane oramai pi nessun orgoglio. Detesterei il mio proprio cuore se l dentro ci vedessi rimasto dell'orgoglio o del rancore. Anzi, perch il mio oppressore fu una volta parrocchiano mio, spero che un giorno mi sar dato di presentarlo, anima intemerata, al tribunale dell'Eterno.
"No, signore, io non ho risentimento, ora; e sebbene egli mi abbia tolto ci che ritenevo pi caro di tutti i suoi tesori, sebbene egli mi abbia strappato il cuore, ed io mi senta male da svenirne, o mio compagno di prigione, tanto male; pure questo non m'ispirer mai un desiderio di vendetta. Sono dunque disposto, ora, ad acconsentire al suo matrimonio; e se questa sottomissione gli pu dare alcun piacere, fategli sapere che, se io gli abbia fatto qualche offesa, ne sono dispiacente.
Il signor Jenkinson prese penna e calamaio e scrisse la mia sottomissione quasi come l'avevo espressa io; ed io vi apposi la firma. Mio figlio fu incaricato di portare la lettera al signor Thornhill, ch'era allora nella sua villa in campagna. And, e, circa sei ore dopo, fu di ritorno con una risposta verbale. Disse che aveva avuta qualche difficolt per vedere il proprietario, perch i servi erano stati insolenti e sospettosi; ma che l'aveva scorto per caso mentre stava egli uscendo per affari concernenti il matrimonio, il quale doveva celebrarsi da l a tre giorni.
Allora s'era fatto avanti, umilmente, e gli aveva consegnata la lettera; ma subito che il signor Thornhill l'ebbe letta, disse che ogni sottomissione giungeva ormai troppo tardi, e che non occorreva pi, avendo egli saputo i tentativi fatti presso suo zio, e come quei tentativi avessero trovato il disprezzo che si meritavano; e, quanto al resto, ogni altro nostro ricorso doveva esser diretto al suo avvocato, non a lui. Aveva soggiunto che ad ogni modo sarebbero stati molto pi graditi intercessori le mie due figlie, nella discrizione delle quali egli aveva la massima stima.
Ebbene, signore, dissi al mio compagno di prigione, voi lo vedete ora di che sorta  l'uomo che mi opprime! Pu essere nel tempo stesso faceto e crudele; ma mi tratti pure come vuole, sar libero presto, a dispetto di tutte le sue catene per ritenermi. Vado verso una dimora che sempre pi s'illumina, via via che mi ci avvicino; questa speranza mi solleva nelle afflizioni, e sia pure ch'io mi lasci dietro una famiglia di orfani, senza soccorsi, non saranno interamente abbandonati; forse ci sar qualche amico che li aiuter, memore del loro povero padre, ed altri forse, caritatevoli, li soccorreranno per amore al Padre Divino.
Mentre stavo parlando cos, mia moglie, che il giorno avanti non avevo veduta, entr tutta sgomenta, e si sforzava di parlare senza riuscirvi.
Perch, amor mio, le dissi, vuoi tu col tuo dolore accrescere gli affanni miei? Sebbene nessuna sottomissione possa smuovere il nostro crudele padrone, sebbene egli mi abbia condannato a morire in questo luogo d'infamia, e sebbene si sia perduta una cara figliola; quando io non ci sar pi, tu troverai conforto negli altri tuoi bambini.
Oh, abbiamo perduta, disse lei, una cara figliola! La mia Sofia, la mia tanto cara Sofia, se n' andata, e l'han strappata via da noi degli infami scellerati!
Come, signora! grid il mio compagno di prigione, la signorina Sofia  stata rapita da furfanti? Non pu essere!
Non pot rispondere che con uno sguardo da demente e un torrente di lacrime. Ma la moglie di un prigioniero, che si era trovata presente al fatto ed era venuta con lei, ci fece un racconto particolareggiato. Ci disse che mia moglie, la mia figliola e lei, stavan facendo quattro passi sulla strada maestra, poco fuori dal villaggio, quando erano state raggiunte da una carrozza di posta tirata da due pariglie, e questa s'era fermata a un tratto. Un uomo ben vestito, ma che non era il signor Thornhill, n'era subito balzato fuori, e, ghermita la mia figliola per la vita, l'aveva tratta a forza nella carrozza, ordinando al postiglione di proseguir di carriera; in modo che in un attimo era gi fuori della vista.
Ora, gridai, il cumulo della mie sciagure  compiuto: e niente, ormai, sulla terra, pu darmi un altro dolore!
"Come! non una, non una, me n' rimasta! non avermene lasciata almeno una! Mostro! La mia figliola, quella che era la seconda nel mio cuore! Aveva la bellezza, e quasi anche il senno di un angelo! Ma sorreggete mia moglie! Non la lasciate cascare!.. Non lasciarmene nemmeno una!"
Ahim, caro! Mi sembra che pi di me abbia bisogno tu di conforto! I nostri dolori son grandi; ma potrei sopportar questo e pi ancora, se fosse possibile, pur di vedere tranquillo te. Mi posson portar via i figlioli, mi posson portar via tutto, purch mi lascino almeno te!
Mio figlio, che era presente, cerc, alla meglio, di moderare il nostro dolore; ci confort a non lasciarci andare alla disperazione, perch sperava che si potesse alla fine aver qualche ragione per ringraziare il Cielo.
Figliolo mio! esclamai, gurdati intorno, e vedi se ci possa esser ancora un po' di felicit per me. Ogni raggio di conforto  scomparso, mentre tutte le nostre liete speranze son di l dalla tomba.
Padre mio, ribatt, spero ci sia ancora qualche cosa che vi dar un momento conforto; ecco una lettera di Giorgio, del mio fratello!
Che n' di lui, figliolo? interruppi, sa niente dei nostri dolori? Spero che almeno lui, il mio ragazzo, non abbia a soffrir nulla delle nostre sciagure, non  vero?
S, signore, mi rispose,  allegro, felice. La sua lettera ci d soltanto notizie buone:  il prediletto del suo colonnello, che promette di procurargli il primo posto di luogotenente che rimanga libero.
Sei sicuro di tutto codesto? chiese mia moglie, sei sicuro, proprio, che non gli sia accaduto niente di male, al mio ragazzo?
Niente davvero, signora, rispose il figlio, leggete la lettera, che vi dar consolazione, almeno per quanto riguarda lui; e se c' qualcosa che vi possa recare un po' di conforto, son sicuro che da questo foglio l'avrete.
Ma sei proprio certo, ripet lei, che quella lettera sia di mano sua, e ch'egli sia davvero cos felice? 
S, signora;  certamente sua; ed egli sar un giorno l'onore e il sostegno della nostra famiglia.
Allora ringrazio la Provvidenza, esclam lei, che la mia ultima lettera non gli sia arrivata. S, caro, continu volgendosi a me, voglio confessarti ora che la mano del cielo, cos aggravata altra volta su di noi, ci  stata in questo caso propizia. Con l'ultima lettera che ho scritta al mio figliolo, nell'amarezza dell'angoscia, gli chiedevo, se voleva la benedizione di sua madre, e se aveva un cuore da uomo, di far di tutto per veder resa giustizia a suo padre e a sua sorella, e per vendicarci. Ma, grazie a Lui che dirige tutte le cose, la lettera  andata perduta, e ora sono tranquilla.
Moglie! esclamai, hai fatto molto male; e in altri tempi il rimprovero sarebbe stato ben altrimenti severo. Oh, che tremendo baratro  stato per inghiottirti, tale da seppellire per sempre te e lui in una stessa rovina! La Provvidenza ci  stata davvero assai pi benigna di quanto siamo stati noi verso noi stessi! Ha preservato lei quel figliolo, perch sia il padre e il protettore de' miei bambini, quando me ne sar andato per sempre. Come ingiustamente rimpiangevo d'esser rimasto oramai privo d'ogni conforto, e invece sento ch'egli  felice, lontano dalle nostre afflizioni! Oh, egli  preservato per diventare il sostegno della sua mamma, povera vedova, e il protettore de' fratelli e delle sorelle! Ma, ahim, quali sorelle gli son rimaste? Non ha pi sorelle, oramai; son tutte e due lontane, strappate via da me; ed io sono un uomo finito.
Padre! interruppe mio figlio, vi scongiuro, lasciatemi legger questa lettera; so che n'avrete piacere.
Dopo di che, col mio permesso, lesse ci che segue:
"Venerato signore,
"Distraggo un po' la mente dai piaceri che mi circondano, per fissarla su oggetti che mi sono ancor pi piacevoli, il caro focolare domestico. La fantasia mi dipinge la vostra brigatella innocente, mentre ascoltate ogni riga di questa mia, con grande interesse.
"Contemplo dilettosamente quei volti che non sono stati mai alterati dall'ambizione o dalle sciagure. Ma per quanta possa esser la vostra felicit a casa, sono sicuro che diventer maggiore quando saprete che io qui son contentissimo della mia condizione e proprio felice. Il nostro reggimento ha ricevuto un contrordine, e non deve pi andarsene dal Regno; il colonnello, che mi si mostra amico, mi conduce con s da tutti i suoi conoscenti; e, dopo la mia prima visita, son ricevuto, di solito, con maggior riguardo, ogni volta che ci torno. Ieri sera ho ballato con la signorina G. e, se potessi dimenticare quella che sapete, potrei forse lusingarmi di un buon successo. Ma  mio destino di ricordare sempre gli altri, mentre sono invece dimenticato dalla maggior parte degli amici lontani; e fra questi temo, signore, di dover considerare anche voi; poich attesi inutilmente, da molto tempo, una lettera di casa. Olivia e Sofia mi avevan promesso anche loro di scrivere; ma sembra che m'abbiano dimenticato.
"Dite loro che son due furfantelle di prima riga, e che, in questo momento, son inferocito con loro; pur tuttavia, non so come, mentre vorrei stizzirmi un po' sul serio, il cuore non  commosso che da sentimenti pi dolci. Dite loro, signore, che, nonostante tutto, voglio loro un gran bene; e credetemi per sempre il vostro obbedientissimo
Figlio".
Fra tutte le nostre miserie, esclamai, quanto dobbiamo rendere grazie al Signore, che almeno ad uno della famiglia sian risparmiati i nostri dolori! Il Cielo lo custodisca, e lo mantenga felice, quel mio ragazzo, perch resti a sostegno della mamma, quando sar vedova, e faccia da padre a questi due bambini:  tutto il patrimonio che gli posso lasciare. Possa egli salvare la loro innocenza dalle tentazioni del bisogno, ed esser loro guida pel sentiero dell'onore.
Avevo appena pronunziate queste parole, quando un gran rumore, come di tumulto, parve salisse dalla prigione di sotto; cess poco dopo, e lungo il corridoio che portava alla mia stanza si ud un risonare di ferri. Il guardiano della prigione entr, conducendo un uomo, tutto insanguinato, ferito e stretto in ferri pesanti. Guardai con piet il disgraziato che si avvicinava, ma quale orrore fu il mio quando m'accorsi ch'era il mio figliolo!
Giorgio! Giorgio mio! cos ti devo vedere? ferito! coi ferri?  questa la tua felicit? cos tu ritorni a me? Ah, questa vista mi schianti il cuore, e mi faccia morir subito!
Dov', signore, il vostro coraggio? rispose il mio figliolo con voce ferma. Spetta a me soffrire. La mia vita  condannata; e se la prendano pure!
Cercai dominare il dolore in silenzio, per qualche minuto; ma mi sembrava dover morire, dallo sforzo.
Oh, ragazzo mio! Mi piange il cuore a vederti cos; e non posso, non posso impedirlo! Vederti cos, ora, proprio quando ti pensavo benedetto dal Cielo, e pregavo per la tua salvezza! nei ferri! ferito! E, ci nonostante, la morte del giovane  felice. Ma io son vecchio, molto vecchio; e ho vissuto per veder questo giorno! per vedere tutti i miei figlioli cadere, anzi tempo, intorno a me, mentre io continuo a sopravvivere miseramente; fra mezzo a tanta rovina! Possano le maledizioni, se mai poteron colpire un'anima, cader tutte con tutta la loro forza sull'assassino de' miei figlioli! possa egli vivere quanto me, per vedere...
Basta, signore! m'interruppe mio figlio, o io dovr arrossire per voi. Come? Dimentico della vostra et, del vostro sacro uffizio, arrogarvi la Divina Giustizia, e lanciare quelle maledizioni che presto dovran ricadere sui vostri capelli grigi per ischiacciarvi? No, signore; pensate ora, soltanto, a prepararmi a quella morte ignominiosa che dovr sopportare tra poco, e armarmi di speranza, per darmi il coraggio di bere l'amaro calice che tra breve mi sar porto.
Figlio mio, tu non devi morire! Son sicuro che nessuna tua colpa pu meritare una punizione cos infame! Il mio Giorgio non ha potuto macchiarsi di un delitto da far vergognare i suoi antenati.
La mia colpa, signore, , temo, di quelle che non si condonano. Quando ho ricevuta, da casa, la lettera di mia madre, son accorso immediatamente, risoluto a punire l'offensore dell'onore nostro; e gli ho mandato una sfida, alla quale egli ha risposto vigliaccamente, non in persona, ma inviandomi quattro de' suoi domestici a catturarmi. Il primo che mi  saltato addosso l'ho ferito; e, temo, gravemente; ma gli altri mi hanno fatto prigioniero. Il codardo  risoluto di farmi subire i rigori della legge. Le prove che l'ho sfidato sono inconfutabili; e poich io sono stato il primo a trasgredire le leggi, non vedo speranza di perdono. Ma voi mi avete spesso altamente commosso con le vostre lezioni di fermezza; e lasciatemela ora trovare, signore, nel vostro esempio.
E, figliolo, l'avrai. Mi sono ormai elevato sul mondo e su tutte le sue gioie. Da questo momento infrango nel cuore qualsiasi legame lo tenesse legato alla terra; e mi preparo a renderci degni per l'Eternit.
"S, figlio: insegner io il cammino, e l'anima mia guider la tua nell'ascesa, perch ce ne andremo via insieme.
"Adesso vedo, e son convinto, che tu non puoi aspettarti nessun perdono su questa terra; e ti posso soltanto esortare a cercarlo presso quel tribunale pi alto cui presto dovremo comparire. Ma non siamo avari delle nostre esortazioni, e lasciamo che tutti i nostri compagni di prigione n'abbiano la parte loro. Buon carceriere, lasciateli venir qui, perch'io possa tentare di renderli migliori.
Cos dicendo, feci uno sforzo per alzarmi dalla paglia; ma me ne manc la forza, e riuscii soltanto ad appoggiarmi al muro. I prigionieri si riunirono tutti come desideravo, perch traevan piacere dall'ascoltare i miei consigli.
Mio figlio e sua madre mi sorreggevano da ambo i lati; io volsi intorno lo sguardo, e, vedendo che non mancava nessuno, tenni loro l'esortazione seguente.
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CAPITOLO 29.
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La giustizia della Provvidenza si manifesta nella distribuzione della felicit e del dolore quaggi. Gl'infelici saranno ricompensati nel mondo di l in proporzione alle loro sofferenze, tenendo conto dei piaceri e delle pene.
"Amici miei, figlioli, compagni di dolore, quando rifletto sulla distribuzione del bene e del male quaggi, trovo che all'Uomo  stato dato molto da godere, ma ancor pi da soffrire. Esaminando il mondo intero, non si trover un uomo cos felice da non aver pi niente da desiderare; ma si vedono ogni giorno tanti e tanti, i quali col suicidio mostrano di non aver avuto pi niente da sperare. In questa vita, dunque, sembra che non si possa essere interamente felici, ma che si pu, nondimeno, essere completamente infelici.
"Perch l'Uomo debba provare cos il dolore, perch la nostra miseria sia necessaria alla formazione della felicit universale; perch, quando tutti gli altri sistemi sono resi perfetti in ogni loro parte, il grande sistema debba, per la sua perfezione, aver bisogno di parti che non sono soltanto subordinate ad altre, ma imperfette in se stesse: queste sono le domande che non avran mai risposta quaggi; e sarebbe, del resto, inutile che l'avessero. La Provvidenza ha trovato giusto l'eludere la nostra curiosit, soddisfatta di concederci le ragioni della consolazione.
"Posto in tali condizioni, l'Uomo ha cercato un aiuto dalla filosofia; e il Cielo, vedendo che questa non poteva consolare l'Uomo, gli ha dato il sostegno della religione.
"Le consolazioni che ci offre la filosofia sono assai allettatrici, ma spesso fallaci.
"Essa dice che la vita  piena di cose belle purch ne sappiam godere; e che, d'altra parte, sebbene si abbiano quaggi inevitabili dolori, la vita  breve, e i dolori passeranno presto. Cos queste consolazioni si distruggono a vicenda, l'una con l'altra; perch, se la vita  un luogo di delizie, la sua brevit  dolore; ma se  lunga, se ne prolungano i nostri dolori. In tal guisa la filosofia resta debole, mentre la religione ci conforta ben pi altamente. L'uomo, essa dice,  qui per preparare l'anima sua ad un'altra dimora.
"Quando l'uomo retto lascia il proprio corpo e diventa solo un'anima sublime, trova che gi, in terra, gli si era preparato una felicit divina; mentre il misero che  stato mutilato e contaminato dai propri vizii, rifugge con terrore dal suo corpo, e s'accorge che egli ha anticipata la vendetta divina. Quindi, in ogni circostanza della vita, dobbiamo attenerci alla religione, e le vere consolazioni trovarle in lei; perch, se siamo gi felici,  un piacere pensare che possiam fare che duri senza termine la nostra felicit; e, se siamo infelici, ci consoler il pensiero che ci attende un luogo di riposo. Cos la religione offre ai fortunati una perpetua felicit; offre ai disgraziati una liberazione dal dolore.
"Ma sebbene la religione sia molto benigna verso gli uomini tutti, promette premii speciali agl'infelici; e il malato, l'ignudo, chi  privo di ricovero, l'oppresso, il prigioniero, hanno dalla nostra santa legge le pi larghe promesse. L'Autore della nostra religione si proclama da per tutto l'amico dell'infelice, e, diversamente dai falsi amici di questo mondo, riversa la sua benevolenza sui derelitti.
"Quelli che non riflettono l'han censurata come una parzialit, una preferenza non giustificata. Ma non considerano, costoro, che non  in potere nemmeno del Cielo stesso far s che il dono d'una felicit senza fine valga tanto per l'uomo felice quanto pel misero. Al primo, l'eternit  una benedizione sola, perch, tutt'al pi, non fa che accrescere ci che possiede gi; all'altro  di duplice vantaggio, perch gli diminuisce il dolore quaggi, e lo ricompensa nel mondo di l con tutte le benedizioni del Cielo.
"Ma sotto un altro aspetto la Provvidenza  pi benevola al povero che al ricco; perch, mentre gli rende pi desiderabile la vita dopo la morte, rende a lui anche pi facile il trapasso.
"Gl'infelici hanno avuto una grande familiarit con ogni sorta di orrori. L'uomo che ha sofferto si adagia tranquillamente, senza rimpianto di beni terreni, e pochi sono i legami che lo trattengono nella sua partenza; egli sente solo l'ultimo dolore della natura, nella separazione finale; n questo  maggiore di quello sotto cui il misero  prima accasciato; perch, di l da un certo grado di dolore, la natura ripara con l'insensibilit ogni nuova breccia che la morte apra nell'organismo.
"Cos ai miseri la Provvidenza ha dato due vantaggi di pi che ai felici in questa vita: una maggior felicit nel momento di morire, e, in Paradiso, tutta quella superiorit di godimento che nasce da una gioia fin allora contrastata. E questa superiorit, amici miei, non  un vantaggio piccolo, ed  uno dei piaceri del povero nella Parabola evangelica; perch, sebbene egli fosse gi in Paradiso, e sentisse tutta la gioia sublime che solo il Cielo pu dare, pure il Vangelo rammenta come una ragione di maggiore felicit il fatto ch'egli era stato infelice, ed ora veniva consolato; che egli aveva conosciuto che cosa volesse dire l'esser derelitto, ed ora sentiva che cosa  l'essere felice.
"In tal modo, amici miei, voi vedete che la religione fa ci che non potrebbe mai fare la filosofia: mostra l'equit del Cielo verso il felice e l'infelice, come il Cielo pareggi quasi ad uno stesso livello tutte le gioie umane. La religione d al ricco e al povero la stessa felicit nell'altra vita, e le stesse speranze di raggiungerla; ma se i ricchi hanno il vantaggio di godere dei piaceri quaggi, i poveri hanno l'infinita soddisfazione di sapere che cosa  l'essere stati per alcun tempo tribolati, quando saranno coronati da una felicit infinita nel mondo di l; e se anche si volesse dire che questo  un vantaggio piccolo, pure, per essere eterno, con la sua durata compenser la intensit maggiore della felicit temporale dei grandi.
"Queste sono, pertanto, le consolazioni particolari che gl'infelici hanno in favor loro, le quali li pongono sopra agli altri uomini, sia pure che per altri rispetti essi siano loro inferiori.
"Chi vuole conoscere le miserie del povero deve viverne la vita e sopportarla. Il declamare vantando le prerogative temporali di cui esso gode,  solo un ripetere ci che nessun altro crede o sperimenta. Gli uomini che hanno il necessario per vivere, non sono poveri; quelli che ne mancano, quelli, s, debbono essere considerati degni di piet. Noi, amici miei, noi,  vero, siam degni di piet. Nessun vano sforzo di feconda fantasia pu appagare le necessit della natura, pu dare vivacit e dolcezza agli opachi vapori di una prigione, n colmare i sussulti di un cuore che sta per spezzarsi! Che il filosofo dalla sua comoda e morbida poltrona ci dica, lui, che possiamo resistere a tutto ci! Ahim! lo sforzo stesso col quale vi resistiamo,  pur esso la pena peggiore.
"La morte  lieve, e ogni uomo la pu sopportare; ma i tormenti son tremendi; e questi nessun uomo li pu tollerare.
"A noi, amici miei, le promesse di felicit che ci offre il Cielo debbono dunque esser particolarmente care; perch, se il nostro premio dovesse soltanto essere in questa vita, noi saremmo davvero i pi miserabili fra gli uomini tutti.
"Quando guardo, attorno attorno, queste mura tetre, fatte per atterrirci oltre che per rinchiuderci; questa poca luce che serve solo a discernere gli orrori del luogo, queste catene imposte dalla tirannia o rese necessarie dal delitto; quando scorgo questi volti emaciati, e odo questi lamenti, oh, amici miei, quale splendido cambiamento sarebbe il Paradiso! Volare attraverso regioni illimitate come l'aria, riscaldarsi al Sole della felicit eterna, cantando infiniti inni di lode, non aver nessun padrone che ci minacci e c'insulti, ma avere invece per sempre dinanzi agli occhi la Bont stessa; quando penso a questo, la Morte diventa messaggera di gioia; quando penso a questo, i suoi strali pi pungenti diventano il bastone che mi sorregge; quando penso a questo, che mai c' nella vita che metta il conto di possederlo? quando penso a questo, che c' mai che non si debba disprezzare al raffronto?
"I Re nei loro palazzi dovrebbero sospirare per questi vantaggi; ma noi, umiliati come siamo, dobbiamo ardentemente desiderarli.
"E tutte queste cose saranno nostre? Nostre saranno certamente, se cercheremo di averle, e noi conforta l'esser lontani da molte tentazioni che ci distrarrebbero da questo nostro fine. Solo che ci sforziamo di meritarcele, saranno certamente nostre: e (questa  un'altra consolazione) ci accadr presto. Se guardiamo infatti alla vita passata, ci sembra non pi che una spanna, e qualunque opinione si abbia della vita che ci resta, apparir anche pi corta; via via che invecchiamo, i giorni ci sembrano pi brevi, e la nostra esperienza del Tempo diminuisce sempre pi la percezione della sua durata. Rallegriamoci dunque ora; poich saremo presto giunti al termine del nostro viaggio; presto deporremo il fardello che il Cielo c'impose sulle spalle; e sebbene la Morte, l'unica amica del disgraziato, schernisca un poco con la sua apparizione lo stanco pellegrino, come l'orizzonte che pi si allontana quanto pi si tenta avvicinarvisi, pure verr certamente tra breve il giorno in cui avran requie le nostre fatiche; in cui gli splendidi padroni del mondo non potranno pi calpestarci a terra; in cui penseremo con piacere ai dolori sofferti quaggi; in cui ci troveremo in mezzo a tutti i nostri amici o a coloro che meritano la nostra amicizia; in cui la nostra felicit sar ineffabile, e, di pi, per coronare il tutto, senza termine mai".
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CAPITOLO 30.
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S'intravede un avvenire pi lieto. Se resteremo inflessibili, la fortuna alla fine cambier e ci diventer favorevole.
Quando ebbi finito di parlare e i miei uditori se ne furono andati, il carceriere, che era uno dei pi umani fra gli uomini di quella professione, mi disse come egli sperava che io non me ne affliggessi troppo, ma doveva condurre mio figlio in una cella pi segreta; lo faceva perch questo era il suo dovere; ogni mattina, per altro, mio figlio avrebbe potuto venire a trovarmi.
Lo ringraziai della sua bont, e, afferrata la mano di mio figlio, gli dissi addio, raccomandandogli si ricordasse del gran cimento che gli era imminente.
Di nuovo mi lasciai cadere sdraiato sulla paglia; ed uno de' miei piccini mi sedeva l accanto e leggeva, quando entr il signor Jenkinson e mi disse che aveva notizie della mia figliola: era stata veduta da un tale, quasi due ore prima, in compagnia di un signore sconosciuto; s'eran fermati in un paese vicino, per ristorarsi; e pareva che stessero per tornare in citt. Mi aveva appena date queste notizie, ed ecco il carceriere tornare in fretta, con volto lieto, ed avvertirmi che la mia figliola era stata ritrovata. Mos giunse di corsa, un istante dopo, gridando che sua sorella saliva su, col nostro antico amico, il signor Burchell.
Mentre mi dava tali notizie, la mia cara figliola entr col volto raggiante di gioia, e corse, in uno slancio di affetto, a baciami. Anche il silenzio e le lacrime di sua madre rivelavano la contentezza della povera donna.
Ecco, babbo, disse la mia bella ragazza, ecco qui l'uomo al quale devo d'essere stata liberata: e la felicit e la salvezza le devo alla intrepidit di questo signore!
Un bacio che le diede il signor Burchell, la cui gioia pareva anche maggiore di quella di lei, interruppe ci ch'essa aveva ancora da aggiungere.
Ah, signor Burchell, esclamai io, in che brutto luogo ci ritrovate; oh, ora siamo ben diversi dall'ultima volta che ci vedeste! Voi siete sempre stato amico nostro; gi da lungo tempo abbiamo riconosciuto i nostri torti verso di voi, e ci siam pentiti della nostra ingratitudine. Dopo avervi trattato cos male, quasi mi vergogno di guardarvi in faccia; ma spero che mi perdonerete perch fui ingannato da un abbietto, un infame, un miserabile, che, fingendosi amico, m'ha rovinato.
 impossibile che vi perdoni, rispose il signor Burchell, perch non avete mai meritato la mia collera. Indovinai allora, in parte, il vostro sbaglio, e, perch non avevo non avevo modo d'impedirlo, non potei che compatirvi.
Ho sempre ritenuto, dissi, che voi aveste un animo nobile; ed oggi n'ho la prova. Ma dimmi, cara figliolina mia, come sei stata liberata, e chi erano i perfidi scellerati che ti rapirono?
Davvero, signore, chi fosse lo scellerato che tent di rapirmi, non lo so neppur ora. Perch costui sbuc di dietro a noi, mentre la mamma ed io si stava passeggiando, e mi spinse dentro la carrozza, innanzi che potessi gridar aiuto; e i cavalli si mossero subito. Lungo la via ho incontrate diverse persone e ho gridato verso loro che mi aiutassero, ma non si son curati delle mie preghiere. Intanto quel malfattore adoperava, lui stesso, ogni mezzo per impedirmi di gridare; di volta in volta cercava placarmi o minacciarmi, e giurava che, se fossi stata zitta, non mi avrebbe fatto nessun male. Intanto avevo strappato la tendina ch'egli aveva abbassata; e chi ho visto a una certa distanza? Il nostro vecchio amico, il signor Burchell, che camminava con la sua solita sveltezza e la sua brava mazza per cui lo canzonavamo tanto. Appena mi  stato a portata di voce, l'ho chiamato per nome, scongiurandolo a soccorrermi. Ho ripetute a pi riprese le grida; ed allora egli ha intimato, urlando, al postiglione, di fermarsi; ma quello non vi badava, anzi ha proseguito, spronando di pi i cavalli. Credevo ormai ch'egli non avrebbe potuto raggiungerci pi, quando, in un attimo, ho visto il signor Burchell venir correndo a fianco de' cavalli, e, con un colpo solo, gettar gi il postiglione. I cavalli, caduto lui, si son fermati da s; e il ribaldo, sceso dalla carrozza, vomitando bestemmie e minacce, ha snudato la spada, e gli ha ordinato di ritirarsi se non voleva arrischiare la pelle; ma il signor Burchell, gettatosi addosso a lui, gli ha fatto volar via in pezzi la spada e l'ha inseguito quasi per un quarto di miglio. Nondimeno  riuscito a sfuggirgli. Gi ero scesa dalla carrozza anch'io, per aiutare il mio salvatore; ma egli  tornato presto, trionfante, verso di me. Il postiglione, che s'era riavuto, voleva, anche lui, battersela; ma il signor Burchell gli ha ordinato, se voleva campare, di risalire subito a cassetta e ricondurci in citt. Non potendo resistergli, ha accondisceso con riluttanza, sebbene la ferita che aveva ricevuto sembrasse, almeno a me, piuttosto grave. Mentre guidava, non faceva che lamentarsi, tanto che finalmente ha eccitata la compassione del signor Burchell, e questi, per mia preghiera, ha consentito di mettere un altro nel posto di lui, a una osteria dove ci siamo fermati durante il ritorno.
Benvenuti dunque, esclamai, tu, figlia mia, e tu, suo bravo salvatore! siate le mille volte i benvenuti! Sebbene l'accoglienza non possa esser che misera, sono aperti i cuori per ricevervi. Ed ora, signor Burchell, giacch mi avete voi salvata la figlia, se la stimate una degna ricompensa,  vostra; se ve la sentite di abbassarvi alla parentela con una famiglia povera come la mia, prendetevela, abbiatevi il suo consenso come so che avete gi il suo cuore, e avrete il mio. E non vi do un tesoro di poco valore; lasciate che ve lo dica, signore; ne vantavano,  vero, la bellezza, ma non voglio accennare a questo! Vi do un tesoro, affidandovi l'anima sua.
Ma conoscete davvero le mie condizioni, e la mia impossibilit di mantenerla come si merita? esclam il signor Burchell.
Se questa vostra obiezione, risposi, mira a non accettare l'offerta, non insisto, ma non conosco un uomo che pi di voi meriti lei, e se anche potessi darle in dote migliaia di sterline, e se migliaia di persone me la chiedessero, il mio onesto e bravo Burchell sarebbe il preferito da me!
A ci il suo silenzio soltanto parve che desse un rifiuto, mortificante per noi; e, senza rispondere nulla alla mia offerta, ci chiese se si potesse far venire qualche rinfresco dal bettolino; e, saputo di s, comand che portassero il miglior pranzo che si potesse preparare l per l. Ordin anche una dozzina di bottiglie del vino migliore che avessero, e qualche cordiale per me; aggiungendo, con un sorriso, che si sarebbe permesso uno stravizio, per una volta tanto; e, sebbene si fosse dentro una prigione, asser che non s'era mai sentito cos di buon animo.
Subito dopo, comparve un cameriere a preparare per il pranzo; ci fu prestata una tavola dal carceriere, che si mostr animato di molto zelo, il vino vi troneggi nel mezzo, e cominciarono a girare due vassoi ben guarniti.
Mia figlia non aveva ancora saputo della miserevole condizione di suo fratello, e nessuno di noi aveva voglia d'offuscarne l'allegria con quelle notizie. Ma vanamente cercavo di mostrarmi allegro; la triste condizione del mio disgraziato figliolo mandava a vuoto ogni sforzo che facessi per dissimulare; cosicch non potei trattenermi dal turbare la contentezza col racconto delle sue sventure, esprimendo il desiderio che gli fosse permesso di prender parte a quella breve pausa di serenit. Passata la costernazione che il mio racconto aveva prodotto, chiesi il permesso di invitare alla nostra tavola il signor Jenkinson, quel mio compagno di prigione, e il carceriere acconsent alla richiesta con un'aria d'inusitata deferenza. Non appena si ud il rumore dei ferri di mio figlio, la sorella gli corse incontro con impazienza; mentre il signor Burchell mi chiedeva se il mio figliolo si chiamasse Giorgio; ed al mio s, rimase in silenzio. Appena mio figlio fu entrato, mi accorsi ch'egli mirava il signor Burchell con occhi di stupore e rispetto.
Fatti avanti, figliolo mio, esclamai; sebbene noi siam caduti molto in basso, la Provvidenza ha voluto concederci una breve tregua al dolore. Ci  restituita tua sorella, ed ecco l il suo salvatore; devo a quell'uomo coraggioso se mi  rimasta ancora una figliola. Porgigli la mano amica, figlio mio; si merita tutta la nostra gratitudine.
Mio figlio pareva non prestasse attenzione a ci che dicevo, e seguitava a rimaner fermo a una rispettosa distanza.
Caro fratello, esclam la sorella, perch non ringrazi il mio salvatore? I valorosi dovrebbero sempre amarsi fra loro.
Egli continu a star zitto e a mostrarsi stupito, finch il nostro ospite s'accorse d'essere stato riconosciuto, ed assumendo la sua nativa dignit, mostr desiderio che mio figlio si facesse avanti. Non avevo mai veduta prima d'allora un'aria cos nobilmente maestosa come quella che egli assunse in tale occasione. Un filosofo dice che non v' al mondo oggetto che sia pi degno d'esser veduto, che un uomo retto quando combatte contro le avversit; ma ve n' uno ancor pi degno; ed  l'uomo onesto e buono che viene a porgergli aiuto.
Dopo che l'ebbe fissato per qualche tempo con aria autorevole:
Ecco, dunque, che da capo, o spensierato ragazzo, egli disse, tu sei ricaduto nel delitto...
Ma qui egli fu interrotto da uno dei secondini, il quale venne ad avvertirci che una d'alto grado, giunta in citt con una carrozza e molti servitori, mandava a ossequiare il gentiluomo ch'era con noi, e desiderava sapere quando questi gli avrebbe permesso di vederlo.
Dite a quel tale che aspetti, rispose il nostro ospite, fino a che creder io opportuno di riceverlo.
Volgendosi quindi a mio figlio:
Ecco che da capo, egli prosegu, voi siete colpevole della stessa colpa per la quale io v'ho gi rimproverato, e per la quale la legge riserba ora la pi giusta punizione. Forse voi credete che il disprezzo per la vostra propria vita vi dia il diritto di toglierla ad altri; ma qual differenza trovate voi fra il duellante che arrischia una vita di nessun valore e l'assassino che agisce con maggior sicurezza? Forse il giocatore che bara  meno colpevole se egli adduce a sua scusa che anche lui ha arrischiata una somma?
Ahim, signore! esclamai io, chiunque voi siate, abbiate piet di questa creatura mal guidata; poich ci che egli ha fatto l'ha fatto per obbedire ad una madre che male, nell'amarezza del risentimento, gli ha chiesto di vendicarla, se volesse la sua benedizione! Ecco qui, signore, la lettera che servir a convincervi dell'imprudenza di lei, e diminuire la colpa di mio figlio.
Prese la lettera, e la scorse in fretta.
Questa, disse, sebbene non sia una discolpa esauriente, attenua il suo errore cos che m'induce a perdonarlo. Ed ora, signore, continu, prendendo affabilmente per la mano mio figlio, vedo che siete sorpreso di trovarmi qui; ma ho spesso visitate le prigioni per casi men gravi. Questa volta son venuto a procurare che sia resa giustizia a un galantuomo pel quale ho la stima pi sincera. Sono stato spesso, sotto altre spoglie, spettatore della bont di vostro padre. Nella sua casetta ho trovato un rispetto non guasto dall'adulazione, e ho goduto di quella felicit, che le corti non possono dare e che l veniva da semplici giochi intorno al domestico focolare. Il mio nipote pare che abbia saputo della mia intenzione di venir qui, perch sento che  arrivato anche lui; sarebbe fare un torto a lui ed a voi il condannarlo senza esame. Se c' stato oltraggio, sar riparato; e posso dire senza iattanza che nessuno ha potuto mai dubitare della giustizia di Sir Guglielmo Thornhill.
Allora comprendemmo che colui che avevamo cos a lungo ricevuto come un amico alla buona e divertente, non era altri che il famoso Sir Guglielmo Thornhill, del quale quasi nessuno ignorava le virt e le bizzarrie.
Il povero signor Burchell era in realt un uomo ricchissimo e di gran valore; ascoltato con plauso in parlamento, e stimato da tutti i partiti; un fervido amatore della patria, e leale verso il Re. La mia povera moglie, ricordandosi il modo con cui l'aveva trattato, sembrava costernata e sconvolta; ma Sofia, che pochi minuti prima lo riteneva cosa sua, vedendo a quale distanza da lei era posto dalle sue ricchezze, non riusciva a trattenere le lacrime.
Ah signore! esclam mia moglie con un viso da far piet, come potr mai ottenere il vostro perdono! Le male maniere con cui vi trattai l'ultima volta che ebbi l'onore di vedervi in casa nostra, e i sarcasmi che ebbi l'audacia di scagliarvi, quei sarcasmi, signore, temo non mi potranno essere perdonati mai.
Mia buona e cara signora, rispose egli con un sorriso, non ci fu botta da parte vostra che rimanesse senza risposta da parte mia; e lascio giudici tutti i presenti, se non vi resi pan per focaccia!
"Per dir la verit io, in questo momento, non ho voglia d'esser adirato contro nessuno, se non contro quel birbante che ha spaventato tanto questa mia ragazza. Non ebbi neppure il tempo di guardarlo in faccia cos da poter descriverne i connotati in un pubblico bando. Sai dirmi, cara Sofia, se lo riconosceresti?"
Non posso dire, rispose, niente di preciso; ma ora mi ricordo che aveva una lunga cicatrice su uno dei sopraccigli.
Scusate, signorina, interruppe Jenkinson, che era vicino, ma siate cos gentile da dirmi se quel tale era senza parrucca e aveva i capelli rossi.
S, mi pare, rispose Sofia.
E Vostra Signoria, continu egli rivolto a Sir Guglielmo, ha osservata la lunghezza delle sue gambe? 
Io non posso esser sicuro della loro precisa lunghezza, ma so la loro velocit, perch  riuscito a scapparmi di mano, cosa che penso pochi uomini, in tutto il Regno, sarebbero capaci di fare.
Che Vostro Onore mi scusi! esclam Jenkinson, lo conosco io quell'uomo: deve essere certamente lui; il miglior corridore che ci sia in Inghilterra: ha vinto Pinwire di Newcastle; si chiama Timoteo Baxter. Lo conosco benissimo, e so anche dove si trovi in questo momento. Se Vostro Onore ordinasse al signor carceriere di lasciare che due de' suoi uomini venissero con me, m'incaricherei io di portarvelo dinanzi, in meno di un'ora.
A queste parole, fu chiamato il carceriere, e a lui, subito accorso, Sir Guglielmo Thornhill chiese se sapesse chi egli era.
S, se ci piace a Vossignoria, rispose il carceriere, io lo conosco bene Sir Guglielmo Thornhill, e tutti quelli che lo conoscono un poco desiderano di avvicinarglisi anche pi.
Ebbene, disse il baronetto, vi chiedo di permettere a quest'uomo e a due de' vostri secondini di andare, su mio ordine, a fare un'ambasciata; e nella mia qualit di giudice di pace, penso io a coprire la vostra responsabilit.
La vostra promessa m' sufficiente, rispose, e fra un momento voi potrete mandarli per tutta l'Inghilterra, come Vostro Onore desideri!
Usufruendo del permesso del carceriere, Jenkinson fu mandato in cerca di Timoteo Baxter, mentre noi ci divertivamo a vedere il nostro maschietto pi piccolo, Bill, che, appena entrato, era corso ad aggrapparsi al collo di Sir Guglielmo, per potergli dare un bacio.
La madre del bimbo voleva subito castigarlo della sua familiarit, ma il bravo uomo glielo imped, e, preso sulle ginocchia il piccino, tutto in cenci quale era:
Come? Bill, furfantello, te lo ricordi ancora il tuo vecchio amico Burchell? gli disse, ed anche tu, Dick, mio bravo veterano, sei qui? ora vedrete che non vi ho dimenticati io, Cos dicendo, dette a ciascuno di loro un bel pezzetto di pan pepato, che i poveri figlioli mangiarono con avidit, perch quella mattina non avevano avuto che una colazione assai magra.
Finalmente ci sedemmo a tavola pel pranzo, ch'era ormai quasi freddo; ma poi che il braccio continuava a farmi soffrire, Sir Guglielmo scrisse prima una ricetta, perch per suo gusto aveva studiato medicina, ed era pi che mediocremente versato in quella professione; mandata la ricetta a uno speziale che abitava l presso, il braccio mi fu medicato e fasciato, e ne provai sollievo quasi subito.
Fummo serviti a tavola dal carceriere in persona, che desiderava onorare quanto pi gli fosse concesso l'ospite nostro. Ma prima che si finisse il buon pranzo, venne un altro messaggio del suo nipote che chiedeva il permesso di presentarsi, per rivendicare la sua innocenza e il suo onore; e a questa richiesta il baronetto acconsent, e permise che il signor Thornhill fosse introdotto.
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CAPITOLO 31.
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Il bene fatto ci viene ora ricompensato ad usura.
Il signor Thornhill si present col sorriso sulle labbra, sorriso che raramente gli veniva a mancare, e fece atto d'abbracciare lo zio: ma l'altro lo respinse con aria di sdegno.
Niente carezze, signore, per ora, disse il baronetto fissandolo severamente; l'unica via per arrivare al cuor mio  quella dell'onore; ma qui non vedo che casi avviluppati, di falsit, codardia, oppressione. Come , signore, che questo pover'uomo, pel quale so che voi dicevate d'aver amicizia,  trattato tanto duramente? Sua figlia  stata vilmente sedotta, per ricompensa della ospitalit di lui; ed egli stesso  stato gettato in una prigione, forse soltanto perch si  risentito dell'insulto. Suo figlio, che voi avete temuto di affrontare da uomo a uomo sul terreno, anche lui...
 mai possibile, signore, lo interruppe il nipote, che mio zio mi faccia di ci un capo d'accusa, mentre sono state soltanto le sue ripetute ammonizioni a persuadermi d'evitarlo?
La vostra osservazione  giusta, esclam Sir Guglielmo; per questa volta vi siete comportato prudentemente e bene, quantunque non certamente come avrebbe fatto vostro padre.
"Mio fratello era davvero l'onore in persona; ma voi... s, avete agito legalmente in questa circostanza, e quanto a ci avete la mia pi calda approvazione."
Ed io spero, gli rispose il nipote, che anche in tutto il resto la mia condotta non sar trovata meritevole di censura. Son comparso, signore, in luoghi di pubblico divertimento con la figlia di questo gentiluomo;  vero, e confesso che  stata una leggerezza; lo scandalo la chiam con altro nome, e corse voce che io l'avessi sedotta. Andai in persona da suo padre, desiderando di chiarir la cosa con sua soddisfazione, ed egli mi ricevette invece con ingiurie e affronti. Quanto al resto, e al suo trovarsi egli qui, il mio avvocato e il mio intendente ve ne potranno informare meglio di me, perch ho lasciata l'amministrazione de' miei affari interamente a loro. Se egli ha contratto debiti, e se non vuole o gli  impossibile di pagarli,  affar loro di procedere a questo modo; e non so vedere crudelt o ingiustizia nel valersi di tutti i mezzi legali per ottenere il risarcimento.
Se tutto, esclam Sir Guglielmo,  proprio come hai esposto, non c' niente d'imperdonabile nel tuo procedere; e sebbene la tua condotta avrebbe potuto essere pi generosa, non permettendo che questo signore fosse cos oppresso da tirannia di subordinati, tuttavia  stata almeno secondo la legge.
Egli non pu contraddire un solo particolare, rispose il cavaliere; lo sfido a farlo; e molti miei servi sono pronti ad attestare ci che ho detto io. Cos, signore, continu vedendo che stavo zitto, perch infatti non lo potevo contraddire, cos, signore, la mia innocenza  rivendicata; ma sebbene, quando me ne pregaste Voi, io sia disposto a perdonare ogni altra offesa, i suoi tentativi per diminuirmi nella vostra stima eccitano in me un risentimento che non so dominare. E questo, proprio, mentre suo figlio si preparava a togliermi la vita; questo,  un delitto pel quale son risoluto a lasciare che la legge segua il suo corso. Ho qui la sfida che mi fu inviata, e due testimoni per provarne l'autenticit; uno de' miei servitori  stato ferito gravemente; e se anche mio zio cercasse dissuadermi, e so bene che non lo far, voglio veder fatta pubblica giustizia, e costui dovr sopportarne la pena.
Ah, mostro! grid mia moglie; non ti sei gi vendicato abbastanza, e deve il mio figliolo esser vittima della tua crudelt? Confido che il buon Sir Guglielmo ci protegger, perch mio figlio  innocente come un bambino; ne sono sicura, io, ed egli non ha mai fatto torto ad alcuno.
Signora, rispose il buon gentiluomo, il vostro desiderio di salvarlo non  maggiore del mio; ma mi addolora veder cos chiaramente la sua colpa: e se mio nipote insiste... Ma l'arrivo di Jenkinson e de' due secondini richiam la nostra attenzione: egli entr spingendo dentro un uomo, alto, vestito riccamente, e che corrispondeva alla descrizione gi fatta del furfante che mi aveva rapita la figlia.
Eccolo qui! grid Jenkinson trascinandoselo dentro; l'abbiamo acciuffato; e se mai ci fu uno candidato alla forca di Tyburn,  proprio lui.
Il signor Thornhill, scorgendo il prigioniero insieme a Jenkinson che lo teneva, sembr arretrarsi dal terrore. Il volto gli divent pallido come un cencio lavato, per la vergogna, e avrebbe voluto cercare di svignarsela. Ma Jenkinson, accorgendosi della sua manovra, l'apostrof: 
Come, cavaliere? grid egli, vi vergognate di due vecchie conoscenze, quali i vostri Jenkinson e Baxter?  vero che tutti i grand'uomini dimenticano i loro amici; ma vi assicuro che non siam disposti a dimenticarvi noi due! Il nostro arrestato, piaccia a Vostro Onore, continu poi, volgendosi a Sir Guglielmo, ha gi confessato tutto pienamente. Questo  quel gentiluomo che si diceva fosse stato ferito pericolosamente; e dichiara che fu il signor Thornhill a cacciarlo per primo nel brutto affare; gli dette i vestiti che aveva addosso perch sembrasse un signore, e gli forn la carrozza da posta. Eran d'intesa fra loro ch'egli avrebbe rapita la giovinetta, conducendola in un luogo sicuro; e che l con minacce l'avrebbe atterrita; ma il signor Thornhill sarebbe sopraggiunto in quel frangente, come a caso, in suo soccorso, e avrebbero smesso di battersi, e, quando egli fosse scappato, il signor Thornhill avrebbe avuto con quel mezzo la pi bella occasione per accaparrarsi l'affetto di lei, apparendole come un salvatore.
Sir Guglielmo riconobbe il vestito che pi di una volta aveva visto in dosso il nipote; e per tutto il resto lo stesso arrestato conferm l'intero racconto con maggiori particolari, concludendo che il signor Thornhill gli aveva spesso dichiarato d'essersi invaghito di tutt'e due le sorelle nel tempo stesso.
Cielo! esclam Sir Guglielmo, che vipera mi sono scaldata in seno! E pareva anche che fosse cos desideroso di pubblica giustizia! ma l'avr! Prendetelo, signor carceriere... No: aspettate; temo non vi sia alcuna ragione legale per poterlo arrestare
Allora il signor Thornhill chiese, nel modo pi umile, che non si lasciassero deporre contro lui due miserabili scellerati, ma s'interrogassero piuttosto i suoi servi.
I tuoi servi! rispose Sir Guglielmo, non li dire pi tuoi; ma, pure, sentiamo che cosa han da dire costoro: chiamate il suo maggiordomo!
Quando fu fatto entrare il maggiordomo, questi si accorse subito, dal viso del suo ex padrone, che tutto il potere di lui era finito.
Ditemi, chiese in tono severo Sir Guglielmo, l'avete mai veduto il vostro padrone in compagnia di quell'uomo vestito con gli abiti di lui?
S, con licenza di Vostro Onore, disse il maggiordomo, l'ho visto migliaia di volte; era l'uomo che gli portava sempre le belle ragazze!
Come? interruppe il giovine Thornhill, come osate dir questo in faccia a me?
S, rispose il maggiordomo, anche in faccia a chicchessia. Per dirvi la verit, signor Thornhill, non vi ho mai voluto bene io, n ho avuto simpatia per voi, e non m'importa ora di nascondervi ci che penso.
Allora, via! disse Jenkinson, dite a Suo Onore se sapete qualcosa di me.
Non posso dire di sapere delle belle cose sul conto vostro! rispose il maggiordomo. La notte che la figliola di quel signore fu trascinata per inganno in casa vostra, voi eravate della comitiva.
Cos allora tu hai portato un bel testimone per provare la tua innocenza; sei la vergogna dell'umanit! associarsi a dei miserabili simili! disse Sir Guglielmo. Ma, continuando il suo interrogatorio, ditemi, signor maggiordomo; voi asserite che questa  la persona che port a lui la figliola di questo vecchio signore?
No, se Vostro Onore mi permette, rispose il maggiordomo, non fu lui che la port, perch fu il cavaliere che intraprese da s quell'affare; ma fu lui che condusse il prete che finse di sposarli.
Non  che troppo vero! disse Jenkinson; io non lo posso negare; quello era l'incarico assegnato a me, e lo confesso a mia vergogna.
Santo Cielo! esclam il baronetto; ogni nuova scoperta della sua ribalderia mi fa raccapricciare! Tutto il suo disegno criminoso  ormai evidente; vedo che la querela contro l'ufficiale era tramata da prepotenza, codardia e bassa vendetta. Signor carceriere, lasciate libero questo giovane ufficiale, ora vostro prigioniero; ve ne faccio formale richiesta, sotto la mia responsabilit. Mi prendo l'impegno di ristabilire i fatti nella vera luce, dinanzi al magistrato, mio amico, che ha spiccato contro lui il mandato di cattura. Ma lei, la sfortunata giovinetta, dov'? Fatela venire a confronto con questo scellerato! Desidero sapere con quali arti sia riuscito a sedurla. Pregatela di venire. Ma dov'?
Ah signore, esclamai, questa domanda mi trapassa l'anima; fui una volta, infatti, padre felice di quella figliola, ma le sventure...
Un'altra interruzione m'imped di continuare; chi doveva apparire infatti, se non la signorina Arabella Wilmot che doveva andare sposa, il giorno dopo, al signor Thornhill? Fu molto sorpresa di trovarsi l davanti Sir Guglielmo col nipote, perch era venuta proprio per caso. Andava in giro per la citt, accompagnata dal vecchio padre per recarsi dalla zia la quale aveva insistito a che le nozze sue col signor Thornhill avvenissero in casa di lei; e, per potersi riposare e prender qualcosa, si eran fermati a un albergo dall'altra parte della citt.
Dalla finestra la signorina aveva visto uno de' miei piccini giocare sulla strada; aveva mandato subito un cameriere a prenderlo, e da lui aveva saputa una parte delle nostre sventure; ma ignorava ancora che il signor Thornhill ne avesse la colpa.
Sebbene il padre di lei le avesse a varie riprese fatta osservare la sconvenienza della sua visita in una prigione, non era riuscito a impedirgliela. Aveva pregato il bambino di farle da guida, ed egli aveva consentito; in tal modo eccola a sorprenderci col suo arrivo inaspettato.
Non posso proseguire senza qualche riflessione su quegli incontri che casuali che, sebbene avvengano ogni giorno, raramente ci sorprendono se non in alcune occasioni straordinarie. A quale fortuita circostanza non dobbiamo noi ogni nostro piacere e conforto nella vita! Quanti simili casi debbono unirsi prima che noi siamo vestiti o nutriti! Il contadino deve esser disposto a lavorare, debbon venir gi gli acquazzoni, il vento deve gonfiar le vele alla nave mercantile; e, se ci non avviene, molti e poi molti mancheranno del necessario.
Rimanemmo tutti in silenzio per qualche momento, mentre la mia graziosa scolara (cos ero abituato a chiamarla) ci guardava con compassione mista di meraviglia, cosa che dava l'ultimo tocco alla sua bellezza.
Mio caro signor Thornhill, disse ella rivolta al cavaliere, che supponeva fosse venuto l a soccorrerci e non ad opprimerci,  poco gentile da parte vostra venir qui senza di me e non avermi avvertita delle condizioni di una famiglia tanto cara ad entrambi. Voi sapete che anch'io avrei avuto gran piacere, al pari di voi, nel contribuire a sollevare questo mio vecchio maestro che onorer sempre. Ma invece trovo che, come vostro zio, voi preferite di far il bene di nascosto.
Provar piacere a far il bene, lui! esclam Sir Guglielmo interrompendola. No, mia cara, i suoi piaceri son vili come lui. Voi dovete vedere in lui, signorina, il pi compiuto furfante che abbia mai disonorata l'umanit. Un miserabile che dopo aver ingannata la figliola di questo povero uomo, dopo aver macchinato contro l'innocenza della sorella, ha gettato il padre in prigione, e ne ha fatto incatenare il figlio maggiore perch ha avuto il coraggio di sfidare il seduttore di lei. Permettetemi, signorina, di congratularmi con voi, che siate sfuggita agli abbracci di un mostro simile.
Bont Divina! esclam la bella ragazza, come sono stata ingannata! Il signor Thornhill m'inform, come di cosa certa, che il figliolo maggiore di questo signore, il capitano Primrose, era partito per l'America con la sua moglie appena sposato!
Mia dolce signorina, disse mia moglie, egli non vi ha detto che menzogne. Mio figlio Giorgio non  mai uscito dal Regno n si  mai ammogliato. Sebbene voi lo abbiate abbandonato, vi ha troppo amata, lui, per pensare a sposare un'altra; ed io l'ho sentito dire che, per voi, morr scapolo.
Quindi prosegu a parlare della sincerit dell'amore di suo figlio; pose nella giusta luce il duello di lui col signor Thornhill; poi fece una rapida digressione sui vizi del cavaliere e i suoi falsi matrimonii; e fin con la descrizione, e come insultante! della sua vigliaccheria.
Santo Cielo! disse la signorina Wilmot, sono stata proprio sull'orlo d'un precipizio! E che gioia ho dell'essermene a tempo salvata! Questo signore m'ha detto diecimila menzogne! Ebbe da ultimo anche l'arte di convincermi che la promessa da me fatta all'unico uomo che mi fosse caro, era ormai annullata, perch mi s'era dimostrato infedele. Per le sue menzogne io ho odiato chi  invece non men bravo che generoso!
Mio figlio era stato ormai liberato dai ferri; perch la persona che aveva finto d'esser ferita, si era scoperto che era un imbroglione. E il signor Jenkinson gli aveva fatto da cameriere, lo aveva pettinato e fornito del necessario perch facesse bella figura. Quindi egli rientr vestito elegantemente con la divisa del suo reggimento; e non lo dico per vanit (perch di questa mi sento scevro), sembrava il pi elegante e il pi bel giovane che mai vestisse l'abito militare. Entrando, fece alla signorina Wilmot un inchino modesto e rispettoso, perch egli non sapeva ancora del cambiamento in suo favore ch'era avvenuto per virt dell'eloquenza materna. Ma nessun ritegno valeva contro l'impazienza della sua fidanzata, che arross tutta nel chiedergli perdono. Il viso, le lagrime, tutto contribu a far vedere quali fossero i veri sentimenti di lei per aver mancato alla prima promessa ed essersi lasciata ingannare da un imbroglione. Mio figlio era meravigliato della accondiscendenza di lei e poteva appena crederci.
Ah, signorina, egli esclam, questa non  che un'illusione! Come posso essermi io meritato tanto? L'aver questa benedizione  esser troppo felici!
No, signore, rispose la fanciulla, io sono stata ingannata, vilmente ingannata; altrimenti niente avrebbe potuto farmi mancare alla promessa. Voi conoscete la mia amicizia, voi che l'avete avuta da tanto tempo; dimenticate ci che ho fatto, e come io vi feci una volta i miei caldi giuramenti di fedelt, sono pronta ora a ripeterveli, e siate certo che, se Arabella non potr esser vostra, non sar mai di nessun altro.
Se avr qualche efficacia su vostro padre, voi non sarete di nessun altro! disse Sir Guglielmo.
Bast questo accenno perch mio figlio Mos volasse subito all'albergo dove si trovava il vecchio gentiluomo, per informarlo di tutto l'accaduto. Ma intanto il cavaliere, accortosi ch'era stretto da ogni parte, e che non c'era pi da sperare d'ottener nulla n con le lusinghe n con la dissimulazione, dov, dentro s, concludere che ormai per lui la via migliore sarebbe stata quella d'affrontare, a faccia a faccia, i suoi avversari. Cos, deposta ogni vergogna, si mostr quale era, un maligno furfante.
M'accorgo, disse, che non ho da aspettarmi giustizia qui; ma son risoluto a che mi sia fatta. Voi saprete, signore, prosegu rivolto a Sir Guglielmo, che io non sono pi un povero che dipenda dai vostri favori. Li disprezzo. Niente potr ritogliermi il patrimonio della signorina Wilmot, che, grazie alla parsimonia di suo padre,  abbastanza grande. Il contratto e un'obbligazione pel suo patrimonio sono firmati e bene al sicuro nelle mie mani. Pel suo danaro e non per la sua persona ho desiderato di sposarla, ed appropriatomi dell'uno, lascio l'altra a chi la voglia.
Fu un colpo spaventoso; Sir Guglielmo si rese conto della giustizia dei diritti ch'egli vantava, perch aveva aiutato a stendere il contratto di matrimonio. La signorina Wilmot, quindi, vedendo che la sua dote era irrimediabilmente perduta, rivoltasi a mio figlio, gli chiese se la perdita di quel denaro diminuisse in lui il desiderio d'averla in moglie.
Sebbene la dote mi sia stata tolta, ho almeno la mano da concedere, diss'ella.
Quella, signorina, rispose il suo innamorato vero, era tutto ci che voi avevate da concedere; per lo meno, ci che a me pareva mettesse il conto d'ottenere. Ed ora protesto, Arabella mia, che l'esser voi priva di dote mi rende pi felice poich vale a convincere della mia sincerit la mia dolce fanciulla.
Entr il signor Wilmot, che appariva felicissimo che sua figlia fosse sfuggita a un tal pericolo, e acconsent subito a rompere il matrimonio. Ma niente poteva superarne il dolore quando seppe che la dote, assicurata con una obbligazione al signor Thornhill, non le sarebbe stata restituita. Ora vedeva che tutto il suo danaro sarebbe andato ad arricchire uno che non possedeva nulla. Avrebbe potuto sopportare che quegli fosse un furfante, ma la perdita di una dote come quella della sua figlia era per lui una cosa amara come l'assenzio. Se ne stette per qualche momento seduto, a immergersi ne' pensieri pi incresciosi, finch Sir Guglielmo non cerc di calmarne l'ansiet.
Confesso, signore, disse, che questo vostro rammarico non mi rincresce troppo. La vostra smodata passione per la ricchezza  ora punita a buon dritto. Ma se la signorina non potr esser ricca, ha ancora tanto da poterne esser contenta. Avete qui dinanzi a voi un bravo soldato, che  disposto a prendersela senza dote; si sono amati da lungo tempo; e per l'amicizia che ho per suo padre, non mancher io d'interessarmi perch sia promosso. Dimenticate dunque quell'ambizione che non vi procura che disinganni, ed accettate, una volta tanto, la felicit, quale vi si offre.
Sir Guglielmo, rispose il vecchio gentiluomo, vi assicuro che non ho mai avversate le sue inclinazioni, n lo far adesso. Se ama sempre questo giovane, glielo lascer prendere con tutto il cuore. C' ancora rimasto qualcosa, grazie al Cielo; e, con la vostra protezione, diventer un po' di pi. Soltanto vorrei che questo mio vecchio amico, voleva accennare a me, promettesse d'assicurare a mia figlia seimila sterline, se avverr mai che egli recuperi il suo patrimonio; ed io son pronto ad essere, stasera stessa, il primo ad unirli insieme.
Non restava che a me far felice la giovane coppia; e promisi subito l'assegno richiesto; cosa che, per uno che aveva cos poche speranze come ne avevo io, non era davvero una concessione grande.
Avemmo pertanto la soddisfazione di vederli correre e gettarsi l'una nella braccia dell'altro, pieni d'amore.
Dopo tutte le mie traversie, esclam mio figlio Giorgio, son ricompensato cos? Questo  pi di quanto io m'abbia osato mai sperare. Aver tutto ci che  bello e buono, dopo tanti e tali dolori! I miei sogni pi alti non salirono mai tanto!
S, Giorgio mio, ribatt la bellissima fidanzata, lascia pure che quel miserabile si prenda i miei denari; poich tu sei contento anche senza, sono contenta anch'io. Oh, che cambio ho fatto! Dall'uomo pi vile al pi caro, al migliore! Godasi pure il nostro patrimonio, costui, tanto io ora sento che potr esser felice anche nella miseria.
Ed io vi prometto, disse il cavaliere con un sorriso maligno, che sar molto felice con ci che disprezzate voi!
Un momento, un momento, signore, esclam Jenkinson, c' ancora da dir due parole su questa faccenda. Del denaro di questa signorina non ne toccherete voi neppure un soldo. Scusi Vostro Onore, continu egli rivolto a Sir Guglielmo, se il cavaliere fosse sposato ad un'altra, potrebbe egli avere egualmente il denaro di questa nobile signorina?
Come potete fare una domanda cos ingenua? rispose il baronetto;  certo che non potrebbe.
Allora mi rincresce, disse Jenkinson; perch io e questo gentiluomo siamo vecchi compagni di giuoco, e sento per lui dell'amicizia; ma anche sento il dovere di dichiarare, nonostante il mio affetto per lui, che questo contratto non vale uno stoppino, perch egli  gi ammogliato.
Tu menti, menti, farabutto che sei! rispose il cavaliere, che parve turbato da tale insulto, non ho mai sposato legalmente nessuna.
Invece, chiedendo scusa a Vostra Signoria, ribatt l'altro, siete un marito in piena regola. Spero che voi vi mostrerete altrettanto buon amico del vostro bravo Jenkinson, che vi porta una moglie; e se questi signori potranno frenare per pochi minuti la curiosit, io gliela mostrer.
In dir ci, se n'and col suo solito modo brusco, lasciandoci nella impossibilit di supporre a che avesse alluso.
S, s, lasciate che vada! esclam il cavaliere, qualunque cosa io possa aver fatto, questa lo sfido a provarla. Sono ormai troppo vecchio per essere spaventato dai bricconi.
Son davvero sorpreso, disse il baronetto: che vorr dire, con ci, quell'uomo? Suppongo si tratti d'uno scherzo di cattiva lega.
Forse, signore, egli avr qualche fine pi serio, risposi io. Quando riflettiamo ai varii strattagemmi escogitati da questo gentiluomo per sedurre l'innocenza, pu essere che qualcuno, pi sottile degli altri, sia riuscito ad ingannare lui. Se si pensa a quanti egli ha rovinati, a quanti genitori sentono ora l'angoscia dell'infamia e della vergogna ch'egli ha gettato nelle loro famiglie, non mi sorprenderebbe se qualcuno di loro... Oh meraviglia! Vedo davvero la mia figliola che credevo perduta! L'ho ancora!  lei,  lei, la mia vita, la mia gioia! Io ti credevo morta, Olivia mia, e vivrai per essere la mia benedizione!
Le pi calde dimostrazioni del pi grande affetto d'un amante non avrebbero superato le mie, quando lo vidi ritornare con la mia figliola; e lei mi tenni stretta tra le braccia, mentre tacendo pur mi diceva tutta la sua gioia infinita.
Sei tu ritornata a me, cara, le dissi, per essere il sostegno della mia vecchiaia?
Proprio cos, disse Jenkinson, e tenetela cara, perch  la vostra onorata figliola, onesta quanto qualsiasi altra donna presente, chiunque ella sia. E voi, cavaliere, com' vero che siete cost ritto, v'assicuro che questa giovane signora  moglie vostra, sposata da voi legalmente. Per convincervi della verit di ci che dico, ecco il certificato del vostro matrimonio. Cos dicendo, mise il certificato in mano al baronetto, il quale lo lesse e lo trov in piena regola.
Ed ora, signori, egli continu, mi accorgo che voi siete sorpresi di tutto questo; ma in poche parole vi spiegher la cosa. Quel rinomato cavaliere l, pel quale ho molta amicizia, ma ci  un segreto tra noi due, mi ha spesso incaricato di far per lui tante mai cosettine. Fra l'altro, m'incaric di procurargli un certificato falso ed un prete falso per poter ingannare questa signorina. Ma essendo suo grande amico che feci io? Andai e presi un certificato di matrimonio vero ed un prete vero, e li sposai entrambi validamente. Forse penserete che lo facessi per generosit. Ma non  vero. Lo confesso a mia vergogna; il mio unico scopo era di tenermi il certificato, e far sapere al cavaliere che avrei potuto mostrarlo contro lui ogni volta che lo avessi stimato opportuno, e costringerlo cos a darmi denaro ogni volta che ne avessi bisogno.
Uno scoppio di gioia fece risonare la stanza; la nostra felicit fu sentita perfino dalla sala comune dove gli stessi prigionieri parteggiavano per noi:
e scossero le loro catene
in un impeto di rude armonia.
La gioia brillava su tutti i volti, e persino le guance di Olivia tornavan rosee dal piacere; il riavere cos, d'un tratto, con la propria reputazione, gli amici, l'agiatezza, era un giubilo sufficiente a fermarne lo sfiorire e farla tornare nella salute e allegria di prima. Ma forse, fra tutti i presenti, nessuno prov un sincero piacere pi di quel che ne provassi io. Tenendo ancor la mia adorata creatura fra le braccia, chiedevo a me stesso se questa felicit non fosse un'illusione.
Come poteste voi accrescermi la disperazione col racconto della sua morte? chiesi, voltomi al signor Jenkinson. Ma non importa; la mia contentezza nel ritrovarla  pi che una ricompensa della pena sofferta!
Alla vostra domanda, disse il signor Jenkinson, la risposta mi  facile. Pensavo che l'unico mezzo col quale ci fosse la probabilit di liberarvi dalla prigione era che vi sottometteste al cavaliere, consentendo al matrimonio di lui con l'altra signorina. Ma voi avevate giurato di non concedere ci finch vostra figlia fosse viva; non c'era quindi altro modo d'accomodare la cosa se non persuadendo voi della sua morte. Indussi vostra moglie ad aiutarmi in un tale inganno, e dopo, fino ad ora, non abbiamo avuta nessuna opportunit per disingannarvi.
C'erano ora due soli volti, fra tutti i presenti, che non brillassero di letizia. Il signor Thornhill aveva perduta tutta la baldanza: vedeva dinanzi a s un abisso d'infamia e d'indigenza, e tremava all'idea di dovercisi gettare. Cadde in ginocchio dinanzi allo zio, e, con voce disperata che andava al cuore, implor piet. Sir Guglielmo stava per iscacciarlo via, ma, cedendo alle mie preghiere, lo rialz; e dopo una pausa di pochi minuti, gli disse:
I tuoi vizi, le tue colpe e la tua ingratitudine non meritano compassione; ci nonostante non sarai interamente abbandonato; ti passer quel tanto necessario alle necessit della vita, ma non per le tue pazzie. Questa giovane che  tua moglie avr la terza parte di quel patrimonio che fu tuo, e solo dall'affetto di lei potrai sperare pel futuro qualche sovvenzione straordinaria.
Egli stava per esprimere la sua gratitudine per tale bont; ma il baronetto glielo imped, con l'ingiungergli di non accrescersi la bassezza ch'era gi troppo evidente. Gli domand nel tempo stesso d'andarsene, e scegliersi uno solo fra tutti i suoi servitori di prima, quello che stimasse pi adatto: sarebbe stato l'unico che gli concedeva per servirlo.
Appena se ne fu andato, Sir Guglielmo si avvicin in bel modo alla nuova nipote con un sorriso, e le augur d'esser felice. L'esempio ne fu seguito dalla signorina Wilmot e dal padre di lei; anche mia moglie baci la figliola con molto affetto, perch (mi varr delle sue stesse parole) era ormai ritornata una donna onesta. Sofia e Mos si fecero innanzi, alla volta loro; e perfino Jenkinson, il benefattore nostro, desider d'esser ammesso a quell'onore. Pareva non fosse possibile accrescerci contentezza. Sir Guglielmo, il cui maggior piacere era quello di fare il bene, si guardava intorno con una faccia radiosa come il sole, e scorgeva gioia sul volto di tutti, salvo che in quello di mia figlia Sofia, la quale, per qualche ragione che noi non comprendevamo, non pareva soddisfatta pienamente.
Ora credo, disse lui con un sorriso, che tutti, meno uno o due, sembrino proprio felici. Mi resta un solo atto di giustizia da compiere. Voi comprendete, signore, continu voltandosi verso me, quali obblighi abbiamo verso il signor Jenkinson; e non  altro che giusto che lo ricompensiamo. La signorina Sofia son certo che lo far molto felice; ed egli avr da me, come dote di lei, cinquecento sterline, con le quali son sicuro che potranno vivere insieme molto agiatamente. Venite qua, signorina Sofia: che ne dite mai di questo matrimonio combinato da me?
La mia povera ragazza, a tale odiosa proposta, sembrava volesse cadere tra le braccia materne.
Prender lui, signore! disse con voce fievole. No, signore, mai!
Come! soggiunse lui, non accettate il signor Jenkinson, il vostro benefattore, un bel giovanotto con cinquecento sterline e altre speranze per l'avvenire?
Vi prego, signore, rispose lei con un filo di voce, di smettere e non farmi infelice sino a questo punto.
Si  mai data un'ostinazione simile? insist egli ancora, rifiutare un uomo cui la famiglia deve essere infinitamente grata, che ha salvato vostra sorella, e che ha cinquecento sterline! Come rifiutarlo?
No, signore, mai! ella rispose adirata, preferisco morire!
Se  cos, egli disse, se voi non volete lui, penso che dovr prendervi io per me. E in ci dire, se la strinse al petto ardentemente.
Ecco la pi bella, la pi giudiziosa ragazza, ed  mia! esclam: come hai mai potuto pensare che il tuo Burchell potesse ingannarti, o che Sir Guglielmo Thornhill cessasse mai d'ammirare un'innamorata che lo amava solo per lui stesso? Io ho cercato, anni ed anni, una donna che, ignorando la mia ricchezza, trovasse in me qualche merito come uomo. Dopo aver tentato e ritentato, cercandola anche fra le stupide e fra le brutte, come sono contento d'aver fatto la conquista di una saggia e divina bellezza! Quindi rivolgendosi a Jenkinson; Visto che io non posso separarmi da questa signorina, perch si  incapricciata del mio profilo, tutta la ricompensa che posso darvi  regalarvene la dote, e domani potrete riscuotere dal mio intendente le cinquecento sterline.
Dovemmo di nuovo ripetere tutti i nostri augurii, e Lady Thornhill dovette sopportare tutto il giro de' complimenti, come aveva fatto sua sorella.
Intanto un familiare di Sir Guglielmo entr a dirci che le carrozze eran pronte per condurci all'albergo dove tutto era gi disposto a riceverci. Io e mia moglie precedevamo e fummo i primi a uscire da quella tetra casa del dolore. Il generoso baronetto ordin che fossero distribuite quaranta sterline fra i prigionieri; ed il signor Wilmot, spinto dall'esempio, offerse anche lui met di quella somma. Gi fummo accolti dalle grida dei paesani; ed io vidi fra loro due o tre de' miei onesti parrocchiani, ai quali strinsi la mano. Ci accompagnarono essi all'albergo, dove ci attendeva un pranzo sontuoso, e fu distribuita fra il popolo una gran copia di cibi men delicati.
Dopo il pranzo, cos sfinito per tante vicende di gioia o dolore, quante l'animo mio aveva dovuto sostenerne durante la giornata, chiesi il permesso di ritirarmi; e lasciando tutta la compagnia nella gioia, appena mi ritrovai solo, offersi il mio cuore, in segno di gratitudine, al Datore d'ogni gioia e d'ogni dolore; e poi dormii quietamente fino alla mattina dopo.
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CAPITOLO 32.
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Conclusione.
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La mattina dopo, svegliandomi, mi trovai l al capezzale il mio figliolo maggiore, ch'era venuto ad accrescermi la gioia con la notizia di un altro colpo di fortuna favorevole per me. Avendomi, anzi tutto, restituita l'obbligazione che avevo firmata il giorno innanzi in favor suo, mi annunci che il banchiere mio, quello ch'era fallito in citt, era stato arrestato ad Anversa, e si era affrettato a depositare una somma di valori, per un ammontare superiore d'assai a ci che spettava a' suoi creditori. La generosit del mio ragazzo mi commosse assai pi che quell'insperata fortuna. Ma rimasi in dubbio se fosse giusto che accettassi l'offerta. Mentre stavo riflettendoci sopra, Sir Guglielmo entr nella stanza, ed esposi a lui la mia perplessit. Fu d'opinione ch, essendo mio figlio entrato in possesso, pel suo matrimonio, di una dote molto cospicua, potevo con animo tranquillo accettarne l'offerta. M'inform, poi, che lo scopo di quella sua visita cos di buon'ora era d'annunziarmi che la notte egli aveva spedito un corriere per ritirare le fedi di stato libero, e che ne aspettava il ritorno di momento in momento; sperava che non avrei voluto rifiutare di far tutti felici quel giorno stesso, celebrando io le nozze. Mentre si stava a parlare, entr un cameriere ad annunziarci che il messo era gi tornato; e siccome frattanto io m'ero preparato, scesi gi; dove trovai l'intera compagnia colma di quanta felicit posson dare il benessere e l'innocenza. Tuttavia le loro risate chiassose mi spiacquero, non sembrandomi quella una degna preparazione a una cerimonia cos solenne. Dissi loro del contegno serio, raccolto, elevato, che avrebbero dovuto assumere in quella mistica occasione, e, per prepararli convenientemente, lessi loro due omelie e una tesi composta da me. Ma purtroppo mi rimasero disattenti e restii. Perfino mentre andavano in chiesa, guidati e preceduti da me, dimenticarono, senza ritegno, ogni gravit, cos che fui tentato pi volte di tornarmene indietro, tanto n'ero indignato. In chiesa ecco un altro dubbio, che mi si presentava di difficile soluzione. Quale coppia doveva sposarsi prima? La fidanzata di mio figlio insisteva con calore che a Lady Thornhill (come infatti doveva essere) spettasse la precedenza; ma l'altra rifiutava con eguale calore, protestando che per niente al mondo avrebbe voluto macchiarsi di tanta scortesia. La cosa fu discussa a lungo fra loro due, con pari ostinazione e scambievole gentilezza. Ma io, dopo essere rimasto per un bel pezzo pronto, con la Bibbia aperta fra le mani, alla fine persi la pazienza; e, chiudendola di colpo:
Mi accorgo, esclamai, che nessuno di voi ha voglia di sposarsi, oggi; e penso sia meglio tornarsene via, perch vedo che per oggi non se ne fa di nulla.
Questa uscita li ricondusse finalmente alla ragione. Il baronetto e la fidanzata furono sposati per i primi, e poi mio figlio e la sua bella signora.
La mattina innanzi avevo dato ordine che fosse mandata una carrozza a prendere il mio bravo vicino Flamborough e la sua famiglia; e cos, al nostro ritorno all'albergo, avemmo il piacere di trovare le due signorine Flamborough, ch'erano arrivate prima di noi. Il signor Jenkinson dette il braccio alla maggiore, e mio figlio Mos fece da cavaliere all'altra (ed io mi sono accorto che egli ha una vera simpatia per quella ragazza; ed egli avr, occorrendo, il mio consenso ed aiuto, se me li domander). Eravamo appena tornati all'albergo, quando molti miei parrocchiani, udite le mie fortune, vennero a congratularsene con me; e fra gli altri c'erano anche quelli che erano accorsi a liberarmi, e che da me erano stati rimproverati severamente.
Raccontai il fatto a Sir Guglielmo, mio genero, che usc a sgridarli anche lui con molta severit; ma vedendoli proprio compunti dalle sue dure rampogne, dette a ciascun di loro una mezza ghinea perch bevessero alla sua salute e si risollevassero l'animo.
Poco dopo, fummo invitati ad un elegantissimo pranzo, preparato dal cuoco del signor Thornhill. Pu non essere inopportuno dire, a proposito di questo signore, che egli ora dimora, come amico e compagno, in casa d'un parente, da cui  molto amato, e di rado si asside a una tavola separata se non quando non v' posto all'altra, poich lo trattano come uno di famiglia. Il tempo egli l'occupa quasi interamente nel cercar di svagare quel suo parente, che ha del melanconico; e sta imparando a sonare il corno francese. La mia figliola maggiore per lo ricorda sempre con rimpianto; e mi ha perfino detto, sebbene io mi tenga ben segreta la cosa, che, quando egli sar redento davvero, forse lei sar disposta a perdonargli.
Ma, tornando a bomba, perch io a codeste digressioni non ci sono avvezzo, quando si stava per sederci a tavola, ricominciarono di nuovo a fare i complimenti. Si trattava ora di decidere se la mia prima figliola, come sposata prima, dovesse sedere in posto pi onorifico delle due spose giovani: fu mio figlio Giorgio che tronc la disputa, col proporre che tutti dovessero sedersi a volont, ogni signore con la sua dama. Questa proposta fu accettata con grande approvazione da parte di tutti, eccetto da mia moglie, la quale io mi accorsi non esser molto soddisfatta, perch aveva sperato di avere il compiacimento di sedersi lei a capotavola e di affettar lei la carne e far lei le parti. Ma, nonostante questo,  impossibile descrivere il nostro buon umore. Non so se avessimo pi spirito del solito; ma son sicuro che si rise di pi, e raggiungemmo egualmente lo scopo. Uno, fra tutti gli scherzi, me lo ricordo in modo particolare; il vecchio signor Wilmot bevve alla salute di Mos, la cui testa era voltata dall'altra parte, e mio figlio gli rispose: "Grazie, signora!". A questa uscita, il vecchio signore ci strizz l'occhio facendoci notare come egli non potesse pensare che alla futura sua moglie. Le signorine Flamborough risero dello scherzo con gran gusto. Finito il pranzo, seguendo la mia vecchia abitudine, feci levar la tavola per vedere la mia famiglia raccolta di nuovo intorno ad un allegro focolare.
I miei due piccini mi stavano tutt'e due sulle ginocchia; gli altri, ognuno vicino alla propria sposa. Non mi restava pi niente da desiderare di qua dalla tomba. Tutti i miei affanni erano finiti: la mia contentezza, indicibile.
Non mi restava far altro, oramai , che mostrare, nella buona fortuna, maggior gratitudine a Dio di quel che non avessi mostrato, nelle passate avversit, rassegnazione ai voleri di Lui.
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FINE.